Ha fatto tappa, a Reggio, la Commissione parlamentare che indaga sulle condizioni occupazionali in Italia, sui casi di sfruttamento e sulle garanzie di sicurezza nei luoghi di lavoro.
A Reggio e nel territorio provinciale è arrivata una delegazione, composta dal presidente Tino Magni, dalla vicepresidente Susanna Camusso e dai parlamentari Tilde Minasi e Marco Lombardo. L’obiettivo è raccogliere dati per contrastare il caporalato e ogni altra forma di sfruttamento, soprattutto nel comparto agricolo ma non solo.Il primo confronto istituzionale si è tenuto a Palazzo del Governo.
Il prefetto Clara Vaccaro ha da tempo avviato un tavolo permanente con associazioni e forze dell’ordine, culminato nella firma di protocolli d’intesa. Un percorso che la Commissione ha apprezzato, ribadendo che il fenomeno del caporalato è radicato in tutto il Paese e coinvolge diversi settori produttivi.
È stato un momento di discussione a 360 gradi che ha messo intorno al medesimo tavolo istituzioni, forze di polizia, magistrati, enti di vigilanza, sindacati e rappresentanti del mondo imprenditoriale. Lo scopo era quello di raccogliere dati aggiornati sul fenomeno e definire misure più incisive per prevenirlo e combatterlo.La Calabria, regione dalla marcata identità agricola, rappresenta ancora oggi uno dei punti più critici nella lotta contro l’intermediazione illegale di lavoratori. Qui lo sfruttamento si lega spesso a povertà economica, esclusione sociale e fragilità di chi lavora.Il fulcro del confronto è stato il superamento di una logica basata solo sulla repressione. Si è parlato della necessità di agire sulle cause che alimentano il ricatto sul lavoro: l’assenza di servizi fondamentali, la carenza di alloggi adeguati, le problematiche legate alla mobilità e la mancanza di percorsi concreti per l’inclusione sociale.
«Si diffonde – sottolinea Magni – perché troppo spesso si punta sulla concorrenza schiacciando i diritti di chi lavora: retribuzioni basse, massima flessibilità e gestione disinvolta della manodopera. È questa la logica da combattere. Ma per farlo servono presupposti diversi. Prima di tutto va riconosciuto che gli stranieri sono una risorsa per l’Italia, non solo nei campi ma in tutti i comparti. E come tali vanno considerati»
«Io – precisa ancora Magni – sono per il riconoscimento della cittadinanza ai migranti, non per la loro espulsione. È da lì che si parte. Negare la questione così com’è significa allontanarsi da qualsiasi risposta. Invece la risposta deve valere da Nord a Sud. Dobbiamo far sentire questi lavoratori parte integrante della società. È il modo migliore per favorire l’integrazione».
Anche Camusso evidenzia una mancanza di responsabilità sistemica, acuita dalle differenze interne alla maggioranza e alla stessa Commissione. Un altro punto emerso negli ascolti, e ripreso dall’ex leader della Cgil, riguarda il Decreto Flussi: le sue regole e la scarsa efficacia nell’applicazione. Solo l’8,6% di chi entra legalmente riesce poi a ottenere un permesso di soggiorno o un contratto regolare. Proprio queste debolezze vengono sfruttate dai caporali.
Minasi ha ringraziato Vaccaro per aver messo insieme gli attori coinvolti e ha auspicato una visione complessiva del problema. «Da noi spesso manca la capacità di fare rete per affrontare criticità complesse. Qui invece ho trovato un tavolo solido. È diverso quando si passa al confronto con sindacati e imprese, dove il lavoro è ancora tanto. Capisco le piccole e medie aziende, strette tra costi e prezzi imposti dalla grande distribuzione. È una catena da rivedere tutta: non si può tutelare solo il lavoratore, informandolo e accompagnandolo, senza aiutare anche l’impresa. Pretendiamo che aderisca a standard di qualità, ma poi non difendiamo il valore del prodotto».
Per Lombardo il dato centrale è che i protocolli firmati in Prefettura spingano magistratura, ispettorato, Comuni e Regione a scambiarsi informazioni per lavorare in ottica preventiva. «Se vogliamo superare la logica delle emergenze e dell’attualità – afferma – dobbiamo investire sulla prevenzione. L’intento è chiudere con le pagine più buie, recenti e meno recenti, e puntare su modelli come la fattoria sociale. Serve un sistema che dia supporto economico e sociale ai migranti, contrasti la marginalizzazione e promuova l’inserimento nelle comunità locali. Le priorità sono casa, mobilità e politiche migratorie: il permesso deve servire a lavorare, non si deve lavorare per ottenere il permesso».
La proposta finale di Lombardo è quella di mettere insieme tre assi: formazione e sensibilizzazione, welfare sociale e repressione.