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Reggio: l’operatore psichiatrico Foti scrive alla neo assessore Fio

L'operatore psichiatrico, nell'augurare buon lavoro alla neo assessore, si augura che il Welfare dia ascolto a lavoratori, disabili e famiglie

di redazione
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta dell’operatore psichiatrico, Giuseppe Foti, alla dottoressa Lucia Fiò, neo assessore alle Politiche Sociali, Welfare e Terzo Settore del Comune di Reggio.

 

“Dottoressa Fiò,

le scrivo come educatore psichiatrico, con la semplicità di chi lavora sul campo da molti anni e non ha nessuna pretesa di insegnarle nulla. Le scrivo perché credo che questo assessorato abbia davanti a sé un’occasione reale, e mi sembrava onesto dirlo apertamente.

Il welfare non si capisce dalle sedi istituzionali. Si capisce stando dentro le stanze dove le persone aspettano, dove le famiglie reggono da sole, dove chi lavora ogni giorno nel sociale continua a farlo nonostante tutto. Tra il diritto scritto nelle leggi e il diritto vissuto dalle persone esiste spesso una distanza enorme. Colmare quella distanza è il compito più difficile e più necessario.

Le competenze in questo campo si dividono tra Comune, Regione e Stato. Ma questa frammentazione è spesso essa stessa parte del problema: le persone fragili non vivono dentro i compartimenti istituzionali, vivono nei territori, con bisogni che non aspettano che gli enti si mettano d’accordo. Costruire ponti reali tra questi livelli, invece di scaricarsi reciprocamente il peso di chi resta indietro, sarebbe già un risultato straordinario.

Le chiedo di cercare le voci che raramente arrivano ai tavoli giusti. I lavoratori del sociale che ogni giorno sono presenti dove la cura è più difficile e più necessaria, in prima linea, senza rete, spesso senza riconoscimento. Le persone con disabilità, chi convive con un disturbo psichiatrico, i caregiver familiari. Non come destinatari passivi di politiche decise altrove, ma come interlocutori reali. Costruire welfare senza la loro voce diretta non è inclusione: è gestione. E la gestione, per quanto efficiente, non restituisce dignità.

Chi gestisce un servizio e chi lo eroga non vivono la stessa realtà. Spesso non condividono nemmeno le stesse priorità. Ascoltare solo chi ha già voce e rappresentanza istituzionale significa perdere la parte più vera e più urgente di quello che accade ogni giorno in questo territorio.

Non le chiedo miracoli. Le chiedo ascolto autentico, metodo, continuità. Le chiedo di misurare il suo lavoro non dagli annunci, ma da quello che trovano le persone quando bussano a una porta.

 

Con stima e con la speranza che questo inizio sia all’altezza dei bisogni reali del territorio.”, conclude la lettera di Foti alla neo assessore Fio.

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