Apprendiamo con dolore e rabbia dell’ennesimo femminicidio, questa volta avvenuto in Sicilia: Sara Campanella, studentessa dell’Università di Messina, è stata uccisa dal suo stalker a soli 22 anni con una coltellata alla giugulare.
Non si tratta di un caso isolato né di una tragica fatalità: siamo di fronte all’ennesimo atto di violenza patriarcale, un sistema tossico che relega le donne a proprietà su cui, nei casi più estremi, esercitare anche diritto di vita e di morte.
Il sistema patriarcale, oltre a reprimere e uccidere le donne, rende l’uomo carnefice e prigioniero della sua stessa costruzione sociale: aggressivo, competitivo, incapace di accettare la libertà e l’autodeterminazione altrui.
È lo stesso sistema che alimenta sessismo, omotransfobia, odio e avversione verso ogni forma di diversità che viene declassata a “devianza”.
Le misure preventive e di certezza della pena, a tutela della vittima, devono essere affiancate da una profonda rivoluzione culturale nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nella politica: come sezione Rosa Luxemburg di Sinistra Italiana chiediamo alle istituzioni di investire sull’educazione sessuale e all’affettività, di sostenere i centri antiviolenza e porre fine a ogni complicità con quella subcultura patriarcale che normalizza la violenza di genere.
Condividiamo la scelta dei movimenti UDU Messina e Non Una Di Meno di aver indetto un sit-in, martedì 1 aprile alle ore 18:30, per una memoria militante su quanto accaduto.
Non possiamo tollerare che ragazze come Sara vengano private della loro dignità e, se provano ad emanciparsi, condannate a violenze e soprusi fino a morire.
Lo dobbiamo a lei.
Lo dobbiamo a tutte, affinché sia l’ultima.