Viaggiare in treno per un cittadino con disabilità, in Italia, può trasformarsi in un percorso a ostacoli dettato da stringenti limiti logistici. Il problema non riguarda la mancanza di treni o di tratte, ma una rigida e apparentemente insuperabile limitazione strutturale dei convogli ad alta velocità e a lunga percorrenza: la presenza di un’unica carrozza attrezzata, capace di ospitare al massimo due passeggeri in sedia a rotelle. Se a bordo sono già presenti due persone con disabilità motoria, per una terza non c’è fisicamente posto, nemmeno in casi eccezionali o di fronte a piccoli gruppi che si spostano insieme. Una situazione che limita di fatto il diritto alla mobilità e che costringe a soluzioni logistiche ai limiti del paradossale.
Testimone di questo disservizio è la Sig.ra Loredana Stella Chiovaro, madre di tre disabili, che ha vissuto in prima persona le complicazioni di questa rigidità strutturale, spiegando come persino un viaggio di gruppo diventi impossibile: “Ci viene negato il diritto di viaggiare insieme” dichiara la Sig.ra Chivaro “le principali compagnie ferroviarie italiane, nei viaggi a lunga percorrenza, hanno un’unica carrozza disabili che contiene solo due carrozzine. Quindi, di fatto, noi non ci possiamo andare. Né intendono, anche in casi particolari come il nostro in cui siamo in tre, aggiungere un’altra carrozza disabili. Ed è una cosa abbastanza allucinante pensare che se noi partiamo da Reggio Calabria con due carrozzine, la terza dovrebbe partire con un assistente su un altro treno. Incredibile.”
Il racconto prosegue evidenziando l’impatto di questo blocco non solo per chi parte dallo stesso punto, ma per chiunque si trovi lungo la tratta ferroviaria: “E’ una situazione semplicemente allucinante: se noi partiamo da qui, da Reggio Calabria, per andare a Bologna nella carrozza disabili, vuol dire che durante tutto il percorso, nessun’altra carrozzina ci può salire. Mi sembra una cosa veramente assurda.” Lo sfogo mette a nudo un sistema che, pur garantendo l’accessibilità di facciata, si scontra con le reali necessità di una fetta di cittadinanza. Il fatto che un’intera tratta ferroviaria (come la Reggio Calabria – Bologna) possa accogliere contemporaneamente solo due passeggeri in sedia a rotelle sull’intero convoglio solleva interrogativi sulla reale inclusività dei trasporti a lunga percorrenza in Italia. Ad oggi, la gestione dei flussi sembra basarsi su una disponibilità minima, costringendo i passeggeri a pianificare con larghissimo anticipo o, peggio, a viaggiare separati.
L’invito quindi, a chi di competenza, è di analizzare quanto evidenziato e provvedere ad una rapida e più inclusiva soluzione del problema.