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Tragedia di Catanzaro: Mattia e Marziale chiedono prevenzione e maggior supporto a madri e famiglie

Gli ex Garanti dell'Infanzia, Metrocity e della Regione, in relazoine alla tragedia di Catanzaro chiedono più vicinanza a madri e famiglie

di Sebastiano Plutino
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Gli ex Garanti per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione e Città Metropolitana di Reggio, in relazione alla tragedia di ieri a Catanzaro, dove una madre si è lanciata dalla finestra con i suoi 3 figli, chiedono alle Istituzioni maggiore prevenzione, supporto e vicinanza alle madri ed alle famiglie sulle dinamiche familiari e depressione perinatale.

“In relazione ai drammatici fatti di cronaca riportati nelle ultime ore e avvenuti a Catanzaro, che hanno coinvolto minori innocenti, si avverte ancora una volta il bisogno urgente di una riflessione collettiva profonda e non più rinviabile.

Purtroppo, sempre più frequentemente, episodi di cronaca nera coinvolgono bambini e adolescenti, vittime senza colpa di dinamiche familiari e sociali che sfuggono al controllo e alla prevenzione. Si tratta di segnali evidenti di un disagio crescente che attraversa la nostra società, segnato da solitudine, isolamento e progressiva fragilità delle relazioni e dei riferimenti sociali.

È necessario aprire con determinazione una stagione nuova, fondata sul dialogo e sull’analisi seria dei fenomeni sociali, per comprendere dove e come intervenire. Non bastano più risposte emergenziali, occorre costruire una rete stabile e concreta di sostegno alle famiglie, capace di intercettare i segnali deboli del disagio prima che questi evolvano in situazioni irreversibili.

In questo contesto, il valore dei consultori familiari deve essere riaffermato con forza, così come quello dei centri di aggregazione, dei centri di medicina solidale e dei punti di ascolto territoriali. Questi presìdi rappresentano strumenti fondamentali per una prevenzione reale e diffusa.

Accanto all’azione dei servizi, è indispensabile rafforzare il ruolo della comunità educante, scuola, istituzioni, terzo settore e contesto sociale devono poter collaborare efficacemente per riconoscere tempestivamente le situazioni di fragilità e accompagnare i nuclei familiari in difficoltà.

Non possiamo più permetterci di procedere nell’indifferenza. Il prezzo di questa inerzia è altissimo e viene pagato soprattutto dai più fragili. Viviamo in una società attraversata da paure profonde, da una continua lotta per la stabilità economica e dal timore diffuso di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, condizioni che generano tensioni e vulnerabilità all’interno delle famiglie.

In tale scenario, i servizi sociali – oggi riorganizzati negli ambiti territoriali – devono essere messi nelle condizioni di operare efficacemente, con risorse adeguate e personale qualificato, per svolgere una funzione non solo assistenziale ma soprattutto preventiva.

Fondamentale è anche il ruolo dell’informazione, intercettare tempestivamente le situazioni di forte disagio familiare è un dovere collettivo che coinvolge istituzioni, scuola, sanità e comunità.

Non possiamo restare insensibili. È il momento di assumersi una responsabilità collettiva. Dobbiamo reagire, insieme.” scrive Emanuele Mattia, già Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Città Metropolitana di Reggio Calabria

 

 

Marziale: “La depressione perinatale è un nemico silenzioso. Serve più supporto clinico per proteggere madri e bambini”

“La tragedia che ha colpito la nostra comunità calabrese oggi non ammette puntamenti di dito, ma solo una profonda e rispettosa riflessione sulla fragilità umana e sulla potenza devastante della depressione post-partum. Siamo dinanzi a un dolore che toglie il fiato, un evento che nasce nel silenzio di una sofferenza clinica che, purtroppo, ha avuto il sopravvento su ogni istinto e su ogni affetto”. Così Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e già Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, interviene con estrema sensibilità sui fatti di via Zanotti Bianco.

“Quanto accaduto – evidenzia il sociologo – ci insegna che la depressione perinatale è una patologia complessa che può distorcere completamente la percezione della realtà, portando a compiere gesti che nulla hanno a che fare con la volontà cosciente. Il timore di chiedere aiuto, spesso alimentato dal pregiudizio che ancora circonda il disagio psichico, è lo scoglio più grande da superare. È fondamentale che la società impari a guardare a queste sofferenze con uno sguardo puramente medico e assistenziale, eliminando lo stigma che impedisce alle madri di affidarsi alle cure senza paura”.

Secondo Marziale: “La sfida per il futuro è esclusivamente scientifica e di prossimità socio-sanitaria: “Dobbiamo interrogarci su come rendere le cure psichiatriche e psicologiche più accessibili e rassicuranti. Il supporto alle neo-mamme deve diventare un percorso naturale e costante, una presenza amica e professionale che accompagni la genitorialità fin dai primi giorni. È necessario implementare programmi di assistenza che sollevino le famiglie dal peso di una gestione che, in certi casi, diventa oggettivamente insostenibile per le sole forze dei congiunti”.

Il presidente dell’Osservatorio conclude con un pensiero di vicinanza: “In questo momento ogni pensiero è rivolto alla bambina che lotta in ospedale e al padre, travolto da un evento immane. La comunità deve stringersi attorno a loro con amore e discrezione, mentre le istituzioni sanitarie sono chiamate a lavorare affinché la depressione post-partum non sia più vissuta come un segreto da nascondere, ma come una malattia da curare insieme, con tempestività e tenerezza”.

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