Non ci sarà nessuna audizione tra la Reggina e la Procura Federale, nessun dirigente amaranto verrà sentito, ma la prima interlocuzione si terrà tra legale della società Paolo Rodella e la Procura Federale. Non dovrebbe crearsi l’esigenza di interrogatori diretti, nè col Presidente Cardona o con qualsiasi altro dirigente perchè il quadro è abbastanza chiaro, ma avverrà in data odierna l’incontro tra le due parti su citate. Unico, se verrà ritenuto soddisfacente, altrimenti non verrà esclusa l’eventualità di stabilirne un secondo. Si deciderà se procedere tramite il deferimento alla Reggina per il mancato pagamento della 1° scadenza federale, datata lo scorso 16 febbraio o, in alternativa, considerare la strada che si sta percorrendo con la richiesta di ristrutturazione del debito verso il Tribunale di Reggio Se prevarrà la 1° ipotesi (deferimento molto probabile), si arriverà al dibattimento con la Reggina che ha già annunciato, ci fosse l’esigenza, di percorrere tutti i gradi di giudizio. Nel frattempo, parlando di campo, la squadra intanto è in ritiro e prepara la delicatissima trasferta di Genova.
Sebastiano Plutino
«Nel porgere i migliori auguri di buon lavoro al neo prefetto di Vibo Valentia Paolo Giovanni Grieco, certi che le sue comprovate competente potranno tradursi in una rappresentanza puntuale ed efficace della presenza dello Stato nel nostro territorio, desideriamo portare alla sua attenzione quella che, a nostro avviso, rappresenta una tra le principali emergenze nella provincia vibonese: la garanzia del diritto alla salute per i cittadini con particolare riferimento alla necessità di sbloccare i lavori della costruzione del nuovo presidio ospedaliero».
È quanto affermano, in un comunicato stampa congiunto, i consiglieri regionali vibonesi Antonio Lo Schiavo (Gruppo misto – Liberamente progressisti) e Raffaele Mammoliti (Partito democratico) salutando l’insediamento del nuovo prefetto di Vibo Valentia avvenuto nei giorni scorsi.
«A tal proposito – annunciano i due esponenti della massima assemblea regionale – chiederemo al signor prefetto un incontro nel corso del quale (al di là dei tavoli istituzionali periodicamente previsti in Prefettura) si possa avere l’occasione di fare il punto sullo stato dell’iter di realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, focalizzando le criticità al momento esistenti e le possibili azioni da intraprendere affinché vengano rimosse. In modo, così, da poter accelerare i processi relativi ad un’opera che tra annunci, ritardi, intoppi di varia natura, è attesa da oltre 20 anni dalla popolazione vibonese. Naturalmente saremo disponibili ad esporre al prefetto le criticità che, nel corso della nostra attività istituzionale, abbiamo raccolto in relazione al nostro sistema sanitario e ad apportare, nel massimo rispetto dei ruoli e delle prerogative di ciascuno, il nostro fattivo contributo per individuare le giuste soluzioni».
L’associazione culturale Le Muse “Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria dopo avere appreso la notizia della prossima chiusura del Seminario e della possibile unificazione degli stessi in regione fa un appello nelle vesti del suo presidente prof. Giuseppe Livoti a S. E arcivescovo Fortunato Morrone, affinchè non venga a mancare nella nostra città un luogo importante e storico per la formazione dei futuri presbiteri a servizio della Calabria.
Livoti dichiara che pur se appreso che le indicazioni e le scelte che coinvolgeranno tale scelta tengono conto delle indicazioni della nuova Ratio Fundamentalis sui Seminari, dell’ottimizzazione di forze, delle risorse umane e culturali e di quanto è ancora all’esame della Conferenza episcopale italiana richiama alla memoria come tale luogo di formazione fa parte integrante della storia e dei siti importanti per la nostra storia religiosa. Non possiamo non dimenticare le parole di Don Denisi il quale
in una relazione ad un convegno nel 2011 ha evidenziato il ruolo simbolico e fattivo nella storia della religione con la figura di San Paolo. Paolo come ricorda Denisi è considerato dalla Chiesa Reggina il Padre della fede per gli abitanti del territorio ed il fondatore della Chiesa a Reggio e nell’intera Calabria e che gli avvenimenti della fede rispondono ad una logica che non è sempre quella razionale e naturale. Paolo ha evangelizzato Malta senza neppure conoscere la lingua del luogo per poter predicare. È accettato che le opere miracolose compiute abbiano costituito l’equivalente della parola. A Reggio come a Siracusa – città
magno greche – c’è la lingua comune a far maturare il kerigma in un inizio di conversione. Nel mondo soprannaturale della fede oltre all’azione dell’uomo c’è quella dello Spirito e della grazia. Se Paolo arriva nelle città di Malta, Siracusa e Reggio questo non avviene solo per
volontà dell’uomo o per contingenze atmosferiche. C’è una Provvidenza che guida uomini ed eventi, che gli scrittori cristiani chiamano “teologia della storia”. Anche questa contiene un messaggio che deve essere compreso ed ascoltato, in una visione più alta e complessiva. Non si può spiegare altrimenti come e perché in duemila anni di storia del cristianesimo la devozione da parte dei cristiani e della gerarchia di queste città abbiano fatto tanto spazio alla venerazione nei confronti di Paolo come generatore di fede e iniziatore di Chiese. Se non perché egli ha deposto un seme che poi è germogliato e si è sviluppato, certamente per opera di altri catechizzatori e ministri che sono subentrati; ma la fiamma della vita cristiana che è poi diventata feconda è stata accesa dal suo amore per Cristo e dal suo zelo apostolico.
Il presidente Muse ribadisce come il Seminario anche in queste ultime settimane ha visto l’aiuto per il suo mantenimento su invito del Club Serra anche di un contributo per una rappresentazione teatrale che ha confermato quanto la città intera ama tale struttura. Abbiamo bisogno continua Livoti di luoghi di formazione ma che mantengano intatto il loro valore storico e di interesse culturale e religioso, non una ennesima espoliazione a favore di un regionalismo che vede Catanzaro “unico baricentro” che cancellerebbe così anche la nostra storia come ricordano gli Atti degli Apostoli. La comunità del Seminario arcivescovile Pio XI è composta da 25 seminaristi, di cui 18 appartenenti alla arcidiocesi di Reggio Bova, un numero ben al di sopra delle altre diocesi calabresi e tra i più numerosi in Italia. Il Seminario, inoltre è anche punto fondamentale di riferimento spirituale e culturale per tutta la città e i fedeli reggini si sentono particolarmente legati a questa struttura, consapevoli che senza di essa e il suo lavoro di formazione dei sacerdoti le parrocchie ne soffrirebbero e la diocesi rischia di impoverirsi e degradarsi. Per questo anche Le Muse con il suo direttivo ed i suoi soci con spirito filiale, si rivolgono all’arcivescovo Morrone, affinché si opponga, a questa inaspettata chiusura, a svantaggio del patrimonio umano, economico e sociale poichè la formazione dei presbiteri sta veramente a cuore non solo ai fedeli della Chiesa locale ma, anche ai sodalizi culturali presenti nel territorio.
Il Sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, esprime grande soddisfazione per la riuscita della prima giornata del format: “il Sindaco risponde “. Molteplici sono stati gli argomenti affrontati in questo appuntamento introduttivo, che ricordiamo avrà cadenza mensile. Dalla modalità di fruizione e versamento dei tributi, all’ormai sistemico problema dei costi e dell’efficienza della rete idrica, che riguarda tutti i comuni calabresi, al confronto acceso, ma dai toni propositivi, sulle contromisure da adottare per rendere più funzionale la viabilità cittadina. Queste sono state le priorità manifestate dai cittadini intervenuti, che hanno colto perfettamente il significato di tali incontri. Inoltre, grazie alle puntuali domande del giornalista Giuseppe Campisi, che Conia ringrazia sentitamente, si è spaziato anche tra i numerosi fronti aperti da questa Amministrazione. L’ormai prossima inaugurazione del Liceo Musicale, l’imminente inizio dei lavori che porteranno alla nascita della moderna ed efficiente Casa della Salute, che sarà un polo medico di riferimento per Cinquefrondi e i comuni limitrofi, agli investimenti privati dall’Italia e dall’estero che la città sta attraendo, e l’anticipazione di sostanziali novità che verranno ufficialmente rese pubbliche nelle prossime settimane. In ultimo ma non per importanza, Conia riserva un enorme ringraziamento ai coordinatori del progetto Viviamo Cinquefrondi, Michela Franco e Vincenzo Furfaro, i quali sono fautori di questa e mille altre iniziative, che hanno rivitalizzato la mediateca comunale, rendendola il centro nevralgico della vita intellettuale di questa comunità. Al termine della serata, il Sindaco dichiara: “oggi, abbiamo assistito nei modi e nello scopo a ciò che dovrebbe rappresentare un sano dibattito pubblico: le assemblee cittadine! Spesso le istituzioni rischiano di imbattersi in una spaccatura tra quello che è il loro agire e le reali necessità dei cittadini. Io, che ho fatto della Democrazia Partecipata la principale caratteristica del mio mandato spiega Conia, non solo sono consapevole di essere un ospite di quella stanza, ma faccio dell’onore di poterci stare, il principale motore del mio lavoro. Spesso sentiamo dire in campagna elettorale, dalla fazione che poi perderà le elezioni, che loro ci saranno, che loro ascolteranno le istanze dei propri elettori, per poi puntualmente dileguarsi due settimane dopo. Ecco, io posso affermare, fatti alla mano, che la sezione del mio movimento politico Rinascita per Cinquefrondi, è costantemente presidiata dai nostri militanti, aperta sostanzialmente ogni giorno sin dalla sua inaugurazione nell’ormai lontano 2010. L’attivismo politico si costruisce dal basso, e affinché ciò avvenga devono svilupparsi condizioni ben precise. Un luogo di aggregazione che raccolga e alimenti voci, proposte e idee, che poi è l’essenza della vera PARTECIPAZIONE, la diffusione di modelli valoriali positivi, e anche, il trasmettere l’esperienza acquisita sul funzionamento della macchina amministrativa. Solo così, conclude Conia, si potrà forgiare una pronta forte, e soprattutto, quanto mai necessario, classe dirigente del domani”
“Non è un caso, MORO”: proiezione del docufilm e dibattito a Polistena
L’evento, tenutosi nella sala conferenze della Comunità “Luigi Monti” e promosso dalla Fondazione Girolamo Tripodi, nel 45° anniversario della strage di Via Fani, del sequestro e dell’assassinino di Aldo Moro, ha registrato una partecipazione attenta e qualificata di numerosi cittadini e cittadine, alcuni dei quali hanno anche preso parte al dibattito dopo la proiezione.
L’incontro è stato aperto da un intervento di Michelangelo Tripodi. Presidente della Fondazione, che ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti. Inoltre, ha ringraziato i relatori Sen. Giuseppe Fabio Auddino, il prof. Giancarlo Costabile, nonché gli amici attivisti che hanno collaborato alla riuscita dell’evento, l’amico Enzo Marafioti motore dell’iniziativa e fratello Stefano per la gentile concessione dei locali della comunità Luigi Monti.
Un ringraziamento particolare ha poi rivolto al regista Tommaso Minniti per la sua presenza e per il coraggio dimostrato nella realizzazione di questo docufilm che consegna a noi e alle nuove generazioni la verità, finalmente, su un tragico e drammatico avvenimento della storia dell’Italia.
Un docufilm straordinario che apre scenari inquietanti e getta nuova luce sull’affare Moro.
E’ evidente che colpendo Moro, si voleva bloccare un processo politico che poteva cambiare l’Italia (il rapporto DC-PCI) e dare una nuova collocazione internazionale al nostro paese, recuperando autonomia e indipendenza.
Il 9 maggio 1978, con la scoperta del corpo martoriato di Aldo Moro, si ferma la storia d’Italia. Nulla sarà più come prima e tutto cambierà in peggio.
Le BR, rappresentano lo specchietto per le allodole di un disegno più complesso nel quale svolgono un ruolo determinante i servizi americani. Tutto il contesto internazionale era contro Moro, non per ragioni personali (è noto che a Kissinger, Moro stava proprio antipatico e gli aveva promesso che gliel’avrebbe fatta pagare), ma per il tipo di operazione politica che egli stava portando avanti con l’ingresso del Pci nell’area di governo, in un paese come l’Italia che allora rivestiva una grande importanza sia in Europa sia nel Mediterraneo e che, dunque, non poteva uscire dalla logica di Yalta: ci pensarono gli americani a rimettere a posto le cose, con la violenza e la forza determinando la notte della Repubblica.
Subito è intervenuto il sen. Giuseppe Auddino che ha sottolineato come senza memoria e senza VERITÀ non ci sia futuro.
Verità che sono state nascoste ai cittadini in questi 45 anni e che solo oggi, grazie all’encomiabile lavoro di inchiesta di Cucchiarelli e Minniti, emergono chiaramente.
La verità è una necessità per le democrazie compiute che non può essere nascosta ai cittadini.
Il caso Moro non è un “caso”: è tutto chiaro.
È necessario ricostruire quelle verità che ci sono state nascoste anche per onorare degnamente il sacrificio delle vittime che hanno servito lo Stato fino all’estremo sacrificio !
Non esistono verità scomode, ma solo dolorose, ha concluso Auddino.
E’ poi intervenuto, con un collegamento online, il prof. Giancarlo Costabile dell’UNICAL. che ha affermato che il caso Moro è da inquadrare nello scenario politico globale della guerra fredda. Il controllo politico statunitense della fragile democrazia italiana ha prodotto la legittimazione storica di un terrorismo di Stato e delle mafie come strumento di governo del sottosviluppo economico e civile del Mezzogiorno. Moro è stato assassinato dal sistema militare dei servizi segreti americani in chiave anticomunista. L’obiettivo era bloccare il processo di integrazione del Pci nella compagine di governo che avrebbe spostato a sinistra l’asse del potere nel Paese.
La morte di Moro è una delle ferite più gravi inferte alla storia repubblicana italiana. Riconoscere questa verità è fondamentale per poter ricostruire la credibilità politica dello Stato italiano.
Infine ha preso la parola Tommaso Minniti, regista del docufilm, che ha voluto ricordare che “ A Enzo Marafioti, il tipografo di Polistena con la passione per il jazz, non puoi dire di no, non riesci a dire di no. Ha visto il mio film NON È UN CASO, MORO e lo ha voluto proiettare in terra di Calabria. Io sono umbro e Polistena non mi è certo di mano, ma è inutile nascondere l’affinità con queste terre, se mi chiamo Minniti. Ho detto sì, ci sarò. Ci sarà, dice Enzo, Michelangelo Tripodi a sostenere l’operazione, ed io ho subito pensato: ‘chissà… sarà un bel test per capire come reagiranno esponenti dell’antica sinistra italiana a questo mio sfacciato documento. E il test è presto fatto, perché fin dalle prime parole del film io mi espongo, chiamo in causa lo Stato e le forze politiche che hanno tradito a cuor leggero, o a malincuore il loro mandato popolare.
Il film è tratto dall’inchiesta di Paolo Cucchiarelli e riporta alla luce gli elementi chiave per capire, finalmente in modo credibile, e direi onorevole, il delitto Moro, anticamera del delitto Italia.
Ed ecco fiorire in bocca a Michelangelo e Ivan Tripodi, figli di una tradizione politica storica, e a Fabio Auddino, di recente esperienza parlamentare, i primi attestati di affetto e stima.
Si può dire tranquillamente che l’esempio di Moro non divide, perché non c’è nulla di più comprensibile del sacrificio di un martire per i beneficiari di quel sacrificio: noi tutti. Siamo infatti fratelli in quel sangue che non si asciuga, a imitazione del Sangue che ci ha redenti, tutti senza meriti, 2000 anni fa.
Il divisore stia alla larga dalla Storia e dal futuro dei giovani! È per loro che ancora Moro vive”.
Come dice Luis Sepulveda “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”. In coerenza con questa affermazione la Fondazione Girolamo Tripodi prosegue nel suo impegno diretto alla salvaguardia e al recupero della memoria.
Condividere la memoria, mantenere salde le radici permette di guardare con fiducia alle sfide del presente e del futuro.
“Lumina menti: Lucrezio e la rivoluzione della leggerezza” è il tema della conversazione che il Prof. Amos Martino, Dottore di Ricerca in Filologia Antica e Moderna, docente di Lettere presso il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria, terrà martedì 28 marzo alle ore 17,30 presso lo Spazio Open (Via dei Filippini, 25) nell’ambito degli incontri “La percezione dell’Antico” promossi dall’Associazione Culturale Anassilaos. Al centro della riflessione del giovane studioso reggino il poeta latino Tito Lucrezio Caro, tra gli autori meno conosciuti della letteratura latina, vissuto nel 1° secolo a.C. e la cui vita appare tuttora lacunosa tranne la notizia, data da San Girolamo, che il poeta sarebbe impazzito a causa di un filtro amoroso che lo avrebbe indotto poi al suicidio. La sua opera anzi sarebbe stata composta nei rari momenti di lucidità concessi a lui dal male. Al di là di tali notizie biografiche, da accogliere con estrema cautela, resta comunque il fatto che dal De rerum natura è possibile cogliere momenti di sofferenza ed esaltazione dello scrittore a conferma di uno spirito tormentato, diremmo oggi “moderno”. Il De rerum natura si presenta nella forma in cui ci è giunto (forse corretto da Cicerone che lo pubblicò) come una sorta di poema didascalico che guarda al mondo attraverso i principi della filosofia di Epicuro che l’Autore ben conosce e di cui si fa convinto assertore e banditore. A superare comunque ogni aridità di pensiero, sottesa a un’opera didascalica e quasi di propaganda, e a trasformare un poema filosofico in poesia capace tuttora di emozionare il lettore, è che in quei principi poeticamente cantati Lucrezio si sforza di placare le sue ansie, l’angoscia del vivere, le paure che lo tormentano, il timore della morte e il pensiero dell’al di là, aspetti che ancora caratterizzano la nostra esistenza e ce lo rendono vicino, quasi contemporaneo. Riscoperto nel 1417 da Poggio Bracciolini il poema consentì anche di meglio approfondire e comprendere nella sua complessità il pensiero del grande Epicuro considerato ancora comunemente come il filosofo dei gaudenti e della bella vita.
“Un Congresso che dimostra la necessità di dialogo, confronto e discussione tra le persone ed i partiti per poter avvicinare la gente alla politica e per consentire di affrontare con forza i tanti problemi del Meridione e, in particolare, della Calabria. Una politica vera che possa rappresentare l’identità dei partiti, ma nello stesso tempo porti ad un confronto vero, a volte anche aspro, ma verso la sintesi e la soluzione dei molti dilemmi esistenti. Necessità di partecipazione e condivisione, allontanando le sterili polemiche e cercando di raggiungere la sintesi che possa trovare un momento di concordia e di realizzazione di interventi concreti. La formazione del partito di Italia del Meridione è un momento di altra democrazia che potrà solo arricchire la politica ed aprire un dialogo costruttivo. La Lega plaude per la nuova organizzazione ed è pronta ad affrontare assieme i mali trentennali della Calabria per trovare intese satisfattive per i cittadini. Questi non vogliono polemiche o accuse, a volte totalmente inventate, ma la risoluzione delle questioni che agitano la vita delle famiglie. Un confronto vero che deve portare ad eliminare i divari esistenti e possa contribuire alla crescita del sud. La Lega ha dimostrato in questi quattro mesi di Governo di voler percorrere tale strada ben sapendo che solo con la crescita del meridione l’Italia potrà concretizzare le indicazioni dell’Europa. E Matteo Salvini ha dimostrato di quanto possa essere interessato allo sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno, agendo con convinzione e coraggio per la realizzazione di opere strategiche come il Ponte sullo Stretto, la 106, l’alta velocità, il rigassificatore di Gioia Tauro e tantissimi altre opere ferme da anni e che sono state finanziate con l’apertura dei cantieri e la loro celere realizzazione. La Lega ha compreso che la Calabria potrà essere il ponte ideale per raggiungere i paesi frontistanti del Mediterraneo e, quindi, divenire, per la sua posizione strategica, un punto di riferimento per l’intera politica europea. Un grazie, pertanto, ad Orlandino Greco per la sua intuizione e per aver portato avanti un’idea meridionalistica che potrà solo far bene alla democrazia”.
Alta è l’attenzione prestata dall’Amministrazione comunale di Motta San Giovanni per garantire sempre maggiori condizioni di sicurezza lungo la viabilità che attraversa il territorio.
Costante è l’interlocuzione con Anas e RFI per la realizzazione della rotatoria e della fermata metropolitana di superficie di Sant’Elia, il completamento della rotatoria Lazzaro e la manutenzione straordinaria dei tratti SS106 che attraversano il territorio comunale. Nei giorni scorsi un sopralluogo tra tecnici e amministratori ha permesso di dare un nuovo impulso alle procedure. Il Comune di Reggio Calabria ha approvato finalmente lo schema di convenzione propedeutica alla realizzazione della fermata della metropolitana, RFI e Anas presto trasmetteranno le nuove proposte progettuali e il Comune di Motta San Giovanni ha, ancora una volta, esposto la necessità che venga demolita la cabina Enel, realizzata un’area parcheggio e degli attraversamenti pedonali sopraelevati.
In questi giorni si stanno sostituendo alcuni, ormai, vecchi segnali stradali e posizionati di nuovi. In particolare, come previsto dal Codice della strada e dal Regolamento di esecuzione e attuazione dello stesso, sono stati posizionati i segnali che individuano l’inizio (scritta nera su fondo bianco) e la fine (scritta nera su fondo bianco sbarrato obliquamente in rosso e da un segnale di conferma recante i nomi di località successive, integrati dalle rispettive distanze in chilometri) del centro abitato (insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada). A Lazzaro vi sono due insediamenti abitativi aventi ciascuno le caratteristiche di centro abitato che necessitano, quindi, di doppia segnaletica con l’indicazione dell’inizio e della fine. Successivamente sarà installata la segnaletica “turistica o di territorio” (fondo marrone con scritte e filettature bianche, indica i confini territoriali di un comune oppure le località non definibili come centro abitato).
Prosegue il servizio autovelox mediante il controllo elettronico della velocità attraverso l’utilizzo dell’apparecchiatura scout speed. Da luglio 2021 a marzo 2023 (21 mesi) sono state solo 22 le uscite programmate, annunciate con largo anticipo e molto pubblicizzate, volute dall’Amministrazione comunale per garantire una maggiore sicurezza a chi percorre la SS106. Il limite di velocità da rispettare non è disposto dagli uffici comunali che, inoltre, non possono, per legge, tarare diversamente l’apparecchiatura utilizzata. Le comunicazioni sulle giornate programmate, nonostante in alcuni casi siano state seguite da messaggi offensivi prontamente segnalati alla polizia postale e al legale dell’Ente, continueranno ad essere puntuali.
Dai primi giorni di aprile un importante progetto di educazione stradale voluto dall’Amministrazione interesserà le scuole del territorio. Grazie ad esperti del settore e ad un programma diversificato per l’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado, bambini e ragazzi saranno protagonisti di un percorso educativo che insegnerà loro a vivere la strada in modo più accorto, sicuro e responsabile, come pedoni, come ciclisti e futuri motociclisti ed automobilisti.
L’ occasione dell’amichevole internazionale tra Italia e Ucraina under 21 – stasera allo stadio Oreste Granillo di Reggio Calabria – induce il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, a ribadire “vicinanza e solidarietà al popolo ucraino che lotta per la libertà”.
Aggiunge: “Lo sport e in particolare il calcio con il suo importante seguito popolare, rappresentano un importante veicolo dei valori di solidarietà, fratellanza e autodeterminazione dei popoli. Alla nazionale ucraina di calcio, ospite nella nostra regione, un caloroso benvenuto e un affettuoso abbraccio, in questo frangente drammatico per l’Ucraina aggredita dalla Russia”.
Ricordando la scelta di illuminare, nel febbraio del 2022, con i colori della bandiera ucraina Palazzo Campanella, il presidente Mancuso “auspica che la comunità internazionale e l’Unione Europea, dinanzi a una guerra che provoca morti e distruzione e ha cambiato l’assetto geopolitico consolidato, insistano senza nulla tralasciare, nella ricerca di soluzioni che pongano fine a un conflitto lacerante e a una grave crisi umanitaria che va avanti da 13 mesi”.
Nel corso di servizio a largo raggio finalizzato a prevenire e reprimere la commissione di reati in materi ambientale, i carabinieri hanno denunciato in stato di libertà un 43enne, reggino, già noto alle Forze dell’Ordine, per attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
In particolare, l’operazione di polizia giudiziaria è stata condotta dai carabinieri della locale Stazione e della Stazione forestale di Reggio Calabria che, qualche giorno addietro hanno sottoposto a controllo un’area adibita al deposito incontrollato di rifiuti, in località “San Cristoforo” in uso all’uomo, dove hanno rinvenuto 25 carcasse di autovetture e numerose parti meccaniche e strutturali di vari veicoli, in totale stato di abbandono e gestiti in maniera incontrollata, non correttamente smaltiti.
Ad esito delle attività di accertamento, sono state contestate sanzioni di circa 7 mila euro, nel complesso, nei confronti del soggetto denunciato all’ Autorità Giudiziaria, al quale è stato intimato anche il ripristino dello stato dei luoghi nell’arco di 60 giorni.
L’attività rappresenta ancora una volta la prosecuzione della complessa strategia di protezione dell’ambiente e della natura che vede i Carabinieri reggini costantemente impegnati nella quotidiana azione di prossimità ambientale oltre che della piena sinergia tra i Reparti dell’ Organizzazione territoriale e forestale dell’Arma, attraverso la collaborazione e coordinamento nell’ azione di analisi informativa e vigilanza sul territorio, monitoraggio e contrasto delle varie espressioni di attacco al patrimonio paesaggistico e di “vigilanza sul ciclo dei rifiuti”.
Risale solo al novembre scorso, ricordiamo, un’analoga attività condotta dai carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, che aveva portato alla denuncia di un 42enne e al sequestro della ditta di rottamazione di veicoli, a Catona in località “Concessa”, di cui era titolare, per la presenza nell’area di veicoli fuori uso non correttamente smaltiti oltre che di uno scarico non autorizzato di olii e acque reflue.
Rimane sempre alta pertanto l’attenzione dell’Arma per i crimini ambientali, specie quello che risulta sempre più diffuso di abbandono e commercio illecito di rifiuti pericolosi, come gli autoveicoli abbandonati, che ne costituiscono una delle maggiori espressioni e minacce agli ecosistemi e alla nostra società.
Trattandosi di provvedimento in fase di indagini preliminari, rimangono salve le successive determinazioni in fase processuale.