In un insolito giovedì sera al PalaCalafiore, la Pallacanestro Viola scaccia i fantasmi di Milazzo. Finisce 73-72 contro un Basket Corato mai domo, deciso solo da un libero a tempo quasi scaduto.
Aria di riscatto in un giovedì insolito
Non era una serata come le altre. Il turno infrasettimanale, con palla a due alle 20:30, portava con sé le scorie pesanti della sconfitta di Milazzo: una ferita ancora aperta che la Viola aveva urgenza di rimarginare. Ma l’avversario, il Basket Corato, si è presentato a Reggio Calabria con il chiaro intento di tendere il “trappolone” perfetto, approfittando del nervosismo e della fretta dei padroni di casa.
La cronaca: tra tensione e sorpassi
La partita è stata uno specchio fedele del momento dei neroarancio: frettolosi e a tratti contratti. Corato ha interpretato il match con intelligenza, punendo sistematicamente la difesa reggina con percentuali pesanti dall’arco dei tre punti. Per lunghi tratti, la Viola si è trovata a inseguire, rischiando di scivolare lontano nel punteggio.
A scuotere l’ambiente ci hanno pensato l’esperienza e il talento dei singoli:
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Le triple della riscossa: Fernandez e Maresca hanno suonato la carica nella ripresa, colpendo dall’esterno proprio quando Corato sembrava avere in mano l’inerzia del match.
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Il fattore Laganà: Il talento della guardia reggina ha permesso di restare a galla nei momenti di massima siccità offensiva, riportando la sfida sui binari dell’equilibrio assoluto.
Il finale giallo: Marini decide a 2″ dalla sirena
Il finale è roba per cuori forti. Sul punteggio di 72-72, l’ultimo possesso è nelle mani della Viola. Il tiro della possibile vittoria si spegne sul ferro, ma la carambola a rimbalzo è decisiva: Marini vola verso il pallone e subisce un contatto giudicato falloso dagli arbitri.
Tra le accese proteste della panchina e dei giocatori di Corato, Marini si presenta in lunetta con soli 2 secondi sul cronometro. Il primo libero va a segno, il secondo viene sbagliato deliberatamente per non lasciare tempo agli ospiti di organizzare una replica. Il ferro respinge, la sirena suona: il PalaCalafiore può finalmente esultare.