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Porto di Gioia Tauro: l’Agenzia delle Dogane smentisce “contenuti di rilievo penale” sui container “sospetti”, ma i Sindacati chiedono che la perizia sia resa pubblica

La perizia dell'Agenzia delle dogane esclude che il carico dei container sia di rilevanza penale, ma OrSa e Usb chiede sia resa pubblica

di Sebastiano Plutino
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Nalla perizia tecnica sugli otto container arrivati nei mesi scorsi al porto di Gioia Tauro fermati e sottoposti ad ispezione della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Dogane per il sospetto che contenessero materiale bellico destinato ad Israele, non è emerso alcun “contenuto di rilievo penale” per cui il carico è ripartito per la destinazione finale.

È quanto si apprende in merito alla polemica sui container provenienti dall’India e destinati a Israele che sono stati bloccati dopo una segnalazione circa il possibile utilizzo delle barre d’acciaio, alcune quadrate e altre tonde trasportate, che potevano sembrare materiale per realizzare armamenti.

La questione era nata da un’inchiesta giornalistica, ripresa dal movimento Bds e dai sindacati Usb e Orsa, che avevano lanciato l’allarme circa la possibilità che dal porto di Gioia potesse transitare “materiale bellico” diretto ad Israele.

Nei mesi scorsi era già emerso che le barre d’acciaio non erano destinate direttamente ad una fabbrica di armi, come era stato ipotizzato in un primo momento, ma stando ai documenti di carico ad un’agenzia di intermediazione, la “Banyan Group international”, che solitamente si occupa di collegamenti commerciali tra India e Israele.

Nel dubbio che si trattasse di una copertura per far passare dall’Italia “materiali di armamento”, dopo essere state informate, Procura di Palmi, Guardia di finanza e Agenzia delle dogane avevano disposto una perizia tecnica sul materiale.

L’esito avrebbe escluso l’esistenza di un carico sospetto per il quale sarebbe stata necessaria l’autorizzazione al transito, ai sensi della legge 185/90 che vieta di esportare armi verso Paesi in guerra.

Da qui la decisione di fare ripartire il carico verso Israele.

 

Ispezione sui container “sospetti” diretti a Israele, Or.Sa e Usb: “Perizia sia resa pubblica”

“Non mettiamo in discussione la buona fede e la professionalità di chi ha svolto gli accertamenti, ma chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che Uama e Agenzia delle Dogane rendano noti gli atti amministrativi sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di verificare”. E’ quanto sostengono in una nota i sindacati Orsa Mari e Porti e Usb Calabria in merito ai container arrivati al porto di Gioia Tauro sottoposti ad ispezione da Guardia di finanza e Agenzia delle Dogane per il sospetto che contenessero materiale bellico destinato ad Israele.

“Secondo le agenzie di stampa – prosegue la nota – il carico di acciaio sarebbe già ripartito da Gioia Tauro verso Israele. Al momento però ci risulta che tutti e sedici i container siano ancora fermi nell’area portuale. Che la partenza fosse imminente lo indicavano da giorni i siti di tracciamento, molto più attendibili delle rassicurazioni fornite in Parlamento il 1° luglio, quando fu detto che i casi segnalati non erano andati avanti e che le merci tornavano da dove erano arrivate. Apprendiamo da notizie di stampa che una perizia tecnica non avrebbe rilevato alcun contenuto di rilievo penale senza che sia stata data risposta alle interrogazioni parlamentari e alle richieste di accesso agli atti depositate in questi mesi. Stando a questa notizia inoltre la perizia riguarderebbe otto container. Ma i container fermati sono sedici. Sono stati svincolati tutti e sedici?”.

“Chiediamo – sostengono Orsa e Usb – che venga spiegato su quali colli sia stata svolta la verifica e in base a quale criterio siano stati eventualmente liberati anche gli altri. Va poi chiarito cosa quella perizia abbia accertato. Affermare semplicisticamente l’assenza di rilievo penale non risponde alle nostre domande, che restano tutte aperte: se quell’acciaio sia di grado balistico, se sia stato classificato come duplice uso, se l’Uama abbia mai emesso la clausola catch all su Gioia Tauro, se qualcuno abbia presentato istanza di licenza, e chi sia l’utilizzatore finale in Israele”.

“Viene presentato come elemento a discarico – conclude la nota – il fatto che le barre non fossero dirette a una fabbrica di armi ma a una società di intermediazione tra India e Israele, ma l’intermediazione commerciale è il meccanismo che segnalavamo già a marzo”. (ANSA).

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