Sebastiano Plutino
Il Presidente Occhiuto interviene in Consiglio Regionale sulla sua vicenda giudiziaria
In accoglimento di una specifica richiesta presentata di una parte della minoranza al Presidente del Consiglio Filippo Mancuso, il Presidente della Giunta Roberto Occhiuto è intervenuto, in apertura della seduta di Consiglio, sulla vicenda giudiziaria in cui é coinvolto.
È stato il capogruppo Pd, Domenico Bevacqua a spiegare le ragioni della richiesta: “Sappiamo bene – ha affermato Bevacqua – che non possiamo entrare nel merito del processo. Questa non è un’aula di tribunale, ma è comunque un organismo politico-istituzionale che ha, non solo il dovere, ma anche l’esigenza di essere messo a conoscenza di vicende personali, anche diverse dall’impegno istituzionale”.
“Ho ritenuto di essere comunque presente oggi a questa seduta – ha affermato Occhiuto – perché come sanno i consiglieri di maggioranza e di minoranza io non mi sono mai sottratto ad alcun confronto e ad alcuna discussione in Consiglio regionale. E non voglio farlo nemmeno in questa occasione. Credo che un’informativa su fatti che allo stato non sono noti nemmeno a me, sarebbe in qualche modo irrituale, ma spiego quello che è successo per il livello di conoscenza che ne ho”.
Occhiuto ha così ripercorso la vicenda che lo riguarda, iniziata il 6 di giugno con una telefonata del comandante provinciale della Guardia di Finanza che lo avvisava della necessità di notificargli un atto. “Scopro in quell’occasione – ha detto Occhiuto – di essere stato iscritto da un anno nel registro degli indagati e che la richiesta comunicatami riguardava una proroga di indagini per altri sei mesi. Ma non mi è stato possibile capire quali siano i fatti contestati. Ricevo questo atto con lo stato d’animo che potete immaginare. Perché sono arrivato a 56 anni senza aver mai ricevuto una comunicazione giudiziaria. Comunque cerco di capire di che si tratta. Dopo qualche giorno decido di dare la notizia e di rappresentare anche quello che era il mio stato d’animo chiedendo di essere sentito al più presto”.
Occhiuto ha detto anche di avere deciso di non fare più dichiarazioni alla stampa dopo la sua partecipazione ad una trasmissione in una televisione nazionale. “Ho letto sulla stampa locale e poi su quella nazionale – ha affermato il Governatore – una serie di fatti dai quali ho dedotto che potessero essere fatti contestati che riguardavano sostanzialmente i miei rapporti societari con un mio ex socio, col quale avevo costituito delle società nel 2016. Fatti che io ritenevo assolutamente ordinari, tipici dei rapporti societari, come mille società italiane tra mille soci. A fronte di uno tsunami di notizie a livello nazionale ho deciso sostanzialmente di dire la mia e di dirla pubblicamente. Ma non sarei intervenuto se non ci fosse stata questa circostanza”.
“Aspetto – ha proseguito Occhiuto – di essere sentito dai magistrati. Sono molto contento che l’Ufficio di Procura abbia aderito a questa mia richiesta e che é stato concordato con i miei avvocati che sarò sentito entro la pausa estiva. Gli uffici della Procura potevano anche non farlo perché quello mio di chiedere di essere sentito è un diritto, ma è facoltà della Procura accogliere questa possibilità. Questo mi fa pensare che c’é anche da parte della Procura della Repubblica la volontà di accertare la verità nel più breve tempo possibile ed è quello che mi auguro. Per il resto quando dovesse essere necessario, se ci dovessero essere elementi in mia conoscenza, non avrò difficoltà, come mai ne ho avuti, a confrontarmi con il Consiglio regionale. Gli elementi sui quali posso intervenire sono quelli che vi ho rappresentato e sono gli identici elementi che ha riportato la stampa”.
Terza tappa per “Calabria in Fabula”, il progetto di teatro itinerante promosso da Teatro in Note con la direzione artistica di Vera Segreti, che il 28 e 29 giugno arriva per la prima volta a Melicuccà, piccolo centro incastonato tra le colline dell’entroterra reggino. L’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, unisce arti sceniche, musica e fotografia in un percorso ricco di appuntamenti, tutti a ingresso gratuito, che attraversa la Calabria valorizzandone luoghi, comunità e narrazioni locali.
Melicuccà protagonista della terza tappa di Calabria in Fabula, che prosegue il suo lavoro di promozione culturale nei centri meno coinvolti dai circuiti teatrali tradizionali, rafforzando la relazione tra artisti, spettatori e territori. Un progetto che continua a offrire contenuti accessibili, spazi di ascolto e proposte culturali in dialogo con le comunità ospitanti.
«Melicuccà è una novità nel nostro percorso, fortemente voluta – ha spiegato la direttrice artistica Vera Segreti-. È un centro piccolo, lontano dai circuiti culturali più battuti, ma con una storia significativa e una sensibilità viva. Qui è nato Lorenzo Calogero, figura complessa e poco esplorata della poesia italiana del Novecento: questo passato letterario continua ad agire, silenziosamente, e contribuisce a mantenere un terreno fertile per la cultura. Portare qui “Calabria in Fabula” significa misurarsi con contesti dove spesso manca un’offerta culturale continuativa, ma non manca affatto l’interesse, la curiosità, il desiderio di partecipazione. E questo per noi ha un grande valore».
Il programma prende il via sabato 28 giugno alle ore 17:30 a Palazzo Capua con la conferenza stampa alla presenza della direttrice Vera Segreti e del sindaco Vincenzo Oliverio. Seguirà, alle 18:15, “Ritratto di un cantautore”, concerto-spettacolo in chiave acustica di Daniele Moraca. La performance si muove tra voce e chitarra in forma essenziale, per offrire al pubblico uno sguardo personale e intimo sul cantautorato italiano, restituendo valore alla parola e al racconto musicale. Un percorso che attraversa la memoria collettiva della musica italiana, proponendo una riflessione sull’identità culturale attraverso il suono e la voce.
Alle 18:45 sarà la volta di “Ritratti d’attore”, progetto fotografico curato da Ivana Russo. Non una mostra con semplici scatti di scena, ma un’indagine visiva sul mestiere dell’attore e sulle sue trasformazioni. Ogni ritratto nasce da un confronto diretto con gli interpreti coinvolti nella rassegna e intende restituire l’essenza del lavoro attoriale, tra presenza, memoria e rappresentazione. Un lavoro che mette in dialogo il teatro e la fotografia, e che invita il pubblico a soffermarsi sul “prima” e il “dopo” della scena.
Alle ore 21:00, nella Chiesa di San Rocco, andrà in scena “Il vangelo secondo Antonio”, spettacolo scritto e diretto da Dario De Luca, anche interprete insieme a Matilde Piana e Davide Fasano. Il lavoro, prodotto da Scena Verticale, racconta la storia di don Antonio, parroco di una piccola comunità e vicario generale del vescovo, colpito dall’Alzheimer. La malattia rompe gli equilibri familiari e comunitari, costringendo i suoi cari – la sorella e un giovane diacono – a confrontarsi con un percorso difficile. Don Antonio, pur perdendo progressivamente i suoi riferimenti, costruisce un dialogo nuovo con la fede e con la figura di Cristo, che diventa ancora più vivo proprio mentre tutto si fa confuso. Un’occasione per riportare l’attenzione su un tema ancora poco affrontato nel dibattito pubblico, nonostante coinvolga più di un milione di famiglie in Italia.
Domenica 29 giugno, alle ore 21:00, sempre nella Chiesa di San Rocco, chiuderà la tappa lo spettacolo-concerto “Canzoni col rossetto”, con la voce protagonista di Vera Segreti accompagnata da Sasà Calabrese, Roberto Risorto e Salvatore Cauteruccio. Un racconto musicale prodotto da Teatro in Note, costruito attorno alla figura femminile, in cui le canzoni – scelte tra classici e brani meno noti – diventano strumenti narrativi per evocare esperienze, ricordi, momenti di fragilità e resistenza. La voce guida dello spettacolo, sempre in equilibrio tra interpretazione e narrazione, attraversa generi e registri emotivi diversi, restituendo un racconto personale ma riconoscibile. Il “rossetto” diventa segno simbolico che tiene insieme storie intime e collettive.
L’edizione 2025 di Calabria in Fabula è realizzata con la direzione organizzativa di Marianoemi Gervasi e Simone Toscano, in partenariato con Scena Verticale e AttorInCorso. Il progetto è co-finanziato dal PSC – Piano di Sviluppo e Coesione 6.02.02, erogato ad esito dell’Avviso “Progetti Speciali per lo sviluppo dell’attività teatrale” della Regione Calabria – Dipartimento Istruzione, Formazione e Pari Opportunità – Settore Cultura – III annualità.
La Senatrice Minasi presenta un disegno di legge su manipolazione mentale e sette
E’ stato presentato al Senato, su iniziativa della senatrice Tilde Minasi e il convinto sostegno delle colleghe Giulia Bongiorno ed Erika Stefani (la prima Presidente e la seconda componente della Commissione Giustizia del Senato), un disegno di legge volto a introdurre nel codice penale una nuova fattispecie autonoma: il reato di “manipolazione mentale”.
L’obiettivo è colmare – come auspicano la dottrina penalistica e la giurisprudenza di merito – un vuoto normativo che, da oltre quarant’anni, priva l’ordinamento italiano di uno strumento idoneo a contrastare gravi forme di condizionamento psicologico esercitato in modo sistematico, reiterato e organizzato.
Dal 1981, cioè da quando la Corte Costituzionale si pronunciò per l’incostituzionalità del reato di plagio, previsto allora dall’art. 603 c.p., non esiste una tutela per le vittime di manipolazione mentale. La Consulta non negò in quel momento l’esistenza del fenomeno della soggezione psichica né la sua lesività per l’autonomia personale, ma ritenne carente di determinatezza la norma in vigore, rendendola dunque inapplicabile, e, da allora, il legislatore non è più intervenuto per reintegrare l’area di tutela rimasta scoperta, nonostante i numerosi casi documentati di condotte manipolatorie in grado di soggiogare le persone fino all’annullamento dell’identità e del pensiero critico.
«Ho ritenuto di dover presentare questo DDL – spiega la Senatrice Minasi – perché ci troviamo ormai di fronte a un fenomeno dilagante. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla necessità di tutelare i tantissimi soggetti fragili caduti nella trappola di santoni, truffatori, persone senza scrupoli che, usando violenze psichiche e fisiche, riescono ad annullarne la personalità, arrivando a distruggere le vittime e le loro famiglie. E’ indispensabile, perciò, ripristinare prima possibile una soglia di difesa adeguata, definendo con chiarezza gli elementi costitutivi della nuova fattispecie».
La proposta a prima firma Minasi, che ha lavorato a stretto contatto con la collega Stefani, prevede che sia punito con la reclusione da tre a otto anni “chiunque, nell’ambito di un gruppo che promuove o pratica attività finalizzate a creare o sfruttare la dipendenza psicologica o fisica delle persone che vi partecipano, pone taluno in un perdurante stato di soggezione tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione o la capacità di discernimento”. E se la vittima è minorenne, “la pena non può essere inferiore a sei anni di reclusione”.
«Si tratta – continua la Senatrice – di una risposta meditata e tecnicamente solida a un fenomeno che, pur non nuovo, ha assunto negli ultimi decenni connotazioni sempre più sofisticate e difficilmente perseguibili con gli strumenti oggi disponibili. Basti pensare alle cosiddette ‘psico-sette’, comunità apparentemente legittime che, come ci racconta l’esperienza clinica e investigativa, celano strutture di dominio fondate sull’isolamento relazionale, l’indottrinamento ideologico, l’alterazione dei ritmi sonno-veglia, l’induzione di stati di trance ipnotica e, non di rado, la manipolazione sessuale e lo sfruttamento economico. Spesso – come riportiamo nella relazione allegata al DDL – vengono addirittura usate tecniche psicologiche avanzate, in parte derivate dalla psicoterapia, in modo distorto, per destrutturare appunto progressivamente la personalità dell’adepto. La descrizione che ci è stata fatta dagli esperti della materia – prosegue Minasi – è impressionante: parliamo del cosiddetto “love bombing”, di isolamento sociale, di uso di falsi ricordi indotti, di deprivazione sensoriale, di riprogrammazione mentale. Cioè di un vero e proprio “lavaggio del cervello” che arriva a far dissociare le vittime dalla realtà, talvolta fino a indurle alla follia. Per tutte queste ragioni abbiamo ritenuto che non sia più possibile ritardare oltre un intervento da parte di chi ha la responsabilità di legiferare per tutelare i cittadini».
Ad aggiungere altri dettagli è la Senatrice Stefani: «Il testo normativo prevede anche l’istituzione di un’unità investigativa interforze a livello centrale, con articolazioni regionali, e un archivio informatizzato contenente informazioni sulle organizzazioni settarie, i loro leader, le modalità operative, la geolocalizzazione delle sedi e i profili delle vittime, fondamentali per aiutare chi è appunto chiamato a investigare, ma anche per diffondere consapevolezza tra la popolazione. Solo attraverso un approccio integrato e un’efficace intelligence preventiva sarà, infatti, possibile contrastare una rete che, per sua natura, opera in modo nascosto, anche con tecnologie non tracciabili e circuiti chiusi come il dark web», afferma Stefani, che poi commenta ancora: «Per noi è fondamentale che finalmente la manipolazione mentale venga riconosciuta come reato. Significa, infatti, dar voce a chi ha subito l’invisibile violenza del controllo psicologico, e offrire uno strumento concreto di tutela alle vittime e alle loro famiglie. Nessuno deve essere lasciato solo davanti a un abuso che distrugge identità, legami e futuro. Bisogna prevenire queste situazioni drammatiche e, insieme, sostenere chi purtroppo ci finisce dentro».
Il DDL si allinea alle raccomandazioni di organismi internazionali, come il Consiglio d’Europa, che da tempo esortano gli Stati membri ad adottare strumenti giuridici adeguati per fronteggiare i cosiddetti “culti distruttivi”.
«Questa proposta rappresenta un passo decisivo nella tutela della persona nella sua integralità – dicono le Senatrici – Riconosciamo che l’aggressione alla psiche, se condotta con sistematicità e intenzionalità, costituisce una forma intollerabile di violenza. Lo Stato deve presidiare anche lo spazio interiore dell’individuo, garantendo che la libertà di credere, scegliere e pensare non venga mai piegata a logiche di potere occulto».
Un contributo fondamentale è arrivato, alla stesura del DDL, dall’Associazione Manisco World e da due professionisti che da tempo seguono da vicino la problematica, l’avvocato Vincenzo Dionisi e il criminologo Sergio Caruso.
«Desidero rivolgere un sentito ringraziamento – sottolinea infine Minasi – all’Associazione Manisco World, e in particolare alla sua presidente Virginia Melissa Adamo, all’avvocato Dionisi e al dott. Caruso, per il contributo fondamentale nel portare alla luce la natura pervasiva e distruttiva dei meccanismi settari. La loro esperienza sul campo, a diretto contatto con vittime e famiglie, ha permesso di trasformare il dolore in consapevolezza e la denuncia in proposta concreta. È proprio a figure come loro che ogni giorno affrontano l’invisibile – conclude – che la politica deve dare ascolto e seguito se vuole davvero colmare un vuoto e offrire risposte all’altezza della sofferenza vissuta da tante persone».
Cittadella Regionale: Occhiuto rirceve il Presidente della Repubblica albanese
Il presidente della Repubblica di Albania, Bajram Begaj, in visita ufficiale in Calabria, è stato ricevuto nella Cittadella regionale di Catanzaro dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto.
Ad accogliere il Capo dello Stato albanese, anche l’assessore regionale all’Agricoltura e ai Trasporti, Gianluca Gallo
“L’incontro – riferisce una nota stampa dell’ufficio del portavoce di Occhiuto – ha rappresentato un momento di alto valore istituzionale e simbolico, consolidando il legame storico e culturale che unisce la Calabria all’Albania, con un pensiero particolare rivolto alla comunità arbëreshë, che da secoli è parte integrante del tessuto sociale e culturale calabrese”.
“Tra Calabria e Albania – ha dichiarato il presidente Occhiuto – esiste un rapporto solido, fondato su radici profonde. Un legame che oggi può tradursi in un’occasione concreta di crescita reciproca. Entrambe le realtà condividono il dramma dello spopolamento giovanile: molti ragazzi e ragazze lasciano i propri territori in cerca di opportunità altrove. Insieme, possiamo creare le condizioni per invertire questa tendenza”.
Dal colloquio sono emerse numerose prospettive di cooperazione nei settori del turismo sostenibile, della formazione universitaria, dell’innovazione e della mobilità, con l’obiettivo di valorizzare i territori e costruire nuove traiettorie di sviluppo euro-mediterraneo.
Il presidente Occhiuto ha ricordato l’attivazione del volo diretto Lamezia Terme-Tirana come esempio concreto di integrazione tra le due sponde dell’Adriatico, sottolineando la volontà della Calabria di proporsi come partner strategico dell’Albania.
“Oggi – ha detto ancora Occhiuto – abbiamo la possibilità di far conoscere la nostra regione per le sue straordinarie potenzialità, superando gli stereotipi del passato. È fondamentale rafforzare questo ponte culturale ed economico, non solo con l’Albania, ma anche con tutti quei cittadini calabresi che mantengono vivo il legame con le loro origini arbëreshë”.
Castrovillari (CS): limitazioni al transito sull’A2 tra Frascineto e Sibari
Per consentire le prove di carico sul Viadotto ‘Salso’ lungo la A2 ‘Autostrada del Mediterraneo’, si rendono necessarie delle limitazioni al transito, in orario notturno, nel territorio comunale di Castrovillari in provincia di Cosenza.
Nel dettaglio, nelle notti di oggi e domani, nella fascia oraria compresa tra le ore 22:00 e le ore 7:00 del giorno successivo, sarà attiva la chiusura del tratto autostradale compreso tra gli svincoli di Frascineto e Sibari, in direzione sud.
Durante la chiusura, il traffico diretto a sud sarà deviato lungo il percorso alternativo segnalato sul posto: Uscita allo svincolo di Frascineto, proseguimento sulla SP 263, SP 241 e SS 534, con rientro in autostrada presso lo svincolo di Sibari.
Caulonia (RC): al via il progetto “Giovani attivi crescono – cantieri educativi outdoor”
È partito lo scorso marzo il progetto “Giovani Attivi Crescono – Cantieri Educativi Outdoor”, promosso da Nuove Frontiere Cooperativa Sociale, con il sostegno degli enti locali e del terzo settore. Un’iniziativa rivolta ai giovani del territorio per rafforzare il protagonismo civico, la consapevolezza ambientale e la conoscenza del patrimonio culturale calabrese attraverso attività educative esperienziali.
Il progetto si configura come un vero e proprio laboratorio all’aria aperta, dove l’educazione civica, il contatto con la natura, la riscoperta dei luoghi e delle radici storiche e culturali del Sud Italia si intrecciano con momenti di creatività, socialità e impegno concreto. I giovani sono protagonisti attivi, coinvolti in attività che spaziano dalle escursioni alla partecipazione a manifestazioni artistiche, dalla valorizzazione delle aree marginali alla promozione del territorio costiero, fino ad azioni di cittadinanza attiva in dialogo diretto con le istituzioni.
L’approccio educativo proposto mira a stimolare una visione collettiva del bene comune e a promuovere nei partecipanti un forte senso di appartenenza e responsabilità verso la propria comunità e l’ambiente. “Giovani Attivi Crescono” è un progetto che guarda al futuro con fiducia, investendo sulle nuove generazioni e accompagnandole in un cammino di crescita personale e collettiva. In una Calabria ricca di bellezze e potenzialità, spesso poco conosciute o trascurate, i ragazzi e le ragazze coinvolti diventano promotori di cultura, tutela e trasformazione sociale.
Cinema: è morto Alvaro Vitali
E’ morto a Roma Alvaro Vitali, attore e comico italiano che ha recitato in oltre 150 film.
Nato il 3 febbraio 1950, Vitali era stato ricoverato due settimane fa per una broncopolmonite recidiva ma aveva firmato per tornare a casa. Proveniente da una famiglia numerosa aveva raccontato lui stesso di essere stato un vero combinaguai tanto da essere affidato dalla mamma alla nonna, che a sua volta lo aveva spedito in collegio.
Impossibile dimenticare il suo scanzonato Pierino, i suoi tantissimi ruoli nella commedia sexy all’italiana ma anche le imitazioni, su tutte quella di Jean Todt, che lo hanno fatto amare anche dal pubblico più giovane.
“Mamma – aveva detto in un’intervista – era impiegata in un’impresa di pulizie, papà guidava una ditta edile di pittura. Con 5 figli, lavoravano entrambi. Non è che avessimo tanti soldi, ma non soffrivamo”. Scoperto da Federico Fellini durante un provino, esordì nel 1969 con una piccola parte in “Fellini Satyricon”, poi prese parte a I clowns (1971) e a Roma (1972), nel quale interpreta un ballerino di tip-tap d’avanspettacolo, lo stesso ruolo che ebbe l’anno dopo in “Polvere di stelle”, diretto e interpretato da Alberto Sordi, affiancato anche da Monica Vitti e in Amarcord (1973), con Ciccio Ingrassia.
Dopo aver interpretato “La poliziotta” (1974), diretto da Steno, con Mariangela Melato e Renato Pozzetto, viene notato dal produttore Luciano Martino e comincia a lavorare con la Dania Film. Recita in numerosi film della commedia sexy, accompagnando Lino Banfi, Edwige Fenech e Renzo Montagnani.
Poi la consacrazione con il personaggio di Pierino. Con il tramonto delle commedie sexy, sparì dalle scene per tornare a “Striscia la notizia” nei panni appunto di Jean Todt, allora direttore della Scuderia Ferrari, e di altri personaggi. Nel 2006 ha partecipato alla terza edizione del reality La fattoria ma ha dovuto abbandonare il reality show per problemi di asma.
Negli ultimi anni aveva spiegato di soffrire di depressione per essere stato dimenticato dal mondo del cinema: “Ho preso parte a 150 film ma vivo con una pensione da 1300 euro”. Proprio negli ultimi giorni era tornato alla ribalta per un botta e risposta con la ex moglie, la cantautrice Stefania Corona. L’attore ha scritto una lettera A Di Più spiegando che lei lo avrebbe lasciato perché “invaghita dell’autista” ma che era disposto a perdonarla e a ritornare assieme. La risposta della donna non si è fatta attendere. “È un attore, gli servo solo per comodità. I suoi figli non hanno voluto che i nipoti mi chiamassero nonna”.
12 “barche della legalità”, dieci porti della Sicilia orientale raggiunti, 600 tra bambini e adulti con fragilità e disabilità imbarcati insieme a scolaresche, gruppi scout e associazioni impegnate nel sociale, tredici sezioni e delegazioni della Lega Navale Italiana coinvolte e oltre 100 volontari della LNI al servizio delle attività.
Sono questi i numeri della 3/a edizione di “Vela & Salute”, iniziativa solidale della Lega Navale Italiana con ARNAS Garibaldi di Catania nata con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale a bordo di barche a vela confiscate alla criminalità organizzata e sensibilizzare sulla talassemia e sulla donazione di sangue.
Lo scorso 21 giugno si è tenuto il “gran finale” nelle acque di Catania con 7 imbarcazioni che hanno dato vita a coreografiche manovre cinematiche di formazione per un suggestivo arrivederci alla quarta edizione di “Vela & Salute”, che avrà inizio l’8 maggio 2026, in occasione della Giornata internazionale della talassemia.
“Vela & Salute” è uno dei principali progetti della campagna nazionale della LNI “Mare di Legalità”, partita il 28 giugno 2024 da Ostia alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con l’intitolazione delle prime 8 “barche della legalità” alla memoria di alcune vittime della mafia e del terrorismo: i nomi e i volti di questi “eroi della legalità” sono raffigurati sulla randa delle barche e le loro storie riportate su un gonfalone esposto in banchina durante le soste in porto.
La Lega Navale Italiana celebrerà il primo anno della campagna “Mare di Legalità” il prossimo 28 giugno alle ore 10.30 con un evento presso la sede della Lega Navale di Locri (Via Lungomare, 89044 Lato Sud).
Nella mattinata, si terrà la cerimonia di intitolazione delle barche a vela Cicci ed Ezio, un Bavaria 49 e un Jeanneau Sun Odyssey 49 sottratti al traffico di migranti, che saranno dedicate alla memoria dell’imprenditore Vincenzo Grasso e del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, vittime della ‘Ndrangheta. Le due barche entreranno così a far parte della “flotta della legalità” della Lega Navale, che annovera al momento 25 imbarcazioni operative lungo tutte le coste italiane in progetti culturali, sportivi, sociali e di protezione ambientale.
All’evento locrese, organizzato dalla LNI di Locri in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si uniranno le “barche della legalità” Eva I (Lega Navale di Reggio Calabria), intitolata al comandante Natale De Grazia, Blue Angel (Lega Navale di Messina), dedicata all’avvocato Nino d’Uva e Lion (Lega Navale di Sant’Agata di Militello) associata al sindacalista Placido Rizzotto. Le cinque imbarcazioni usciranno in mare con a bordo bambini e ragazzi in condizione di disagio socio-economico seguiti dai Punti Luce di San Luca e di Platì di Save the Children, organizzazione con cui la Lega Navale Italiana collabora a livello nazionale.