L’ultimo giorno di agosto, una delegazione della Camera Penale reggina ha visitato gli istituti penitenziari di Arghillà e San Pietro, nel territorio reggino, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ristretti in agosto”, promossa dall’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
La scelta del mese di agosto non è casuale. È proprio in estate, e soprattutto nei periodi di caldo più intenso, che le difficoltà della vita detentiva si acuiscono. Le alte temperature rendono ancora più gravose le condizioni di permanenza all’interno delle strutture e aggravano criticità già note, in primis l’emergenza idrica, con ricadute dirette sulla quotidianità delle persone detenute e, di riflesso, del personale penitenziario.
La delegazione era composta da sedici avvocati della Camera Penale, tra cui il Presidente, i componenti del Direttivo, il Coordinatore degli Osservatori, il Responsabile e i membri dell’Osservatorio Carcere. Durante la visita, il direttore degli istituti, dott. Rosario Tortorella, ha accompagnato i penalisti illustrando i progetti già realizzati e quelli in fase di avvio, gli impegni assunti e le principali problematiche che caratterizzano la vita degli istituti reggini.
La visita ha permesso di ascoltare, osservare e incontrare detenuti e operatori, nel tentativo di comprendere più da vicino una realtà che ai più appare distante ed estranea. Conoscere il carcere significa infatti superare quella distanza, spesso alimentata dall’indifferenza o da una rappresentazione parziale del fenomeno penitenziario, e riconoscere che l’universo carcerario non è, e non può essere, un corpo estraneo alla società civile. Il carcere deve essere parte integrante della comunità. I diritti delle persone private della libertà, la tutela della dignità delle donne e degli uomini reclusi e la sicurezza del personale penitenziario devono rappresentare obiettivi primari e non negoziabili in uno Stato di diritto.
La salvaguardia di queste garanzie non può essere affidata soltanto alla sensibilità individuale, ma deve costituire una responsabilità istituzionale e collettiva.In questo scenario, la Camera Penale non può non esercitare il ruolo di sentinella delle garanzie e dei diritti fondamentali. Visitare un istituto penitenziario significa scegliere di portare all’esterno visibilità, attenzione e consapevolezza su ciò che accade al suo interno. Significa dare voce a una realtà che rischia di restare confinata dietro le sbarre e che, invece, riguarda l’intera collettività.
La visita agli istituti di Arghillà e San Pietro ha consentito di raccogliere elementi concreti sulle condizioni di vita detentiva e di confrontarsi direttamente con chi vive e lavora ogni giorno negli istituti. È necessario ascoltare, comprendere e segnalare le criticità, ma anche riconoscere e valorizzare l’impegno quotidiano di tutti gli operatori penitenziari, un impegno che a Reggio Calabria la delegazione ha potuto constatare direttamente.
Allo stesso tempo, occorre constatare e valorizzare la resilienza della popolazione detenuta, che affronta con dignità una condizione segnata da limitazioni, sofferenze e disagi propri della detenzione, ma che non può mai tradursi nella perdita dei diritti fondamentali né nella compressione della dignità personale.
La vita carceraria deve tornare al centro del dibattito politico e istituzionale.