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Per non dimenticare: oggi 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria per le vittime dell’Olocausto

Tantissime le iniziative e i messaggi dedicati alla Giornata della Memoria per le vittime dell'Olocausto da parte di associazioni e istituzioni

di Chiara Cucinotta

La memoria, si sa, è una dote. Per alcuni è facile ricordare ogni aneddoto, ogni parola o particolare. Per altri, è un’impresa impossibile tenere a mente anche le cose più recenti. Ma dimenticare, a volte, può essere pericoloso.
La storia è fatta di eventi, di date, di azioni e decisioni ma, soprattutto, di uomini. E ci sono pagine di storia che non possono venire dimenticate, per alcun motivo.
Alcune perché segnano un momento fondamentale per capire lo sviluppo della società, delle tecnologie, i mutamenti ambientali o politici, i pensieri filosofici e religiosi. Altre perché si riferiscono a eventi così bui da rendere necessario rievocare periodicamente l’orrore, perché non si ripeta e non si permetta a nessuno di ricadere negli stessi – spesso voluti – errori.

Il motivo per cui oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, è fortunatamente noto a tutti: ventiquattr’ore per non dimenticare l’orrore a cui portò la seconda Guerra Mondiale: lo sterminio di uomini e donne innocenti, di bambini ingannati, condotti per mano fino alla morte, in nome di motivazioni tutt’altro che semplici.
Una delle pagine di storia più contorte, frutto dell’intersecarsi di ideologie malate, di interessi politici, di alleanze pericolose e di tempi in cui la tutela dell’umanità non aveva alcun peso.

Ricordare, cos’è, dunque? E’ riprodurre nella mente l’esperienza passata, riconoscerla come tale e localizzarla nello spazio e nel tempo. Il sociologo Maurice Halbwachs parlava già di “Memoria collettiva” molto prima dei fatti della Shoa, che interessarono gli ultimissimi anni della sua vita. Rifacendosi al concetto di rappresentazione collettiva di Durkheim, definì il ricordo come qualcosa di “mai solo individuale, perché si forma all’interno della società e viene rievocato grazie all’interazione sociale. Il ricordo non è solo custodito nella memoria, non è solo un’immagine intatta del passato; ma è un indizio, una traccia del passato che deve essere interpretata nel presente per dare significato al presente stesso“.

Dal 2005, quando fu istituita per volere dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 27 gennaio viene così dedicato alla memoria collettiva: l’orrore che durò per troppo tempo, viene riassunto in un unico giorno, che non indica l’inizio delle atrocità, ma la loro fine. Il 27 gennaio 1945, infatti, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, iniziando a mettere un punto alle persecuzioni. La data, riconosciuta e condivisa a livello internazionale, in Italia è stabilita da una vera e propria legge, quella del 20 luglio 2000 n. 211 (art. 1 e 2):

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.»

Da quel momento in poi, istituzioni e associazioni propongono ogni anno pensieri ed eventi che aiutino a perseguire quell’unico scopo: Non dimenticare.

Il messaggio del Presidente del Consiglio Regionale Filippo Mancuso

«È fondamentale ricordare il sacrificio di milioni di vittime innocenti della Shoah e dell’Olocausto, affinché gli orrori del secolo scorso non accadano più. Occorre tenere alta l’attenzione e sostenere la consapevolezza critica, soprattutto delle nuove generazioni, perché la notte della ragione genera mostri».

È quanto afferma il presidente del Consiglio regionale della Calabria Filippo Mancuso, nella ricorrenza della Giornata della Memoria che, aggiunge, «deve essere un’occasione di approfondita riflessione sull’immane tragedia del nostro passato, per sconfiggere ogni indifferenza, educare i giovani alla libertà e per contrastare, come dice la senatrice a vita Liliana Segre, il pericolo dell’oblio».

Il messaggio della Vice Presidente della Giunta regionale Giusy Princi

“In occasione dell’importante appuntamento annuale con la Memoria, un appello particolare lo rivolgo alle Scuole, certa della rilevanza che daranno all’educazione su temi cruciali nella formazione degli studenti, come la memoria storica della vergogna dell’Olocausto, la difesa della libertà ed il rispetto della vita.”  Lo scrive il Vicepresidente della Giunta regionale della Calabria, Giusi Princi, che detiene anche la delega all’Istruzione. “Non si tratta di una ricorrenza come le altre: la lettura, l’approfondimento e l’analisi dei percorsi didattici che possono essere realizzati in questa occasione sul drammatico sterminio degli ebrei hanno un impatto sociale fortissimo, sono finestre sul mondo che ci permettono di capire il passato e di evitare che gli errori si ripetano nel futuro. Nel corso di questi mesi difficili, nostro malgrado, abbiamo tutti acquisito piena consapevolezza di quanto sia delicato l’equilibrio della pace; la guerra in Ucraina è un esempio di come la mancanza di comprensione e di dialogo possa portare a conflitti e sofferenze evitabili, forse addirittura inutili. È importante che la Scuola si impegni a trasmettere una memoria storica critica, che permetta agli studenti di comprendere gli eventi trascorsi e di riflettere su come occorra indirizzare le scelte politiche e sociali. La scuola deve diventare un luogo di formazione e di educazione per la pace, dove gli studenti possono imparare a rispettare le diversità culturali e a promuovere il dialogo e la concertazione. In questa giornata particolare, vorrei esortare ogni docente a dedicare un momento di riflessione e di approfondimento sulla storia della guerra in Ucraina e sull’importanza di fare tesoro degli insegnamenti del passato. La scuola ha un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nella formazione dei giovani, e siamo certi che Voi tutti – scrive il Vicepresidente rivolgendo il suo messaggio alla società civile, agli educatori e non ultimo ai giovani – saprete approfittare di questa occasione per scuotere le coscienze e promuovere la cooperazione, il rispetto, la tolleranza, la difesa della libertà e della democrazia, senza mai dare nulla per scontato.
Questo messaggio vorrei fosse letto anche come un appello accorato ad ogni calabrese – scrive in conclusione il Vicepresidente Giusi Princi – Facciamo tesoro di cose è accaduto in passato, perché oggi come non mai, si avverte il grave pericolo di una società civile incapace di ascoltare e di indignarsi sui tanti episodi di intolleranza e discriminazione. Occorre tenere vivo il ricordo di ciò che è avvenuto nella prima metà del secolo scorso, per mantenere la capacità e l’umanità di guardare sempre all’altro con interesse e senso di inclusione.”

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