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“Dalla Magna Grecia al futuro di Reggio. Il patrimonio archeologico come motore di sviluppo e identità”

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di redazione
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Negli ultimi anni Reggio ha registrato una crescita significativa delle presenze turistiche, favorita dall’aumento dei collegamenti aerei e da una destagionalizzazione ormai evidente dei flussi. Un dato importante, che avrebbe dovuto spingere l’Amministrazione a investire con decisione nella valorizzazione del patrimonio storico e archeologico della città.

Eppure, proprio ciò che dovrebbe rappresentare il principale elemento identitario di Reggio — città simbolo della Magna Grecia — continua a rimanere marginale, frammentato e privo di una vera strategia politica di valorizzazione.

Reggio possiede un patrimonio archeologico urbano straordinario, diffuso e unico nel suo genere. Basterebbe osservare la Carta Archeologica della città di Reggio per comprendere la portata di questo patrimonio: 74 aree e 203 siti archeologici censiti attraverso gli scavi effettuati tra il XVI e il XXI secolo. Non si tratta di singoli monumenti isolati, ma di una città stratificata che conserva testimonianze di epoche diverse disseminate lungo tutto il tessuto urbano. Le Mura Greche e le Terme Romane del lungomare, il sito ipogeo di Piazza Italia, gli scavi di Piazza Garibaldi, l’Odeon di via XXIV Maggio, le mura del Trabocchetto e della Collina degli Angeli, la tomba ellenistica di via Tripepi, il Fondo Griso-Laboccetta e decine di altri ritrovamenti, incorporati nella città moderna, raccontano una storia millenaria che oggi resta in gran parte invisibile.

A custodire i reperti più preziosi rinvenuti in questi siti vi è il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia, già di per sé attrattore culturale internazionale e non solo per la presenza dei Bronzi di Riace.

Reggio avrebbe quindi tutte le caratteristiche per diventare una delle grandi città italiane dell’archeologia urbana e del turismo culturale del Mediterraneo. Eppure, tutto questo potenziale è rimasto inespresso.

Il problema non riguarda soltanto la manutenzione o il degrado di alcuni siti. Ciò che è mancato davvero, in questi dodici anni di Amministrazione, è stata una visione politica complessiva. Non è mai stato costruito un progetto integrato capace di mettere in rete il patrimonio archeologico della città e trasformarlo in un sistema culturale e turistico riconoscibile.

I siti sono rimasti isolati, spesso poco accessibili, privi di collegamenti e di strumenti capaci di renderli comprensibili ai visitatori. Manca una narrazione unitaria della città antica, manca un percorso archeologico strutturato, manca una segnaletica moderna, manca un collegamento stabile tra i siti e il Museo.

Ancora oggi non esiste una strategia di promozione internazionale legata all’identità magnogreca della città, al brand che dovrebbe essere veicolato, né un utilizzo serio delle tecnologie digitali e multimediali che altrove hanno rivoluzionato il modo di vivere e raccontare il patrimonio culturale.

Ed è proprio qui che emerge il ritardo più evidente di Reggio rispetto ad altre realtà italiane ed europee. In molte città si è scelto di costruire veri e propri itinerari di archeologia urbana, capaci di collegare tra loro i siti e di restituire una lettura continua della storia. Non più singoli monumenti isolati, ma un sistema organico in cui il visitatore può comprendere le stratificazioni che hanno dato forma alla città nel corso dei secoli.

Le esperienze più avanzate utilizzano ricostruzioni digitali, realtà aumentata, narrazioni interattive e percorsi immersivi che accompagnano il visitatore nella comprensione dei luoghi. In altri contesti, i siti archeologici vengono collegati attraverso servizi turistici dedicati, percorsi guidati permanenti, biglietti integrati e sistemi di mobilità culturale capaci di rendere accessibili anche le aree meno centrali. In questo modo il patrimonio non viene semplicemente conservato, ma trasformato in uno strumento di sviluppo urbano, turistico ed economico.

È esattamente questa capacità di “mettere a sistema” che è mancata a Reggio. Eppure, basterebbe poco per avviare un cambiamento concreto. Costruire un grande itinerario archeologico urbano collegato direttamente al Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia significherebbe finalmente dare continuità e senso ai tanti siti disseminati nella città. Significherebbe creare un percorso permanente, supportato da guide specializzate, strumenti multimediali, pannelli interattivi e servizi di collegamento, come un bus turistico aperto capace di unire il centro cittadino alle aree archeologiche più distanti, coinvolgendo anche il patrimonio archeologico della Città Metropolitana.

Non si tratta soltanto di migliorare l’offerta turistica, bensì di scegliere quale idea di città si vuole costruire. Valorizzare il patrimonio archeologico significa trasformare la storia in identità, sviluppo e opportunità economica. Significa restituire ai cittadini la consapevolezza del proprio passato e offrire ai visitatori un’esperienza autentica, capace di raccontare davvero ciò che Reggio è stata e continua a essere nel cuore del Mediterraneo.

Oggi, di fronte all’aumento dei flussi turistici, questa mancanza appare ancora più grave. Il rischio è quello di avere una città visitata ma non realmente conosciuta, ricca di storia ma incapace di comunicarla. Ed è questo il vero fallimento politico di chi ha governato finora: non aver compreso che il patrimonio archeologico non è un elemento marginale, ma una delle più grandi risorse strategiche su cui costruire il futuro della nostra città.

Perché il valore di questi luoghi non sta soltanto in ciò che conservano, ma nella capacità di essere raccontati, vissuti e riconosciuti come parte integrante della Reggio di oggi e di domani.

 

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