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Reggio: Postorino critica l’Amministrazione sulla manutenzione di “Opera”

"Divenuta emblema di gestione che ha progressivamente smarrito coerenza tecnica, controllo e visione", dichiara l'Arch. Antonella Postorino

di redazione
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Pubblichiamo il comunicato stampa con oggetto le riflessioni dell’Architetto Antonella Postorino, Responsabile Dipartimento Urbanistica e Pianificazione della Città – Coordinamento Grande Città di Reggio Calabria – Forza Italia, nel quale critica l’Amministrazione Comunale sulla gestione dell’istallazione “Opera Tresoldi”, collocata sul Lungomare “Falcomatà”

 “Quando si parla di “tre soldi” buttati in discarica non si ricorre a una formula retorica, ma si fotografa con precisione una vicenda amministrativa in cui un investimento pubblico rilevante finisce per essere trattato come scarto”.

È esattamente ciò che sta accadendo con l’installazione “Opera” dell’artista Edoardo Tresoldi, divenuta nel tempo emblema di una gestione che ha progressivamente smarrito coerenza tecnica, controllo e visione, fino all’esito finale rappresentato dal taglio delle colonne e dal loro abbandono.

Sull’installazione “Opera” dell’artista Edoardo Tresoldi si è concentrata, nel tempo, una sequenza di criticità che va ben oltre l’eccezionalità degli eventi atmosferici per chiudersi con la decisione di procedere con il taglio delle colonne deformate e il loro conferimento fuori sito, come si trattasse di semplice materiale di risulta.

Tale “conferimento”, peraltro, risulta avvenire nell’area verde di pertinenza del Palasport Pentimele, dove le colonne, in stato di abbandono, giacciono tra detriti e altri materiali di risulta, senza alcuna evidenza di gestione o messa in sicurezza. Una scelta che solleva interrogativi non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello ambientale e della trasparenza, considerando che l’area in questione ha tutt’altra destinazione.

Si ricorda che l’intervento – afferente al settore “Cultura e Turismo” del Comune di Reggio Calabria e finanziato nell’ambito del “Patto per lo sviluppo della Città Metropolitana” – ha comportato un investimento pubblico pari a 939.400 euro per la realizzazione di 46 colonne metalliche alte 8 metri. L’affidamento dei lavori, deliberato “direttamente” nel luglio 2020, è avvenuto in favore della società Sub Divo S.r.l., titolare dei diritti dell’artista Edoardo Tresoldi.

Già in fase preliminare erano state da me espresse alcune perplessità in merito alla sua collocazione, individuata in una fase successiva rispetto alla progettazione originaria e non adeguatamente verificata sotto il profilo tecnico-ambientale. La scelta del sito, infatti, costituisce parte integrante del progetto e ne condiziona in modo vincolante la fattibilità, la durabilità e la sicurezza.

Alla luce degli ultimi eventi, appare oggi legittimo ribadire che la progettazione di un manufatto esposto in ambiente costiero e soggetto a sollecitazioni meteorologiche significative avrebbe dovuto includere non solo le condizioni ordinarie, ma anche quelle straordinarie, ampiamente prevedibili in un territorio storicamente vulnerabile. L’ultimo evento calamitoso, pertanto, non può essere assunto come unica giustificazione di un cedimento che richiama piuttosto una sottovalutazione dei parametri di progetto. Il caso evidenzia, inoltre, un approccio eccessivamente “sperimentale” e non adeguatamente supportato da analisi tecniche di contesto.

Giusto per aprire un inciso, lo scorso dicembre, nel centro storico di Bari, una porzione dell’installazione di Edoardo Tresoldi, allora in fase di allestimento in piazza San Pietro, è crollata a causa delle avverse condizioni meteorologiche

Ciò che va messo a fuoco adesso è un ulteriore elemento critico che riguarda le modalità di “risoluzione” adottate. Le colonne non risultano smontate secondo procedure tecniche conservative, ma tranciate alla base, lasciando i plinti in sito e rendendo monche le strutture originarie. Non vi è chiarezza circa la destinazione degli elementi rimossi né sulle intenzioni dell’Amministrazione in ordine al ripristino o alla rifunzionalizzazione degli elementi.

Si consolida così una prassi emergenziale che, ormai da decenni in questa città, tende a trasformare il “provvisorio” in permanente, senza un piano definito né una comunicazione istituzionale trasparente. Ciò risulta ancor più rilevante se si considera l’entità dell’investimento pubblico, che avrebbe potuto essere destinato, come anche previsto, in alternativa, alla manutenzione e valorizzazione del patrimonio artistico esistente.

Infine, a titolo comparativo, è utile ricordare come in contesti analoghi opere esposte a eventi meteorologici estremi abbiano dimostrato una diversa resilienza. Emblematico è il caso della scultura “Nike” di Carmelo Mendola a Giardini Naxos, che, pur collocata dal 1969 in un’area fortemente esposta, ha resistito a fenomeni distruttivi di intensità superiore, sconfiggendo il ciclone Harry e divenendo simbolo di tenuta strutturale e identitaria.

Resta inoltre aperta una questione dirimente quale sarà il destino dell’installazione, se si procederà a una ricostruzione fedele o a una sostituzione parziale, se si farà ricorso nuovamente all’autore o a maestranze locali e, soprattutto, con quali ulteriori risorse pubbliche.

“In assenza di risposte chiare, il rischio è che un investimento significativo si traduca in un precedente critico, in cui la debolezza della programmazione e della gestione prevale sulla qualità dell’intervento e sull’interesse collettivo. Non si tratta di una questione estetica o di giudizio sull’opera artistica, ma di responsabilità progettuale e amministrativa”, scrive nel comunicato l’Architetto Postorino.

 

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