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300 persone in corteo a Cosenza per chiedere “verità” sulla morte di Mohamed Amin Bessioud, caduto dal balcone durante una perquisizione300

In 300, a Cosenza, hanno chiesto giustizia per il 25enne. La madre: "L'hanno lasciato saltare nel vuoto". Legale annuncia esposto in Procura

di redazione
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Circa 300 persone hanno partecipato, ieri sera, a Cosenza al corteo promosso per chiedere verità e giustizia sulla morte di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne di origini tunisine deceduto nei giorni scorsi dopo essersi gettato dal terzo piano della sua abitazione durante un controllo dei carabinieri.

La manifestazione, alla quale hanno preso parte esponenti della società civile, rappresentanti politici e il vescovo dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato, si è snodando lungo le strade cittadine.

In testa al corteo i partecipanti hanno esposto grandi striscioni con le scritte “Giustizia per il nostro Momo” e “Eri, sei e sarai per sempre il guerriero della luce che illuminerà sempre i nostri cuori”, accompagnati da volantini con la foto del giovane e diversi palloncini bianchi fatti salire in cielo.

L’iniziativa punta a sollecitare la piena chiarezza della dinamica dei fatti, attualmente al vaglio della Procura della Repubblica di Cosenza, e delle modalità operative adottate dalle forze dell’ordine nel corso del controllo svolto all’interno dell’appartamento del giovane.

 

 

Il legale della famiglia annuncia una denuncia in Procura

 

Presenterà una denuncia formale alla Procura della Repubblica di Cosenza l’avvocato Osvaldo Rocca, legale della famiglia di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne di origini tunisine che si è gettato nei giorni scorsi dal terzo piano del suo appartamento a Cosenza durante una perquisizione dei Carabinieri e successivamente deceduto.

L’obiettivo del legale è fare piena luce sulle modalità operative adottate dalle forze dell’ordine nel corso del controllo.
L’ avvocato ha reso noto di aver inoltrato una sollecitazione al pubblico ministero affinché, nell’ambito dell’esame autoptico, vengano verificati eventuali segni sul corpo del giovane, con particolare riferimento ai polsi, al fine di accertare o escludere l’uso delle manette durante la perquisizione.

 

 

 

La madre: “Lo hanno lasciato cadere nel vuoto”

 

“Mio figlio non si è lanciato da solo, lo hanno lasciato saltare davanti ai miei occhi e poi lo hanno calpestato mentre moriva”. A dirlo Nabila, madre di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne deceduto nei giorni scorsi a Cosenza dopo essere precipitato dal terzo piano della sua abitazione durante un controllo dei carabinieri.

La donna, ricostruendo i momenti della tragedia, ha parlato di intimidazioni e un tentativo di prelevamento forzato ai suoi danni per un ricovero psichiatrico, al fine di screditarla in quanto unica testimone oculare dei fatti.

Nabila ha parlato davanti al palazzo in cui abita e sotto il quale si sono radunate circa 300 persone per una manifestazione di solidarietà promossa dai collettivi cittadini per chiedere verità e giustizia sulla morte di Mohamed. Al presidio è presente anche il vescovo di Cosenza, monsignor Giovanni Checchinato, insieme ad diversi esponenti della politica locale.

La madre— che ha ricordato il percorso universitario e sportivo del figlio tra l’Italia e la Francia e i suoi passati problemi giudiziari dai quali stava cercando di uscire — ha detto di non riporre più fiducia nelle istituzioni e di chiedere giustizia, denunciando un clima di pressione e presunti soprusi subiti dalla famiglia all’interno delle mura domestiche.

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