Non abbiamo mai considerato che la sanità possa essere obbligata a una gestione aziendale. Riteniamo che appartenga ai diritti conclamati, fondamentali e costituzionali dei cittadini e al loro benessere. Perciò non si può tradurre una funzione così alta e indispensabile in una sequenza di numeri.
Tuttavia, per una sola volta, e pentendocene anticipatamente, vogliamo guardare la sanità come azienda che deve fare profitto e limitare le perdite. E, soprattutto, che deve utilizzare al meglio il personale, già tanto scarso nei numeri, praticamente dimezzato rispetto alle necessità, per ottenere buone performance economiche.
È proprio in ottica aziendale ed economica che non ci riesce di capire perché si creino tutti gli inciampi possibili al reparto di radiologia dell’Ospedale di Polistena che ha numeri record e, conseguentemente, risultati economici eccellenti. Per un momento lasciamo da parte il sovraccarico di lavoro, lo sfruttamento selvaggio dei professionisti della sanità in quel settore e in genere nelle strutture ospedaliere pubbliche. Facciamo finta di niente. Ma c’è un limite oltre il quale è proprio impossibile andare perché fisicamente non è consentito al personale sanitario addetto di potersi sdoppiare.
Facciamo qualche numero per far comprendere meglio a chi avesse la pazienza di pubblicarlo e a chi volesse leggere le nostre considerazioni. La Radiologia di Polistena dispone di 4 medici mentre Locri ne ha 9. Polistena effettua 150 Total body e 136 risonanze magnetiche in più. Inoltre Polistena effettua un consistente numero di cardio tac, strumento indispensabile per prevenzione e cura.
Ora, di fronte a questi numeri le dirigenze sanitarie e il Presidente della Regione dovrebbero rispondere a una domanda: per quale motivo non viene applicato un metodo semplice e banale, ossia che a numero e qualità di prestazioni corrisponda il numero di addetti. Questo difenderebbe i buoni incassi del reparto con un po’ di respiro alla situazione deficitaria del settore in tutta la Calabria. Ci siamo chiesti se questa situazione non sia voluta per favorire le imprese della sanità privata o per non scongiurare la migrazione sanitaria che costa 300 milioni all’anno, nonostante la grande pletora di Commissari ottimamente retribuiti o con importanti incarichi istituzionali; migrazione che costa tantissimo ai pazienti e ai loro familiari. Da almeno 3 lustri il debito sanitario non si smuove: 300 milioni erano e 300 restano con variazioni infinitesimali.
Quindi saremmo veramente grati se i vari responsabili dessero una semplice e comprensibile risposta per capire che senso hanno le decisioni che vengono prese e lo vogliamo sapere esclusivamente con riferimento alla gestione economica. Vogliamo sapere perché non viene valorizzato ciò che funziona e perché si disperdano risorse verso strutture che hanno numeri non paragonabili con il reparto di radiologia di Polistena.
Chiediamo perdono, ma per un momento vogliamo dimenticare pazienti, cittadinanza, istituzioni, stampa per ottenere questa unica e sola risposta. Se qualcuno osasse dire che la distribuzione delle risorse è equa e ragionevole, dal punto di vista funzionale e economico, ci troveremmo costretti a mettere in piazza i dati, quelli veri, e a chiedere che la Magistratura apra una indagine per appurare se ciò che dice il SUL, ma anche tanti altri protagonisti della vita sociale di quelle zone, sia verità o meno.