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Reggio: successo per l’inaugurazione della mostra collettiva “I Segni della Passione”

Svolta, nella Chiesa di San Giuseppe, l'inaugurazione della Mostra, organizzata da "Le Muse, tra riflessioni e prospettive nel contemporaneo

di redazione
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L’ Associazione “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” continua i suoi appuntamenti e la sua programmazione anche seguendo avvenimenti religiosi come l’imminente Pasqua 2026 con l’inaugurazione di una mostra collettiva presso la Chiesa di San Giuseppe al Corso.

Il presidente prof. Giuseppe Livoti in apertura dell’evento ha ricordato come è anche scopo di una associazione soffermarsi al senso dalla fede e della formazione e, come sodalizio culturale non potevamo rimanere non indifferenti al periodo pasquale creando una sinergia culturale ed artistica all’interno di uno degli edifici di culto eclettici più rappresentativi della città.

Una mostra che vuole valorizzare la musica, l’arte e la poesia cercando di fare emergere quelli che sono i segni che caratterizzano questo periodo noti anche come Arma Christi, strumenti ed oggetti legati alle sofferenze di Gesù, dalla flagellazione alla crocifissione, simbolo del suo sacrificio. I principali includono la croce, i chiodi, la corona di spine, la lancia, la colonna della flagellazione, il Titulus Crucis (INRI) e il sudario. Una mostra ed un incontro oggi che è stata possibile realizzare ha ribadito Livoti, grazie all’accoglienza ed alla sinergia con don Pasqualino Catanese  – Vicario generale della diocesi di Reggio Calabria-Bova con il quale si è pensato di rivolgerci in primis alla formazione degli artisti e di coloro i quali vogliono riflettere su questo importante periodo liturgico.

Don Pasqualino Catanese ringraziando i presenti ha rafforzato il concetto su come la Chiesa di San Giuseppe si offre al passante come luogo di preghiera ma anche di dialogo creativo e “Le Muse” con il loro patrimonio umano hanno regalato alla città una mostra utile al pensiero, ma anche ai valori della fede. Sono contento poiché è una chiesa a cui tengo molto, che va valorizzata e conosciuta ha continuato don Pasqualino ed attendiamo anche un restauro che possa far ritornare alle origini le sculture e il patrimonio musivo del soffitto e delle pareti.

Una scelta attenta quella degli artisti che hanno partecipato alla collettiva secondo Livoti, poiché non si poteva non inserire figure che con il -sacro- hanno sempre avuto rapporti intensi. Un ricordo iniziale con la presenza di Tiziana Amodeo figlia dello scomparso artista Renato Amodeo che si è soffermata sulla figura del padre uomo dalla grande forza umana ed espressiva nell’arte che,  pur se sofferente ha sempre creato con il suo carattere e quella passione che vede oggi noi qui insieme con mia madre ed i miei figli.

Intensi i momenti musicali con il musicantore Fulvio Cama che, reduce dai successi in giro per il mondo a narrare la Calabria terra di miti e storie è intervenuto sulla sua personale ricerca del grande patrimonio musicale popolare ed ha proposto brani scritti da lui riportando in auge la figura del cantastorie che riusciva cantando a ricreare quadri scenici. Con il canto ho riassunto la tradizione, quella che dal crudele calvario che conduce alla resurrezione, canti della Passione tra storia, memoria e contemporaneità ha concluso Cama. Gli artisti hanno raccontato il loro rapporto con il sacro e le loro opere. Cosimo Allera e la plastica rappresentazione umana del suo Cristo sofferente, Cristina Benedetto e la crocifissione tra concetto universale e stilizzazione formale, Patrizia Crupi ed il volto del Cristo tra chiaroscuri di setosi effetti di trame tra il fisico e l’emozionale, Giuseppe Gattuso e la sua attualizzazione tra sacre scritture e contesto urbano della nostra città, Antonella Minasi con il Cristo inconograficamente riconosciuto nell’arte, Antonio Nicolo’ ed il dinamismo emozionale della Passione che urla la tragedia divina, Tina Nicolo’ e la trascendentale Deposizione di Cristo, icona dell’umiliazione di Gesù Cristo di richiamo greco-ortodosso con richiamo all’arte bizantina con foglia oro. Francesca Perina e la scoperta dell’origine della Passione come inizio e fine, Simona Treccosti ed un Cristo tra informalità e realtà espressiva.

Grande spazio ed attenzione anche per alcune scene del Presepe di Pasqua opera realizzata da circa due anni dall’Associazione Quelli del Presepe presieduta da Grazia Caridi e collocato in permanenza presso il Centro Sociale Paolo Capua a Lazzaro, suggestivo percorso tra arte e tradizione, attraverso dei diorami provenienti dal Presepe della Passione. All’assessore alla cultura del Comune di Motta Lazzaro Enza Mallamaci il compito di presentare teche che raccontano plasticamente l’entrata della domenica delle Palme, l’Ultima Cena con l’Orto degli ulivi con Gesù in preghiera e la Crocifissione, il Sepolcro e la Resurrezione. Il mio ruolo ha ribadito la Mallamaci è stato quello di valorizzare giovani e territorio soprattutto quando elaborano, creano e inviano messaggi come quello della sofferenza e del superamento della stessa tramite Dio. Intensi i momenti poetici con alcune espressioni tra vernacolo e lingua con la presenza tra gli altri di Clara Condello, Patrizia Pipino, Francesca Triolo, Anna Frascati, Luigi Barberio, Teresa Celestino. La mostra sarà fruibile al pubblico fino a venerdi 10 aprile con orari che vanno dalle ore 16 alle ore 19.

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