La quiete di Gallico è stata nuovamente interrotta dai rilievi tecnici, ma questa volta non per un nuovo episodio di sangue, bensì per cercare di fare luce su un delitto rimasto per troppo tempo avvolto nel mistero.
Sono in corso in queste ore nuovi accertamenti nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Pasquale Chindemi, il 53enne dipendente della società comunale Castore, ucciso la sera del 15 febbraio 2018. Sul luogo del delitto sono al lavoro i Carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche, impegnati in rilievi tecnici di estrema precisione.
La novità più rilevante riguarda l’utilizzo di nuove tecnologie di rilevamento antropometrico, strumenti all’avanguardia che consentono di analizzare le proporzioni fisiche e i movimenti, elementi che potrebbero risultare decisivi per la riapertura delle indagini e per l’individuazione dei responsabili.
I militari hanno ricostruito con meticolosità la scena del crimine per simulare la dinamica dell’agguato, procedendo a lunghe misurazioni degli spazi.Questo sforzo investigativo lascia intendere una direzione precisa: da quanto emerge dai rilievi, è presumibile che gli inquirenti abbiano già indicazioni sui soggetti da ricercare come autori del reato. L’omicidio di Pasquale Chindemi risale a una fredda sera di febbraio di sei anni fa.
L’uomo fu vittima di un vero e proprio agguato a Gallico, mentre stava rincasando. Secondo quanto accertato all’epoca, i killer spararono contro di lui almeno tre colpi di pistola calibro 9×21, non lasciandogli scampo. Il contesto in cui maturò il delitto è stato a lungo al centro dell’attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Pasquale Chindemi era il padre di Mario Chindemi, soggetto coinvolto nell’operazione “De Bello Gallico”, che ha fatto luce sulle dinamiche criminali e sugli equilibri della ‘ndrangheta nella periferia nord della città. Sebbene l’omicidio fosse apparso fin da subito come un segnale legato ad ambienti della criminalità organizzata, l’identità di chi ha premuto il grilletto è rimasta un rebus per anni.
La riapertura del caso Chindemi rappresenta un segnale forte da parte della Procura e dell’Arma dei Carabinieri: nessun fascicolo viene dimenticato, soprattutto quando la tecnologia può colmare i vuoti lasciati dalle indagini tradizionali. Se i nuovi rilievi antropometrici dovessero confermare i sospetti già maturati dai militari, la chiusura del cerchio sugli esecutori materiali dell’omicidio del 2018 potrebbe essere ormai imminente.