redazione
Con l’arrivo della bella stagione, l’Aspromonte torna a essere meta di escursionisti, amanti della natura e visitatori che scelgono di scoprire lo straordinario territorio del Parco attraverso la sua ricca rete di sentieri. Un patrimonio che permette di attraversare e vivere appieno boschi, vallate e paesaggi diversi e di conoscere da vicino le tante meraviglie di questo territorio.
Ma proprio in questo periodo è importante prestare particolare attenzione alle condizioni dei percorsi.
Il maltempo che ha interessato l’Aspromonte nei mesi scorsi ha provocato alcuni danni lungo la rete sentieristica. Per questo, alcuni tratti sono ancora interessati da interventi di manutenzione e non devono essere intrapresi.
Il CAI (Club Alpino Italiano), nell’ambito della convenzione con l’Ente Parco, continua a monitorare la rete sentieristica, verificando le condizioni dei diversi percorsi e individuando le situazioni che necessitano di interventi.
Tra i tratti attualmente non percorribili ci sono, in particolare, il sentiero che va da Montalto verso Polsi e da Polsi verso San Luca. Gli interventi di manutenzione necessari sono previsti a breve, ma fino al completamento dei lavori è importante non avventurarsi lungo questi percorsi.
Per chi decide di mettersi in cammino, dunque, la raccomandazione è di informarsi sempre sulle condizioni del sentiero che si vuole percorrere prima di partire. È altrettanto importante seguire la segnaletica, rispettare eventuali divieti e prestare attenzione alle indicazioni presenti lungo il percorso.
Per avere informazioni aggiornate è possibile rivolgersi al CAI, attraverso i contatti disponibili sul sito https://organizzazione.cai.it/sez-reggio-calabria/. Un’attenzione particolare riguarda poi le “forre”, ambienti naturali tanto suggestivi quanto potenzialmente pericolosi. La loro percorrenza è vietata dal Piano e dal Regolamento del Parco e i relativi divieti devono essere rispettati.
L’Aspromonte è un territorio tutto da vivere e conoscere, ma farlo significa anche rispettarne le regole e le condizioni. Rispetto delle regole, prescrizioni, prudenza e buon senso devono accompagnare ogni escursione, soprattutto dopo eventi meteorologici che possono aver modificato anche significativamente la situazione dei sentieri. Seguire cartellonistica, indicazioni e prescrizioni è fondamentale.
Chiodi in strada a Bivongi: Falcomatà esprime solidarietà alla Sindaca e alla Comunità
“Esprimo personalmente vicinanza alla sindaca del piccolo comune della Vallata dello Stilaro «Un gesto gravissimo, vile e sconsiderato, che va stigmatizzato con assoluta fermezza”. È quanto dichiara il consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, esprimendo la propria profonda solidarietà e vicinanza alla sindaca di Bivongi, Graziella Zaffino, all’Amministrazione comunale e all’intera cittadinanza colpita dal grave episodio di sabotaggio avvenuto in occasione del Mercato della Badia. Il Consigliere regionale democrat ha rivolto personalmente la sua vicinanza alla sindaca del piccolo comune della Vallata dello Stilaro.
«Disseminare chiodi nell’asfalto lungo l’arteria di accesso al paese – sottolinea Falcomatà – non è soltanto un atto di inciviltà che ha provocato ingenti danni a molti automobilisti, ma un vero e proprio attentato alla sicurezza e all’incolumità delle persone. Un’azione mirata a sabotare un momento fondamentale di festa, promozione e valorizzazione per Bivongi e per l’intera vallata dello Stilaro».
«A Grazia Zaffino, amministratrice determinata e appassionata, e a tutti i cittadini di Bivongi va il mio abbraccio più sincero. Chi immagina di intimidire una comunità operosa o di frenare il percorso di crescita di un territorio con metodi barbari ha sbagliato di grosso. La risposta della Calabria migliore è da sempre l’unità, la fermezza e il rifiuto netto di ogni forma di sopraffazione».
«Confidiamo pienamente nel lavoro rapido e rigoroso delle forze dell’ordine – conclude il consigliere regionale – affinché i responsabili di questo atto indegno vengano individuati al più presto. Le istituzioni sono e rimarranno sempre al fianco dei sindaci in prima linea e delle comunità che difendono la propria dignità e la voglia di futuro».
Mario Venuti e Nobraino in concerto a Cinquefrondi per il “Derive festival 2026”
Otto edizioni, otto estati, la stessa idea di fondo: portare la musica dove la musica di solito non arriva.
Torna Derive Festival, il progetto che dal 2018 mescola concerti e cammino, palchi e sentieri, trasformando ogni estate pezzi di Calabria in un racconto da attraversare con una tradizione che si rinnova, di volta in volta, restando fedele a se stessa.
Quest’anno, il 24 e 25 agosto, il festival scrive una nuova pagina del suo percorso itinerante, spingendosi per la prima volta sul versante tirrenico della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Ad ospitare le due serate sarà Piazza della Repubblica di Cinquefrondi, che per due notti diventerà il centro della musica.
Dietro il progetto c’è APS Laboratori Musicali ETS di Reggio Calabria, che porta avanti la manifestazione insieme al Comune di Cinquefrondi . Un percorso costruito negli anni per consolidare quello che oggi è diventato un appuntamento fisso nel panorama musicale calabrese.
A firmare l’edizione 2026 sono Teresa Mascianà e Gabriele Marcianò per la direzione artistica, Cinzia Palumbo per il web e il graphic design, Maria Piccolo Winning per la segreteria di produzione, Lex Mauro per l’audio e Gigi Marino per le luci. Tutto è nato nel 2018 dall’intuizione dell’antropologo Ettore Castagna, che ha impresso al festival un’identità precisa fin dall’inizio: uscire dai circuiti soliti, andare a cercare borghi, contrade e luoghi dimenticati, e farlo attraverso un’esperienza che tiene insieme concerto, cammino urbano e scoperta del territorio. Un’impostazione che negli anni non è mai cambiata, e che ha permesso al festival di costruirsi una propria identità riconoscibile.
Fedele a questa vocazione, anche il cartellone ha sempre puntato su artisti di qualità, spesso lontani dai grandi circuiti commerciali ma capaci di lasciare il segno. Sul palco del Derive, negli anni, sono passati nomi come Nada, Marina Rei, ‘O Zulù, Folkabbestia, Lorenzo Kruger, A Toys Orchestra, Il Parto delle Nuvole Pesanti, Re Niliu, Eusebio Martinelli & Gipsy Orkestar, Daniele Sepe, Capitan Capitone, Kiave, Rhegium Jazz Orchestra, The Niro, Soviet Soviet, Villazuk, Pino Marino, Fabio Macagnino, Killing Cartisano, Carmine Torchia, Emanuele Colandrea, Zaminga, Murnau e Alex Perdido: un elenco che racconta bene come il festival abbia saputo crescere senza perdere la propria cifra. L’edizione 2026 va nella stessa direzione.
Si parte lunedì 24 agosto, alle 22.00, con i Nobraino: una delle band più identitarie della scena indipendente italiana, tornata da poco sui palchi dopo una pausa e reduce da un tour che sta facendo il pieno ovunque. Con loro anche Lorenzo Kruger, volto storico del festival, che al Derive è di casa.
Martedì 25 agosto, sempre alle 22.00, tocca a Mario Venuti, una delle voci più raffinate del cantautorato italiano, in compagnia di Tony Canto. Un concerto pensato per essere intimo più che spettacolare, fatto di canzoni che si alternano e si incrociano, in un dialogo musicale che promette di lasciare il segno.
Entrambe le serate si terranno in Piazza della Repubblica, con ingresso libero grazie al sostegno del Comune di Cinquefrondi e di APS Laboratori Musicali ETS.
Otto anni dopo il primo passo, Derive Festival resta fedele alla sua natura: un laboratorio culturale che si muove, che collega persone e territori attraverso la musica, e che continua a raccontare la Calabria che spesso resta fuori dai riflettori.
PROGRAMMA DERIVE FESTIVAL 2026
24 agosto 2026 – ore 22.00
NOBRAINO
Piazza della Repubblica – Cinquefrondi (RC)
25 agosto 2026 – ore 22.00
MARIO VENUTI & TONY CANTO
Piazza della Repubblica – Cinquefrondi (RC)
Ingresso gratuito.
Organizzazione
APS Laboratori Musicali ETS
Comune di Cinquefrondi
Direzione artistica
Gabriele Marcianò – Teresa Mascianà
Comune di Villa: Il capogruppo di FI, Santoro, attacca: “Biblioteca e Consiglio, 4 anni di occasioni perdute”
Il Consiglio comunale non è un semplice passaggio formale dell’attività amministrativa. È, o dovrebbe essere, il luogo più alto del confronto democratico cittadino: lo spazio in cui maggioranza e opposizione si misurano sulle idee, sulle scelte e sulle responsabilità, davanti alla comunità che entrambe sono chiamate a rappresentare.
Per anni, anche a Villa San Giovanni, il Consiglio è stato vissuto come un momento vero di partecipazione. Le sedute erano seguite, talvolta accese, spesso dure, ma proprio per questo capaci di restituire ai cittadini la percezione di una politica viva. I consiglieri intervenivano, replicavano, interrogavano l’Amministrazione, difendevano le proprie posizioni. Il confronto poteva essere aspro, ma aveva un valore: permetteva alla città di conoscere, capire e giudicare.
Oggi quella funzione appare progressivamente indebolita dal metodo Caminiti-Trecroci. Troppo spesso il dibattito consiliare viene ricondotto entro confini rigidi, quasi burocratici, con una lettura del regolamento che finisce per comprimere il confronto invece di garantirlo. Le sedute si svuotano, i cittadini si allontanano, la discussione si riduce e il rischio è che il Consiglio perda proprio ciò che dovrebbe renderlo essenziale: libertà di parola, controllo politico-amministrativo e confronto pubblico.
In questo quadro assume un rilievo particolare il ruolo della Presidente del Consiglio comunale. La Presidenza non è un’estensione della maggioranza, né può essere percepita come tale. È una funzione di garanzia. Chi presiede l’Assemblea deve tutelare tutti i consiglieri, assicurare equilibrio, favorire il dibattito e custodire il diritto delle minoranze a svolgere pienamente il proprio mandato.
La Presidente, eletta anche con il voto e la fiducia di esponenti della minoranza, avrebbe dovuto incarnare proprio questa terzietà, accettando la delega alla cultura, pubblica istruzione e biblioteca. È su questo terreno che, dopo quattro anni, il giudizio politico diventa inevitabilmente severo: quando le opposizioni avvertono che il regolamento viene utilizzato più per limitare che per garantire il confronto, quando una richiesta di discussione su un tema delicato incontra ostacoli, il problema non è più soltanto procedurale. Diventa un problema di qualità democratica delle istituzioni.
Ed è proprio qui che nasce la nostra indignazione, quando il tema che si tenta di rinviare o di non affrontare è la Biblioteca comunale, il problema non è più il regolamento. Il problema è la Biblioteca. Il problema è il nostro patrimonio librario.
Villa San Giovanni possiede un patrimonio di straordinario valore, una Biblioteca che rappresenta uno dei presìdi culturali più importanti dell’Area dello Stretto, con libri e volumi di grande pregio costruiti e custoditi nel tempo per la comunità, da tutte le diverse amministrazioni. Non parliamo quindi soltanto di un edificio chiuso, parliamo della memoria culturale della città, di un bene pubblico che appartiene a tutti e che dopo oltre quattro anni rischia di subire danni difficilmente recuperabili.
Quei libri non sono scatole da spostare da un luogo all’altro. Sono la storia, la cultura e l’identità di una comunità. Sono libri che generazioni di studenti, insegnanti, studiosi e cittadini hanno consultato, sfogliato, amato. Sapere che una parte così preziosa del patrimonio cittadino resta da anni sottratta alla fruizione pubblica, chiusi dentro scatoloni e che il tempo può comprometterne la conservazione, contro ogni regolamento non può essere considerato un dettaglio amministrativo.
È questo il punto che rende incomprensibile il rifiuto o il rinvio del confronto. Su altre interrogazioni, in questi anni, abbiamo sopportato rigidità, risposte tardive, interpretazioni del regolamento e atteggiamenti che non abbiamo condiviso. Abbiamo protestato, talvolta abbiamo insistito, altre volte abbiamo scelto di andare avanti. Ma sulla Biblioteca no. Su questo tema non possiamo e non vogliamo fare un passo indietro.
Perché non stiamo difendendo una prerogativa personale né conducendo una battaglia sul regolamento consiliare. Stiamo difendendo la Biblioteca di Villa San Giovanni. Stiamo chiedendo che il Consiglio comunale possa parlare apertamente del destino di un patrimonio librario che appartiene alla città e che, dopo quattro anni, merita finalmente risposte serie.
Come capogruppo consiliare di Forza Italia sento ancora più forte il dovere politico e istituzionale di porre questa questione all’attenzione del Consiglio comunale e dell’intera città. Non è una battaglia personale né di parte, ma una responsabilità che riguarda la tutela di un patrimonio che appartiene a tutta Villa San Giovanni.
E questo assume un peso ancora maggiore perché la delega alla Biblioteca appartiene alla Presidente del Consiglio. La stessa figura istituzionale chiamata a garantire il diritto dei consiglieri al confronto è anche politicamente responsabile di una materia sulla quale il confronto viene rinviato. Proprio per questo ci saremmo aspettati la massima disponibilità a discutere, spiegare e rendere conto alla città di quanto fatto in questi anni.
La Sindaca, quale vertice dell’Amministrazione, e la Presidente del Consiglio, titolare della delega alla Biblioteca, non possono sottrarsi a una questione tanto importante. Dopo oltre quattro anni la città ha il diritto di sapere che cosa è stato fatto concretamente, come è stato tutelato il patrimonio librario e quando la Biblioteca potrà tornare ad essere un luogo vivo, aperto e pienamente fruibile.
E diventano vane tutte le attività messe in campo attraverso gli eventi di “Correnti” per cercare di valorizzare il territorio, promuoverne la cultura e raccontarne l’identità, se poi non si ha altrettanto a cuore la tutela concreta del patrimonio culturale che Villa San Giovanni già possiede. Valorizzare un territorio significa certamente creare occasioni, eventi e momenti di incontro, ma significa prima di tutto custodire ciò che abbiamo ricevuto e impedire che venga disperso. Non può esserci vera promozione culturale se, mentre si guarda all’esterno, si lascia nell’incertezza il destino della Biblioteca comunale e del suo prezioso patrimonio librario.
Le domande amministrative esistono e saranno poste nelle sedi opportune. Ma vengono dopo. Prima viene una scelta politica, decidere se la Biblioteca sia davvero una priorità. Per noi lo è. Ed è proprio per questo che non accettiamo che una discussione tanto importante venga spostata, attenuata o rinviata.
Chiediamo di poter discutere in Consiglio comunale di uno dei beni più preziosi della nostra città. Se esistono difficoltà, si dicano. Se esistono ritardi, si spieghino. Se mancano risorse, si abbia il coraggio di affrontare pubblicamente anche questo tema. Ma non si impedisca al Consiglio di parlarne.
Perché la Biblioteca non appartiene alla Sindaca, alla Presidente del Consiglio, alla maggioranza o all’opposizione. Appartiene a Villa San Giovanni. E il suo patrimonio librario appartiene idealmente a ogni bambino che potrebbe scoprire lì il piacere della lettura, a ogni studente che potrebbe trovarvi uno spazio di studio, a ogni cittadino che potrebbe ritrovarvi una parte della propria storia.
È per questo che, su questa vicenda, non faremo passi indietro. Abbiamo potuto sopportare molto nel confronto consiliare, anche quando non ne condividevamo i metodi. Ma non possiamo accettare il silenzio o il rinvio quando in gioco c’è un patrimonio culturale che rischiamo di perdere. La Biblioteca è troppo importante per essere ridotta a una questione procedurale.
Il Consiglio comunale deve tornare ad essere il luogo in cui anche gli argomenti scomodi vengono affrontati. E la Biblioteca deve tornare ad essere il luogo in cui la città legge, studia, si incontra e cresce. Sono due battaglie che si incontrano in un unico principio: il rispetto della comunità e dei beni che le appartengono.
Dopo quattro anni non chiediamo l’ennesimo annuncio. Chiediamo tutela per i libri, rispetto per il patrimonio librario, chiarezza sulle responsabilità e un confronto pubblico vero. E soprattutto chiediamo che Villa San Giovanni possa riavere la sua Biblioteca.
Perché su tutto si può discutere. Su tutto si può anche attendere il tempo necessario per trovare una soluzione. Ma quando si rischia di perdere un patrimonio culturale costruito negli anni, il silenzio non è più prudenza e il rinvio non è più una risposta.
Sulla Biblioteca, no. Qui non arretriamo.
L’Autorità Giudiziaria spagnola ha disposto la consegna all’Italia di Domenico Paviglianiti, ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero, nei cui confronti era pendente un Mandato di Arresto Europeo derivante da un ordine di esecuzione della Procura della Repubblica di Bologna per cumulo pene di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi.
Il medesimo è stato catturato dalla Policía Nacional del Regno di Spagna il 26 giugno u.s., in un’operazione congiunta con il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria.
Domenico Paviglianiti è stato scortato da personale dell’Unità I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, affiancato da militari della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, che hanno prelevato il soggetto presso l’aeroporto di Madrid – Barajas, prendendolo in consegna dalla Policía Nacional, per trasferirlo presso l’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” di Roma Fiumicino, ove, per le operazioni di sbarco, il dispositivo si è avvalso anche del supporto operativo del Gruppo Guardia di Finanza Fiumicino e dello S.C.I.C.O.
Da qui, dopo il fotosegnalamento e la notifica del mandato da parte della Polizia di Frontiera Aerea, il soggetto rimpatriato è stato concentrato, ad opera della Polizia Penitenziaria, presso la Casa Circondariale ove inizierà la sua detenzione sotto la giurisdizione italiana.
Resosi irreperibile dal 2022, il Paviglianiti è stato individuato dalla Guardia di Finanza e dall’UDYCO Central (Unidad de Droga y Crimen Organizado), divisione della polizia spagnola specializzata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali internazionali, sulla scorta della cooperazione giudiziaria e di quella di polizia.
Fuscaldo Marina (CS): folla e commozione per l’ultimo saluto all’operaio pestato a morte
Si sono svolti in un’affollatissima chiesa di Santa Maria del Rosario a Fuscaldo Marina i funerali di Antonio Perrotta, il 34enne operaio di Fuscaldo, nel Cosentino, deceduto nei giorni scorsi a seguito di una colluttazione nei pressi di una discoteca di Sangineto.
Sulla balaustra delle scale d’ingresso del luogo di culto è stato appeso uno striscione con su scritto: “Giustizia per Antonio”. In testa al corteo funebre i familiari.
A breve distanza i sindaci di Fuscaldo, Giacomo Middea, e di Sangineto, Michele Guardia. (ANSA)
Rizziconi (RC): estraeva illecitamente materiale dal fiume Petrace, un arresto e un’impresa posta sotto sequestro
Un arresto ed un’impresa di lavorazione e fornitura di materiali per la produzione di cemento posta sotto sequestro: è questo il risultato di una articolata attività d’indagine condotta dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera e dalla Polizia di Stato, coordinata dalla competente Procura di Palmi, nell’ambito di un’indagine finalizzata a fare luce su un sistema di estrazione, trasporto e lavorazione di materiale inerte proveniente direttamente dal fiume Petrace.
L’indagine ha preso avvio da una serie di accertamenti sul territorio inerenti alle aziende insistenti lungo il corso del fiume Petrace e si è sviluppata attraverso attività di monitoraggio di una attività produttiva presente nell’area del Comune di Rizziconi. Le verifiche hanno permesso di documentare l’estrazione di materiale dall’alveo del fiume, che veniva poi utilizzato nelle successive fasi di lavorazione da parte dell’impresa, produttrice di materiale utilizzato quale componente per cementi.
L’attività di Polizia Giudiziaria ha visto l’intervento congiunto dei militari della Guardia Costiera e del personale della Sezione Investigativa del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro mentre erano in corso le operazioni di prelevamento di materia dalle sponde di fiume. Il conduttore del mezzo utilizzato per asportare il materiale è stato tratto in arresto in flagranza di reato, mentre l’intera area in cui insiste l’impresa nonché i veicoli operativi ad essa riconducibili sono stati posti sotto sequestro. Il titolare della ditta deferito all’Autorità Giudiziaria.
L’operazione, posta in essere da Capitaneria Di Porto – Guardia Costiera e Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, si inserisce nel più ampio quadro delle attività svolte a tutela dell’ambiente e del territorio della Piana di Gioia Tauro, con particolare attenzione alla salvaguardia dei corsi d’acqua e al contrasto delle condotte illecite connesse.
Chiodi sull’asfalto all’inaugurazione del Mercato della Badia di Bivongi, Cirillo: “Gesto vigliacco”
Lutto per il Foro di Reggio Calabria che piange la scomparsa dell’avv. Paolo Davide Barberi.
Barbieri ha ricoperto la carica di presidente dei Giovani Avvocati reggini e ha svolto ruoli di rilievo anche sul piano nazionale, come componente del CdA della Fondazione Aiga “Tommaso Bucciarelli”.
L’avvocato ha rappresentato un modello di rettitudine e un professionista di alto profilo tecnico e morale. È riuscito a coniugare una preparazione giuridica di spessore con una qualità umana poco comune nel modo di relazionarsi con colleghi, toghe e assistiti. Oggi l’avvocatura di Reggio, della Calabria e dell’intero Paese ricorda con affetto la figura dell’Avv. Paolo Davide Barberi, stimato da tutti.
Il giurista ha affrontato la malattia con grande dignità e tenacia. La sua dipartita precoce lascia un’assenza difficile da colmare per la comunità legale e per la città. Il suo cammino professionale è stato profondamente intrecciato a quello della sorella, l’avv. Giuliana Barberi. Condividendo lo stesso studio e un legame affettivo fortissimo, hanno vissuto insieme la passione per il diritto, le battaglie in giudizio e un percorso fondato su coerenza, impegno e senso della giustizia.Durante la sua carriera, l’Avv. Barberi ha dato testimonianza dei valori più autentici della professione.
Nella presidenza della giovane avvocatura è stato guida, punto di riferimento e sostegno per chi muoveva i primi passi, incentivando sempre la formazione e il rispetto delle norme deontologiche.Uomo di vasta cultura giuridica e di notevole abilità, si è distinto nelle aule per trasparenza e per una moralità ineccepibile, meritando la stima unanime di magistrati, colleghi e della comunità reggina.
Alla sua perizia si affiancavano una rara gentilezza e un’eleganza d’animo che lo hanno reso esempio vivo di lealtà, etica e rigore.In questo momento di profondo cordoglio, tutto il Foro si stringe attorno ai suoi cari, con un pensiero particolare alla moglie e collega avv. Grazia Minniti e ai suoi amatissimi figli Sofia Giuliana e Antonio. Porteremo con noi la sua eredità ideale e il ricordo luminoso che rimarrà per sempre impresso nella storia dell’avvocatura reggina.