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Rivolgo, a nome dell’Amministrazione Comunale e della Città di Diamante, i miei sentimenti di profondo cordoglio e di vicinanza alla Diocesi e ai familiari per la scomparsa di S. E. Mons. Augusto Lauro, già Vicario generale e Vescovo ausiliare della Arcidiocesi di Cosenza e VeLscovo Emerito di San Marco Argentano. Una notizia che rende triste tutta la nostra comunità, per l’indelebile e profonda traccia di fede e per l’impegno sociale e umano che Mons. Lauro ha saputo lasciare, da Pastore attento e premuroso, nel corso del suo intenso e fecondo ministero episcopale. A lui mi legano cari ricordi, negli anni indimenticabili della mia militanza in Azione Cattolica , quale responsabile diocesano dei giovani, uno straordinario rapporto di amicizia e di stima reciproche durato nel tempo. Un grande Vescovo verso cui personalmente nutro sentimenti di gratitudine e di affetto per la sua testimonianza autentica di dedizione e di amore per la nostra diocesi e la nostra terra.
“Da La Sicilia e La Calabria delle Donne a L’ Italia delle donne. Una storia da leggere”, Festival arrivato alla sua terza edizione, che racconta il genio delle donne partendo dal Sud e arrivando in Veneto e Piemonte, Martedì 7 Marzo è stato presentato nella Sala stampa della Camera dei Deputati, alla presenza dell’On. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, Angelo Piero Cappello, direttore del CEPELL, Mariangela Preta, direttore del Festival “ La Calabria delle Donne” e Fulvia Toscano, direttore della “ Sicilia delle donne”. Un grande progetto che consiste nella individuazione di percorsi di viaggio diversi, nella narrazione dell’altra metà della Storia, dell’identità plurale del Paese, cancellando l’assenza, colmando le lacune di un ingiusto “vuoto di memoria”, tentando il recupero non solo di nomi, ma di personalità versatili. Il Festival è felicemente giunto quest’anno alla sua III edizione e deve la sua nascita ad un gruppo di donne guidate in Sicilia dalle direttrici artistiche Fulvia Toscano, anima del festival NaxosLegge, e Marinella Fiume, curatrice del Dizionario “Siciliane” . La seconda edizione ha visto l’ingresso in scena de “La Calabria delle donne” la cui direttrice, l’archeologa Mariangela Preta con la Collaborazione delle Professoresse Stefania Mancuso e Maria Teresa Daffinà, è riuscita a coinvolgere moltissime realtà culturali fra cui scuole, associazioni, comuni, enti locali, pubblici e privati. Una molteplicità di voci, di sguardi, di immaginari diversi, che però formano le trame di un tessuto attraverso cui leggere i nostri territori, narrando simbolicamente di queste donne le “storie”, le “imprese”, l’impegno, i percorsi, i risultati raggiunti nei vari campi, in una parola il genio. E così, dopo la I edizione dedicata alle DONNE IN SCENA, la II edizione DONNE DI CARTA dedicata alla riscoperta di scrittrici spesso ingiustamente dimenticate, la III edizione, che si svolgerà durante il mese di Marzo, affronta il tema “DONNE TRA POLITICA E ISTITUZIONI”, dalla storia antica ai nostri giorni, con la sola consueta limitazione che le figure siano donne non più viventi e con la partecipazione di trentadue realtà culturali e la narrazione di 45 quarantacinque storie di donne.
Il Festival del Genio Femminile di Calabria, che vedrà fra qualche giorno anche la pubblicazione di un libro edito da Libritalia, in cui sono raccolte le storie delle donne di carta, anche per la sua seconda edizione ha avuto la concessione del patrocinio Istituzionale della Regione Calabria e della Fondazione Calabria Film Commission, prenderà inizio il 10 Marzo proprio dal Liceo Scientifico “ Alessandro Volta”. A fare gli onori di casa il Dirigente Scolastico Maria Rosa Monterosso che con entusiasmo ha accolto questa iniziativa che permette di rendere onore e dare visibilità a volti e nomi sconosciuti o misconosciuti della nostra terra; a inaugurare la manifestazione i saluti della Vice Presidente del Consiglio Regionale della Calabria Giuseppina Princi e della direttrice Artistica del Festival Dottoressa Mariangela Preta, cui seguiranno i saluti della Dottoressa Lucia Nucera, Assessora All’Istruzione e alle Politiche Educative e della Dottoressa Calabrò Assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria. A raccontare la storia di Giulia figlia di Augusto, fra congiure di famiglia e ragioni di stato la Professoressa Anna Maria Borrello che, attraverso la vicenda di questa donna, discussa e criticata dai suoi contemporanei, musa ispiratrice di poeti e protagonista di bizzarre situazioni dentro la corte, dimostrerà come già da allora , le idee trasgressive e anticonvenzionali possono costare l’esilio, l’isolamento o la vita.
“Rivolgo gli auguri più sinceri a tutte le donne calabresi. E sentimenti di solidarietà alle donne ucraine che vivono in Italia. A tutte le donne del popolo ucraino, che sta resistendo all’aggressione dell’esercito russo, e alle donne iraniane, la cui coraggiosa domanda di libertà è mortificata da norme oppressive”.
Afferma il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso: “L’anno scorso, il Consiglio regionale ha festeggiato l’8 marzo approvando una legge per fermare il divario di genere nel mondo del lavoro che colloca le regioni meridionali agli ultimi posti dell’Unione europea. Il combinato disposto di dati allarmanti sullo svantaggio delle donne calabresi – meno occupate, più esposte ai lavori precari, utilizzate senza adeguata valutazione di titoli di studio e professionalità e meno retribuite degli uomini – e della fragilità delle politiche sociali, richiede una pluralità di interventi verticali e orizzontali. Una terapia d’urto, in linea con l’articolo 37 della Costituzione che vieta ogni discriminazione”.
Aggiunge: “L’attuazione del Pnrr, che prevede un aumento del 4 per cento di donne occupate entro il 2026 per ridurre il distacco tra l’Italia e l’Europa (giunto a 15 punti nel 2022), va presa sul serio. Soprattutto nel Mezzogiorno, dove è netto (dati Svimez) col Centro-Nord il divario di occupazione femminile. Dove lavora una donna su tre e in cui ci sono 1 milione e 800mila donne che non vengono impiegate e solo la metà delle donne potenzialmente disponibili a lavorare trova occupazione”.
Ancora il presidente Mancuso: “Quest’anno, insieme alla Giunta regionale e su impulso della vicepresidente Giusi Princi, si è deciso di focalizzare l’attenzione (con una tavola rotonda nell’Aula del Consiglio regionale) sulle donne vittime di violenza fisica e psicologica. Una piaga che deve coinvolgere tutti, donne e uomini. L’auspicio è che, istituite la Commissione regionale per i diritti e le pari opportunità e l’Osservatorio sulla violenza di genere, si contribuisca – assieme alle associazioni che operano incessantemente per arginare un’emergenza che incide sulla qualità della democrazia – a contrastare efficacemente ogni atteggiamento prevaricatorio e violento nei confronti della donna”.
Uno stipendio più alto, ma anche prospettive di crescita professionale, flessibilità e, soprattutto, un migliore equilibrio psicofisico. È quanto chiedono al mondo del lavoro le donne italiane, protagoniste nel 2022 di un fenomeno inedito. Secondo le elaborazioni della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Inps, nei primi nove mesi del 2022 sono state assunte 2 milioni 616 mila donne, una cifra record. Ma, allo stesso tempo, oltre 642mila hanno deciso di lasciare volontariamente il proprio impiego (+21,5% rispetto al 2021), perlopiù a tempo indeterminato (54,8%). La ricerca, effettuata su un campione di 1000 occupati, dimostra come le donne stiano interpretando, più dei loro colleghi uomini, le trasformazioni in atto nel mondo professionale, portando una visione più dinamica e una cultura più in linea con i cambiamenti epocali che attraversano questa dimensione di vita delle persone. I dati parlano chiaro: le donne sono in media meno soddisfatte del proprio lavoro rispetto agli uomini (25% contro 18,8%). E le cause di questa insoddisfazione sembrerebbero legate più a scarse prospettive di crescita all’interno del contesto lavorativo attuale (il 43,4% le reputa basse o molto basse) che alla retribuzione (elemento meno rilevante). Oltre a ciò, rileva la scarsa attenzione delle aziende verso quegli elementi di welfare aziendale che possono disegnare un contesto lavorativo più funzionale alle esigenze delle lavoratrici madri: il 49,4% giudica questo aspetto insoddisfacente. Non è tutto. A guidare le ‘Grandi Dimissioni’ femminili, infatti, è anche la ricerca di stimoli nuovi e la voglia di rimettersi in gioco; di cercare un rinnovamento personale prima ancora che professionale. Infatti, a fronte del 36,4% di donne che hanno cambiato lavoro o lo stanno cercando perché non più soddisfatte, vi è un 34,6% che cerca un cambiamento a prescindere. Tra i fattori ritenuti imprescindibili dell’occupazione ricercata, al primo posto spiccano, parimerito, il miglioramento retributivo e quello psicofisico. Emerge, però, un dato interessante: a fronte di una metà di lavoratrici per cui il passaggio a un altro impiego dipende dalla
possibilità di un salario migliore, vi è un’altra metà per cui questo aspetto non è così decisivo e che cambierebbe anche a costo di un downgrade retributivo. La sicurezza del posto di lavoro è una condizione indispensabile per il 27,2% delle intervistate, un valore di poco superiore al 24,1% che, invece, più che all’aspetto contrattuale, guarda ai contenuti del lavoro e alle prospettive di crescita professionale e di carriera. A seguire, per il 22,1% sarebbe fondamentale trovare un impiego vicino casa o che riduca i tempi di spostamento; per il 20,4%, un ambiente di lavoro più ‘accogliente’; una quota simile, infine, mira a una maggiore flessibilità organizzativa. Il report traccia anche un identikit delle donne dimissionarie: si tratta perlopiù di giovani. Il 32% di quelle che hanno lasciato un’occupazione ha meno di 30 anni, quasi la metà (49,2%) tra i 30 e i 50 anni. Oltre un terzo (38,6%) era occupata nel commercio e nelle attività turistiche (38,6%), seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche (23,3%). A livello geografico, il Nord Ovest ha contribuito al 34,6% delle dimissioni volontarie e la sola Lombardia ne ha raccolte quasi un quarto (24,2%). “La ricerca dimostra ciò che i Consulenti del Lavoro ripetono da tempo: “puntare sul welfare aziendale è un investimento”, ha commentato Rosario De Luca, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. “In un mercato del lavoro così mobile, che richiede figure professionali nuove, i lavoratori devono essere incentivati a restare attraverso benefit e strumenti capaci di valorizzarli come risorse. Di conseguenza, lo sforzo delle imprese deve essere quello di avviare un sistema di welfare personalizzabile, calibrato sulle esigenze di ogni singolo dipendente”.
Ortì, Palmenta e Albanese: “Ristabilita la verità, comunità composta da cittadini onesti”
“Ringraziamo l’Arma dei Carabinieri per la puntualizzazione riguardante la vicenda relativa all’operazione sui 120 cittadini deferiti all’autorità giudiziaria perchè percettori senza diritto del Reddito di Cittadinanza. La precisazione dell’Arma ristabilisce una corretta interpretazione, richiesta a gran voce dalla cittadinanza ed in particolare dalla comunità di Ortì, la cui immagine era purtroppo lesa da un’errata estensione comunicativa operata da alcuni media nazionali”. Così in una nota gli Assessori Rocco Albanese e Giuggi Palmenta, con delega alla Legalità, del Comune di Reggio Calabria.
“Quella del borgo collinare di Ortì – si legge nella nota congiunta – è una comunità operosa ed onesta, rispettosa delle leggi ed in alcun modo associabile all’operato dei cosiddetti furbetti del Reddito di Cittadinanza individuati nell’operazione condotta dai Carabinieri. Le gravi circostanze scoperchiate dalla Benemerita, che hanno giustamente messo in luce le pratiche illegali di alcuni cittadini residenti nel reggino, non possono in alcun modo essere accostate o estese all’intera cittadinanza residente nella frazione di Ortì, giustamente indignata per l’indebita associazione favorita dalla disattenzione di alcune testate nazionali”.
“La nuova comunicazione dell’Arma – concludono Albanese e Palmenta – ristabilisce la verità, nella speranza che anche i media nazionali che avevano erroneamente semplificato la narrazione, demonizzando di fatto l’intera cittadinanza di Ortì, si allineino adesso alle fonti ufficiali”.
L’Amministrazione comunale di Reggio Calabria ha pubblicato l’avviso pubblico per l’individuazione di nuclei familiari in condizione di disagio socioeconomico per l’accesso al servizio di Empori della solidarietà sui territori di Arghillà e Pellaro. A darne notizia in una nota l’Assessore al Welfare del Comune di Reggio Calabria Demetrio Delfino. L’attività si inserisce nell’ambito della programmazione promossa dall’Ente nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Pon Metro, ed è rivolta a nuclei familiari in condizioni di disagio lavorativo, economico e sociale che possono avvalersi del sostegno degli Empori della solidarietà individuati nei Poli territoriali di Arghillà e Pellaro, per il ritiro dei generi di prima necessità attraverso una card personale caricata con un punteggio a scalare. Il servizio ha come finalità quella di creare dei punti di distribuzione completamente gratuiti, realizzati al fine di sostenere le famiglie che presentano un alto rischio di vulnerabilità materiale e sociale ovvero versano in condizione di reale difficoltà e di disagio familiare, lavorativo, economico e sociale, attraverso l’aiuto alimentare e l’accompagnamento relazionale per favorire il recupero della propria autonomia.
L’Emporio della Solidarietà si configura come un Market solidale nel quale è presente una gamma di prodotti essenziali per la vita quotidiana delle famiglie: alimenti, prodotti per la casa, l’igiene personale e prodotti per l’infanzia. La distribuzione dei beni avviene senza la circolazione di denaro. Le persone hanno infatti a disposizione una tessera solidale, definita card, con punti a scalare e possono usufruire di tutti i servizi per un periodo massimo di sei mesi. Ai nuclei individuati mediante l’avviso, verrà consegnata una card, che consentirà loro di rifornirsi, nei giorni e negli orari che saranno comunicati dall’Emporio, delle merci messe a disposizione, nei limiti di “credito” definiti dall’Emporio.
“Una nuova importante misura di sostegno – ha affermato l’Assessore Delfino – che è rivolta alle persone in difficoltà, ai nuclei familiari disagiati che abitano nelle zone nord e sud della città. Il segno di un’attenzione che l’amministrazione comunale, su impulso delle linee di mandato individuate dal sindaco Falcomatà ed oggi portate avanti dal facente funzioni Brunetti, grazie al sostegno dei fondi comunitari dei quali la città è destinataria con la programmazione degli anni scorsi, sta promuovendo in riferimento alle persone più fragili. Un ringraziamento specifico – conclude Delfino – al Dirigente ed ai dipendenti del Settore Welfare che hanno lavorato con grande disponibilità per la stesura e la pubblicazione di questo importante avviso riservato a chi si trova in difficoltà”.
Un omicidio si è consumato questa notte a Reggio Calabria, nel quartiere di Santa Caterina. Nella sua abitazione, in via Italia, è stato ucciso Przemyslaw Krzysztof Grudniewski, di 47 anni, di nazionalità polacca. A trovare il corpo sono stati alcuni suoi dipendenti. Grudniewski, infatti, era noto in città perché gestiva l’autolavaggio “Paradiso” a Santa Caterina. Dopo un primo esame della salma eseguito dal medico legale sembrerebbe che l’uomo sia stato soffocato da qualcuno che poi si è allontanato senza lasciare traccia. Sul posto sono intervenuti gli agenti della squadra mobile che hanno eseguito i rilievi e hanno avviato le indagini coordinate dai sostituti procuratori Walter Ignazitto e Giulia Scavello. I due pm hanno disposto il sequestro della salma che, nelle prossime ore, sarà sottoposta ad autopsia. Intanto gli investigatori stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita di Grudniewski per capire chi ha potuto incontrare prima di essere ucciso. Il fatto che l’omicidio sia avvenuto all’interno della sua abitazione, dove viveva da solo, fa ipotizzare agli investigatori che Grudniewski sia stato ucciso da qualcuno che conosceva bene e a cui ha consentito appunto di entrare a casa. Grudniewski, in passato, aveva avuto qualche problema legato a vicende di piccolo spaccio di droga.
Il sindaco metropolitano facente funzioni, Carmelo Versace, ha preso parte all’iniziativa “Scegliamo la bellezza” dedicata al completamento del restauro della Deesis dell’abside della Chiesa di San Zaccaria a Caulonia, uno dei pochi affreschi bizantini ancora esistenti.
Nel corso dell’evento – al quale hanno preso parte, fra gli altri, il sindaco di Caulonia Francesco Cagliuso, il consigliere regionale Salvatore Cirillo, il direttore della Sovrintendenza Archeologica, Fabrizio Sudano, e la funzionaria del settore Attrattori culturali della Regione, Carmen Barbalace – il sindaco facente funzioni Verace si è detto «entusiasta per il recupero di un bene così prezioso per i cittadini, i fedeli ed i visitatori di uno dei borghi più belli d’Italia».
Un borgo, secondo Versace, che «va preservato, custodito, reso accessibile e, soprattutto, messo in sicurezza da un dissesto idrogeologico che sta mettendo a repentaglio la sua stessa esistenza».
«La frana che costeggia l’abitato – ha affermato – è un vero colpo al cuore. I vari interventi previsti devono consentire una piena e veloce agibilità ad uno dei paesi più suggestivi dell’intero Mezzogiorno».
«La Città Metropolitana – ha aggiunto Versace – ha già previsto un finanziamento di 367 mila euro per la Sp 90 che collega Caulonia marina e Caulonia superiore ed un altro da 500 mila euro per la viabilità jonica più in generale. Questi interventi sono fondamentali per non vanificare tutti gli sforzi che si stanno facendo per rilanciare il territorio, a partire dalla bellissima piazza Zaccaria che ospita lo splendido affresco bizantino. Le nostre peculiarità devono essere accessibili per fare conoscere, più facilmente, tutto il bello della nostra terra».
Anche per agevolare questo tipo di operazioni, il sindaco facente funzioni è tornato a chiedere «il riconoscimento delle funzioni alla Regione». «Se dobbiamo continuare a parlare di condivisione e collaborazione per lo sviluppo dei territori – ha concluso Verace – ognuno deve fare la sua parte. Il Governatore Occhiuto faccia quello che nessuno ha fatto fino ad ora, nonostante le prescrizioni di una legge nazionale. Conceda, cioè, le normali deleghe alla Città Metropolitana affinché i sindaci, gli amministratori e chi vive quotidianamente le difficoltà del proprio Comune possa avere gli strumenti necessari per ottenere le risposte che servono e poter disegnare un futuro migliore».
“L’Autonomia differenziata, non serve al Paese”. E’ questo il tema dell’iniziativa organizzata dalla Cgil Area Vasta di Catanzaro-Crotone-Vibo e dalla Cgil Calabria per giovedì 9 marzo alle 10 nella Casa delle Culture (sede del Palazzo della Provincia) di Catanzaro alla presenza di Christian Ferrari, segretario nazionale Cgil, che chiuderà il confronto a più voci. Dopo l’introduzione dei lavori – moderati dalla giornalista Tiziana Bagnato – da parte del segretario generale della Cgil Area Vasta, Enzo Scalese, interverranno: il senatore Nicola Irto; la deputata Vittoria Baldino; la giurista Anna Falcone; il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita; il segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato.

“Nonostante gli effetti devastanti dell’autonomia regionale sulla sanità toccati con mano dai cittadini durante l’emergenza Covid, con le pessime performances del sistema sanitario di molte regioni e il conflitto tra Stato e Regioni durante la pandemia, l’“autonomia differenziata” ha continua inesorabilmente la sua marcia, grazie anche al ‘fiancheggiamento’ del Governo di centrodestra insediatosi a settembre. Il progetto di Autonomia differenziata concretizzato nel disegno di legge che porta la firma del ministro Calderoli rappresenta un colpo di grazia a principi, diritti e valori democratici faticosamente conquistati da generazioni di lavoratori e lavoratrici dal Dopoguerra in poi – afferma il segretario generale dell’Area Vasta, Enzo Scalese -. Come sostenuto da esperti in materia, in Italia mancano le tre condizioni fondamentali per un equilibrio tra Stato, Regioni e Comuni: responsabilità ben definite, risorse finanziarie sufficienti per far fronte alla responsabilità, monitoraggio e controllo. L’autonomia differenziata, quindi, serve davvero al Paese? Noi crediamo di no e dobbiamo anche discutere di quelli che sono i possibili strumenti per ridurne gli effetti devastanti che sta avendo sull’identità nazionale. Le ricadute pratiche del progetto di Autonomia differenziata sulle vite degli italiani non possono rimanere chiuse in aule ristrette del Parlamento, visto che comunque non c’è un coinvolgimento di tutti i gruppo parlamentari: l’importanza del tema esige che il dibattito raggiunga ogni cittadino, anche per questo sentiamo l’esigenza e abbiamo il dovere di alimentare il confronto anche attraverso iniziative come quelle che abbiamo organizzato per giovedì a Catanzaro”.