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Lettera aperta alla Direzione Sanitaria dell’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria

Riceviamo e pubblichiamo lo scritto di una familiare di paziente ricoverata in Ginecologia

di redazione
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Desidero rivolgere un sincero ringraziamento e una riflessione alla Direzione Sanitaria dell’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, a seguito dell’esperienza vissuta accanto a mia zia, ricoverata presso il reparto di Ginecologia, guidato dal Dr. Stefano Palomba, e assistita con grande umanità e professionalità da tutta l’équipe.

In un mese, tante sono state le mani attente, le parole significative e le cure dedicate, dagli operatori socio-sanitari alle infermiere Pina e Antonella, fino alla dott.ssa Costantino, anestesista di profonda competenza e sensibilità, ma tante altre nessuna escluse.

Senza di loro, anche un primario capace e brillante come il Dr. Palomba non avrebbe potuto portare a compimento, con successo, un delicato processo di guarigione.

Ognuno, con il proprio ruolo, ha contribuito a trasformare un percorso di cura complesso in un’esperienza di fiducia e speranza.

Accanto a questa umanità viva, ho visto anche le difficoltà che ogni giorno pesano su chi lavora in corsia: carenze di personale, risorse insufficienti, tempi di attesa e tensioni comunicative che rendono il lavoro sanitario una vera e propria sfida quotidiana.

Come cittadina e caregiver, sento il dovere di testimoniare che la forza di un ospedale non si misura solo nella competenza tecnica, ma nella qualità delle relazioni umane che riesce a costruire con chi soffre e con chi accompagna.

E come counselor relazionale, so che senza le competenze comunicative e di ascolto che negli anni ho maturato, sarebbe stato difficile affrontare con equilibrio il rapporto con il dolore, con la paura e con le inevitabili complessità relazionali che si vivono nei reparti.

Da questa consapevolezza nasce anche un appello alla politica e al sistema sanitario:

che chi amministra la sanità pubblica e partecipa ai processi di nomina e sostegno dei primari scelga di guardare alle persone, non agli interessi;

che ascolti con rispetto e continuità i primari e le loro équipe, per comprendere ciò che realmente serve a migliorare la qualità dei servizi e il benessere di chi vi lavora.

Una sanità pubblica sana e credibile si costruisce investendo non solo in strutture e strumenti, ma anche nella formazione relazionale, nel rafforzamento del personale OSS e infermieristico, e nella promozione di spazi di ascolto per caregiver e familiari.

Perché la cura diventi un processo condiviso, umano e sostenibile.

La buona sanità non è un privilegio, ma un diritto fondato sulla presenza, sulla competenza e sull’umanità.

E in questa esperienza, ho visto il volto migliore della nostra Calabria: quello di chi, pur tra mille difficoltà, sceglie ogni giorno di servire la vita con professionalità e cuore.

Con stima e gratitudine,

Angela Latella

Counselor Relazionale e cittadina della splendida Reggio Calabria

 

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