Home » Porto di Gioia Tauro, Lucano sui container diretti ad Israele: “Nessuna autorizzazione”

Porto di Gioia Tauro, Lucano sui container diretti ad Israele: “Nessuna autorizzazione”

L'europarlamentare si è recato al porto con Marra di Usb e Patrizio di Bsd, avendo conferma dalle autorità si tratti di acciaio Dual Use

di Sebastiano Plutino
2 letture

“Nessun via libera. 17 container bloccati al porto di Gioia Tauro, con all’interno acciaio per uso bellico e come destinazione finale Israele, restano in Calabria”. Lo afferma in una nota l’europarlamentare Mimmo Lucano dopo essersi recato allo scalo per chiedere chiarezza sul traffico di materiale “Dual Use”, fermo da mesi nel porto calabrese e destinato ufficialmente ad Haifa, il più grande scalo marittimo di Israele, e dopo le notizie sull’autorizzazione alla partenza del carico.

“In qualità di europarlamentare, per verificare che l’Italia non sia complice del genocidio del popolo palestinese consentendo l’invio di container contenenti materiale bellico verso Israele – prosegue Lucano – oggi, insieme a Peppe Marra, del sindacato Usb e Orsa Porti, e Patrizio di Bds Calabria, mi sono recato al porto di Gioia Tauro per effettuare una visita e chiedere chiarimenti urgenti. Le autorità doganali hanno confermato ufficialmente che il materiale contenuto nei container è acciaio Dual Use, pertanto non abbiamo più dubbi. Inoltre, le autorità doganali ci hanno riferito che i container sono stati sottoposti a procedura catch-all per verificare l’utilizzo dell’acciaio e che, fino all’arrivo della documentazione Uama, i container resteranno in sospeso. E noi con loro”.

“Temo – conclude Lucano – che l’irresponsabilità dei governi stia mettendo a rischio i diritti fondamentali, relegandoli a ‘questioni marginali’, come se quanto sta accadendo in Palestina fosse secondario e non meritasse di essere al centro dell’agenda dei governi. Eppure assistiamo a uno scenario in cui la violenza efferata annienta il diritto di esistere di un intero popolo. È nostro dovere ribellarci. Non possiamo accettare che il Governo italiano continui ad intrattenere rapporti commerciali con lo Stato di Israele. Non possiamo permettere che i porti europei diventino strumenti di guerra”.

Potrebbe interessarti: