Il vicesindaco di Vibo Valentia Pasquale Scalamogna è stato colpito con uno schiaffo stamani durante le attività propedeutiche alle operazioni di abbattimento di una struttura abusiva in località Capannina nella frazione marina, il “Chiosco Azzurro”, una struttura che risale agli anni ’60. All’alba sono iniziate le operazioni, con l’arrivo delle ruspe e degli operai dell’Enel per staccare la corrente, davanti ad un cordone di forze dell’ordine. Secondo quanto riferito dallo stesso Scalamogna, ad un certo punto il proprietario della struttura è riuscito ad avvicinarsi al componente della Giunta comunale e a sferrargli un violento schiaffo prima di essere bloccato e fatto allontanare per essere portato in Questura dove la sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Il vicesindaco ha invece raggiunto il pronto soccorso dell’ospedale di Vibo per accertamenti. Nella primavera del 2021 le ruspe erano pronte ad intervenire ma il titolare della struttura, ormai chiusa da anni e ritenuta a rischio crollo dopo che l’erosione di quel tratto di costa l’aveva colpita in seguito alle violente mareggiate avvenute nel corso degli anni, si era barricato nel locale, costringendo a rinviare ogni attività di demolizione. Lo stesso aveva presentato ricorso al Tar Calabria che aveva, accolto la sospensiva ma poi, nel merito, aveva rigettato l’istanza aprendo quindi la strada all’abbattimento del Chiosco. Sul posto, a seguire le fasi dell’abbattimento, sono presenti la prefetta Roberta Lulli, il procuratore della Repubblica Camillo Falvo, il questore Cristiano Tatarelli, la sindaca Maria Limardo e tutta la giunta comunale. (ANSA).
Sebastiano Plutino
Sessanta persone, 14 delle quali condannate in passato per associazione mafiosa e allo stato libere, sono state denunciate dai carabinieri nel crotonese per avere percepito il reddito di cittadinanza senza averne titolo. Il danno a carico dell’Inps è stato stimato in 688.911 euro. I carabinieri della Compagnia di Crotone, e in particolare della Tenenza di Isola Capo Rizzuto, coadiuvati nelle attività di analisi dal Nucleo ispettorato del lavoro dei Carabinieri, hanno denunciato i 60 alle Procure di Crotone e Catanzaro per false dichiarazioni e false attestazioni. Le indagini hanno preso avvio ad aprile 2022 quando, durante l’emergenza Covid, nel corso di alcune verifiche in esercizi commerciali, i militari hanno accertato la presenza di lavoratori che, non regolarmente assunti, risultavano invece percettori del reddito. Sono stati pertanto acquisiti dati di riscontro che hanno consentito agli investigatori di appurare un ingente quantitativo di nominativi, tutti residenti a Isola Capo Rizzuto, beneficiari dello stesso sussidio. Tutte le posizioni sono state analizzate singolarmente in ogni documentazione e presupposto personale ad origine del beneficio concesso e, nei casi accertati, è risultata l’elusione della normativa con la presentazione di false attestazione e/o omettendo dati di interesse personale. In particolare, è emerso che 10 indagati risultavano essere sottoposti a misure cautelari in atto e altri 14 condannati per associazione mafiosa. Venticinque extracomunitari, invece, percepivano il reddito senza avere mai avuto la residenza in Italia e altri 4 soggetti lavoravano in nero. I carabinieri hanno anche denunciato alcuni individui che avevano omesso di comunicare consistenti patrimoni intestati a loro e ai loro prossimi congiunti. Emblematico al riguardo, il caso di un indagato che è stato accertato possieda un patrimonio immobiliare di circa un milione e mezzo di euro. All’Inps è stata avanzata richiesta di revoca del beneficio agli indagati, ai quali è stato notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari della Procura della Repubblica di Crotone. (ANSA).
Si terrà domani, giovedì 23 febbraio, a Palma de Maiorca, la riunione dell’ufficio politico della Commissione Intermediterranea della Conferenza delle Regioni periferiche e marittime (Crpm). Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, rende noto un comunicato, “sarà presente a questo importante appuntamento internazionale – insieme ad una delegazione regionale composta dal direttore generale del dipartimento Programmazione unitaria Maurizio Nicolai, e dal consulente del governatore Agostino Miozzo – in qualità di componente dell’ufficio politico della Commissione”. “La riunione di Palma de Maiorca – prosegue la nota – sarà un momento di confronto tra i presidenti delle Regioni della Commissione, sia europee che africane, per affrontare i temi salienti relativi alle politiche per il Mediterraneo. L’incontro è di fondamentale importanza per quelle che saranno alcune dinamiche che si attueranno sui territori nei prossimi anni. Tra i punti all’ordine del giorno, infatti, è prevista la discussione sulla proposta di legge che la Commissione europea ha pubblicato il 22 giugno scorso sul ripristino della natura. È la prima legge sul cambiamento climatico a livello continentale. La proposta combina un obiettivo generale di ripristino a lungo termine della natura nelle zone terrestri e marine dell’Ue con obiettivi di rigenerazione per gli habitat. Queste misure dovrebbero coprire almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione entro il 2030 e tutti gli ecosistemi entro il 2050. La delegazione regionale, guidata dal presidente Occhiuto, è impegnata affinché, nell’assise di Palma de Maiorca, venga ufficializzata la scelta della Regione Calabria quale sede della prossima Assemblea generale politica della Commissione Intermediterranea”. “La mia presenza alla riunione dell’ufficio politico – afferma il governatore – vuole essere testimonianza di due aspetti: il primo è che la Calabria deve essere presente al dibattito internazionale sul futuro dell’Europa e del Mediterraneo; il secondo è che in questo dibattito è necessario valutare la centralità della nostra Regione nell’ambito degli scenari, in corso e futuri, del Mediterraneo e delle scelte politiche che lo riguardano. Su questi temi verificheremo la nostra capacità di guardare al futuro. Infatti interverrò nell’ambito dell’assise proprio per porre in evidenza il ruolo che dovranno avere i giovani nella declinazione delle nuove parole chiave: ambiente, sostenibilità, economia blu, biodiversità”. (ANSA).
Lunedì 27 gennaio dalle 9:00 alle 19:00, come giovani dei movimenti Our Voice, Attivamente e Saturna, saremo davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria (Castello Aragonese, lato “via Castello”), per sostenere il pm del processo ‘Ndrangheta stragista, Giuseppe Lombardo, i magistrati della DDA e le forze dell’ordine attualmente impegnate nella ricerca della verità sulle stragi e su pezzi fondamentali di storia del nostro Paese. Il 27 gennaio sarà l’ultimo giorno di requisitoria. Abbiamo sentito l’esigenza di organizzare questo presidio, perché siamo profondamente indignati rispetto al silenzio politico e mediatico che circonda questo maxiprocesso. Inoltre, in qualità di organizzatori e promotori dell’iniziativa, domani 23 febbraio alle ore 17:00 daremo luogo a una conferenza stampa, alla quale invitiamo la cittadinanza e la stampa, presso lo “Spazio Open” in Via dei Filippini, 25, Reggio Calabria
A distanza di 30 anni dalle stragi del 1992 e del 1993 stanno emergendo fatti e verità gravissime ed inquietanti, taciute da tutti i Governi che si sono succeduti e che continuano a condizionare ancora oggi la vita di tutto il popolo italiano. Come emerge da questo processo, nella strategia stragista non era coinvolta solo Cosa nostra, ma anche la ‘Ndrangheta. Le due organizzazioni agirono congiuntamente negli anni ’90 per sostenere il neopartito Forza Italia di Silvio Berlusconi, un soggetto che ha governato come presidente del Consiglio per quasi 20 anni in Italia e che ha finanziato Cosa nostra dal 1974 al 1992. Un appoggio, come emerge dalle indagini, arrivato anche dalla massoneria occulta. Non possiamo accettare che ci siano sentenze dove si afferma che dietro la morte di magistrati, forze dell’ordine, civili e bambini innocenti, ci fu la connivenza di soggetti appartenenti ai servizi segreti deviati e a contesti politici e massonici, i quali agirono, nel migliore dei casi favoreggiando la mafia e nel peggiore, utilizzandola come “braccio armato”.
Siamo indignati di fronte ai possibili incontri, emersi dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra gli ex premier Silvio Berlusconi e Bettino Craxi insieme ad esponenti di vertice della ‘Ndrangheta, tra cui i Piromalli; o davanti al fatto che logge massoniche coperte, collegate alla P2 e alla ‘Ndrangheta abbiano continuato ad esistere e ad operare anche dopo l’emanazione della legge Anselmi. Come giovani non possiamo accettare come “normale” tutto questo, soprattutto in un Paese che si dichiara “civile e democratico”. In particolare, quando molti degli esponenti politici ed istituzionali coinvolti in tali fatti siedono oggi, o fino a pochi anni fa, nelle stanze del Parlamento e continuano a condizionare la vita politica (regionale e nazionale), sociale, economica e culturale di tutt* noi. È nostro dovere non lasciare soli quei pochi magistrati e quelle parti di Stato che oggi, nonostante depistaggi, segreti e silenzi di Stato, delegittimazioni e soprattutto isolamenti istituzionali e mediatici, hanno il coraggio e la forza di continuare a cercare la verità.
Noi non abbiamo vissuto gli anni delle stragi e degli attentati, dove si moriva sotto il fuoco della mafia, ma anche, purtroppo, dello Stato-mafia. Non vogliamo che la storia si ripeta. Conoscere la verità su questi fatti e sulla storia della nostra Repubblica è un DIRITTO che ci appartiene, come giovani e come cittadin*. Per questo motivo, chiamiamo tutta la cittadinanza siciliana e calabrese a scendere in piazza con noi questo lunedì 27 febbraio alle 9.00, e invitiamo la stampa alla conferenza stampa che si terrà domani 23 febbraio, ore 17:00, presso lo “Spazio Open” in Via dei Filippini, 25, Reggio Calabria.
Giovedì 23 febbraio 2023 alle ore 17,00 presso la Sala Giuffrè della Biblioteca Pietro de Nava si inaugura un ciclo di incontri sul tema: “l‘Arte italiana tra il XV e il XVI secolo: la civiltà delle botteghe” promosso congiuntamente, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, dall’Associazione Culturale Anassilaos, dall’ AIParC (Associazione Italiana Parchi Culturali, dalla Biblioteca “Pietro de Nava”. Tema del primo incontro “Perugino <il meglio maestro d’Italia>”(1445-1450-1523) a Cinquecento anni dalla scomparsa dell’artista avvenuta nel febbraio del 1523. Interverranno Irene Calabrò, Assessore Cultura Comune di Reggio Calabria; Irene Tripodi, Presidente Nazionale AIPARC ; Stefano Iorfida, Presidente Associazione Anassilaos; Daniela Neri, Responsabile Biblioteca De Nava. La relazione sarà tenuta da Salvatore Timpano, esperto d’arte e Direttore del Dipartimento Arte e Patrimonio Culturale Materiale ed Immateriale AIPARC. Maestro di Raffaello Sanzio, Piero Vannucci (1445/50-1523), detto il Perugino, nato, formatosi e morto in Umbria, fu tra i maggiori artisti che operarono tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. Ebbe forse la sfortuna di una vita troppo lunga per la media dell’epoca (settanta anni) e di assistere a quella vera e propria rivoluzione artistica prodotta dai tre grandi del Rinascimento (Leonardo, Raffaello, Michelangelo) per cui la sua arte e le sue indubbie qualità pittoriche, che pure lo avevano portato a lavorare con notevole apprezzamento nei centri artistici più rinomati della Penisola (Firenze e Roma), ad un certo punto apparvero obsolete e superate al punto da costringerlo a ritornare in provincia, nei piccoli centri, dove ancora la sua pittura, poco innovativa e quasi ripetitiva, poteva ancora apprezzata. Era stato debitore di due grandi scuole: quella indiretta di Piero della Francesca, che aveva lasciato un’impronta profonda nell’ambiente umbro- marchigiano, e quella fiorentina del Verrocchio, di cui Perugino fu allievo negli anni 1470-72. La sua opera rappresenta, dunque, un riuscito tentativo di sintesi dei risultati raggiunti dai maestri della prima generazione del Rinascimento. L’’opera del Vannucci, insuperato maestro della pittura ad olio, fu a lungo ammirata per la capacità di fondere i colori e i paesaggi con i teneri sentimenti espressi. Le sue figure sono di norma inquadrate da semplici architetture prospettiche o si stagliano sul tenero paesaggio umbro e ognuna vive un proprio mondo sovrannaturale, come estraniata dalla realtà contingente.
Le sue Madonne sono sempre dolci e angeliche, assorte e contemplative e i loro gesti ed espressioni mostrano una pietà affettuosa e rassegnata. La sua formula compositiva fu molto apprezzata dal pubblico e l’artista organizzò una vera impresa commerciale, coordinando numerosi aiutanti ed allievi mentre i suoi dipinti, ricercatissimi e ben pagati, fecero prosperare le sue
botteghe di Firenze e Perugia. L’epilogo del suo itinerario artistico e spirituale fu comunque segnato da molte amarezze poiché il gusto dei committenti (i Pontefici soprattutto) si volgeva ad altro ed egli ebbe a subire, ancora da vivo, l’onta dei suoi affreschi che venivano cancellati per dare spazio ad opere più moderne. Così avvenne nel 1534 – egli era già morto – allorquando per fare posto al Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina fu abbattuto il suo grande affresco che rappresentava l’Assunta con papa Sisto IV inginocchiato.
Confermata per il prossimo 4 luglio alle ore 21:00 allo Stadio Guido d’Ippolito di Lamezia Terme l’unica tappa in Calabria del tour “Amore + Iva”, il nuovo show di Checco Zalone, l’attore comico italiano di maggior successo degli ultimi anni. Per l’eccezionale spettacolo prodotto da Arcobaleno Tre, la società guidata dal manager Lucio Presta, sono disponibili i biglietti su www.ticketone.it e in tutti i punti autorizzati.
Già venduti in pochi giorni circa mille dei quattromila biglietti disponibili, tutti a sedere. L’allestimento, rende noto Ruggero Pegna, che ha proposto questa location e ne cura l’organizzazione con la sua Show Net srl, prevede il posizionamento del grande palcoscenico di fronte alla tribuna coperta all’altezza di centro campo, come già avvenuto la scorsa estate per il concerto di Luigi Strangis.
Sul rettangolo di gioco sarà sistema una platea di 2000 sedie, posti che si aggiungeranno agli altri 2000 disponibili nella tribuna. Lo spettacolo si avvarrà anche di un grande ledwall centrale e di due laterali, con immagini trasmesse da una regia mobile.
In vista dello spettacolo, Pegna ha avuto anche il parere favorevole dalle Autorità di Pubblica Sicurezza per la sostituzione delle vetrate che delimitano la tribuna dal rettangolo di gioco, oggi deteriorate e non più trasparenti, con una barriera di altezza inferiore, come fatto allo Stadio di Catanzaro nei giorni scorsi per analogo motivo. “Ora si attende – dice Pegna – l’autorizzazione comunale ad effettuare i lavori, che dovrebbero essere realizzati dalla Fc Lamezia Terme, gestore della struttura; l’intervento, oltre ad ammodernare lo stadio in linea con i principali stadi italiani, risanerà un problema di visibilità riscontrato innanzitutto per le partite di calcio”.
Comico, attore, showman, imitatore, cantautore, musicista, cabarettista, sceneggiatore e regista italiano, Luca Medici esordisce su Telenorba con il personaggio che lo rende celebre, Checco Zalone, prima di approdare a Zelig e farsi conoscere al grande pubblico con “Siamo una squadra fortissimi”, un vero e proprio inno dedicato alla Nazionale Italiana di calcio che in quell’anno vince il Mondiale. Nel 2009 esce il suo primo film, Cado dalle nubi, diretto da Gennaro Nunziante. La colonna sonora è composta da canzoni originali: tra queste, “Angela” ottiene la nomination ai David di Donatello. Sempre nel 2009, è sul piccolo schermo con il Checco Zalone Show. Nel 2011 è protagonista del Resto Umile World Tour, a cui segue l’omonimo programma televisivo. Nello stesso anno, Checco Zalone torna al cinema segnando i primi record al botteghino con Che bella giornata, superati da Sole a catinelle (2013), che risulta il film più visto dell’anno, e da Quo vado? (2016), tuttora il film italiano più visto di sempre al cinema. Zalone esordisce alla regia con Tolo Tolo (2020) che fa registrare il maggior incasso nella storia del cinema italiano nel primo giorno di programmazione. Con Tolo Tolo l’artista pugliese si aggiudica anche i primi due David di Donatello, quello per la Migliore canzone originale (“Immigrato”) e il David dello spettatore.
Ci avevano preparato, in occasione della presentazione del cartellone 22-23: la nuova stagione del “Teatro Incanto” sarebbe stata quella del grande salto, “un invito – dichiarava il direttore artistico Francesco Passafaro – a superare i limiti di una programmazione prettamente amatoriale, provando a produrre degli spettacoli che hanno voglia di uscire dalla città ed essere presentati in giro per la regione e, perché no, anche per l’Italia visti i temi trattati”. E così è stato. Basta riflettere sullo spettacolo andato in scena ieri sera: poco più di un’ora di emozioni intense, di un recitato vibrante ed intenso, grazie anche ad una preparazione attenta degli attori, per restituire al pubblico in sala, chiamato ad animare il dibattito al termine della rappresentazione, pagine della storia recente del nostro Paese. Immagini e parole intrise di valori da preservare, custodire e tramandare nel nome della memoria di uomini che hanno sacrificato la vita per la democrazia e la legalità, anche per le giovani generazioni che non ne conoscono l’essenza. E che spettacoli come quello scritto e diretto da Francesco Passafaro hanno il grande merito di tramandare e rinnovare.
“Giovanni e Paolo, gli antieroi” – andato in scena domenica e in replica fino a domani alle 10.30 per le scuole superiori – è uno spettacolo intenso, capace ti toccare le corde dell’emotività e della riflessione su temi sempre attuali che appartengono alla storia recente del nostro Paese, e con esse alla nostra memoria collettiva.
A oltre 30 anni dalla scomparsa dei due magistrati, si sente ancora più forte la necessità di prendere esempio da due uomini come tanti altri che hanno cambiato, in meglio, il destino del loro paese.
Andrea Camilleri ebbe modo di definirli come le nostre “Torri Gemelle”, e non a caso il sipario si alza idealmente su un altro evento drammatico, uno spartiacque nella storia contemporanea: un attentato alla democrazia, un momento in cui il mondo è cambiato e tutti ricordiamo di preciso cosa stavamo facendo nel momento in cui venivano abbattute. Esattamente come ricordiamo il momento in cui Giovanni e Paolo sono stati uccisi, sacrificati alla storia per combattere la mafia nella tutela della democrazia e della legalità, morti da eroi. Senza volerlo, perché, dice Borsellino all’amico di sempre, Falcone: “Noi siamo gente normale che vorrebbe raddrizzare quel che è ingiusto”.
In una dimensione non molto chiara, ma in un posto molto preciso, si trovano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati che stanno preparando il maxi-processo di Palermo, che porterà alla condanna di centinaia di sospettati per associazione a delinquere.
Sul palco, domenica, Roberto Malta a interpretare Paolo Borsellino, Michele Grillone nei panni di Giovanni Falcone, alternati – rispettivamente – negli altri spettacoli da Francesco Passafaro e Stefano Perricelli.
I due magistrati, certi di fare semplicemente il proprio dovere, sono consapevoli che quello che stanno facendo avrà un’enorme ricaduta sul futuro del loro paese e delle loro vite, consci del fatto che sfidare la mafia non è una cosa semplice. Non hanno molto a disposizione, due scrivanie sulle quali riporre le loro importantissime carte e una fotocopiatrice, che funziona a tratti, per la quale hanno dovuto lavorare parecchio.
Quelle scrivanie e quella fotocopiatrice dalle quali dipenderà il loro destino e quello di tutto il nostro paese. Ma durante la loro conversazione giunge a colloquio una donna molto misteriosa, una donna che dice di sapere tutto quello che gli sta accadendo e che gli accadrà e che è venuta per capire se i due magistrati vogliono conoscere il loro futuro. Si tratta di Marta (interpretata da Francesca Guerra ed Elisa Condello), che ad alcuni è sembrata un angelo, ad altro la voce di una coscienza che viene dal passato: ed è stato interessante scoprire proprio nel dibattito successivo le diverse visioni, che Passafaro ha lasciato volutamente libere di spaziare senza ingabbiare il personaggio in alcuna definizione.
Giovanni e Paolo, dapprima scettici, capiscono che la donna è realmente informata di fatti segretissimi, di fatti che dovrebbero conoscere soltanto loro e decidono di darle ascolto; quello che accadrà di lì in avanti ha dell’incredibile e andrà a sconvolgere le menti e i cuori dei due protagonisti e del pubblico che sta ad ascoltare. Al termine dello spettacolo, anche una video intervista di una donna presente in Via D’Amelio durante l’attentato che costò la vita al giudice Borsellino: si tratta di Carlotta, giovanissima all’epoca dei fatti.
Uno spettacolo rivolto a chi vuole ricordare l’opera di due uomini coraggiosi, di due persone con un fortissimo senso del dovere che sono state lasciate sole nel momento più importante, proprio quando avevano più bisogno di sostegno e che vuole aiutare la società moderna a non dimenticare.
Un momento importante, come sottolineato anche nel corso del dibattito sviluppato con interesse e partecipazione al termine dello spettacolo realizzato in particolare per le scuole secondarie. E domani l’ultima matineé.
«Non posso che esprimere soddisfazione per la firma del protocollo che ha portato alla nascita dell’Azienda unica ospedaliero-universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro, attraverso la fusione dell’Azienda Pugliese-Ciaccio e dell’Azienda Mater Domini, dando vita così al più grande polo sanitario della Calabria e a uno dei più grandi del Mezzogiorno. E lasciano ben sperare, per un incremento dell’offerta sanitaria nell’area centrale della Calabria, anche gli obiettivi prefissati che prevedono, oltre alla nascita di una scuola di specializzazione per l’emergenza-urgenza, anche l’attivazione di un polo pediatrico comprensivo di un nuovo reparto di neuropsichiatria infantile. Un obiettivo, quest’ultimo,
per il quale mi sono a lungo speso anche personalmente con il rettore De Sarro».
Lo dichiara il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo in un comunicato stampa, intervenendo sulla nascita dell’azienda unica Renato Dulbecco di Catanzaro e richiamando l’attenzione sulla necessità di garantire un’offerta sanitaria adeguata a tutte le realtà territoriali calabresi e, soprattutto, a quella particolarmente disagiata del Vibonese.
«Proprio questi importanti obiettivi – che mi auguro trovino effettiva realizzazione nel breve periodo – mi inducono a ribadire con ancora maggiore convinzione la necessità di perseguire con ogni mezzo la garanzia del diritto alla salute su tutti i territori regionali. Specie nelle aree, come la provincia di Vibo Valentia, che scontano una condizione di particolare abbandono e arretratezza sul piano sanitario. Non abbiamo lesinato denunce, nei giorni scorsi, rispetto alla necessità di offrire anche ai cittadini vibonesi un adeguato accesso alle cure, attraverso l’intervento sulle tante problematiche che interessano il comparto: dai ritardi nella costruzione del nuovo ospedale, alle liste d’attesa dai tempi biblici, dalla carenza di personale sanitario ai disagi che investono gli utenti del Pronto soccorso della città capoluogo e tanto altro ancora. In risposta ai quesiti posti, abbiamo però ricevuto ancora una volta solo annunci e promesse poco convincenti. Adesso è ora di passare ai fatti. I cittadini sono ormai esasperati da proclami e inviti alla responsabilità che, dopo decenni di attese, hanno il sapore della beffa. Non è più tempo di annunci, lo ribadiamo spesso, ma la sanità vibonese adesso più che mai ha bisogno di segnali concreti e fatti tangibili. L’operazione che è stata compiuta a Catanzaro dimostra che quando c’è la volontà politica di ottenere un risultato, anche gli ostacoli che sembrano insormontabili possono essere superati. Lo stesso deve ora avvenire per la realtà vibonese a cominciare dall’avvio dei lavori del nuovo ospedale e dall’intervento sulle carenze delle altre strutture sanitarie del territorio: da Vibo a Tropea fino a Serra San Bruno. Ogni titubanza e incertezza su questo fronte comprometterà ancor di più il diritto alla salute e, soprattutto, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».
Dopo la magnifica navigata di domenica, l’Arca di Noè della Comunità Parrocchiale di Gallico Superiore è pronta a risalpare oggi pomeriggio, martedì 21 febbraio 2023, con la stessa rotta: superare con speranza la tempesta del CoviDiluvio e raggiungere la salvezza, la pace e l’armonia tra i popoli. Un forte messaggio che verrà lanciato con la sfilata del carro allegorico per le vie di Gallico Superiore, Gallico Marina e del centralissimo Corso Garibaldi di Reggio Calabria.
Il percorso del carro prevede il raduno alle ore 15.00 a Gallico Superiore in Piazza San Biagio ed il trasferimento in sfilata fino alla Piazza Madonna della Grazia. Successivamente il carro si sposterà a Gallico Marina, in via Mercato, nei pressi della scuola media “Boccioni”, e riprenderà il percorso a piedi lungo la Via Marina. Terminato tale tragitto, il carro raggiungerà Piazza Garibaldi a Reggio Calabria intorno alle ore 17.00 e ripartirà con un nuovo percorso pedonale lungo il corso Garibaldi, fino a Piazza De Nava. Durante la sfilata sono previsti momenti di animazione, musica e balli sociali per bambini ed adulti.
Nelle intenzioni della comunità parrocchiale che promuove l’evento, l’immagine dell’Arca di Noè richiama la salvezza dopo il diluvio universale operata da Dio con la partecipazione degli uomini. Un desiderio di impegno – quindi – dopo la tempesta del covid, della crisi e delle guerre, per un mondo più giusto, bello e in pace, dove tutti possono vivere in armonia e felici. Siamo tutti invitati a vivere questa esperienza. Sull’arca della ripartenza c’è posto per tutti e la gioia di essere insieme deve contagiare ogni persona!
L’iniziativa è promossa dalle Parrocchie San Biagio e San Nicola di Bari di Gallico Superiore, dal L’HubOratorio, in collaborazione con gli istituti scolastici di Gallico e la scuola di danza “Real Dance”, e grazie alla preziosa disponibilità della famiglia Morena che ha concesso l’utilizzo di un’ampia location per l’allestimento del carro.
È stato l’unico rappresentante calabrese tesserato con una società calabrese ai Campionati italiani assoluti indoor di atletica leggera svoltisi al palaindoor di Ancona lo scorso week end. Riccardo Lavino, classe 2000, atleta di punta della società reggina “Atletica Barbas”, ha ottenuto un brillante sesto posto finale nell’eptathlon, totalizzando 4657 punti nella gara che ha visto Lorenzo Nardon (Us Quercia Trentingrana) laurearsi campione italiano davanti ad Andrea Cerrato (Asd Atletica Fossano 75) e Lorenzo Modugno (Polisportiva Triveneto).
Per l’eptatleta reggino, specialista delle prove multiple e già più volte presente a svariate edizioni degli assoluti nelle categorie “juniores” e “promesse”, è stata la prima esperienza fra i “senior”. Una grande soddisfazione per lui essersi confrontato con i migliori specialisti della disciplina e aver partecipato a una competizione alla quale era presente anche il campione olimpico Marcel Jacobs.
Questi, nel dettaglio, i risultati ottenuti da Lavino in terra marchigiana: 60 piani 7.41 (742 punti), salto in lungo 5.99 (584 punti), lancio del peso 10.47 (514 punti), salto in alto 1.85 (670 punti), 60 ostacoli 8.74 (804 punti), salto con l’asta 4,40 (731 punti), 1000 metri 3.05 (612 punti). Il tutto per la gioia del suo allenatore Luigi Barbarello, del presidente dell’”Atletica Barbas” Salvatore Calcagno e non da ultimo del presidente della Fidal Calabria Vincenzo Caira, che vede così crescere in termini di risultati un movimento regionale in continua espansione.
La stagione è appena iniziata e Lavino non ha alcuna intenzione di fermarsi. L’obiettivo è quello di migliorarsi di gara in gara e portare alla ribalta nazionale Reggio Calabria e la sua società.