Si è chiusa all’Università Mediterranea di Reggio Calabria l’edizione 2026 di #NonCiFermaNessuno.
Per il dodicesimo anno consecutivo la campagna sociale motivazionale di Luca Abete ha fatto tappa nelle Università italiane per esplorare le diverse forme di disagio giovanile. In Calabria l’ultimo atto del tour che ha visto la partecipazione di oltre 200 studenti dell’Ateneo e una folta rappresentanza di studenti degli istituti superiori cittadini. Complessivamente l’iniziativa si è svolta in otto tappe, con più di 3.000 studenti in aula e oltre 5 milioni di utenti social.
“A Reggio Calabria – afferma Abete – oggi non ho trovato studenti in cerca di scorciatoie. Ho trovato ragazzi che provano a costruirsi un orientamento in mezzo a un mondo che cambia continuamente idea. Che promette cose che poi non accadono. Che pratica disimpegno su temi cari alle nuove generazioni”.
Un progetto, è scritto in una nota, “divenuto appuntamento fisso nei calendari accademici che a 15 studenti per tappa, 120 in totale, ha offerto l’opportunità di partecipare al Laboratorio dei Linguaggi della Comunicazione Giovanile diretto da Luca Abete”. “Un vero e proprio cantiere di idee – aggiunge Abete -. Uno spazio interattivo in cui i ragazzi hanno potuto esprimersi con i codici della loro generazione. E poi ci siamo divertiti a provocare, nel senso più costruttivo del termine: stimolare domande, scuotere coscienze, accendere riflessioni”.
“Abbiamo avuto il piacere – afferma il rettore Giuseppe Zimbalatti – di ospitare l’unica tappa calabrese del 2026 di #NonCiFermaNessuno. Come Università abbiamo a cuore lo stato di salute mentale dei nostri ragazzi. In aula uno spazio di ascolto autentico e vero in cui condividere sentimenti comuni a un’intera generazione”.
Alagie Jallow, studente della Facoltà di Scienze Economiche originario del Gambia, ha ricevuto il Premio #NonCiFermaNessuno.
“Dopo la morte dei miei genitori – racconta – sono stato costretto a lasciare il mio Paese. In Libia sono stato catturato da dei banditi che per sei mesi mi hanno tenuto prigioniero, ai lavori forzati. Pensavo di non farcela, ringrazio Dio di essere ancora vivo. Poi sono arrivato qui in Italia in gommone e ho trovato una famiglia che mi ha dato la possibilità di ricominciare una nuova vita. A tutti dico: le difficoltà esistono, tutti cadiamo, ma dobbiamo imparare a rialzarci parlandone. Sono le basi per una vita libera”. Al premiato è stato consegnato un manufatto realizzato dagli artigiani 2.0 di Polilop. In autunno sarà inoltre protagonista dell’evento di premiazione di fine anno che coinvolgerà 50 Università italiane.
Gli Euro-Talks, realizzati in collaborazione con l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire, hanno valorizzato le differenze culturali, portando in aula le testimonianze di studentesse e studenti che hanno preso parte al programma.
“A dodici anni dalla prima tappa – conclude Abete – io una certezza ce l’ho. Accorciare le distanze tra noi è la formula vincente che abbatte la solitudine, alleggerisce il peso delle giornate e aiuta a urlare: #NonCiFermaNessuno”.