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Reggio, dopo il nubifragio restano i danni e le domande

Quando un temporale mette in ginocchio una città e la quotidianità dei cittadini

di Filippo Bellantone
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Basta un temporale violento, poche ore di pioggia intensa, e Reggio Calabria si ritrova a fare i conti con strade allagate, il lungomare chiuso al traffico, automobili in panne e abitazioni invase dall’acqua. È successo ieri, quando il maltempo ha colpito diverse zone della città, costringendo i Vigili del fuoco a intervenire in numerose situazioni di emergenza.

Ma oltre alle immagini degli allagamenti, c’è un’altra questione che non può essere ignorata: quella dei cittadini che si sono ritrovati con le case danneggiate, i propri beni compromessi e la necessità di chiedere aiuto. Tra le testimonianze circolate sui social, diversi residenti hanno raccontato la propria disperazione davanti ad abitazioni invase dall’acqua e dai liquami, implorando interventi e assistenza immediata.

Paradossalmente, sui social, accanto alle richieste di aiuto, si sono accese polemiche e commenti ironici sull’effettiva gravità dei danni causati dalla precipitazioni. Ma per chi ha visto l’acqua entrare in casa, non si tratta di una discussione virtuale: si tratta di danni, paura e di una quotidianità da ricostruire.

È chiaro: di fronte a precipitazioni eccezionali, nessuna città può azzerare ogni rischio. Ma è altrettanto legittimo domandarsi quanto si investa nella prevenzione, nella manutenzione dei tombini e dei sistemi di drenaggio, nella pulizia dei corsi d’acqua e nella messa in sicurezza delle aree più esposte. 

Il sindaco Francesco Cannizzaro ha convocato un tavolo operativo e attivato gli interventi di ripristino, con il supporto del Consorzio di Bonifica. Un’azione necessaria, ma l’emergenza non può esaurirsi nella rimozione del fango e nel ritorno alla normalità.

La vera prova comincia dopo: verificare i danni, ascoltare chi è stato colpito, chiarire cosa non ha funzionato e intervenire affinché situazioni simili non si ripetano con la stessa gravità.

Perché un forte temporale non si può comandare. La prevenzione, la manutenzione e la qualità della risposta pubblica, invece, sono responsabilità su cui una comunità ha tutto il diritto di chiedere conto.

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