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“Non possiamo più permetterci di costruire risposte sanitarie su modelli superati, su schemi che appartengono a un tempo che non esiste più. Dobbiamo partire dai bisogni reali delle persone, soprattutto dei giovani, e avere il coraggio di ripensare l’intero impianto della salute mentale alla luce dei cambiamenti profondi che attraversano la nostra società.”
È il messaggio forte e chiaro lanciato dalla consigliera regionale Amalia Bruni, intervenuta nel corso del laboratorio di idee sulla salute mentale, tenutosi oggi a Reggio Calabria, con la partecipazione di esperti, operatori e rappresentanti delle istituzioni e del Terzo Settore.
Bruni, da sempre impegnata sul fronte delle politiche sanitarie, ha denunciato con chiarezza le carenze strutturali che penalizzano il sistema calabrese, a partire dalla carenza di personale nei servizi psichiatrici territoriali, fino alla mancanza di una rete realmente integrata tra sanitario e sociale. “Non basta garantire l’accesso alle cure – ha dichiarato –. Dobbiamo garantire la qualità dell’ascolto, la presa in carico globale, la continuità assistenziale. Questo vale per tutti, ma diventa drammaticamente urgente se pensiamo alla salute mentale dei giovani, oggi in sofferenza profonda, spesso invisibile, troppo spesso ignorata”.
I dati, ha spiegato, parlano chiaro: aumentano i disturbi mentali in età adolescenziale, aumentano i segnali di disagio, ma i servizi restano fermi, rigidi, poco permeabili alle nuove esigenze. “I giovani ci chiedono un’alleanza vera, non risposte standardizzate. Ecco perché serve un nuovo patto tra istituzioni, famiglie, scuola e territorio”.
Un passaggio importante del suo intervento ha riguardato la ricerca, non solo come chiave per comprendere meglio le patologie e migliorare le terapie, ma anche come strumento per progettare e sperimentare nuovi modelli sanitari. “La ricerca, se sostenuta e integrata nella programmazione sanitaria, può aiutarci a costruire modelli innovativi di cura, più vicini alla persona, più flessibili e sostenibili. Le sperimentazioni sanitarie non devono essere un’eccezione: devono diventare una leva per il cambiamento strutturale del nostro sistema regionale.”
In questo senso, la consigliera ha lanciato anche una riflessione sulla necessità di investire nella formazione degli operatori, non solo in termini tecnici ma soprattutto umani, relazionali, comunicativi. “Serve una cultura nuova della cura, che metta al centro la persona e la sua storia, e non solo la diagnosi.”
Tra i punti critici affrontati, anche quello della doppia diagnosi, ovvero la coesistenza di disturbo psichico e dipendenza: un ambito ancora troppo marginale nelle politiche pubbliche, ma che riguarda una fascia altamente vulnerabile della popolazione, spesso esclusa dai percorsi tradizionali. “È un fronte che va affrontato con coraggio e innovazione, costruendo percorsi personalizzati, multidisciplinari, davvero capaci di includere.”
Infine, Bruni ha posto l’accento sulla necessità di combattere lo stigma sociale legato alla malattia mentale: “La salute mentale riguarda tutti. Parlare di disagio, di ansia, di depressione, non deve essere un tabù. Dobbiamo portare questi temi fuori dalle stanze chiuse e renderli parte di un dibattito pubblico serio, responsabile, generativo.”
“Voglio continuare a portare queste battaglie dentro le istituzioni – ha concluso – perché solo cambiando il modo in cui progettiamo i servizi, e il modo in cui ascoltiamo le persone, potremo davvero costruire un welfare generativo, non più riparativo. Un welfare che non arriva tardi, ma che accompagna, previene, sostiene. Un welfare che aiuta a vivere.”
Reggio: Sinistra Italiana si oppone alla chiusura del Consultorio Familiare “San Marco”
La chiusura del Consultorio Familiare San Marco di Reggio Calabria è l’ennesimo colpo inferto alla sanità pubblica territoriale e, in particolare, ai servizi dedicati alla salute delle donne, delle famiglie e delle nuove generazioni. Questo presidio, che da anni offre supporto ginecologico, ostetrico, psicologico e sociale, rischia di scomparire senza che sia stata pianificata una reale alternativa altrettanto efficace e accessibile.
I consultori familiari non sono semplici ambulatori: sono strutture nate con una precisa funzione sociale e sanitaria, garantendo servizi gratuiti e accessibili a tutti, indipendentemente dalla condizione economica o sociale. Nei consultori si affrontano temi fondamentali come la salute riproduttiva, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, la tutela della maternità, il sostegno alla genitorialità e la violenza di genere. Sono punti di riferimento essenziali, in particolare per giovani, donne e persone in condizioni di vulnerabilità.
Tuttavia, in Calabria queste strutture sono state progressivamente svuotate e ridimensionate. Secondo i dati UIL, nella regione sono attivi solo 62 consultori su 93 previsti per legge, mentre nella provincia di Reggio Calabria, a fronte di una popolazione che avrebbe bisogno di un servizio capillare ed efficiente, ne restano operativi appena 20. Inoltre, la carenza di personale specializzato, tra cui ginecologi, psicologi e assistenti sociali, rende molti di questi consultori poco più che strutture fantasma, incapaci di rispondere alle necessità reali dei cittadini.
Sostituire un consultorio con una Casa di Comunità non è una soluzione, ma un problema. Le Case di Comunità, previste dal PNRR, hanno un ruolo diverso: si occupano di assistenza sanitaria di base e di presa in carico dei pazienti cronici, ma non garantiscono in modo strutturato e specialistico le funzioni dei consultori. Se i consultori scompaiono, i servizi per la salute sessuale e riproduttiva, la tutela delle donne e il supporto alla maternità rischiano di essere marginalizzati o del tutto cancellati.
Questa ennesima scelta miope della politica sanitaria calabrese si inserisce in un contesto più ampio di smantellamento progressivo della sanità pubblica, che vede la nostra regione agli ultimi posti nelle classifiche nazionali per qualità ed efficienza del servizio sanitario. La chiusura o il depotenziamento dei consultori colpisce le fasce più fragili della popolazione, aumentando il divario tra chi può permettersi cure private e chi è costretto a rinunciare all’assistenza.
Crediamo in un modello di welfare pubblico, universale e accessibile. Non possiamo accettare che un servizio fondamentale venga sacrificato per meri calcoli di bilancio o per una gestione inefficiente delle risorse. Chiediamo alla Regione Calabria e all’Azienda Sanitaria di garantire il potenziamento, e non la chiusura dei consultori, attraverso:
• Il mantenimento e il rafforzamento delle strutture esistenti, con personale qualificato e risorse adeguate.
• Un piano di assunzioni straordinarie per ginecologi, ostetriche, psicologi e assistenti sociali, oggi carenti o assenti in molti consultori.
• La garanzia che i servizi consultoriali non vengano assorbiti in altre strutture che non possono offrire la stessa specificità e attenzione ai bisogni delle persone.
La chiusura dei consultori è un attacco diretto alla salute pubblica e ai diritti delle donne. La sanità pubblica va difesa, e con essa il diritto di ogni cittadino a ricevere assistenza e cure adeguate e gratuite, senza discriminazioni e senza barriere economiche.
A partire da lunedì 31 marzo, riaprirà la piattaforma informatica per la presentazione delle istanze finalizzate alla concessione di incentivi a sostegno e per lo sviluppo dell’artigianato calabrese.
Confartigianato Imprese Calabria esprime apprezzamento per la riattivazione del Fondo a favore delle imprese artigiane, resa possibile grazie alle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione, nell’ambito dell’Accordo per la Coesione.
Una parte delle risorse disponibili sarà utilizzata per soddisfare le domande già presentate e rimaste inevase per esaurimento fondi, mentre un’altra parte sarà destinata a nuove iniziative imprenditoriali.
La misura, fortemente sostenuta da Confartigianato e dalle associazioni di categoria, prevede: contributi in conto interessi, per tutta la durata del finanziamento bancario; rimborso parziale del costo della garanzia rilasciata dai Confidi; contributi in conto capitale fino al 65% delle spese ammissibili.
Gli interventi finanziabili includono: ammodernamento, ristrutturazione e ampliamento dei locali aziendali; innovazione di prodotto e di processo; introduzione o potenziamento di servizi, anche attraverso tecnologie digitali; interventi per la sostenibilità ambientale.
“Auspichiamo che la Regione Calabria – dichiara Confartigianato Imprese Calabria – possa individuare ulteriori risorse per rispondere alle numerose richieste delle aziende ed evitare la chiusura dello strumento, molto apprezzato dalle imprese artigiane per accompagnarle con semplicità verso una crescita più competitiva, innovativa e sostenibile.”
Confartigianato sottolinea, inoltre, la necessità di procedere con celerità all’erogazione dei contributi alle aziende già ammesse da tempo, in un momento segnato da pesanti difficoltà legate all’aumento dei costi energetici, delle materie prime e dall’inflazione.
“Si tratta di un sostegno fondamentale soprattutto in questo momento per un comparto che rappresenta una componente strategica dell’economia calabrese e che, nonostante tutto, continua a investire, produrre e creare occupazione”, conclude la nota.
Montebello Jonico: un morto e un ferito in un tragico incidente sulla SS106
Un nuovo tragico incidente si è verificato sulla SS106. Il sinistro ha causato un morto ed un ferito ed è avvenuto intorno alle 8:00 di stamattina, a Montebello Jonico. La vittima si chiamava Giuseppe Foti ed aveva 70 anni,
Il sinistro si è verificato a causa dello scontro due autovetture, le cui cause sono in corso di accertamento, ma che non ha lasciato speranze a Giuseppe Foti che è morto sul colpo.
Sul luogo dell’incidente mortale sono giunti per primi alcuni Vigili del fuoco in transito sulla SS 106 di Montebello, supportati in seguito dai colleghi di Melito Porto Salvo che hanno prestato i primi soccorsi e, dopo aver estratto dalla vettura il ferito, hanno proceduto alla mesa in sicurezza degli altri veicoli.
I Vigili del fuoco e Forze dell’ordine aspettano i rilievi di rito e l’autorizzazione del magistrato.
L’Organizzazione “Basta Vittime sulla SS106”: “Giuseppe, un altro nome da non domenticare”
“Un’altra esistenza spezzata. Un’altra famiglia distrutta. Un’altra tragedia che si aggiunge a una lunga lista di vite spezzate su questa maledetta strada”. queste le parole dell’Organizzazione di volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”, espresse su un post, pubblicato sui social, nel quale si stringe al dolore della famiglia della vittima per il “peso di una perdita inaccettabile”.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa congiunto di soddisfazione del “Comitato Free Marjan Jamali” e del “Comitato OLTRE I CONFINI: Scafiste tutte”, in seguito alla decisione del Tribunale di Reggio che, ieri sera, in attesa della conclusione del processo prevista per il 28 maggio, ha stabilito la liberazione dalle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per Marjan Jamali e Amir Babai, dopo una carcerazione preventiva durata più di 17 mesi.
“Eravamo tornate ieri in presidio per reclamare a gran voce, davanti al Tribunale del riesame di Reggio Calabria, la liberazione dalle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per Marjan Jamali e Amir Babai, sottoposti per altro a carcerazione preventiva da più di 17 mesi.
E lo facevamo con rabbia, dopo aver appreso che il Collegio giudicante del Tribunale di Locri aveva di nuovo ed inspiegabilmente rigettato la richiesta di modifica della misura cautelare.
Oggi, dopo la decisione del Tribunale del riesame di Reggio Calabria, che ieri sera ha finalmente liberato Marjan da ogni inutile misura vessatoria, gioiamo per lei, ma sentiamo la necessità di ribadire con fermezza il nostro sdegno verso quel muro di leggi che lo stato italiano ha alzato per trovare un capro espiatorio proprio tra chi in realtà fugge per ottenere protezione e salvezza.
Sdegno che viene esacerbato dal pensiero della terribile oppressione, aggravata dall’ignavia di qualche magistrato, prodotta da impianti accusatori spesso avviati con improvvisazione e sempre portati avanti con processi inquisitori e con una abnorme durata della carcerazione preventiva.
Marjan Jamali cercava solo protezione per sé stessa e per il figlio di 8 anni, quando nell’ottobre 2023 sono arrivati sulle sponde di un mare non più (o forse mai) culla di civiltà, ma tomba per le speranze di chi sogna una vita migliore. Nell’udienza dello scorso 24 marzo, presso il Tribunale penale di Locri, lei ha reso, con tanta fierezza e sincerità, una testimonianza forte e chiara, ripercorrendo i motivi che l’hanno spinta a lasciare il teocratico Iran, nel quale era esposta ai pericoli di un ex marito violento, a cui per la legge misogina iraniana spettava l’affidamento esclusivo del figlio al compimento dei suoi 8 anni. Ha raccontato e dimostrato di aver pagato 14 mila euro ai veri trafficanti (9mila per sé e 5mila per il figlio), è entrata nei dettagli di quel lungo viaggio in cui ha subito un tentativo di stupro da quelle stesse persone che – per vendetta – l’hanno poi accusata di essere parte dell’equipaggio e che poi si sono resi irreperibili.
Le accuse a Jamali si basano sulle dichiarazioni di questi soli tre passeggeri – su ben 102! – che appena sbarcati hanno sostenuto che la donna aveva il ruolo di raccogliere i cellulari prima della partenza.
Sulla base di quelle sole testimonianze, per altro raccolte senza ulteriori approfondimenti, riferite dalle stesse persone che le avevano promesso ritorsioni, per la procura avrebbe svolto “mansioni meramente esecutive e di collaborazione nell’operazione coordinata da trafficanti attivi sul territorio turco”.
Ma l’uomo che ha materialmente condotto la barca, l’egiziano Faruk, chiamato in qualità di testimone dopo aver già patteggiato la pena, ha dichiarato in udienza, come già avevano fatto altri testi, che Marjan e Amir erano migranti come tutti gli altri e non c’entravano niente con l’organizzazione.
Come se non bastasse, appena arrivata Marjan è stata separata dal figlio e arrestata senza che le venissero date comprensibili spiegazioni. Quel figlio tanto amato che ha poi potuto riabbracciare solo a distanza di 7 mesi, durante i quali è stata reclusa nel carcere di Reggio Calabria. Adesso Marjan si trovava ai domiciliari e con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, misure oppressive di cui da mesi abbiamo invocato la revoca, ieri per fortuna decisa dal Riesame, in attesa della conclusione del processo prevista per il 28 maggio.
Altrettanto inspiegabile è la vicenda di Amir Babai, un uomo resosi doppiamente “colpevole”: sia di scappare da un regime oppressivo per costruirsi una vita migliore e sia di aver difeso Marjan, sulla barca, dal tentativo di violenza che stavano mettendo in atto proprio coloro che poi hanno accusato anche lui di essere uno scafista. Sono ormai più di 500 giorni che Babai sta scontando, recluso in carcere, una ingiusta, afflittiva ed ingiustificata misura cautelare di cui, anche alla luce della decisione di ieri, invochiamo l’immediata revoca.”, scrivono “Comitato Free Marjan Jamali” e “Comitato OLTRE I CONFINI: Scafiste tutte”.
Rimozione Agostinelli: Latella si schiera con il Presidente dell’Autorità Portuale
«Esprimo sostegno e fiducia nel lavoro svolto in questi anni dal Presidente dell’Autorità di sistema portuale di Gioia Tauro, ammiraglio Andrea Agostinelli». Lo scrive in un comunicato stampa il consigliere comunale di Italia Viva, Giovanni Latella dopo la querelle con il sindaco di Gioia Tauro, Simona Scarcella.
«Si è trattato di un lavoro che ha dato grande impulso allo sviluppo costante del Porto di Gioia Tauro, fino a portarlo ad essere uno dei primi porti europei. Questo risultato è frutto di un impegno costante, che ha messo in luce il potenziale del porto, che è stato guidato con competenza e dedizione dall’ammiraglio Agostinelli – ha poi evidenziato il Consigliere – credo che le Istituzioni e chi è preposto debbano sostenere l’operato dell’Ammiraglio. Agostinelli ha tutte le carte in regola per continuare un percorso virtuoso per lo sviluppo non solo dell’area del Porto, ma anche del retroporto che dovrebbe costituire una grande opportunità per tutto il territorio della Città metropolitana e della Calabria intera».
«Il retroporto potrebbe diventare un polo di sviluppo fondamentale per l’occupazione giovanile, in grado di attrarre investimenti e creare nuove opportunità di lavoro. Questo connubio tra le attività portuali e quelle del retroporto ha una grande potenzialità di essere un vettore di miglioramento sociale, economico e occupazionale per tutta la Regione, e rappresenta una grande sfida che può realmente fare la differenza per la crescita del nostro territorio», ha concluso Latella.
Reggio: consegnate a Palazzo San Giorgio le borse di studio “Primi della classe”
Si è svolta ieri pomeriggio, presso il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, la cerimonia di consegna delle borse di studio “Primi della Classe”, giunta alla sua decima edizione e organizzata da ATAM. L’iniziativa ha premiato il merito e l’impegno scolastico dei figli e delle figlie dei dipendenti dell’azienda.
Alla cerimonia hanno preso parte il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e l’Amministratore Delegato di ATAM Giuseppe Basile che hanno espresso il loro plauso ai giovani premiati e alle loro famiglie per il traguardo raggiunto.
Le dichiarazioni del Sindaco Falcomatà
“Questa premiazione –ha dichiarato il Sindaco Falcomatà– idealmente rappresenta un po’ il percorso di crescita anche della nostra Amministrazione ma anche il cambiamento radicale che Atam ha avuto in questi dieci anni attraversando il deserto delle difficoltà, anche e soprattutto grazie alla collaborazione dei dipendenti, ed essendo oggi quell’Azienda che è davvero un fiore all’occhiello; non soltanto per la città ma per l’intero Paese sul piano della mobilità e del trasporto pubblico locale.”
“Ho fatto i miei complimenti dando un grandissimo in bocca al lupo a questi dieci ragazzi -ha continuato il Sindaco- che non hanno bisogno di parole o di sermoni; hanno bisogno di esempi e loro l’esempio ce l’hanno in casa perché sono figli di dipendenti di Atam che sono andati avanti non perché conoscono qualcuno ma perché conoscono qualcosa: questa è la migliore dimostrazione di quanto si possa fare strada nella vita soltanto attraverso il merito”.
Le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato ATAM Giuseppe Basile
“Primi della classe – ha dichiarato Basile sottolineando l’importanza dell’iniziativa– arriva alla decima edizione e tutt’oggi è una manifestazione che noi volentieri portiamo avanti e con grande orgoglio, perché con Primi della classe andiamo a riconoscere il merito dei figli di questa Azienda; dei figli di dipendenti Atam che con determinazione hanno raggiunto un primo step: ovvero quello del diploma”.
“Questa premiazione –ha continuato l’Amministratore Delegato ATAM- non è altro che l’augurio e l’auspicio che i ragazzi possano continuare a studiare perseguendo i loro obiettivi con determinazione, perché il messaggio che vogliamo dare è quello che un domani ci auguriamo che siano loro a far crescere, curandola, ATAM; all’insegna dello sviluppo tecnologico e dello sviluppo negli anni a venire, perché ovviamente la finalità dell’azienda è quella di continuare ad esistere nelle mani migliori.”
Gli studenti premiati
Durante la cerimonia, sono stati premiati diversi studenti meritevoli, che hanno ottenuto brillanti risultati agli esami di maturità e hanno intrapreso percorsi accademici di rilievo.
Giada Lopez (100/100, Liceo Scientifico Volta) – Ingegneria Industriale, Unirc
Fortunato Stelitano (93/100, Liceo Scientifico Volta) – Economia Aziendale, Unirc
Marika Tripodi (100/100, Liceo Scientifico Da Vinci) – Scienze Cognitive e Psicologiche, Unime
Miriam Barreca (100/100, Liceo Scienze Umane Gullì) – Scienze dell’Informazione, Unime
Paola Cicciù (100/100, Liceo Scientifico Da Vinci) – Scienze Politiche, Unime
Sofia Paviglianiti (100/100, Liceo Scienze Umane Gullì) – Giurisprudenza, Unirc
Francesca Stelitano (100/100, Liceo Scienze Umane Gullì) – Giurisprudenza, Unirc
Rosy Suraci (100/100, Liceo Scientifico Da Vinci) – Ingegneria Gestionale, Unirc
Costanza Cugno (92/100, Liceo Classico Campanella) – Biotecnologie, Unime
Giuseppe Festa (78/100, Liceo Classico Campanella) – Scienze Economiche, Unirc
La cerimonia si è conclusa con la consegna degli attestati delle borse di studio in un clima festoso cui ha contribuito la numerosa presenza di familiari ed amici.
Un evento significativo che ha ribadito l’importanza dell’istruzione e del merito, valori fondamentali per la crescita della comunità reggina.
Parlamento Europeo: svolto bilaterale tra i vertici della Magistratura reggina e del TAR
Si è tenuto a Bruxelles un importante incontro bilaterale tra le più alte cariche della magistratura ordinaria reggina e del TAR e le più alte rappresentanze della Commissione europea. L’incontro è stato promosso dall’eurodeputata reggina Giusi Princi.
Per la magistratura ordinaria reggina sono intervenuti la Presidente della Corte d’appello Caterina Chiaravalloti, il Procuratore Generale, Gerardo Dominijanni, la Presidente del Tribunale Maria Grazia Lisa Arena. Per il Tribunale amministrativo, presente la Presidente Caterina Criscenti.
Per la Commissione europea sono invece intervenuti: Corinna Ullrich, DG HOME, Direttore del Dipartimento per gli Affari Internazionali ed Orizzontali, Alessandro De Stefano, DG JUST, Direzione generale Giustizia e consumatori e Laura Gatti, Segretariato generale della Commissione europea.
Per la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’UE, presente il Magistrato Giuseppe Buffone.
Il confronto si è incentrato sull’adeguamento della giurisdizione italiana alle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), con particolare attenzione ai settori della giustizia e dell’immigrazione. Tra i temi trattati, il Patto Migrazione, la recente condanna dell’Italia per violazione dell’art. 8 CEDU sul diritto al rispetto della vita privata e familiare, la disciplina delle intercettazioni, nonché le pronunce relative alla violazione dei diritti di difesa e del contraddittorio. Ampio spazio è stato inoltre dedicato alla protezione internazionale, alle misure di trattenimento e all’individuazione dei cosiddetti “paesi sicuri”, tema importante anche in considerazione che la Calabria è terra di frontiera nel Mediterraneo.
“Si sono gettate le basi per un importante ponte di legalità e giustizia tra la Calabria e l’Europa”, afferma Giusi Princi.
“Sono state infatti evidenziate – prosegue – le ricadute delle direttive europee nei territori con importanti spunti di miglioramento grazie ai preziosi input che sono stati forniti alla Commissione dagli illustri esponenti della magistratura e del TAR di Reggio Calabria”, aggiunge Giusi Princi. “Anche in questo caso, la Calabria può fungere da apripista per un importante progetto pilota su cui stiamo lavorando con la magistratura e la Commissione. Risulta essenziale – conclude la deputata europea – il dialogo con chi concretamente attua le disposizioni europee sul territorio, affinché dalle esperienze, e grazie alle alte competenze che la Calabria esprime, possano emergere proposte innovative capaci di rendere l’Unione Europea più flessibile, inclusiva e reattiva alle esigenze dei cittadini”.
Redel, Coach Cadeo: “Non c’è stato un vero riscatto. Siamo in crescita, avanti così”
Dopo la brillante rimonta contro Molfetta, la Redel Reggio Calabria riapre i giochi nel Play In Gold.
Il coach Giulio Cadeo analizza la vittoria e guarda alla prossima sfida casalinga con la consueta schiettezza che lo caratterizza: “Ci voleva questa rimonta – esordisce Cadeo – come già successo a Milazzo e Catanzaro. Non è stato un riscatto di atteggiamento, perché i ragazzi hanno sempre lottato, anche nelle sconfitte, per esempio nelle sfide con Monopoli e Avellino. Semplicemente, stavolta siamo stati più concreti nel finale”.
La chiave? La difesa. “Quando difendiamo con intensità, tutto diventa più facile. È banale dirlo, ma lo dimostrano i fatti: più siamo concentrati in difesa, più segniamo. Elias Donati ne è l’esempio: lotta ogni palla come fosse l’ultima della carriera. E questo deve essere lo spirito di tutti”.
Cadeo sottolinea l’importanza dell’integrazione dei nuovi quattro nuovi innesti arrivati in corso d’opera: ”I nuovi stanno entrando nel meccanismo, ma non è solo questione loro. Qui parliamo di squadra, di come interagiamo tutti insieme. Non c’è bisogno di inventare niente: dobbiamo solo mantenere la stessa attenzione che ci ha permesso di vincere questa partita”.
Domenica la Redel torna al PalaCalafiore, con l’obiettivo di sfatare il tabù casalingo. Si gioca alle ore 18 contro la Dinamo Brindisi.
“Guai a pensare sia facile – avverte Cadeo –. Abbiamo vinto all’andata, ma è stata una partita durissima. Hanno giocatori di grande qualità, alcuni addirittura di categoria superiore, e altri che ci hanno fatto soffrire. Dobbiamo capire se era un caso o se davvero hanno trovato un equilibrio migliore. Una cosa è certa: niente va preso sotto gamba”.
“Ogni partita è una “guerra”, e dobbiamo affrontarla con la grinta che ci ha portato fin qui. Se continuiamo a difendere così, possiamo aspirare a risultati importanti. Ma la strada è ancora lunga, e il Play In Gold non perdona distrazioni”, conclude coach Cadeo.