E’ finita la due giorni dedicata alla formazione d’avanguardia per i medici su emergenze tattiche e scenari ostili
Pasquale Veneziano, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Reggio Calabria, ha manifestato soddisfazione per il successo del corso di formazione avanzata “Tactical Emergency Casualty Care (T.E.C.C.)” organizzato in collaborazione con gli istruttori della Tactical Rescue Association.
«La formazione oggi non può più limitarsi agli scenari tradizionali: il medico deve essere pronto a intervenire anche nelle situazioni più critiche e imprevedibili. Questo è un corso teorico-pratico ed è uno dei sistemi più efficaci per preparare i professionisti sanitari ad affrontare emergenze complesse, fornendo competenze concrete e immediatamente applicabili»: così il dottor Veneziano ha aperto i lavori.
Sulla stessa linea il coordinatore della Commissione Formazione e Aggiornamento, Antonino Zema, che ha sottolineato come «investire sulla preparazione dei professionisti sanitari significhi investire sulla sicurezza delle comunità. La medicina d’emergenza evolve e richiede competenze sempre più avanzate, capaci di rispondere anche a scenari ad alto rischio».
Si tratta di un appuntamento di particolare rilievo nel panorama della formazione sanitaria specialistica, dedicato a medici e odontoiatri chiamati a confrontarsi con emergenze in contesti ostili, caratterizzati da minacce dirette ai soccorritori e da eventi con numerose vittime, come attentati terroristici, esplosioni, crolli o altre situazioni critiche.
L’iniziativa, coordinata dalla Commissione Formazione e Aggiornamento e diretta dal presidente Veneziano, rappresenta un percorso innovativo che punta a fornire agli operatori sanitari strumenti teorici e pratici per operare in sicurezza e con efficacia anche nelle condizioni più difficili.
Un’attenzione particolare è stata riservata anche ai rischi legati agli ordigni esplosivi improvvisati.
Il dottor Principato, medico ufficiale delle Forze Armate, ha commentato: «Questo corso viene erogato per la prima volta non solo dall’Ordine dei Medici calabrese, ma rappresenta un’esperienza innovativa anche a livello nazionale. La vera essenza del soccorritore in ambiente ostile è sapersi adattare. In un contesto non permissivo non si hanno sempre a disposizione mezzi e presidi sanitari e bisogna sviluppare capacità operative che consentano di intervenire comunque».
«Spesso il primo a intervenire non è il sanitario, ma l’operatore che si trova accanto alla vittima. Le esperienze dei campi di battaglia hanno dimostrato l’importanza di personale adeguatamente formato, capace di prevenire il decesso del ferito attraverso manovre immediate. In questi scenari vengono applicati i protocolli operativi NATO, che rappresentano un linguaggio comune internazionale della medicina tattica».
Tra gli aspetti più innovativi del percorso formativo vi è anche la sensibilizzazione sui rischi per gli stessi soccorritori. A evidenziarlo è il sovrintendente capo Giovanni Sergi, artificiere antisabotaggio della Polizia di Stato.
«Spieghiamo ai medici che, durante un eventuale attentato terroristico, potrebbero diventare un obiettivo secondario. I manuali del terrorismo prevedono spesso un primo evento-esca per attirare soccorritori e forze dell’ordine e colpirli successivamente. Per questo è fondamentale acquisire conoscenze specifiche e mantenere il sangue freddo».
Secondo Sergi, osservazione e capacità di analisi dello scenario sono elementi decisivi.
«In un ambiente ad alto rischio mantenere la calma permette di operare con maggiore efficacia. Il nostro obiettivo è insegnare a riconoscere le minacce ancora presenti sul luogo dell’evento e a valutare correttamente i pericoli prima di intervenire».
L’iniziativa conferma l’impegno dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria nel promuovere una formazione sempre più aggiornata e vicina alle nuove sfide della medicina d’emergenza, in un contesto in cui competenza tecnica, rapidità decisionale e sicurezza operativa possono fare la differenza nel salvare vite umane.