“Potremmo citare i grandi martiri morti per combattere tutte le mafie, ma oggi voglio ricordare Antonino Scopelliti e Beppe Alfano come simboli di una vita straordinaria”. Lo dichiara Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera in occasione della “Giornata mondiale dedicata alle vittime delle organizzazioni criminali”. “Antonino Scopelliti era un requirente straordinariamente capace – aggiunge Antoniozzi – così onesto da rifiutare sdegnosamente la corruzione e cinque miliardi di lire, sapendo con questo di andare incontro a un tragico destino. Beppe Alfano era un giornalista ribelle, di destra ma anarchico, che visse la lotta contro la mafia con una corporeità che lo condusse fino alla morte. Ancora oggi le mafie sono potenti ma sbaglia chi pensa che alberghino nel sud perché sappiamo che si mimetizzano dappertutto, forti di una potenza economica impressionante”. “Scopelliti ed Alfano – sostiene ancora il vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera – sono l’emblema di due regioni, la Calabria e la Sicilia, che hanno dato grandi figli alla nazione e che rifiutano ogni tipo di mafie, comprese quelle’ bianche’ che ancora oggi, purtroppo continuano a calpestare diritti e libertà e che sono i nostri nemici mortali”. (ANSA).
Sebastiano Plutino
“La paura possiamo sconfiggerla con l’affermazione della legalità. Oggi ricordiamo chi ha pagato con la vita il suo impegno per affermare il diritto a essere uomini liberi che non hanno voluto sottomettersi alle atrocità delle mafie. Il significato della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che ricorre oggi, è proprio questo: onorare chi ha dato la propria vita opponendosi alla violenza delle organizzazioni criminali”. Queste le parole di Amalia Bruni, vicepresidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in seno al Consiglio regionale. “Le mafie si evolvono, si modernizzano, si riorganizzano – aggiunge Bruni – come delle vere e proprie holding e si insinuano dappertutto, soprattutto quando trovano terreno fertile e poca attenzione da parte dei cittadini e delle Istituzioni. Siamo tutti chiamati a svolgere un ruolo fondamentale, quello delle sentinelle della legalità per contrastare il crimine e tutelare gli spazi di civiltà. Questa giornata fortemente voluta da Libera e da Avviso Pubblico ha una valenza sociale di grandissima importanza, perché ricorda a tutti che solo con l’impegno quotidiano possiamo tenere testa a chi vuole arricchirsi commettendo reati e spargendo sangue e violenza. Lo dobbiamo a noi stessi ma anche ai nostri giovani, i quali hanno diritto ad un futuro senza criminalità organizzata che ruba costantemente il loro avvenire”. “Se vogliamo sperare che la nostra terra abbia una vera occasione di riscatto – sostiene ancora Bruni – dobbiamo lottare tutti insieme per diffondere la cultura della legalità ad ogni livello. E questo traguardo possiamo raggiungerlo lavorando quotidianamente senza cedere alla paura tenendo sempre la testa alta”.
Ha nuotato per mezzora con tutte le sue forze, aggrappato ad un pezzo di legno, sfidando la corrente e le onde alte. Alla fine, però, ce l’ha fatta.
Amir Khan è uno degli 81 superstiti delle 87 le vittime, al momento, accertate del naufragio del caicco carico di migranti del 26 febbraio a Steccato di Cutro. Ieri ha rivissuto quei drammatici momenti davanti al Gip del tribunale dei minorenni di Catanzaro nell’incidente probatorio nell’inchiesta a carico del presunto scafista 17enne. “Mi sono salvato salendo sopra un legno, ho nuotato mezzora e quando sono arrivato a terra non c’erano ancora i carabinieri”. Parole che raccontano le ultime fasi del barcone e confermano, secondo l’avvocato Francesco Verri, componente del pool legale che assiste i familiari delle vittime, “che sono trascorsi troppi tragici minuti dall’urto sulla secca fino a quanto sono arrivati i soccorsi, persino a terra. Un aspetto che sta emergendo prepotentemente in questa indagine”. Anche il secondo teste ha riferito che una volta a riva ha visto solo due pescatori, mentre i carabinieri sono arrivati dopo 10-15 minuti. I due testimoni, invece, di fatto hanno scagionato il 17enne, sostenendo che non era uno scafista ma faceva da interprete tra loro ed i migranti. L’uomo ha anche riferito che i soldi del viaggio – circa 8.000 euro – erano bloccati in Turchia, consegnati ad una terza persona, in attesa dell’arrivo in Italia. Gli scafisti, a bordo, invece, si sono fatti consegnare dai migranti, le lire turche che non gli sarebbero servite in Italia, mettendo le banconote dentro un sacco. Dichiarazioni che hanno soddisfatto l’avvocato Salvatore Perri, difensore del minorenne. Mentre a Catanzaro prosegue l’incidente probatorio – domani l’ultimo giorno con altri quattro superstiti da sentire – a Crotone si sarebbe arricchito di un nuovo documento il fascicolo, al momento senza indagati ed ipotesi di reato, aperto dalla Procura sulle eventuali lacune della catena dei soccorsi. A scriverlo è il quotiano nazionale “la Repubblica”, citando un appunto con la scritta a mano “natante con migranti” che sarebbe stato vergato da un ufficiale nel giornale delle operazioni della Guardia di finanza alle 23.20, dopo la segnalazione di Frontex dell’avvistamento del caicco ad una quarantina di miglia dalla costa calabrese. Dicitura che, però, non compare nella relazione di servizio della sezione operativa navale di Crotone della Guardia di finanza redatta il giorno dopo, a tragedia ormai consumata. Perché ciò sia avvenuto lo dovranno chiarire il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia ed il pm Pasquale Festa, titolare dell’indagine. Ma, mentre in Italia si cerca ancora di fare chiarezza su cosa è accaduto nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio, dalla segnalazione Frontex delle 23.02 al momento dello schianto dell’imbarcazione su una secca ad un centinaio di metri dalla riva, nel Mediterraneo i disperati in fuga da guerre, carestie e persecuzioni, continuano a morire. Almeno 9 persone sono morte e alcuni sono dispersi, nel naufragio di una barca avvenuto sulla costa orientale dell’Algeria. Ed una potenziale polveriera, sul fronte migrazioni, si potrebbe ben presto rivelare la confinante Tunisia, alle prese con una crisi politica ed economica che ha allarmato anche Bruxelles finendo, per iniziativa italiana, sul tavolo del Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea. L’Italia, in particolare, ha sottolineato “estrema preoccupazione” per uno scenario che può avere “conseguenze imprevedibili” con effetti anche sotto il profilo migratorio. Tanto che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto “tempi rapidi per finanziare un Paese che vive un momento difficile”. Una situazione talmente complicata che l’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell ha ipotizzato una sua visita nel Paese nordafricano, anche alla luce di “parole inaccettabile sui migranti sub-sahariani”.
Già espulso nel giugno scorso con decreto emesso dal Prefetto di Torino, un migrante ha fatto rientro in Italia sbarcando nel porto di Crotone, lo scorso 11 marzo con ad altri 486 migranti: si tratta di un cittadino egiziano, di 34 anni, che è stato arrestato dalla Squadra Mobile per reingresso irregolare nel territorio italiano. A seguito del rilevamento delle impronte digitali e alla comparazione con le precedenti acquisizioni dattiloscopiche presenti nella Banca Dati, procedura cui vengono sottoposti dalla Polizia scientifica tutti gli extracomunitari che giungono sul territorio, si è potuto accertare il provvedimento di espulsione a suo carico. In base a quanto previsto dal decreto di espulsione il trentaquattrenne non avrebbe potuto fare rientro sul territorio nazionale prima del termine previsto di 3 anni. (ANSA).
La Reggina 1914 si unisce con un tweet alla gioia della famiglia Inzaghi per la nascita della secondogenita Emilia. La società amaranto partecipa alla gioia del lieto evento dei neo genitori Filippo Inzaghi ed Angela Robusti con queste parole: “Benvenuta Emilia! La Reggina Calcio saluta con grande felicità la nascita di Emilia e saluta con affetto la signora Angela il piccolo Edoardo e Filippo Inzaghi. La famiglia Amaranto cresce!”
L’associazione culturale Le Muse “Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria continua i suoi appuntamenti con cadenza settimanale anche in occasione della “Giornata o Festa del Papà”, ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo, celebrata in onore della figura del padre, della paternità e dell’influenza sociale dei padri.
In apertura di manifestazione il presidente prof. Giuseppe Livoti ha fatto memoria dell’antica tradizione – culto che si sviluppò fin dal V secolo in certi monasteri egiziani dove fu scritta la storia apocrifa di Giuseppe il falegname e dove la sua festa fu fissata al 20 luglio. Il culto di questo santo si diffuse anche intorno alla “casa di Giuseppe” almeno dal VI secolo e decadde alla fine dell’Alto Medioevo. La sua festa del 19 marzo appare per la prima volta nell’anno 800 in un martirologio gallicano scritto da Rheinau, in cui è chiamato Ioseph sponsus Mariae (“Giuseppe sposo di Maria”). Per questo appuntamento non si poteva non ricordare un calabrese, una storia dimenticata, tutti i sacrifici, le sofferenze di un giovanissimo diventato padre e uomo maturo in occasione di una lunga prigionia durante la seconda guerra mondiale. E proprio per questo la serata ha visto un racconto storico, umano e psicologico di Biagio Monteleone personaggio che oggi rinasce a nuova vita in occasione della pubblicazione di “Behind the fence – dietro la recinzione”. Biagio Monteleone nacque a Scido il 16 dicembre del 1914 in provincia di Rc, figlio del farmacista Antonino e di Faustina Loteta. Dopo il ginnasio inferiore frequentò il ginnasio superiore al seminario salesiano di Bova marina ed al Regio Ginnasio di Locri e Gerace. Conseguì la licenza classica al “Tommaso Campanella” di Rc e si iscrisse alla Facoltà di Materie Letterarie all’Università La Sapienza di Roma. Durante gli studi fu chiamato alla visita come soldato di leva nella marina militare e riformato una prima volta per costituzione magra. Su sua domanda fu visitato nuovamente nel 1939 e, nonostante fosse figlio unico di madre vedova, partì per la guerra come volontario. Fu catturato dagli inglesi e ceduto agli americani che gli diedero il numero di prigionia 8wI – 30961 MI. Con la liberazione rientrò in Italia e concluse i suoi studi universitari nel 1948, alla facoltà di materie letterarie di Messina. Conseguita l’abilitazione all’insegnamento, insegnò alle scuole elementari e ottenne la cattedra di materie letterarie presso il ginnasio inferiore di Scido, dove insegnò per oltre quarantanni. La prof.ssa Antonella Mariani – Delegata Muse Linguaggi Espressivi ha sin da subito evidenziato che da questo diario biografico, emerge l’identità di un uomo meridionale che fa evincere le differenze delle prigionie nelle varie zone d’Italia. Un libro che è un atto d’amore che le figlie Miranda e Fausta hanno voluto trascrivere da tre quaderni arrivati fino ad oggi, testi dove si evince la figura di un padre che era ed è stato uomo di sostanza e cultura abbracciando la madre patria e lasciando, pur essendo figlio unico di madre vedova, la propria famiglia. Un figlio che è anche padre, che sente la necessità di essere utile. Arruolandosi volontariamente riesce nonostante la prigionia ha trovare nei libri continua la prof.ssa Mariani una – benedetta mania-. Il nutrimento spirituale utile e necessario a vivere prima da ragazzo e poi da giovane uomo, il tutto scritto con un linguaggio scarno, oscuro e militaresco. La dott.ssa Elisa Mottola – psicologa ha fatto una disamina sul ruolo dei padri di un tempo e quelli di oggi, evidenziando come il potere delle relazioni coniugali è affidato proprio alla figura paterna. Il papà è simbolo dell’autorevolezza. Chi rimane figlio ha difficoltà di diventare padre e Biagio Monteleone con le sue scelte di vita ha dimostrato un grande senso di maturità e di unione lui, che da figlio senza padre, ritornando dalla guerra ha costruito il mondo dei propri affetti. La generazione dagli anni ‘50 in poi ha pianificato la vita dei propri figli, svincolandoli dalle sofferenze e dando loro le scelte migliori. Un tempo – continua la Mottola – i giovanissimi erano educati a Dio alla famiglia ed alla patria ed avevano altro carattere. Il primo cittadino di Scido dott. Giuseppe Zampogna sin da subito ha ribadito come la Calabria ha avuto uomini che sono stati valorosi ed identitari così come la stessa cittadina di Scido spesso ricorda. La serata proposta dalle Muse mette in evidenza, un cittadino illustre che troverà posto non solo nella nostra storia locale ma nella nostra toponomastica cittadina e dunque dedicheremo una strada a questo giovane valoroso. Scido è cittadina posta nel cuore dell’Aspromonte, delimitata dalle due fiumare Cresarini e Pietragrande. Adagiata su un triangolo pianeggiante tra dense e vaste distese di ulivi secolari circondato da colline vive negli ultimi 14 anni di una rinascita grazie ad un rapporto con i cittadini ed un recupero di beni monumentali come la Chiesa Parrocchiale di San Biagio che custodisce al suo interno due preziose statue marmoree della scuola del Gagini risalenti al ‘700 circa: la statua della Madonna del Soccorso e di Santa Caterina d’Alessandria, il Palazzo Ruffo con annesso Museo ed ancora la riqualificazione di alcune piazze come il monumento ai caduti realizzato dallo scultore Cosimo Allera. Lo scultore Allera si è soffermato sui suoi interventi sulla scultura che da novembre sorge nell’omonima piazza. Un soggetto che nella sua iconografia identifica tutti i soldati, quelli del riscatto e dell’unità nazionale, la stessa unità che si traduce nella grande bandiera che sostiene in cui è chiaro il riferimento alle tre virtu’ teologali o ancora al verde della macchia mediterranea, al bianco delle fede al rosso del sacrificio. Un’opera che si aggiunge al lungo percorso artistico dello scultore come il crocifisso di Paravati o ancora l’omaggio a Carlo Acutis in Val di Fiemme.
A fine serata scandita dalle letture di parti inedite del diario dalle voci di Clara Condello, Mimma Conti, Sonia Impalà, Santina Milardi, Carla Passanti, la dott.ssa Carmen Miranda Monteleone – medico e figlia di Biagio ringraziando tutti per la serata e la proposta di intitolazione di una strada ha evidenziato come occorre fare memoria dei papà di un tempo perché senza di loro non avremmo esempi emblematici da presentare alle generazioni future, modelli di paterna vigilanza e di provvidenza.
Sono in corso di svolgimento, presso l’HUB SERVIZI PER LA FAMIGLIA del Comune di Reggio Calabria, delle giornate di formazione, a cadenza mensile, che coinvolgeranno risorse umane già impegnate presso contesti socio-educativi di Comunità.
Tematica centrale è il Progetto Educativo Individualizzato, conosciuto meglio come PEI, quale strumento fondamentale per la cura delle comunità, soprattutto in presenza di individui con bisogni specifici. Il PEI può essere definito come un documento collettivo, afferma la Latella, responsabile dell’Azione Costruire Rete, come nella “comunità scolastica” anche in quella “extra-scolastica “– esempio i centri diurni – la sua elaborazione e composizione, infatti, coinvolge tutti i soggetti che, a diverso titolo, sono coinvolti nella crescita e nell’educazione del ragazzo, destinatario finale dell’intervento.
La dott.ssa Tina Bruzzese, scelta per questa formazione, ha vagliato, insieme allo staff di progetto, spiega la Cuzzola – coordinatrice del servizio – i bisogni rilevati dalle agenzie educative e dai singoli operatori che si sono avvicinati agli Sportelli dell’HUB comunale, progettando eccellentemente un programma formativo che in questi mesi sottoporrà ai partecipanti.
“Sono lieto della vivacità con cui lo Staff dell’Hub sviluppa le risorse destinate alla famiglia in maniera integrata e trasversale, in quanto sostenere la famiglia e far crescere la nostra Città, passa anche e soprattutto dal rinforzare e favorire gli operatori multidisciplinari impegnati presso i servizi ove sono collocati i minori, cuore pulsante di ogni famiglia” – afferma l’assessore al Welfare Demetrio Delfino; continua inoltre dicendo che, – “è inoltre essenziale, che le risorse umane impegnate nelle comunità extra – scolastiche, siano in grado di elaborare e utilizzare correttamente il PEI, visto anche che ne è strumento richiesto dalla D.G.R. n. 503 del 25.10.2019 (Allegato A al regolamento “Requisiti generali strutturali professionali organizzativi delle strutture socio assistenziali).
L’obiettivo è quello di fornire agli operatori sociali gli strumenti necessari per la compilazione e l’attuazione di un progetto personalizzato, in grado di rispondere alle esigenze specifiche di ogni individuo, ma soprattutto saperlo “elaborare” in modo integrato.
Questi interventi formativi, come molti altri, si svolgono presso la sede di Hub ed sono completamente gratuiti, ma a numero chiuso, con un massimo di 18 partecipanti.
I posti sono riservati in modo prioritario agli operatori sociali in contesti di comunità.
Il programma formativo completo e specifico sull’utilizzo del P.E.I. rappresenta un’importante opportunità per gli operatori sociali di perfezionare le loro competenze ed ampliare le loro conoscenze, al fine di migliorare l’intervento in contesti di comunità.
Per ulteriori e future iniziative ed informazioni è possibile recarsi in HUB in via Sbarre inf. 139 (R.C.) o telefonare al numero 0965/840650, scrivere su Whatsapp al 389.5285025, inviare una e-mail a info@centroserviziperlafamiglia.it – Seguire HUB su Facebook ed Instagram
Ci sarebbero nuovi documenti e quindi ulteriori sviluppi, all’attenzione della Procura di Crotone, in grado di contribuire alla ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, nello specchio d’acqua di Steccato di Cutro, quando un caicco carico di migranti si è schiantato contro una secca provocando la morte accertata di 87 persone. A scriverlo è la Repubblica. “Non c’è mai stato alcun dubbio che quella barca fotografata dall’aereo di Frontex la sera di sabato 25 febbraio – scrive il giornale in base a questa nuova documentazione – nascondesse sottocoperta dei migranti”. In particolare viene riprodotto un appunto “natante con migranti”, scritto a penna da un ufficiale nel giornale delle operazioni della Guardia di finanza alle 23.20, un’ora dopo l’avvistamento, che, si aggiunge, “sparisce successivamente dalla annotazione di polizia giudiziaria che la sezione operativa navale di Crotone della Guardia di finanza redige il giorno dopo, la domenica 26, quando la tragedia si è ormai compiuta. Da quel momento in poi il caicco diventa per tutti solo una barca ‘sospetta’, non si sa per cosa”. Alle 23.20 di sabato 25, quando il comando generale della GdF trasmette in Calabria il dispaccio di Frontex, la sala operativa ‘dispone che la vedetta 5006 effettui pendolamenti in zona Capo Colonna in attesa che il target entri nelle acque nazionali’. In altre parole: per effettuare l’operazione anti immigrazione la Finanza aspetta che il caicco, segnalato da Frontex a 40 miglia a sud di Crotone, dunque in acque internazionali, entri nelle nostre acque territoriali. E nel frattempo va a fare gasolio. Non senza però accertarsi di cosa stia facendo la Guardia costiera. Che — qui la conferma — alle 23.20 è informata di tutto. “Contattata Capitaneria di Porto di Reggio Calabria – riporta la Repubblica citando la relazione della Finanza – riferisce di essere a conoscenza del natante. “Attualmente non hanno predisposto alcuna imbarcazione, in caso di necessità faranno uscire unità di Crotone”. La Guardia costiera non esce e la “necessità’ non scatta nemmeno quattro ore dopo quando i mezzi della Finanza comunicano che stanno rientrando in porto per le condizioni meteo. (ANSA).
In più di sessanta si sono riuniti per riportare dignità e decoro a un luogo bellissimo del paese, purtroppo abbandonato all’incuria.
Il risultato, un vero trionfo: oltre quaranta sacchi di vetro raccolti insieme a venti sacchi di plastica e dieci di indifferenziato e diversi ingombranti.
I volontari – una squadra formata da diverse realtà attive e positive del territorio quali Differenziamoci Differenziando, Lumaka Mini & Basket, Perlaspromonte e la Parrocchia di San Giuseppe – hanno iniziato i lavori alle 08:00 del mattino tagliando l’erba incolta delle aiuole per facilitare la pulizia al resto dei volontari che si sono riuniti in piazza dalle ore 9:00.
Al termine della raccolta un pensiero speciale per ogni coppia padre/figlio/a: la messa a dimora di nuove piantine, donate dall’associazione, per suggellare in modo speciale questa giornata all’insegna della cura per l’ambiente dedicata alla festa del papà.
Un lavoro riuscito grazie all’organizzazione delle associazioni e alla collaborazione di Teknoservice che ha provveduto allo smaltimento dei materiali raccolti.
“La speranza – affermano i referenti Plastic Free organizzatori dell’evento – è che Piazza Umberto I possa tornare a essere un luogo di incontro e di unione per i cittadini di Villa San Giuseppe dove tutti, adulti e bambini, possano sentirsi a casa e godere di una vista meravigliosa che in pochi possono vantare”.
Eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia un provvedimento di confisca, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di un 65enne originario di Cittanova (RC), ma da tempo radicato ad Albenga.
L’uomo è ritenuto vicino ad una cosca di ‘ndrangheta cittanovese, le cui proiezioni operative in Liguria erano state confermate anche all’esito di una pregressa inchiesta, a conclusione della quale DIA e la Polizia di Stato avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 42 persone indiziate di associazione di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni e corruzione, fra le quali anche il proposto.
Nel dettaglio, questi avrebbero avuto la strategica funzione di veicolare le comunicazioni tra i diversi sodali del clan ed il fratello, capo e promotore della cosca.
Nonostante l’assoluzione del Tribunale di Palmi del luglio 2020, il Tribunale di Reggio Calabria ha egualmente emesso il provvedimento di confisca ritenendo che il quadro indiziario scaturito dalla pregressa indagine abbia determinato comunque la formulazione di un giudizio di pericolosità sociale in capo all’uomo.
Il provvedimento ha disposto la confisca di 2 beni immobili ed 1 rapporto bancario per un valore complessivo di 400.000 euro circa.