«La situazione di incertezza che caratterizza da tempo la nostra quotidianità personale e familiare ci ha portato a rivolgerci con una lettera aperta al presidente Roberto Occhiuto, all’assessore Giovanni Calabrese, ai Dipartimenti preposti della regione Calabria e al sindaco Francesco Cannizzaro così da ricevere tempestivamente chiarimenti e tutele con riferimento, in particolare, all’indennità relativa al programma Garanzia Occupabilità Lavoratori, ai criteri di stabilizzazione e, in generale, per mettere a conoscenza delle condizioni in cui ci troviamo quali corsisti in formazione». Così gli ex Tirocinanti di Inclusione Sociale (Tis) che nel loro appello alle istituzioni e agli apparati burocratici regionali ricordano come per anni abbiano prestato il servizio per comuni, province, enti locali, scuole pubbliche ed enti privati, spesso coprendo carenze d’organico strutturali. Si definiscono stanchi «di promesse parziali, ritardi cronici e disparità di trattamento» ed il riferimento è, innanzitutto, al «blocco dell’indennità ‘una tantum’ di 2mila euro legata ai percorsi di riqualificazione del programma Gol: una parte consistente di tirocinanti esclusi dalle prime platee o bloccati negli ingranaggi burocratici non ha ancora ricevuto un solo euro di questo bonus» e non se ne comprende la motivazione e, di conseguenza, le tempistiche di liquidazione. Ancora, sottolineano, «non si conoscono i criteri di valutazione per la stabilizzazione di soli 344 lavoratori a fronte di una platea di quasi mille (i restanti verranno accompagnati alla fuoriuscita) e perciò per decidere chi avrà diritto al posto fisso e chi sarà escluso» e, infine, entrano nel merito dell’attuale stato dei Tis inseriti nei corsi di formazione obbligatori: «Senza soldi, tra chilometri e aule roventi per acquisire competenze teoriche che, nei fatti, abbiamo già ampiamente maturato sul campo in anni di tirocinio pratico negli enti utilizzatori. Non percepiamo alcuna forma di sostegno economico o sussidio da almeno 6/8 mesi. Per frequentare le lezioni obbligatorie, diversi affrontano a proprie spese quotidianamente trasferte tra i 90 e i 150 km in totale (tra andata e ritorno) pur non più giovanissimi, con tutto ciò che questo comporta». «Non siamo numeri da inserire in qualche statistica, ma famiglie calabresi che pretendono il rispetto dei propri diritti fondamentali, tra cui una prospettiva di lavoro chiara e trasparente», concludono fiduciosi di ottenere un celere riscontro alle istanze esternate e la convocazione immediata di un tavolo di confronto con gli uffici regionali competenti.
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