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Giardini Naxos: consegnato al Prof Francesco Pira il I° Premio “Mare Nostrum 2026”

La consegna del premio nella sezione Articoli giornalistici., al docente dell'UniMe, è avvenuta domenica 27 settembre

di redazione
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Il rischio più grande è abituarsi. Assistere al ripetersi delle tragedie nel Mediterraneo fino a considerarle una presenza quasi ordinaria nella cronaca quotidiana. Lasciare che dietro numeri, naufragi e notizie scompaiano persone, famiglie, storie e speranze.

È attorno a questa inquietudine, ma anche alla possibilità di costruire una risposta diversa, fondata sulla responsabilità e sulla solidarietà, che si sviluppa la riflessione del sociologo, saggista e giornalista siciliano Francesco Pira, a cui è stato consegnato domenica 27 settembre 2026, a Giardini Naxos, dalla Presidente dell’Accademia EuroMediterranea delle Arti, professoressa Maria Teresa Prestigiacomo,  il I° Premio “Mare Nostrum 2026”, nella sezione Articoli giornalistici.

Il riconoscimento è stato assegnato per l’articolo “Mediterraneo, la nostra frontiera morale”, pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 22 agosto 2026.

La Giuria ha scelto il lavoro di Pira come contenuto capace di fotografare la realtà ma, nello stesso tempo, di lanciare un segnale di speranza.

Toccante la motivazione:”affronta il dramma del Mediterraneo attraverso un registro linguistico giornalistico agile. Traccia il nuovo volto di un Mediterraneo, antico crocevia di culture, oggi triste specchio di una civiltà alla deriva. Ne consegue l’auspicio dello scrittore che si possa coniugare sicurezza e umanità nei confronti dello straniero, per un Mediterraneo che racconti, finalmente, la parte migliore dell’Umanità”.

Intervenendo nel corso della cerimonia Pira ha ringraziato la Presidente Maria Teresa Prestigiacomo e la Giuria per aver colto il senso del suo scritto. Dopo aver ritirato il Premio nel suo breve intervento ha ribadito: “spesso i migranti diventano un bersaglio visibile su cui riversare paure, inquietudini e tensioni. Lo straniero, il migrante, il profugo diventano figure sulle quali proiettare ansie collettive, fragilità economiche e timori identitari. Dobbiamo invece recuperare la capacità di guardare alle persone e alle loro storie. Il Mediterraneo non può più essere un mare di morte, ma deve tornare ad essere un mare di speranza”.

La riflessione premiata, infatti, non si limita a osservare ciò che accade lungo le rotte del Mediterraneo. Il tema della mobilità umana diventa una questione di responsabilità collettiva. Non basta guardare il mare. Occorre interrogarsi sul modo in cui guardiamo chi attraversa quel mare e sul modo in cui reagiamo di fronte alla sofferenza.

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