“Quando sarà il momento, faremo fare una brutta fine a Gratteri e ai suoi collaboratori. La ‘ndrangheta è nata prima della legge. In Calabria comandiamo noi, come è sempre stato”. Sono frasi di Antonio Mangone, di 58 anni, teste dell’accusa, sentito oggi nel processo “Rinascita Scott” alle cosche del Vibonese, in corso davanti il Tribunale di Vibo Valentia nell’aula bunker di Lamezia Terme, ha riferito di avere ascoltato pronunciare da alcuni imputati dello stesso dibattimento detenuti, come lo é stato lui, nel carcere di Siracusa. Mangone ha riportato, in particolare, le frasi contro Gratteri che, a suo dire, sarebbero state pronunciate da Gianfranco Ferrante, imputato nel processo Rinascita scott con l’accusa di essere organico alla cosca Mancuso di Limbadi. “Noi siamo una potenza – avrebbe detto Ferrante, secondo Mangone -. Non siamo mica morti e col tempo tutti questi (il riferimento è stato a Gratteri, ai magistrati della Dda di Catanzaro ed ai loro collaboratori, ndr) la pagheranno e faranno una brutta fine”. Mangone, che è originario di Cariati ma risiede da tempo in un centro alle porte di Padova, ha aggiunto che lo stesso Ferrante avrebbe fatto riferimento anche alle dichiarazioni di un pentito secondo il quale una cosca della ‘ndrangheta avrebbe progettato un attentato contro i figli del procuratore Gratteri. “C’erano anche affiliati di altre cosche, comunque – ha detto ancora Mangone – che parlavano male di Gratteri”. Antonio Mangone, che non è un collaboratore di giustizia, é stato coinvolto in passato in un procedimento sulla presenza della cosca Grande Aracri in Veneto. A conclusione del suo esame Mangone ha chiesto al Tribunale che gli vengano concessi lo status di collaboratore di giustizia e un programma di protezione per sè e la sua famiglia. Il presidente del Tribunale, Brigida Cavasino, ha risposto che la decisione sulla richiesta di Mangone compete ad altri organi giudiziari e non al collegio giudicante davanti al quale si sta celebrando il processo “Rinascita scott”. (ANSA).
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Il Regionale di Trenitalia (Gruppo FS Italiane) ha consegnato altri due treni Pop in Calabria. Salgono così a sette i treni Pop complessivi in circolazione sui binari della Calabria, metà dei nuovi convogli a trazione elettrica previsti dal Contratto di servizio, che arriverà nel 2024 a 14 treni. La consegna, come riporta una nota, è avvenuta “nel pieno rispetto dei tempi previsti dal Contratto di servizio”. Anche i due nuovi Pop viaggiano sulle linee elettrificate Cosenza – Reggio Calabria, Cosenza-Sapri, Sibari- Cosenza e Melito Porto Salvo -Villa San Giovanni. “I Contratti di servizio di lunga durata che il Regionale di Trenitalia ha firmato con le singole Regioni – prosegue la nota – consentono alla Società del Gruppo FS di realizzare importanti investimenti che generano ricadute positive sia nella qualità del servizio offerto ai viaggiatori, sia per l’intero indotto sul territorio. Tecnologicamente avanzati ed ecologici, i nuovi Pop a 4 casse consentono di far viaggiare 500 persone con oltre 300 posti a sedere. I nuovi mezzi sono dotati di prese di alimentazione per pc, tablet e cellulari e un’illuminazione Led ottimizzata grazie ai grandi finestrini, che consentono un maggiore ingresso di luce naturale. Livello di rumore e vibrazioni sono ridotti al minimo per garantire sempre più un viaggio confortevole”. (ANSA).
“Si definisce la squadra di governo di Confcommercio Cosenza che dopo la riconferma alla guida di Klaus Algieri, ha visto eletti oggi i membri di giunta, i vicepresidenti e l’assegnazione di alcune deleghe. Alla carica di vicepresidente sono stati chiamati dal Consiglio direttivo, Giuseppe Politano, presidente di Confcommercio professioni, e Giovanna Oliverio, presidente dell’Associazione Territoriale di San Giovanni In Fiore”. A darne notizia è un comunicato di Confcommercio Cosenza. “I due neo eletti andranno a comporre la Giunta dell’associazione – riporta il comunicato – insieme a Laura Barbieri, presidente Fipe Cosenza, Domenico Lione, presidente dell’Associazione Territoriale di Cassano All’Ionio e Pietro Paolo Oranges, presidente Federcomated Cosenza”. “Una squadra per molti aspetti rinnovata – afferma il presidente di Confcommercio Cosenza, Klaus Algieri – che vuole segnare il cambio di passo che vogliamo imprimere alla nostra associazione nel prossimo quinquennio. Ovviamente essere eletti negli organi direttivi comporta la necessità di un maggior impegno nella vita associativa, per questo auguro a tutti un buon lavoro. Naturalmente – ha concluso Algieri – anche chi non è stato eletto è parte integrante della squadra, perché solo con il lavoro di tutti i componenti del consiglio possiamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati”. “Essere riconfermato alla carica di vicepresidente è per me motivo di grande orgoglio – ha dichiarato Politano – sento forte la fiducia del presidente e di tutti i consiglieri, e questo mi spinge a impegnarmi maggiormente nel mio ruolo”. Emozionata per la nomina ottenuta la vicepresidente Oliverio. “Sono molto sorpresa – ha detto – di questo riconoscimento, per me Confcommercio è una famiglia e sapere che sono stata scelta per rappresentare le nostre imprese mi rende fiera, anche e soprattutto nei confronti del mio territorio, che tanto ha bisogno di rappresentanti che portino avanti le sue istanze”. Nel corso del Consiglio sono state poi assegnate alcune deleghe di rappresentanza. In particolare, Anna Gallo, presidente del Gruppo Terziario Donna ha ricevuto la delega alla Digitalizzazione delle imprese, mentre ad Antonella Tarsitano, presidente dell’Associazione Territoriale Sila Grande, è stata assegnata la delega al Turismo. (ANSA).
“Potremmo citare i grandi martiri morti per combattere tutte le mafie, ma oggi voglio ricordare Antonino Scopelliti e Beppe Alfano come simboli di una vita straordinaria”. Lo dichiara Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera in occasione della “Giornata mondiale dedicata alle vittime delle organizzazioni criminali”. “Antonino Scopelliti era un requirente straordinariamente capace – aggiunge Antoniozzi – così onesto da rifiutare sdegnosamente la corruzione e cinque miliardi di lire, sapendo con questo di andare incontro a un tragico destino. Beppe Alfano era un giornalista ribelle, di destra ma anarchico, che visse la lotta contro la mafia con una corporeità che lo condusse fino alla morte. Ancora oggi le mafie sono potenti ma sbaglia chi pensa che alberghino nel sud perché sappiamo che si mimetizzano dappertutto, forti di una potenza economica impressionante”. “Scopelliti ed Alfano – sostiene ancora il vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera – sono l’emblema di due regioni, la Calabria e la Sicilia, che hanno dato grandi figli alla nazione e che rifiutano ogni tipo di mafie, comprese quelle’ bianche’ che ancora oggi, purtroppo continuano a calpestare diritti e libertà e che sono i nostri nemici mortali”. (ANSA).
“La paura possiamo sconfiggerla con l’affermazione della legalità. Oggi ricordiamo chi ha pagato con la vita il suo impegno per affermare il diritto a essere uomini liberi che non hanno voluto sottomettersi alle atrocità delle mafie. Il significato della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che ricorre oggi, è proprio questo: onorare chi ha dato la propria vita opponendosi alla violenza delle organizzazioni criminali”. Queste le parole di Amalia Bruni, vicepresidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in seno al Consiglio regionale. “Le mafie si evolvono, si modernizzano, si riorganizzano – aggiunge Bruni – come delle vere e proprie holding e si insinuano dappertutto, soprattutto quando trovano terreno fertile e poca attenzione da parte dei cittadini e delle Istituzioni. Siamo tutti chiamati a svolgere un ruolo fondamentale, quello delle sentinelle della legalità per contrastare il crimine e tutelare gli spazi di civiltà. Questa giornata fortemente voluta da Libera e da Avviso Pubblico ha una valenza sociale di grandissima importanza, perché ricorda a tutti che solo con l’impegno quotidiano possiamo tenere testa a chi vuole arricchirsi commettendo reati e spargendo sangue e violenza. Lo dobbiamo a noi stessi ma anche ai nostri giovani, i quali hanno diritto ad un futuro senza criminalità organizzata che ruba costantemente il loro avvenire”. “Se vogliamo sperare che la nostra terra abbia una vera occasione di riscatto – sostiene ancora Bruni – dobbiamo lottare tutti insieme per diffondere la cultura della legalità ad ogni livello. E questo traguardo possiamo raggiungerlo lavorando quotidianamente senza cedere alla paura tenendo sempre la testa alta”.
Ha nuotato per mezzora con tutte le sue forze, aggrappato ad un pezzo di legno, sfidando la corrente e le onde alte. Alla fine, però, ce l’ha fatta.
Amir Khan è uno degli 81 superstiti delle 87 le vittime, al momento, accertate del naufragio del caicco carico di migranti del 26 febbraio a Steccato di Cutro. Ieri ha rivissuto quei drammatici momenti davanti al Gip del tribunale dei minorenni di Catanzaro nell’incidente probatorio nell’inchiesta a carico del presunto scafista 17enne. “Mi sono salvato salendo sopra un legno, ho nuotato mezzora e quando sono arrivato a terra non c’erano ancora i carabinieri”. Parole che raccontano le ultime fasi del barcone e confermano, secondo l’avvocato Francesco Verri, componente del pool legale che assiste i familiari delle vittime, “che sono trascorsi troppi tragici minuti dall’urto sulla secca fino a quanto sono arrivati i soccorsi, persino a terra. Un aspetto che sta emergendo prepotentemente in questa indagine”. Anche il secondo teste ha riferito che una volta a riva ha visto solo due pescatori, mentre i carabinieri sono arrivati dopo 10-15 minuti. I due testimoni, invece, di fatto hanno scagionato il 17enne, sostenendo che non era uno scafista ma faceva da interprete tra loro ed i migranti. L’uomo ha anche riferito che i soldi del viaggio – circa 8.000 euro – erano bloccati in Turchia, consegnati ad una terza persona, in attesa dell’arrivo in Italia. Gli scafisti, a bordo, invece, si sono fatti consegnare dai migranti, le lire turche che non gli sarebbero servite in Italia, mettendo le banconote dentro un sacco. Dichiarazioni che hanno soddisfatto l’avvocato Salvatore Perri, difensore del minorenne. Mentre a Catanzaro prosegue l’incidente probatorio – domani l’ultimo giorno con altri quattro superstiti da sentire – a Crotone si sarebbe arricchito di un nuovo documento il fascicolo, al momento senza indagati ed ipotesi di reato, aperto dalla Procura sulle eventuali lacune della catena dei soccorsi. A scriverlo è il quotiano nazionale “la Repubblica”, citando un appunto con la scritta a mano “natante con migranti” che sarebbe stato vergato da un ufficiale nel giornale delle operazioni della Guardia di finanza alle 23.20, dopo la segnalazione di Frontex dell’avvistamento del caicco ad una quarantina di miglia dalla costa calabrese. Dicitura che, però, non compare nella relazione di servizio della sezione operativa navale di Crotone della Guardia di finanza redatta il giorno dopo, a tragedia ormai consumata. Perché ciò sia avvenuto lo dovranno chiarire il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia ed il pm Pasquale Festa, titolare dell’indagine. Ma, mentre in Italia si cerca ancora di fare chiarezza su cosa è accaduto nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio, dalla segnalazione Frontex delle 23.02 al momento dello schianto dell’imbarcazione su una secca ad un centinaio di metri dalla riva, nel Mediterraneo i disperati in fuga da guerre, carestie e persecuzioni, continuano a morire. Almeno 9 persone sono morte e alcuni sono dispersi, nel naufragio di una barca avvenuto sulla costa orientale dell’Algeria. Ed una potenziale polveriera, sul fronte migrazioni, si potrebbe ben presto rivelare la confinante Tunisia, alle prese con una crisi politica ed economica che ha allarmato anche Bruxelles finendo, per iniziativa italiana, sul tavolo del Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea. L’Italia, in particolare, ha sottolineato “estrema preoccupazione” per uno scenario che può avere “conseguenze imprevedibili” con effetti anche sotto il profilo migratorio. Tanto che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto “tempi rapidi per finanziare un Paese che vive un momento difficile”. Una situazione talmente complicata che l’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell ha ipotizzato una sua visita nel Paese nordafricano, anche alla luce di “parole inaccettabile sui migranti sub-sahariani”.
Già espulso nel giugno scorso con decreto emesso dal Prefetto di Torino, un migrante ha fatto rientro in Italia sbarcando nel porto di Crotone, lo scorso 11 marzo con ad altri 486 migranti: si tratta di un cittadino egiziano, di 34 anni, che è stato arrestato dalla Squadra Mobile per reingresso irregolare nel territorio italiano. A seguito del rilevamento delle impronte digitali e alla comparazione con le precedenti acquisizioni dattiloscopiche presenti nella Banca Dati, procedura cui vengono sottoposti dalla Polizia scientifica tutti gli extracomunitari che giungono sul territorio, si è potuto accertare il provvedimento di espulsione a suo carico. In base a quanto previsto dal decreto di espulsione il trentaquattrenne non avrebbe potuto fare rientro sul territorio nazionale prima del termine previsto di 3 anni. (ANSA).
L’associazione culturale Le Muse “Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria continua i suoi appuntamenti con cadenza settimanale anche in occasione della “Giornata o Festa del Papà”, ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo, celebrata in onore della figura del padre, della paternità e dell’influenza sociale dei padri.
In apertura di manifestazione il presidente prof. Giuseppe Livoti ha fatto memoria dell’antica tradizione – culto che si sviluppò fin dal V secolo in certi monasteri egiziani dove fu scritta la storia apocrifa di Giuseppe il falegname e dove la sua festa fu fissata al 20 luglio. Il culto di questo santo si diffuse anche intorno alla “casa di Giuseppe” almeno dal VI secolo e decadde alla fine dell’Alto Medioevo. La sua festa del 19 marzo appare per la prima volta nell’anno 800 in un martirologio gallicano scritto da Rheinau, in cui è chiamato Ioseph sponsus Mariae (“Giuseppe sposo di Maria”). Per questo appuntamento non si poteva non ricordare un calabrese, una storia dimenticata, tutti i sacrifici, le sofferenze di un giovanissimo diventato padre e uomo maturo in occasione di una lunga prigionia durante la seconda guerra mondiale. E proprio per questo la serata ha visto un racconto storico, umano e psicologico di Biagio Monteleone personaggio che oggi rinasce a nuova vita in occasione della pubblicazione di “Behind the fence – dietro la recinzione”. Biagio Monteleone nacque a Scido il 16 dicembre del 1914 in provincia di Rc, figlio del farmacista Antonino e di Faustina Loteta. Dopo il ginnasio inferiore frequentò il ginnasio superiore al seminario salesiano di Bova marina ed al Regio Ginnasio di Locri e Gerace. Conseguì la licenza classica al “Tommaso Campanella” di Rc e si iscrisse alla Facoltà di Materie Letterarie all’Università La Sapienza di Roma. Durante gli studi fu chiamato alla visita come soldato di leva nella marina militare e riformato una prima volta per costituzione magra. Su sua domanda fu visitato nuovamente nel 1939 e, nonostante fosse figlio unico di madre vedova, partì per la guerra come volontario. Fu catturato dagli inglesi e ceduto agli americani che gli diedero il numero di prigionia 8wI – 30961 MI. Con la liberazione rientrò in Italia e concluse i suoi studi universitari nel 1948, alla facoltà di materie letterarie di Messina. Conseguita l’abilitazione all’insegnamento, insegnò alle scuole elementari e ottenne la cattedra di materie letterarie presso il ginnasio inferiore di Scido, dove insegnò per oltre quarantanni. La prof.ssa Antonella Mariani – Delegata Muse Linguaggi Espressivi ha sin da subito evidenziato che da questo diario biografico, emerge l’identità di un uomo meridionale che fa evincere le differenze delle prigionie nelle varie zone d’Italia. Un libro che è un atto d’amore che le figlie Miranda e Fausta hanno voluto trascrivere da tre quaderni arrivati fino ad oggi, testi dove si evince la figura di un padre che era ed è stato uomo di sostanza e cultura abbracciando la madre patria e lasciando, pur essendo figlio unico di madre vedova, la propria famiglia. Un figlio che è anche padre, che sente la necessità di essere utile. Arruolandosi volontariamente riesce nonostante la prigionia ha trovare nei libri continua la prof.ssa Mariani una – benedetta mania-. Il nutrimento spirituale utile e necessario a vivere prima da ragazzo e poi da giovane uomo, il tutto scritto con un linguaggio scarno, oscuro e militaresco. La dott.ssa Elisa Mottola – psicologa ha fatto una disamina sul ruolo dei padri di un tempo e quelli di oggi, evidenziando come il potere delle relazioni coniugali è affidato proprio alla figura paterna. Il papà è simbolo dell’autorevolezza. Chi rimane figlio ha difficoltà di diventare padre e Biagio Monteleone con le sue scelte di vita ha dimostrato un grande senso di maturità e di unione lui, che da figlio senza padre, ritornando dalla guerra ha costruito il mondo dei propri affetti. La generazione dagli anni ‘50 in poi ha pianificato la vita dei propri figli, svincolandoli dalle sofferenze e dando loro le scelte migliori. Un tempo – continua la Mottola – i giovanissimi erano educati a Dio alla famiglia ed alla patria ed avevano altro carattere. Il primo cittadino di Scido dott. Giuseppe Zampogna sin da subito ha ribadito come la Calabria ha avuto uomini che sono stati valorosi ed identitari così come la stessa cittadina di Scido spesso ricorda. La serata proposta dalle Muse mette in evidenza, un cittadino illustre che troverà posto non solo nella nostra storia locale ma nella nostra toponomastica cittadina e dunque dedicheremo una strada a questo giovane valoroso. Scido è cittadina posta nel cuore dell’Aspromonte, delimitata dalle due fiumare Cresarini e Pietragrande. Adagiata su un triangolo pianeggiante tra dense e vaste distese di ulivi secolari circondato da colline vive negli ultimi 14 anni di una rinascita grazie ad un rapporto con i cittadini ed un recupero di beni monumentali come la Chiesa Parrocchiale di San Biagio che custodisce al suo interno due preziose statue marmoree della scuola del Gagini risalenti al ‘700 circa: la statua della Madonna del Soccorso e di Santa Caterina d’Alessandria, il Palazzo Ruffo con annesso Museo ed ancora la riqualificazione di alcune piazze come il monumento ai caduti realizzato dallo scultore Cosimo Allera. Lo scultore Allera si è soffermato sui suoi interventi sulla scultura che da novembre sorge nell’omonima piazza. Un soggetto che nella sua iconografia identifica tutti i soldati, quelli del riscatto e dell’unità nazionale, la stessa unità che si traduce nella grande bandiera che sostiene in cui è chiaro il riferimento alle tre virtu’ teologali o ancora al verde della macchia mediterranea, al bianco delle fede al rosso del sacrificio. Un’opera che si aggiunge al lungo percorso artistico dello scultore come il crocifisso di Paravati o ancora l’omaggio a Carlo Acutis in Val di Fiemme.
A fine serata scandita dalle letture di parti inedite del diario dalle voci di Clara Condello, Mimma Conti, Sonia Impalà, Santina Milardi, Carla Passanti, la dott.ssa Carmen Miranda Monteleone – medico e figlia di Biagio ringraziando tutti per la serata e la proposta di intitolazione di una strada ha evidenziato come occorre fare memoria dei papà di un tempo perché senza di loro non avremmo esempi emblematici da presentare alle generazioni future, modelli di paterna vigilanza e di provvidenza.
Il Consiglio Metropolitano ha approvato la versione preliminare del Piano strategico metropolitano che, adesso, passerà al vaglio della Conferenza metropolitana per poi ritornare al centro della valutazione dell’aula “Leonida Repaci”. A relazionare sul punto è stato il consigliere delegato alla Pianificazione strategica, Giuseppe Giordano, parlando di un documento “flessibile, di orizzonte, di orientamento, che mette a fuoco le potenzialità del territorio e individua una visione strategica del presente proiettata al futuro”. “Il Piano strategico – ha detto – nasce da precisi presupposti di metodo, passati da un processo circolare di inclusione e conoscenza integrata”.
Per questo, il consigliere Giordano ha ricordato “la collaborazione di Svimez, importantissima nella stesura complessiva del documento di programmazione, esplicitata nella riunione della Cabina di regia che ha visto Luca Bianchi, direttore nazionale dell’Associazione per lo Sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, confrontarsi con i maggiori attori sociali, imprenditoriali, sindacali, accademici e datoriali del territorio”.
Dunque, alla base della stesura del piano “c’è un preciso lavoro di condivisione che ha coinvolto davvero tutti”. “Un processo certosino ed articolato”, lo ha definito Giordano che ne ha ripercorso “il tragitto segnato nel solco delle linee mandato, degli indirizzi e dell’attività svolta dal sindaco Giuseppe Falcomatà che, su questo piano, ha lavorato intensamente insieme ai miei predecessori, gli ex consiglieri delegati Fabio Scionti e Giuseppe Marino, cui va il mio più sentito ringraziamento”.
“Tantissimi – ha aggiunto – sono stati i momenti di partecipazione attraverso il tavolo di partenariato socio-economico, i tavoli tematici, le riunioni con i Comuni nelle cinque macroaree ed i laboratori territoriali con 30 mila interazioni sui social». «Tutte queste sollecitazioni – ha aggiunto – hanno dato un impulso ai principi di identità territoriale, innovazione ed accessibilità che stanno alla base di un Piano che mette a frutto lo straordinario potenziale di questo unicum che è la Città Metropolitana di Reggio Calabria, la sola in Italia ad avere al suo interno un Parco nazionale e varietà territoriali preziose e irripetibili”. Qui si inserisce il principio dell’identità che è Aspromonte, ma non solo: “Lo Stretto, la cultura, le tradizioni, la cultura grecanica, il bergamotto, l’entroterra rurale che diventa mosaico di testimonianze di un’evoluzione storica delle popolazioni che hanno costruito, attraverso un percorso plurisecolare, la Città Metropolitana che conosciamo oggi. E poi i valori dell’accoglienza, le straordinarie testimonianze archeologiche, paesaggistiche e naturali”. “Il Piano strategico – ha spiegato Giordano – non fa solo narrazione, ma mette a sistema». Quindi, l’innovazione che è «una leva fondamentale per sviluppo tutti settori, a partire da quello sociale passando per i sistemi produttivi, le infrastrutture, le sinergie con il mondo accademico per implementare la ricerca e la formazione”.
Altro fattore determinante è il principio della sostenibilità: “Non solo ambientale – ha sostenuto Giordano – pur essendo esso stesso un cardine per un’area che, in Europa, costituisce un esempio di biodiversità”. Il Piano strategico metropolitano, ancora, riconosce appieno il principio di “accessibilità a luoghi e territori secondo il concetto di mobilità sostenibile, facendo il paio con il Pums”. “Sostenibilità e accessibilità – ha affermato il consigliere delegato – capaci di interpretare la storia, la cultura, le complessità e riduzione dei limiti e impedimenti in molte parti territorio”.
Ciò vuol dire anche riduzione del “digital divide”: “Il Piano contiene misure specifiche per mitigare ed azzerare il gap digitale”. “Questo Piano – ha proseguito Giordano – ha individuato i diritti metropolitani, le econome identitarie, la rigenerazione dell’esistente e l’orizzonte Mediterraneo, un punto dirimente della nostra storia e del futuro dei prossimi 30 anni che si apre ad una prospettiva dell’intero Paese non solo per le congiunture planetarie, ma perché le conoscenze delle migrazioni possono diventare una ricchezza, creando un hub del Mediterraneo nello Stretto, con la Città Metropolitana quale baricentro”. “Governance, legalità, sicurezza, cittadinanza, responsabilità e benessere della collettività non sono slogan – ha continuato – ma linee guida da cui si dipanano tutte le altre direttrici solide che proiettano l’efficacia di questo Piano”. In questo senso, la rigenerazione dell’esistente diventa “condizione sine qua non per far uscire parti del territorio che hanno subito degrado”.
“Attraverso queste direttrici e strategie – ha concluso Giordano – la governance metropolitana diventa la bussola per le amministrazioni locali e per la generazione metropolitana, un’opportunità per fermare l’emorragia dei giovani che lasciano il comprensorio facendo leva sul Pnrr e non solo. Poi i temi della creatività, della formazione, il potenziamento di quegli indicatori che hanno segnato degli elementi positivi come l’agroalimentare. Il Piano strategico ha proiezione triennale ma resta flessibile, aperto, disponibile ai mutamenti dettati dalla società e dal tempo. E’ uno strumento con un orizzonte solido che consentirà di orientare le politiche di questa istituzione, diventando uno zenit per tutti gli enti locali, ed un’interfaccia credibile con gli Enti sovraordinati e la Regione”.
Per il consigliere delegato Giuseppe Ranuccio, il Piano strategico ha “un’importanza straordinaria assurgendo a “mini costituzione” della Città Metropolitana”. “Per ila sua completa attuazione – ha aggiunto – è necessario che la Regione trasferisca le deleghe all’Ente per come previsto dalla legge”.
Stesso concetto espresso dal consigliere delegato Salvatore Fuda: “La vera attuazione di questo Piano è capire se siamo in grado di costruire un luogo dove è bello vivere. Dobbiamo, quindi, avere capacità di decidere. In tutte le altre Città Metropolitane questo avviene, perché a Reggio Calabria questo diritto è negato? Semplificare il sistema di governo della Città Metropolitana ci può far essere più efficaci. Questo documento ci carica di ulteriori responsabilità”.
Secondo il consigliere delegato Domenico Mantegna, l’approvazione del Piano strategico è una “tappa storica”. “Iniziata su impulso del sindaco Giuseppe Falcomatà – ha ricordato – siamo di fronte ad un documento programmatico inclusivo, partecipativo e rispettoso delle necessità e delle aspettative del comprensorio metropolitano. Deve essere un Patto sociale con i nostri cittadini per contrastare il fenomeno triste dello spopolamento. Per questo deve parlare ai più fragili della società, dando priorità alle fasce più deboli. E’ un bene, quindi, che la Regione trasferisca al più presto le funzioni proprie della Città Metropolitana e, in questa battaglia, serve il contributo e la collaborazione di tutti”.
Per il sindaco facente funzioni, Carmelo Versace, questo Piano strategico rappresenta una “speranza per il nostro territo”. “Il metodo che ha portato alla sua stesura – ha sottolineato – continua ed essere una caratteristica per questa amministrazione che ha fatto della partecipazione e della condivisione un marchio distintivo. Avremmo potuto confezionarlo con i nostri uffici, ma le tante riunioni fatte negli anni ci consegnano un documento con una visione diversa rispetto al passato. Questa sfida, però, non possiamo vincerla se la Regione non deciderà di dare le funzioni delegate a Città Metropolitana. E’ un argomento che deve unire tutti noi perché sta diventando sempre più difficile rispondere alle esigenze dell’area vasta con i soli fondi di bilancio interni. Un’unità quanto mai necessaria per poter aspirare ad un colloquio cordiale e garbato con la Regione affinché il gap infrastrutturale che scontiamo possa finalmente essere abbattuto”.
“Leggo le ultime dichiarazioni dell’on. Osvaldo Napoli, ora nella segreteria nazionale di Azione, che, con riferimento al Ponte sullo stretto, parla di “presa per i fondelli di calabresi e siciliani che impiegano ore per spostarsi da un paese all’altro” e che poi, nelle stesse dichiarazioni, salta improvvisamente, con un volo logico non troppo comprensibile, sulla flat tax e la riforma fiscale e perfino sulla sanità e le mancate indagini diagnostiche, per criticare l’operato del Governo“.
La Senatrice Tilde Minasi risponde così alle parole dell’esponente di Azione, che aveva espresso pesanti riserve sulle scelte del governo in tema di Ponte sullo Stretto. “Innanzitutto, chi non ha le idee chiare e disegna “un futuro immaginario” appare proprio l’on. Napoli – prosegue la senatrice – che appunto, con le sue parole, crea e trasmette solo confusione. Poi, soffermandomi in particolare sulla questione Ponte, dico che, in questo momento in cui l’argomento è tornato protagonista sulle cronache di stampa, ho l’impressione che tanti ne parlino solo per potersi ritagliare un po’ di spazio mediatico, per far parlare di sé, magari dopo tanto silenzio su di loro. E’ evidente, ed è confermato dai fatti, che il Ponte sarà soltanto uno degli interventi infrastrutturali che interesseranno Calabria e Sicilia – dice ancora Minasi – Il Ministro Salvini ha ben chiara la complicata situazione dei trasporti nelle due Regioni e ha già peraltro individuato e destinato cospicui fondi per l’ammodernamento o la realizzazione di alcune importantissime Infrastrutture, come la Statale 106 jonica, per la quale la legge di bilancio ha previsto 3 miliardi di euro, o la ferrovia Palermo-Catania, che ha ottenuto un finanziamento di 3,4 miliardi di euro dalla Bei, la Banca europea di investimento, tanto per fare due esempi”.
“Il Ponte sarà, dunque, solo uno degli interventi previsti e farà da propulsore per altri interventi anche su tutte le infrastrutture di collegamento sul territorio. L’on. Napoli – aggiunge la Senatrice – non si preoccupi, quindi, di calabresi e siciliani, che non potranno che trarre benefici dal Ponte sullo Stretto, e torni a occuparsi di altro. D’altronde lui è uno dei tanti che ha attraversato varie legislature in Parlamento, spesso anche tra i banchi della maggioranza, legislature durante le quali nulla si è fatto per le Infrastrutture di Calabria e Sicilia, che sono state abbandonate a se stesse, salvo ricordarsene in caso di tragedie e catastrofi naturali. Di cosa parla, dunque, adesso? Chiudo rivolgendomi anche a Italia Nostra, che in queste ore si è nuovamente espressa, anch’essa, contro il progetto rinato su impulso di Matteo Salvini, parlando di “sperpero di danaro pubblico”, che andrebbe invece investito sulle altre Infrastrutture locali. Non capisco perché – conclude Minasi – si continui a ritenere che la realizzazione del Ponte escluda il potenziamento o riqualificazione delle altre opere, cioè strade, autostrade, ferrovie, di Calabria e Sicilia. Il Sud e l’Italia hanno bisogno sia dell’uno che delle altre. E questo governo se ne occuperà”.