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Carcere di Arghillà: gravemente danneggiati i presidi di Telemedicina

"Non si tratta solo di danneggiamento di strumenti sanitari, ma di attacco diretto alla garanzia di cure", denuncia la Garante Russo

di Sebastiano Plutino
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La garante Giovanna Russo condanna fermamente il grave danneggiamento degli strumenti sanitari di Telemedicina nel carcere di Arghillà.

“Il grave evento critico verificatosi presso la Casa Circondariale di Arghillà, culminato nella distruzione delle apparecchiature tecniche e tecnologiche destinate alla telemedicina e all’assistenza sanitaria delle persone private della libertà personale, rappresenta un fatto di eccezionale gravità istituzionale, umana e civile.

Non si tratta soltanto del danneggiamento di strumenti sanitari. Si tratta di un attacco diretto alla possibilità di garantire cure, assistenza, dignità e tutela della salute all’interno di un istituto penitenziario già profondamente segnato da criticità strutturali, organizzative e di sicurezza che da troppo tempo attendono risposte concrete. Nella qualità di Garante regionale esprimo profonda preoccupazione per quanto accaduto e ritengo doveroso evidenziare che episodi di tale violenza confermano come il tema della sicurezza all’interno dell’istituto sia oggi fortemente compromesso, con conseguenze che ricadono indistintamente su personale sanitario, medici, infermieri, agenti di Polizia Penitenziaria, operatori e sui detenuti più fragili, che in un sistema già estremamente complesso rischiano di essere ulteriormente esposti a condizioni di vulnerabilità e abbandono.

Ho cercato invano nelle ultime ore di avere un’interlocuzione diretta e immediata con il coordinatore sanitario dell’istituto, dr. Nicola Pangallo, perché temo che la distruzione di tutti gli impianti dedicati alla telemedicina possa provocare un grave danno all’assistenza sanitaria dei detenuti.Il livello di allarme e la necessità di un chiarimento istituzionale urgente verranno richiesti nelle sedi competenti.

Occorre avere il coraggio della verità: il carcere di Arghillà vive una condizione estremamente delicata, caratterizzata da criticità strutturali storiche, isolamento territoriale e da una gestione quotidiana sempre più complessa e dalla presenza di persone con elevata pericolosità sociale e disturbi comportamentali importanti. Accanto alla già nota e gravissima problematica della gestione dei detenuti con patologie psichiatriche, emerge oggi con forza anche il tema dei soggetti affetti da disturbo antisociale di personalità ad alta aggressività, rispetto ai quali non è più rinviabile una riflessione seria, scientifica e multidisciplinare.

Non è più accettabile che il sistema della sanità penitenziaria calabrese continui a essere trattato come una sanità di serie B.La telemedicina, in un territorio complesso come quello calabrese e in istituti difficili come Arghillà, rappresenta uno strumento essenziale di civiltà giuridica, di sicurezza sanitaria e di tutela dei diritti fondamentali. Distruggere quei presidi significa colpire non soltanto l’organizzazione sanitaria, ma il principio costituzionale secondo cui anche chi è detenuto mantiene intatto il diritto alla salute e alla dignità umana.

Serve un immediato intervento istituzionale coordinato. Servono investimenti strutturali, rafforzamento del personale, maggiore integrazione tra amministrazione penitenziaria e sistema sanitario regionale, protocolli di sicurezza adeguati, percorsi specialistici per la gestione dei soggetti ad alta complessità e una presa di coscienza definitiva sul fatto che il carcere non può essere lasciato solo, soprattutto in contesti come quello di Arghillà. Continuare a sottovalutare ciò che accade negli istituti penitenziari ad alta complessità significa mettere a rischio lo Stato stesso, la sicurezza collettiva e la credibilità delle istituzioni.

La Calabria merita una sanità penitenziaria all’altezza dei principi costituzionali della Repubblica. Esprimo il mio sostegno e la mia solidarietà ai medici, agli infermieri e al personale del carcere di Arghillà che continuano a operare in un contesto rischioso.”, scrive in un comunicato la Garante, Russo

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