L’Aula di Montecitorio ha dato il via libera, all’unanimità, al Dl che introduce strumenti di tutela e accompagnamento per minori e adulti coinvolti in ambienti mafiosi. Il testo, ora all’esame del Senato, mira a strappare i ragazzi alla criminalità, offrendo loro la possibilità di costruirsi un percorso distante dai circuiti illeciti in cui sono cresciuti. La proposta nasce dal lavoro della Commissione parlamentare Antimafia e si ispira a una prassi avviata dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, poi ripresa da altri uffici giudiziari.
Proprio da queste sperimentazioni è scaturito il progetto “Liberi di scegliere”, trasformato in un protocollo d’intesa sottoscritto per la prima volta nel 2017 e aggiornato più volte negli anni.Il cuore del progetto è la consapevolezza dell’influenza ‘determinante’ delle famiglie nei contesti mafiosi. Per questo, nell’interesse superiore del minore, si prevede di poter limitare o revocare la potestà genitoriale e di attivare percorsi rieducativi rivolti direttamente ai ragazzi.
La finalità è quella di inserirli in una rete di accompagnamento multilivello: educativa, psicologica, organizzativa, scolastica, economica e occupazionale, così da garantire loro un’alternativa concreta alla vita criminale.«Il copione mafioso della trasmissione ereditaria si spezza, non passa più automaticamente da padre a figlio – ha affermato in Aula la presidente della Commissione, Chiara Colosimo –. Ogni ragazzo che decide di affrancarsi smentisce l’idea di onnipotenza della criminalità organizzata. Preciso: non è la legge Colosimo, non è la legge “Liberi di scegliere”. Porta il nome di chi, con coraggio e tra mille ostacoli, ha sperimentato questo percorso sulla propria esperienza, senza le tutele che oggi stiamo riconoscendo». «Questa norma appartiene a Vincenzo, fittizio, definito da tutti il più giovane collaboratore di giustizia ma che in realtà è solo un bambino di nove anni vittima del sistema» e «a Luce, sempre un nome di copertura, che ha sottratto i suoi figli a un marito finito poi al 41 bis».