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Reggio: il rinnovo del Consiglio d’Istituto del liceo “Campanella” diventa occasione per riflettere sulla Democrazia partecipativa

La Democrazia si insegna con gli esempi, decisioni, rispetto delle regole e dimostrazione delle istituzioni che i cittadini contano davvero

di redazione
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Dell’astensionismo delle elezioni suppletive alla vicenda delle votazioni per il Consiglio d’Istituto del ”LICEO “T. CAMPANELLA – M. PRETI FRANGIPANE” due contesti diversi, un’unica questione di fondo. La fiducia nelle istituzioni si costruisce rispettando le regole, soprattutto nei luoghi deputati a formare i cittadini di domani.

La democrazia non si insegna soltanto sui libri di educazione civica. Si insegna attraverso gli esempi, le decisioni quotidiane, il rispetto delle regole e la capacità delle istituzioni di dimostrare, con i fatti, che ogni cittadino conta davvero. È proprio per questo che quanto accaduto, secondo le segnalazioni, durante le operazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio d’Istituto del ”LICEO “T. CAMPANELLA – M. PRETI FRANGIPANE” di Reggio Calabria merita un’attenta riflessione, che va oltre la singola L competizione scolastica.

La vicenda si inserisce in un clima cittadino nel quale il tema della partecipazione democratica è diventato particolarmente attuale dopo le recenti elezioni suppletive nel collegio Reggio Calabria-Locri, segnate da un’affluenza molto bassa; certo due situazioni differenti, che non possono essere automaticamente equiparate, ma che pongono una domanda comune: come si alimenta la fiducia nelle istituzioni quando la partecipazione appare sempre più fragile?

Alle suppletive, la scarsa affluenza ha riportato in primo piano la distanza tra una parte consistente degli elettori e la politica; certo le ragioni dell’astensionismo sono molteplici e non possono essere ricondotte a una sola causa: disillusione, mancanza di fiducia, distanza dai partiti e percezione di una limitata capacità del voto di incidere sulle decisioni, possono concorrere, in misura diversa, a spiegare il fenomeno. Ma la fiducia nella democrazia non nasce soltanto durante le campagne elettorali ma si forma molto prima, anche tra i banchi di scuola, dove ragazze e ragazzi imparano che cosa significhi partecipare, scegliere i propri rappresentanti e rispettare le decisioni assunte attraverso procedure condivise.

La scuola, in questo senso, non è una semplice spettatrice della democrazia, è uno dei luoghi in cui la democrazia prende forma e diventa esperienza concreta.

Le elezioni del Consiglio d’Istituto rappresentano infatti un momento importante della vita scolastica, esse non sono un adempimento puramente burocratico, né una formalità da archiviare una volta contate le schede ma sono uno strumento attraverso il quale le diverse componenti della comunità scolastica esercitano il diritto di essere rappresentate e partecipano, secondo le rispettive competenze, alla vita dell’istituzione.

Per questo, ogni dubbio sulla regolarità delle operazioni elettorali deve essere affrontato con serietà e trasparenza.

Nel caso del LICEO “T. CAMPANELLA – M. PRETI FRANGIPANE”, è stata segnalata una presunta anticipazione dello scrutinio rispetto alla conclusione delle votazioni del corso serale. Secondo quanto riferito, i risultati parziali sarebbero divenuti conoscibili mentre una parte degli aventi diritto non aveva ancora terminato di votare.

Si tratta di circostanze che dovranno essere verificate attraverso i verbali, gli orari ufficiali e la documentazione delle operazioni elettorali; non è possibile, allo stato, formulare conclusioni definitive sulla validità della consultazione o attribuire responsabilità. È però legittimo chiedere che venga chiarito se tutte le operazioni si siano svolte nel rispetto delle disposizioni applicabili e se siano state garantite condizioni adeguate a tutti gli elettori.

La questione assume un significato particolare proprio in relazione al corso serale. Chi frequenta la scuola in orario serale fa parte a pieno titolo della comunità scolastica e deve poter esercitare i propri diritti nelle condizioni previste dalle regole comuni. La partecipazione di questa componente non può essere considerata un elemento marginale dell’organizzazione elettorale: è parte integrante della consultazione.

Se lo scrutinio fosse stato effettivamente avviato prima della conclusione delle votazioni, occorrerebbe accertare come ciò sia avvenuto, quali disposizioni fossero applicabili e se la sequenza delle operazioni abbia prodotto conseguenze rilevanti. Anche la possibile conoscibilità dei risultati parziali merita attenzione, perché la fiducia in un’elezione dipende non soltanto dal conteggio finale, ma anche dalla correttezza del procedimento che conduce a quel risultato.

Il punto, tuttavia, va oltre il possibile esito della contestazione. Che cosa trasmette un’istituzione scolastica ai propri studenti quando la regolarità di una procedura democratica viene messa in discussione? La risposta più educativa non consiste nel respingere ogni dubbio per principio, né nel considerare automaticamente fondata qualsiasi contestazione, consiste nel verificare i fatti, ascoltare le osservazioni, rendere comprensibili le procedure e assumere decisioni motivate.

È questo il valore dell’esempio: insegnare che le regole non sono ostacoli da aggirare, ma garanzie che proteggono tutti; che la trasparenza non indebolisce un’istituzione, ma la rende più credibile; e che una richiesta di chiarimento, se formulata nelle sedi competenti, non deve essere trasformata in uno scontro personale.La scuola ha una responsabilità particolarmente importante su questo terreno. Agli studenti viene chiesto di diventare cittadini consapevoli, di partecipare alla vita pubblica, di rispettare le regole e di non cedere all’indifferenza, ma queste lezioni acquistano pieno significato soltanto quando sono accompagnate da comportamenti coerenti da parte degli adulti e delle istituzioni.

Non si può chiedere ai giovani di credere nel valore della partecipazione se non si dimostra loro che ogni voto merita rispetto. Non si può contrastare la disaffezione civica soltanto attraverso le parole, se poi i meccanismi della rappresentanza non riescono a trasmettere un senso concreto di equità e affidabilità.

Il confronto con le suppletive reggine nasce proprio qui, non perché una vicenda scolastica possa spiegare da sola il calo della partecipazione politica, ma perché entrambe le situazioni richiamano la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. La politica deve interrogarsi sull’astensionismo; la scuola, dal canto suo, deve continuare a essere un laboratorio di cittadinanza nel quale il valore delle regole si manifesta attraverso la pratica quotidiana.

Ecco perché la vicenda del Consiglio d’Istituto merita di essere chiarita senza pregiudizi, ma anche senza sottovalutazioni. Gli organi competenti dovranno accertare i fatti e valutare gli eventuali provvedimenti sulla base della normativa applicabile. Alla comunità scolastica spetta, nel frattempo, il diritto di attendersi trasparenza e una ricostruzione chiara di quanto avvenuto.

La democrazia non si misura soltanto da chi viene eletto, ma anche da come si arriva a quel risultato. E la credibilità di una scuola non dipende dall’assenza di contestazioni, bensì dalla capacità di affrontarle con equilibrio, imparzialità e rispetto delle regole.Prima di chiedere ai cittadini di tornare alle urne, bisogna restituire loro fiducia nel valore del voto e questa fiducia si costruisce anche a scuola, dove la democrazia non dovrebbe essere soltanto una materia da studiare, ma un principio da vedere rispettato ogni giorno.

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