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Truffa alla Banca “Revolut”: aperto dalla Procura di Reggio un fascicolo su hackeraggio

Tra gli indirizzi clonati, nella truffa ai danni dell'azienda di servizi bancari del Regno Unito, anche la PEC della Prefettura

di Sebastiano Plutino
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La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un’inchiesta sul caso dell’azienda di servizi bancari del Regno Unito Revolut alla quale, servendosi di una email istituzionale compromessa appartenente alla Prefettura di Reggio Calabria, hacker hanno chiesto e ottenuto dati di clienti.

Il reato ipotizzato è il 615 ter comma 3 del codice penale, intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse.

Stando a quanto si apprende, al momento gli investigatori non hanno la certezza che sia stato compromesso un computer della Prefettura o del Viminale.

 

Truffa alla banca “Revolut”: hacker rivendicano anche l’appropriazione di dati della Polizia Italiana

Un gruppo di hacker che si fa chiamare “iamnotavillain”, contattato dal Financial Times tramite Telegram, ha rivendicato la violazione della banca digitale britannica Revolut, sostenendo di aver ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell’Interno italiano.

Il gruppo ha affermato di possedere circa 147 gigabyte di dati interni delle forze dell’ordine italiane.

Per mesi si sarebbero finti agenti, chiedendo alla banca indirizzi, telefoni e cronologie di transazioni.

 

Truffa alla banca “Revolut”: attivata anche la Dna

Si è attivata anche la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo – a quanto si apprende – sul caso della truffa alla banca Revolut, portata a segno utilizzando un account della prefettura di Reggio Calabria.

I magistrati della Dna intervengono quando la violazione riguarda un ente governativo.

La prima informativa della Polizia postale dà conto di un’azione molto sofisticata. Si sta cercando di capire se l’email certificata della prefettura sia stata ‘bucata’ oppure clonata. Analisi sono in corso anche sulla rivendicazione apparsa a nome del gruppo ‘iamnotavillain’ e si sta monitorando il dark web per verificare un’eventuale messa in vendita di dati trafugati ai correntisti della fintech inglese.

 

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