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Lo stilista calabrese Elio Guido presenta la sua 1° collezione couture in Campidoglio

La presentazione della 1° collezione couture del giovane stilista calabrese, si terrà domenica 29 marzo, in Campidoglio

di Sebastiano Plutino
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Domenica 29 marzo, nel cuore pulsante di Roma, là dove la storia si fa pietra e la pietra si fa memoria, il Campidoglio si prepara ad accogliere “Forever”, la prima collezione couture del giovane stilista calabrese — classe 2001 — Elio Guido, in occasione della terza edizione di Roma Couture. Creazioni che oltrepassano la passerella: un linguaggio che si fa identità, visione, presenza. Un titolo che è promessa e vertigine, eco e destino.

“Forever” è un viaggio. È una ferita aperta nel tempo e, insieme, una carezza che lo attraversa. È il tentativo – audace – di trattenere l’eterno dentro il gesto effimero dell’abito. È la dichiarazione di un inizio che ambisce a durare per sempre. Ma è anche una riflessione profonda: sull’identità, sulla verità, sulla necessità di togliere le maschere per tornare a ciò che è autentico. E in questa tensione si rivela la sua anima più profonda: un dialogo serrato con la poetica di Luigi Pirandello, dove l’identità si frantuma, si moltiplica, si nasconde dietro le maschere. Come nelle pagine del celebre drammaturgo, anche qui la realtà non è mai una. È prospettiva. È sguardo. È illusione. “Uno, nessuno e centomila” – non è solo letteratura, ma diagnosi del contemporaneo, denuncia di un’industria che si riflette nella propria superficie senza mai toccare la sostanza. L’essere umano – e in questo caso la moda stessa – si frammenta, si sdoppia.  E allora la passerella si fa palcoscenico di verità scomode.

Nella collezione di Elio Guido, le maschere – simbolo pirandelliano per eccellenza – si materializzano come elementi scenici e concettuali e si traducono in copricapi che aprono la sfilata e catturano lo sguardo. Una presenza imponente, quasi ieratica, ispirata alla mitra di San Gennaro: simbolo che evoca sacralità e distanza, ma anche costruzione artificiale. Una sacralità ambigua, quasi disturbante. Un volto che non è volto, un’identità imposta. È l’immagine stessa di una moda che guarda principalmente al rumore anziché al silenzio del lavoro sartoriale. È punto di rottura: sotto quella forma rigida si cela una crisi identitaria che Guido trasforma in linguaggio estetico. Poi, lentamente, la verità si rivela. Eppure, proprio in questo contrasto, nasce la forza di “Forever”. Sotto quella superficie, emerge il dialogo tra forme, volumi e materiali; tra controllo e abbandono creativo. Un equilibrio instabile, quasi pirandelliano, in cui la costruzione sartoriale – rigorosa, lucida, disciplinata – si lascia attraversare da improvvise fughe di libertà.

Il nero domina come abisso e rinascita, consente di esaltare contrasti di forma e luce. È il colore dell’essenza, del rigore, della verità non filtrata. In questo buio grafico, emergono volumi monumentali e trasparenze leggere, ricami preziosi, pizzi, paillettes. Strutture quasi invisibili. Tutto è presente, ma mai ostentato. La verità, come in Pirandello, si trova “dentro”; nell’anima dell’abito. È una moda che chiede di essere guardata due volte. Una prima volta per emozionare. Una seconda per comprendere. Ogni capo è il risultato di una ricerca meticolosa. Come in Pirandello, l’apparenza è solo un velo: ciò che conta è il percorso verso l’interiorità. Eppure, in questa complessità, Guido non dimentica la donna. La sua è una femminilità viva, concreta. Non un’astrazione, ma un corpo, una presenza, una voce. Gli abiti — con drappeggi studiati, scollature misurate e schiene rivelate con raffinata delicatezza — rivelano il corpo con misura e armonia. Non costruiscono una maschera, ma accompagnano un’identità tra opulenza e sottrazione. E in questa dimensione, si inserisce anche il tributo. Un omaggio silenzioso ma potente a Valentino Garavani, maestro di grazia ed eleganza senza tempo. In una collezione avvolta dal nero, appare un solo abito rosso: una sirena, emblema di eleganza classica, attraversata da una costruzione radicale, quasi scultorea. È un incontro tra passato e presente, tra eredità e futuro. Accanto a questo, un’altra dimensione più intima: gli abiti dedicati alle donne che abitano la vita dello stilista. Non nomi, ma presenze. Non biografie, ma legami. Un ponte emotivo che rende “Forever” un diario emozionale cucito con fili di memoria e affetto. Ogni creazione è una sfida, perché nasce in tempi estremamente ridotti. Il giovane talento affronta così la couture come un campo di battaglia: tra disciplina e visione.

In vista della sfilata, Elio Guido dichiara: «Presentare Forever in Campidoglio è un’emozione profonda, una sfida che mi mette alla prova e un grande onore. È un progetto che nasce per tutte le donne che desiderano riconoscersi nella propria unicità e custodire un’eleganza che non conosce tempo».

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