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Reggio: Sinistra Italiana si oppone alla chiusura del Consultorio Familiare “San Marco”

La sezione reggina di Sinistra Italiana "Rosa Luxemburg" è contraria alla cancellazione di un servizio essenziale

di Sebastiano Plutino

La chiusura del Consultorio Familiare San Marco di Reggio Calabria è l’ennesimo colpo inferto alla sanità pubblica territoriale e, in particolare, ai servizi dedicati alla salute delle donne, delle famiglie e delle nuove generazioni. Questo presidio, che da anni offre supporto ginecologico, ostetrico, psicologico e sociale, rischia di scomparire senza che sia stata pianificata una reale alternativa altrettanto efficace e accessibile.

I consultori familiari non sono semplici ambulatori: sono strutture nate con una precisa funzione sociale e sanitaria, garantendo servizi gratuiti e accessibili a tutti, indipendentemente dalla condizione economica o sociale. Nei consultori si affrontano temi fondamentali come la salute riproduttiva, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, la tutela della maternità, il sostegno alla genitorialità e la violenza di genere. Sono punti di riferimento essenziali, in particolare per giovani, donne e persone in condizioni di vulnerabilità.

Tuttavia, in Calabria queste strutture sono state progressivamente svuotate e ridimensionate. Secondo i dati UIL, nella regione sono attivi solo 62 consultori su 93 previsti per legge, mentre nella provincia di Reggio Calabria, a fronte di una popolazione che avrebbe bisogno di un servizio capillare ed efficiente, ne restano operativi appena 20. Inoltre, la carenza di personale specializzato, tra cui ginecologi, psicologi e assistenti sociali, rende molti di questi consultori poco più che strutture fantasma, incapaci di rispondere alle necessità reali dei cittadini.

Sostituire un consultorio con una Casa di Comunità non è una soluzione, ma un problema. Le Case di Comunità, previste dal PNRR, hanno un ruolo diverso: si occupano di assistenza sanitaria di base e di presa in carico dei pazienti cronici, ma non garantiscono in modo strutturato e specialistico le funzioni dei consultori. Se i consultori scompaiono, i servizi per la salute sessuale e riproduttiva, la tutela delle donne e il supporto alla maternità rischiano di essere marginalizzati o del tutto cancellati.

Questa ennesima scelta miope della politica sanitaria calabrese si inserisce in un contesto più ampio di smantellamento progressivo della sanità pubblica, che vede la nostra regione agli ultimi posti nelle classifiche nazionali per qualità ed efficienza del servizio sanitario. La chiusura o il depotenziamento dei consultori colpisce le fasce più fragili della popolazione, aumentando il divario tra chi può permettersi cure private e chi è costretto a rinunciare all’assistenza.

Crediamo in un modello di welfare pubblico, universale e accessibile. Non possiamo accettare che un servizio fondamentale venga sacrificato per meri calcoli di bilancio o per una gestione inefficiente delle risorse. Chiediamo alla Regione Calabria e all’Azienda Sanitaria di garantire il potenziamento, e non la chiusura dei consultori, attraverso:

            •          Il mantenimento e il rafforzamento delle strutture esistenti, con personale qualificato e risorse adeguate.

            •          Un piano di assunzioni straordinarie per ginecologi, ostetriche, psicologi e assistenti sociali, oggi carenti o assenti in molti consultori.

            •          La garanzia che i servizi consultoriali non vengano assorbiti in altre strutture che non possono offrire la stessa specificità e attenzione ai bisogni delle persone.

La chiusura dei consultori è un attacco diretto alla salute pubblica e ai diritti delle donne. La sanità pubblica va difesa, e con essa il diritto di ogni cittadino a ricevere assistenza e cure adeguate e gratuite, senza discriminazioni e senza barriere economiche.

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