La decisione è stata pronunciata nel tardo pomeriggio, a conclusione del giudizio di appello relativo all’inchiesta Alchemia, uno dei procedimenti antimafia che nel 2016 aveva dato vita a una maxi-operazione tra Calabria, Liguria e Piemonte.
La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dalla giudice Francesca Familiari, ha confermato l’insussistenza del sodalizio mafioso denominato “Gagliostro”, che secondo la tesi accusatoria avrebbe avuto il suo centro a Palmi e ramificazioni economiche anche oltre i confini calabresi.I giudici hanno rigettato l’impugnazione della pubblica accusa nei confronti dei fratelli Candeloro e Carmelo Gagliostro, confermando la pronuncia assolutoria già emessa dal Tribunale di Palmi per Carmelo e mandando assolto anche Candeloro, in accoglimento del ricorso presentato dai suoi legali.
Per entrambi, quindi, è caduta l’ipotesi dell’esistenza della presunta cosca.Il verdetto è arrivato al termine di un dibattimento durante il quale l’istruttoria era stata riaperta per procedere alla nuova audizione degli ufficiali di polizia giudiziaria Francesco Farina e Alessandro Biddau. Il team difensivo dei fratelli Gagliostro era formato dagli avvocati Domenico Infantino, Francesco Nizzari, Luca Cianferoni, Antonio Papalia e Michele Gullo.La posizione di Candeloro Gagliostro costituiva uno dei punti nevralgici del processo di secondo grado. In primo grado, infatti, il Tribunale di Palmi aveva escluso l’aggravante mafiosa, derubricando il reato ad associazione per delinquere semplice e infliggendogli una condanna a cinque anni di reclusione.
La Procura aveva impugnato la sentenza chiedendo il ripristino dell’originaria contestazione di associazione di stampo mafioso, mentre la difesa aveva contestato la stessa configurabilità del reato associativo, anche nella sua forma semplice. La Corte d’Appello ha sposato quest’ultima linea, disponendo l’assoluzione di Candeloro Gagliostro.Differente la situazione processuale di Carmelo Gagliostro, già prosciolto in primo grado: anche per lui i giudici di secondo grado hanno respinto il ricorso della Procura, confermando integralmente la decisione del Tribunale di Palmi.
La pronuncia ha definito anche le sorti processuali di numerosi altri imputati. Per Carmelo Gullace è stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta morte dell’imputato. Francesco Gullace è stato invece prosciolto dall’accusa di far parte del sodalizio mafioso “Raso-Gullace-Albanese”, ritenuto attivo a Cittanova dagli inquirenti. Per lui la pena è stata rimodulata a cinque anni e sei mesi di carcere per una fattispecie di tentata estorsione.Accogliendo l’appello del pubblico ministero, la Corte ha invece condannato per partecipazione alla medesima consorteria mafiosa Orlando Sofio a dieci anni di reclusione e Michele Albanese a nove anni.Il collegio ha inoltre accolto i ricorsi delle difese, mandando assolti Fortunata Militano, Marianna Grutteria, Demetrio Rossini, Vincenzo D’Amico e Alfredo Beniamino Ammiragli, che in primo grado erano stati condannati per associazione per delinquere semplice.
Prosciolto anche Giampaolo Sutto, che in precedenza era stato condannato a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa.L’operazione Alchemia, eseguita dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Investigativa Antimafia sotto la direzione della DDA di Reggio Calabria, era stata avviata il 19 luglio 2016 con l’esecuzione di 42 provvedimenti cautelari: 34 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 2 interdittivi dall’esercizio di un pubblico ufficio.
L’inchiesta si sviluppava su due tronconi. Il primo, condotto dal Centro Operativo DIA di Genova con il supporto delle articolazioni di Reggio Calabria e Roma, riguardava soggetti ritenuti vicini alla cosca “Raso-Gullace-Albanese” di Cittanova. Il secondo, coordinato dallo SCO della Polizia di Stato e sviluppato dalle Squadre Mobili di Genova, Reggio Calabria e Savona, interessava la stessa consorteria e la presunta organizzazione “Parrello-Gagliostro” di Palmi.Tra le ipotesi investigative vi erano infiltrazioni negli appalti e nei subappalti per la costruzione del Terzo Valico dei Giovi, opera ferroviaria strategica tra Liguria e Piemonte, oltre a cointeressenze economiche tra i gruppi finiti sotto indagine.
Con la pronuncia odierna, la Corte d’Appello ha confermato, per i fratelli Gagliostro, l’esito assolutorio già emerso in primo grado per Carmelo ed ha escluso anche per Candeloro ogni responsabilità di tipo associativo contestata. Una sentenza che segna una tappa cruciale nella lunga vicenda giudiziaria originata dall’operazione Alchemia.