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L’associazione culturale Le Muse riprende i suoi incontri domenicali

Il progetto ha aperto con “Frammenti da una società…”,  con il confronto tra una poetessa, uno psichiatra, una psicologa e un avvocato

di Giovanna Triolo

L’associazione culturale di Reggio Calabria Le Muse “laboratorio delle Arti è delle Lettere” ha ripreso i suoi incontri domenicali che intersecano fatti, persone e personaggi che animano il territorio calabrese, chiamandoli a discutere sui grandi argomenti di attualità: letteratura, poesia, società, solidarietà, protocolli con le scuole, associazioni di medicina ed arte.

Domenica 22 gennaio l’incontro ha avuto per titolo “Frammenti da una società…”,  con il confronto tra una poetessa, uno psichiatra, una psicologa e un avvocato. Il presidente Giuseppe Livoti ha affermato di aver pensato a questo argomento in funzione di ciò che, a suo dire, è la “malattia” della nostra società: secondo Livoti, infatti, già prima dell’isolamento causato dalla pandemia da Covid-19, l’individuo ha aumentato le sue probabilità di soffrire di instabilità emotiva, di impulsività, di desolazione affettiva, di depressione della femminilità, di priapismo psichico, di persecutorietà nei confronti degli altri che vengono percepiti come ostili.

Secondo questa teoria, le persone non sarebbero in grado di elaborare le perdite e vivrebbero in fuga dal lutto. A causa di ciò, non sarebbero capaci di mettere a fuoco i reali interessi né, tantomeno, prendersene cura. Dunque, una conversazione che è utile non per curare la società malata mettendo sotto psicanalisi la stessa ma ad analizzare le cause sociali che l’hanno determinata.

A tale proposito, sono state commentate immagini simbolo dell’evento: opere d’arte del grafico inglese John Holcroft che riassumono la globalizzazione, lo sfruttamento come regola degli scambi, l’immiserimento della stragrande maggioranza della popolazione mondiale e dunque la trasformazione della tecnologia da strumento logistico a norma della nostra esistenza e soprattutto la mancanza di dialogo aperto alle culture altre.

Bruno Fiammella, avvocato e autore di testi in tema di Diritto delle nuove tecnologie, ha dichiarato come la società subisca continue violenze, che derivano da un nocivo utilizzo della rete e alimentano le vittime di un sistema che conduce al bullismo. Da qui nasce l’isolamento dell’uomo di oggi e si crea un attacco al pensiero, alla comunicazione. “Oggi è in crisi la famiglia”, dice Fiammella. “Amanti disillusi, mariti che non accettano il dramma dell’abbandono e da qui gli strumenti tipici della vendetta che trova nella fotografia e nella pubblicazione di materiale intimo un voler mettere in pasto agli occhi degli altri ciò che è intimo e privato. Chi subisce l’attacco dunque è isolato/isolata. Altra problematica è la falsa idea dell’anonimato: a volte si è convinti dell’impunità e da qui diviene ancora più problematico il rapporto autore – vittima”.

La psicologa Luisa Folletti nel corso del suo intervento si è soffermata sulla persona e la sua identità: “occorre lavorare su noi stessi poiché la società ipertecnologica ci ha portato a condotte che non ci appartengono. Nella mia attività, incontro soprattutto la fascia di età che va dai 13 ai 22 anni e noto come l’aspetto iper-affettivo dei genitori, conduce spesso le nuove generazioni a non lavorare sul loro modo di essere. È la salute emotiva che manca, poiché, lo strumento digitale ha creato solitudine, sofferenza”. Non si è più liberi e per la Foletti occorre vivere il presente divenendo uomini e donne responsabili lavorando anche in sinergia con la scuola e con le famiglie per un radicamento genitoriale.

Giuseppe Cartella, psichiatra e primario presso l’U. O. di Neurologia del Policlinico Madonna della Consolazione di Reggio Calabria, ha sostenuto in modo preciso e attento la necessità di lavorare su una coscienza morale. La società di oggi, per il noto professionista reggino, non è più malata di un tempo. Ogni società nella sua evoluzione ha avuto sempre le medesime problematiche, come dimostrano nei propri scritti Socrate o ancora Esiodo.
Socrate sosteneva che “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell’autorità e non ha alcun rispetto degli anziani. I bambini di oggi sono dei tiranni. Non si alzano quando un vecchio entra in una stanza, rispondono male ai genitori. In una parola sono cattivi“, mentre Esiodo che “Non c’è più alcuna speranza per l’avvenire del nostro paese se la gioventù di oggi prenderà il potere domani poiché questa gioventù è insopportabile, senza ritegno, spaventosa”. Citazioni, dice Cartella, che sono utili a ridimensionare ciò che accade oggi. Dare le colpe ai social, alla generica maleducazione o alla violenza dei giochi di ruolo, non serve a nulla. L’antica Grecia, l’antico Egitto e la civiltà babilonese sono diventati tali perché hanno saputo affrontare e risolvere il problema educativo del loro tempo. Certamente la gioventù dei popoli contemporanei a Socrate, Esiodo, Egitto e Babilonia non era migliore di quella dei nostri virgolettati ma di loro non si è saputo più nulla. Perché una civiltà è tale quando riesce a educare, far crescere e trasformare in forze positive giovani, destinate a sviluppare solo il loro super io. “È aumentata invece la sensibilità“, aggiunge Cartella, e quindi “dobbiamo adeguarci ed essere inclusivi poiché ognuno di noi ha diritto di vivere al meglio la propria vita”.

Interessante l’intervento in poesia di Rossana Rossomando, voce autentica del vernacolo calabres,  che con il suo prologo ed epilogo, aprendo e chiudendo la conversazione, si è soffermata su fisime, forme ed atteggiamenti dell’uomo di oggi, ricordando che occorre vivere secondo coscienza e seguendo una morale che purtroppo abbiamo smarrito, e un’etica che ha stravolto le buone pratiche.  Da qui l’incertezza nel mondo contemporaneo e la perdita degli orizzonti emotivi, così come la continua disgregazione della “famiglia tradizionale” a causa dei media e della cultura digitale.

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