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Costa Viola, cresce la mobilitazione contro il mega impianto idroelettrico Edison

Il Comitato Spontaneo per la Difesa della Costa Viola alza la voce: preoccupano i rischi geologici, l’impatto ambientale e la mancanza di trasparenza sul progetto a Favazzina.

di F M
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La Costa Viola è al centro di un acceso dibattito che vede contrapposti la multinazionale Edison S.p.A. e un folto gruppo di cittadini, esperti e associazioni ambientaliste. Al centro della disputa c’è il progetto di un impianto di accumulo idroelettrico a pompaggio di acqua marina, che la società vorrebbe realizzare tra la costa di Favazzina e il versante di Melia (Scilla).

l’opera, attualmente in fase di valutazione presso il Ministero dell’Ambiente (MASE), prevede la creazione di un bacino artificiale a circa 600 metri di quota, collegato al mare attraverso chilometri di condotte e gallerie sotterranee. L’obiettivo sarebbe quello di utilizzare l’acqua di mare per l’accumulo energetico, ma il piano ha scatenato forti dubbi sin dalla sua presentazione.

Il Comitato Spontaneo per la Difesa della Costa Viola, supportato da diverse realtà civiche e tecniche, ha elencato una serie di criticità che, secondo gli attivisti, rendono l’opera incompatibile con il territorio:

  • Fragilità Geologica: Il recente episodio di una frana proprio nell’area di interesse ha riacceso i riflettori sulla pericolosità di effettuare scavi – potenzialmente anche con l’uso di esplosivi – in un versante notoriamente instabile.

  • Impatto Ambientale: L’area interessata ricade in zone di pregio, come la Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Costa Viola” e la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Fondali di Scilla”. Il timore è che l’opera comprometta in modo irreversibile ecosistemi marini e terrestri unici.

  • Trasparenza e Partecipazione: Il Comitato denuncia da tempo una gestione del procedimento “opaca”, sottolineando come la popolazione locale sia stata tenuta all’oscuro per lungo tempo, senza un reale confronto pubblico sulle ricadute (spesso ritenute scarse per il territorio) dell’impianto.

L’ obiettivo è chiaro: rompere il silenzio delle istituzioni e pretendere un processo decisionale che metta al primo posto la salvaguardia del territorio e la sicurezza dei cittadini.

“Non è una battaglia ideologica, ma la difesa responsabile di un patrimonio che appartiene a tutti”, ribadiscono i membri del Comitato, invitando la comunità a restare vigile sull’iter ministeriale.

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