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San Ferdinando (RC): presentato il Docufilm “Noi della Tendopoli”

Il Docufilm di Massimo Borgese, è stato presentato in prima nazionale, domenica, nell'Aula Consiliare del Comune di San Ferdinando

di redazione
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Domenica 19 luglio, nella sala consiliare del Comune di San Ferdinando, è stato proiettato in prima nazionale il cortometraggio documentario “Noi della tendopoli”.

Il film, diretto da Massimo Borgese e prodotto da Caterina Costa per la Cm Creation’s, nasce da un soggetto e da una sceneggiatura di Annalisa Cicerchia. L’opera ha ottenuto il sostegno della Fondazione Migrantes e il patrocinio del Comune di San Ferdinando.

L’intento del docufilm è restituire identità, volto e storia ai tanti uomini arrivati dall’Africa con mezzi precari, mettendo a rischio la propria vita per fuggire a guerre e miseria. Giunti nella Piana di Gioia Tauro per lavorare come braccianti agricoli, si sono ritrovati a vivere in condizioni di estremo disagio, ai margini della società.

Il documentario vuole raccontare la loro determinazione a vivere con dignità, le reti di solidarietà che li uniscono e le speranze che li guidano.Nonostante il caldo opprimente della giornata, la sala era piena. Un segnale chiaro del forte valore sociale e dell’attenzione culturale suscitati dal film.

Tra il pubblico erano presenti numerosi imprenditori agricoli, tra cui Patrizia Rodi Morabito, dirigente di Coldiretti e membro della giunta della Camera di Commercio di Reggio Calabria, l’artista Cosimo Allera, il sindaco di Rosarno Pasquale Cutrì, il parroco don Domenico Rizzi e padre Sergio Sala, superiore della Comunità dei Padri Gesuiti.

A condurre l’incontro è stato il giornalista Giorgio Rovere, che ha introdotto la complessa realtà dell’accampamento nato nel 2017 e ha sottolineato come la proiezione assuma un rilievo storico, visto che coincide con la prossima chiusura dell’insediamento.

Il sindaco di San Ferdinando, Luca Gaetano, ha definito la tendopoli “un luogo indegno per un Paese civile” e ha definito il documentario “un’importante testimonianza storica del ghetto che sta per essere superato grazie a un progetto più ampio”. Si tratta del piano di riqualificazione urbana e sociale che coinvolge San Ferdinando insieme a Rosarno e Taurianova. I tre Comuni hanno avviato i “Villaggi della solidarietà”: soluzioni di co-housing con moduli abitativi e appartamenti pensati per eliminare definitivamente le baraccopoli e garantire dignità e sicurezza ai braccianti.

“Vogliamo offrire a questi migranti, che finora hanno vissuto ai margini, una sistemazione rispettosa e dignitosa, avviando da subito un percorso di reciproca accoglienza”, ha dichiarato il primo cittadino.

Sulla stessa linea il sindaco di Rosarno, Cutrì: “Il nostro obiettivo è l’integrazione. Dobbiamo accogliere questi ragazzi, che chiamo ‘fratelli’, all’interno delle nostre città, per una convivenza migliore. Sono una risorsa per noi: senza di loro l’agricoltura andrebbe in crisi. Vanno accolti, non trattati come estranei”.Prima della proiezione sono intervenuti la sceneggiatrice Annalisa Cicerchia e il regista Massimo Borgese, che hanno raccontato i 5 mesi di lavoro.

“Due anni fa sono entrata nella tendopoli e da lì non l’ho più dimenticata – ha raccontato Cicerchia –. Sono rimasta talmente colpita da voler portare quelle immagini fuori da San Ferdinando, per far conoscere a tutti le condizioni in cui vivono queste persone. Con il coraggio di Massimo siamo riusciti a dare luce a una realtà spesso ignorata. Entrare non è semplice: chi ci vive si vergogna di mostrare dove abita. Eppure ci hanno aperto le porte. Ci siamo mossi con rispetto, lasciando parlare le immagini e soprattutto gli uomini del campo. L’obiettivo era dare centralità alle singole storie”. “Quando mi è stato proposto di dirigere il documentario ci ho pensato molto – ha detto Borgese – perché era un tema lontano dal mio percorso. Poi ho sentito la necessità di raccontare ciò che spesso preferiamo non guardare. Questo lavoro nasce con un’idea semplice: ascoltare. Ogni volto ha una storia alle spalle e il compito di un documentario è dare voce a chi resta invisibile. Durante le riprese ho messo da parte il ruolo di regista e fotografo per mettermi prima di tutto in ascolto. Abbiamo girato con grande rispetto, senza invadere gli spazi e la libertà di chi ha deciso di raccontarsi”.È poi seguito il film. In poco più di 9 minuti mostra una realtà che supera ogni immaginazione: la sveglia alle 6 del mattino, le lunghe ore nei campi, il ritorno in tendopoli alle 18.

Il documentario entra nei luoghi simbolo della piccola comunità: la scuola di italiano, la mostra dei disegni, gli spazi-cucina allestiti dentro ogni tenda, il mercatino dell’usato e la lavanderia con le lavatrici donate da Papa Francesco nel 2024.
Ampio spazio anche al Cesami, il Centro per la salute del migrante dove i braccianti ricevono assistenza medica.
Così il film va oltre la descrizione del degrado e mette in luce dignità e solidarietà. Al termine, applausi lunghi e commossi per gli autori.A chiudere la serata è stato Domenico Boretti, responsabile del Cesami. Dopo 43 anni da medico di base ha scelto di dedicarsi ai migranti della tendopoli. Ha spiegato come è nato il Centro, grazie a un accordo tra Caritas parrocchiale e Asp di Reggio Calabria, per garantire cure di base agli abitanti.

Ha sottolineato anche il ruolo fondamentale dei mediatori culturali, indispensabili perché molti migranti non parlano italiano e non riescono a spiegare i propri sintomi.

Rovere ha concluso ricordando che all’interno dell’insediamento non esiste una figura di portavoce ufficiale: i residenti sono accompagnati solo dai mediatori culturali durante tutta la stagione di lavoro. Proprio per questa struttura e per l’assenza di una rappresentanza formale, i lavoratori della tendopoli non hanno partecipato all’evento.

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