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Operazione “Marijoa”: sgominata a Melicucco baby gang del terrore, arrestati 5 giovani

5 giovani sono coinvolti nell'indagine che ricostruisce aggressioni riprese e pubblicate sui social contro vittime fragili

di Sebastiano Plutino
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Una “baby-banda del terrore” che avrebbe agito con modalità sistematiche, prendendo di mira persone fragili, trasformate in vittime di una sequenza continua di violenze, umiliazioni e soprusi. In un caso, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati hanno fatto irruzione nell’abitazione di una vittima fingendosi militari del Nas.

Avrebbero, quindi, simulato un controllo immobilizzando l’uomo e ammanettandolo al letto, per poi picchiarlo e minacciarlo con una pistola puntata alla tempia, nonostante le sue disperate richieste di essere lasciato in pace.

È quanto emerso dall’inchiesta ‘Marijoa’, coordinata dalla Procura di Palmi, nell’ambito della quale stamattina è scattato a Melicucco, nel Reggino, un blitz dei carabinieri che hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip nei confronti di cinque giovani, tutti di età compresa tra 20 e 22 anni. Per tre di loro sono scattati gli arresti domiciliari mentre per gli altri due il Gip ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno trovato anche un video in cui uno degli indagati avrebbe pronunciato una frase shock: “Se gli dai una coltellata questo video diventa virale”. Parole che, per gli inquirenti, rappresentano l’emblema di una violenza ostentata, esibita e trasformata in spettacolo, nell’ambito di un vero e proprio sistema di sopraffazione capace di generare un clima diffuso di paura nel territorio.
Risate e incitamenti accompagnavano i video che documentavano le bravate della ‘gang del terrore’ che è stata smantellata stamani dai carabinieri a Melicucco (Reggio Calabria) con tre arresti ai domiciliari e due obblighi di presentazione alla Pg. E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Palmi.

I video, spiegano gli investigatori, documentano pestaggi, vessazioni e atti degradanti. La violenza veniva ripresa e condivisa, diventando strumento di affermazione e dominio all’interno del gruppo.

I pm contestano i reati di associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, fabbricazione e detenzione di armi, tra cui bottiglie incendiarie, e uccisione di animali.

Secondo quanto ricostruito le vittime venivano ferite con materiale incendiario e petardi, ingannate con modalità pericolose; si verificavano aggressioni improvvise e atti intimidatori anche in luoghi pubblici. Accertata, inoltre, la realizzazione e l’esplosione di ordigni artigianali in aree isolate.

Gli investigatori hanno spiegato che per lungo tempo le vittime sarebbero rimaste in silenzio, paralizzate dal timore di ritorsioni e dall’umiliazione subita, arrivando a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita fino all’isolamento. Nelle chat e nei materiali acquisiti gli indagati esibivano fucili e pistole, utilizzando espressioni riconducibili a logiche di controllo del territorio.
Nel fascicolo dell’inchiesta, inoltre, sono stati documentati anche episodi di vandalismo ai danni del patrimonio pubblico. Descrivendo gli indagati gli inquirenti parlano di “totale assenza di empatia”. In uno dei video sequestrati il gruppo si accanisce con crudeltà su un animale

 

Il Procuratore Crescenti: “In paese clima da “Gomorra”

“‘Se gli dai una coltellata, il video diventa virale” A Melicucco c’era “un’atmosfera quasi da fiction, da Gomorra.

Gli indagati non avevano un ritorno economico. Qui siamo a livelli che si muovono su piani diversi, di una violenza apparentemente gratuita che serve a segnare il territorio, volersi imporre utilizzando la forza”. Così il procuratore di Palmi Emanuele Crescenti che, assieme al sostituto procuratore Letterio De Domenico, ha coordinato le indagini dell’operazione ‘Marijoa’ che ha portato al blitz dei carabinieri in cui tre giovani sono stati arrestati e per altri due è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Pg.

“In paese lo sapevano tutti e alla fine è saltato il tappo. Ci sono coinvolte anche altre persone su cui si sta lavorando. È stato difficile rompere il muro di omertà perché si è registrata – ha spiegato Crescenti – una ritrosia timorosa alla collaborazione con le autorità. Però ci siamo riusciti”. Il procuratore si è soffermato molto su quello che ha definito “l’aspetto culturale”, sottolineando che gli arrestati provengono da “contesti familiari non peggiori di altri”.

“L’aspetto più terribile, con cui ormai ci confrontiamo quotidianamente nelle nostre indagini, è che quelle violenze venivano messe in mostra sui social”, ha detto il magistrato, spiegando che “le vittime accertate sono tre, una persona disabile a tutti gli effetti e altre due persone che comunque erano in preda a grossi problemi mentali e di dipendenza anche dall’alcol. Non sarà facile, ma quello che noi auspichiamo è che questi interventi di reazione dello Stato abbiano una funzione non meramente repressiva, ma anche una funzione di recupero”.

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