Case, terreni, aziende, conti correnti e denaro contante. Un patrimonio costruito, secondo la magistratura, grazie alla forza della ’ndrangheta. Oggi quei beni passano definitivamente allo Stato. È la maxi confisca da oltre 2 milioni e 700 mila euro eseguita dalla Guardia di Finanza nei confronti di un imprenditore reggino condannato in via definitiva per associazione mafiosa.
Il provvedimento è stato disposto dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria ed eseguito dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, al termine di un lungo iter giudiziario che ha confermato la misura di prevenzione patrimoniale già emessa dal Tribunale.
L’imprenditore, attivo nel commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, era stato coinvolto nell’operazione “Il Padrino” ed è stato riconosciuto come appartenente alla cosca Tegano, storicamente alleata dei De Stefano.
Nel dettaglio, la confisca riguarda l’intero patrimonio aziendale di una società del settore alimentare, nove terreni, tre fabbricati, un’autovettura, oltre 110 mila euro in contanti e tutti i rapporti bancari e le disponibilità finanziarie riconducibili all’imprenditore.
Secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, il patrimonio accumulato risultava sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e sarebbe stato il frutto delle attività illecite contestate. Una sproporzione che ha consentito l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, oggi divenuta definitiva.
Un nuovo colpo ai patrimoni della criminalità organizzata. Perché è proprio sul piano economico che lo Stato continua a contrastare le cosche, sottraendo ricchezze e risorse ritenute il frutto delle attività mafiose.
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