Il movimento La Strada interviene sul dibattito riguardante il DDL 1552, il cosiddetto “DDL Malan”, approvato dal Senato lo scorso 23 giugno e ora all’esame della Camera. Il provvedimento, promosso dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e presentato dal senatore Lucio Malan, modifica la legge 157/92 sulla caccia, ampliando in modo significativo gli ambiti dell’attività venatoria: più aree e specie cacciabili, maggiore uso dei richiami vivi, estensione della stagione di caccia fino a ridosso della migrazione pre-riproduttiva degli uccelli, un ruolo consultivo (e non più vincolante) per l’ISPRA, e la possibilità per i cacciatori di alternare liberamente le forme di caccia.
Il cuore critico della riforma, a nostro avviso, è l’introduzione della figura del cacciatore come “bioregolatore”, presentato come strumento di contenimento della fauna selvatica a beneficio di agricoltura e sicurezza stradale. Il dossier a cura di Maria Arminio del collettivo La Strada evidenzia come questa impostazione sia contraddetta dalla scienza: la caccia tradizionale, colpendo prevalentemente maschi adulti e disperdendo i branchi, innescherebbe un “effetto compensatorio” che accelera la maturità sessuale e la natalità delle specie che si vorrebbero contenere, in particolare i cinghiali. Il dossier richiama inoltre i dati ISPRA ed ENPA che ridimensionano l’allarme sugli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica, e propone come alternativa i modelli di gestione scientifica adottati in Germania, Francia e Svizzera, dove il controllo della fauna è affidato a corpi forestali e operatori abilitati sotto quote stabilite da istituti scientifici, e non al libero esercizio venatorio ricreativo.
Un capitolo del dossier è dedicato all’articolo 842 del Codice Civile, norma elaborata durante il regime fascista (in particolare tra il 1938-1942) che consente ai cacciatori di accedere ai fondi privati non recintati senza il consenso del proprietario. Il DDL non ne propone l’abrogazione, nonostante le critiche di associazioni ambientaliste e giuristi che la ritengono in contrasto con il diritto di proprietà tutelato dall’articolo 42 della Costituzione.
Sul piano giuridico, il dossier segnala i profili di incostituzionalità del provvedimento rispetto agli articoli 9 (tutela dell’ambiente e della biodiversità) e 41 (utilità sociale dell’iniziativa economica) della Costituzione, oltre alle contestazioni mosse dalla Commissione Europea e dal Consiglio d’Europa per violazione della Direttiva Uccelli, della Direttiva Habitat e della Convenzione di Berna.
Il dossier richiama infine i dati dei sondaggi Ipsos e Istituto Piepoli, commissionati nell’ottobre 2025 dalla Fondazione Capellino, secondo cui circa l’80% degli italiani si dichiara contrario alla caccia e il 94% vorrebbe abolirla o limitarla. Come afferma l’attivista Massimiliano Basalari, «il DDL 1552 sposta il baricentro dalla protezione della fauna selvatica alla sua gestione venatoria. La fauna selvatica non è una riserva di bersagli. È parte viva degli ecosistemi».
La Strada chiede l’arresto dell’iter parlamentare del DDL 1552 e il rilancio di politiche pubbliche di prevenzione e gestione scientifica della fauna selvatica, non fondate sulla deregolamentazione della caccia ricreativa. Si chiede di ascoltare l’appello delle associazioni ambientaliste, delle principali organizzazioni scientifiche italiane (tra cui Centro Italiano Studi Ornitologici e Associazione Teriologica Italiana), dell’ISPRA e della Commissione Europea. A fine luglio, tra l’altro, anche la Conferenza delle Regioni ha bocciato il “DDL Malan”.
Il movimento annuncia che, qualora il provvedimento dovesse essere approvato definitivamente alla Camera, si unirà alla campagna per un referendum abrogativo.
Il dossier completo, con l’analisi scientifica, giuridica e politica del DDL e delle sue conseguenze, è disponibile sul sito ufficiale del movimento La Strada al seguente link: https://la-strada.it/ragioni-etiche-scientifiche-e-giuridiche-contro-il-ddl-malan-sulla-caccia/