Inaugurati al Ce.Dir. i nuovi uffici giudiziari per i servizi di “front office“ destinati a potenziare l’attività degli Uffici della Procura reggina. I locali sono stati assegnati alla Procura dal Comune di Reggio Calabria in comodato d’uso gratuito e ristrutturati dalla Regione Calabria. Si tratta di ampi locali di quasi 300 metri quadrati dotati di tutti i confort e di videosorveglianza.
Sebastiano Plutino
Ponte Stretto, Comitato: “Fiducia posta sull’Opera? Debolezza del Governo”
“Il governo ricorre al voto di fiducia per il ponte sullo Stretto, mostrando tutta la debolezza politica di questo progetto. A colpi di fiducia viene data la possibilità di avviare i lavori senza l’integrale approvazione del progetto esecutivo di un’opera unitaria. Una procedura che fa a pugni con la prassi, con le regole valide per tutti e col buon senso. Questa prova di debolezza non colma comunque il vero problema: l’assenza di un progetto definitivo approvabile, necessario al Governo per tenere in piedi l’accordo con Eurolink, dopo avere resuscitato il vecchio progetto senza la necessaria nuova gara. Problemi enormi tuttora, e mai risolti“, così si legge in una nota il comitato ‘Invece del ponte’.
“Basti pensare alle faglie. – prosegue la nota – Sovrapponendo i disegni di progetto e le carte geologiche ufficiali italiane (Ispra), il comune di Villa San Giovanni ha scoperto che torre e blocco di ancoraggio lato-Calabria hanno fondamenta su faglie “attive” e “capaci”. Ne consegue che, date le linee guida della commissione tecnica della Protezione civile, la torre ed il blocco di ancoraggio sono inedificabili. Anche il ‘franco navigabile’, misurato in condizioni ‘comode’, potrebbe non rispondere a una specifica di progetto. Per non parlare delle prove sui cavi, della costruibilità dei cavi accoppiati, della mancanza di stima dei giorni di chiusura del ponte per i venti, degli improbabili “scenari controfattuali” dell’analisi costi benefici”.
Invece del ponte conclude: “Troppi punti oscuri, troppe incompiutezze illegittimamente e illogicamente rinviate al progetto esecutivo rischiano di rendere fasulla una eventuale approvazione dell’attuale progetto come “definitivo”. La neo insediata Commissione Via se la sentirà di rischiare, asseverando che è nero ciò che invece è bianco?”.
Successo di pubblico al Magna Graecia film Festival per “Cutro Calabria Italia”, il film documentario diretto da Mimmo Calopresti, prodotto dalla Calabria Film Commission e realizzato da Alfamultimedia, presentato ieri in anteprima al Supercinema di Catanzaro, nell’ambito della sezione “Sguardi di Calabria”.
Il film, una testimonianza sul tragico naufragio dei migranti sulle coste calabresi del febbraio dello scorso anno, è stato introdotto dal commissario straordinario della Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande, che ha ricordato le motivazioni che hanno spinto la Fondazione a finanziare il progetto: “Un’opportunità per raccontare un evento drammatico, attraverso la delicatezza artistica di un grande regista calabrese, e porre l’accento sulla gara di accoglienza e solidarietà che il territorio ha dimostrato per venire in soccorso di famiglie e bambini”.
Calopresti ha parlato della sua opera aggiungendo che “è stato difficile, ma bello, pensare che il tuo lavoro possa servire a mantenere in vita il ricordo di alcune persone. In questo modo ho trovato un senso: tutti noi dobbiamo aumentare la capacità di essere umani”.
Prima della proiezione è stato letto anche un messaggio che il Santo Padre ha indirizzato all’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons.Claudio Maniago, incoraggiando a “considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo, per riaffermare anche la ricchezza delle tradizioni spirituali che hanno forgiato il pensiero e l’arte dei Paesi che si affacciano sul nostro Mediterraneo”.
Riguardo al Magna Graecia Film Festival, sempre nella missiva dal Vaticano si legge l’auspicio affinché “la manifestazione che coinvolge giovani talenti del cinema, susciti un rinnovato impegno nel favorire la bellezza della cultura, capace di aprire all’accoglienza e alla solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità”.
La Dda di Catanzaro ha notificato l’avviso di chiusura indagini a 78 persone coinvolte nell’inchiesta “Open Gates” che ha portato alla scoperta di un sistema criminale che sarebbe stato realizzato all’interno del carcere di Catanzaro.
Tra gli indagati figurano anche l’ex direttrice della Casa circondariale Angela Paravati, di 59 anni, indagata per concorso esterno in associazione per delinquere, falso, evasione, falsità ideologica, corruzione, e Simona Poli, di 48 anni, comandante della Polizia penitenziaria a Catanzaro dal 2018 al 2022, indagata per concorso esterno in associazione per delinquere.
Secondo l’accusa, sia Paravati che Poli avrebbero agevolato due gruppi criminali che si erano formati all’interno del carcere e dediti, grazie anche al sostegno di alcuni agenti della polizia penitenziaria, a spacciare droga e far circolare telefonini e sim card.
Paravati, secondo le accuse, in cambio di un soggiorno per sé e la sua famiglia in un albergo di Pizzo, avrebbe agevolato il passaggio di Elia al Tribunale di sorveglianza di Catanzaro.
Secondo quanto ricostruito dai magistrati della Dda catanzarese, all’interno del carcere erano sorti due gruppi criminali, uno dedito allo spaccio di stupefacenti uno dedito allo smercio di sim card e telefonini. Il tutto avveniva, sostengono gli inquirenti, con la complicità di operatori della polizia penitenziaria e anche di parenti dei detenuti che provvedevano a fornire droga e telefonini. Un commercio illegale che avrebbe fruttato anche parecchio denaro.
Nel corso delle indagini, eseguite dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, sono state ritrovate due carte prepagate sulle quali, in quattro mesi, ci sono state movimentazioni di denaro per 35mila euro su una carta e 15mila euro sull’altra.
Paravati è accusata di corruzione in concorso con Emanuela Elia, di 48 anni, assistente capo della Polizia penitenziaria in servizio al Nucleo investigativo regionale della Calabria.
È stata inaugurata ieri mattina la nuova area partenze all’interno dell’aeroporto di Lamezia Terme. Si tratta di un’area di 1.900 metri quadrati.
Il primo modulo ospita cinque gate d’imbarco ed è stato finanziato con fondi Cis, circa 200 milioni destinati alla riqualificazione degli aeroporti calabresi. i nuovi gate sono stati utilizzati stamani dai passeggeri del volo Lamezia-Roma Fiumicino.
“È un primo importante risultato di altri che dobbiamo conseguire – ha detto il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto inaugurando la struttura insieme all’amministratore unico della Sacal Marco Franchini – perché questo è il primo modulo del nuovo aeroporto di Lamezia ma noi abbiamo trovato le risorse già diversi mesi fa, risorse non spese in Calabria negli anni passati per rifare tutti e tre gli aeroporti. Siamo partiti da questo primo modulo perché quella orribile tenda che si offriva ad immagine della Calabria doveva essere sostituita al più presto e quindi ho chiesto all’amministrazione di Sacal di accelerare in questo contesto. Sono contento che anche i passeggeri siano felici di questo”.
“Abbiamo dimostrato – ha aggiunto – che in Calabria ci può essere un cambio di passo. Sei mesi per fare un’opera pubblica, un tempo record in Italia. Io qui sono stato con i giornalisti tre mesi fa per raccontare il consultivo dei miei primi due anni e mezzo, i giornalisti hanno visto che non c’era quasi nulla, siamo riusciti in tre mesi a concludere un lavoro anche piuttosto complicato. Quindi sono molto felice che la Calabria si segnali come una regione di eccellenza, mentre in Italia diventa sempre molto complicato fare opere pubbliche velocemente”.
“È un momento importante per l’aeroporto di Lamezia – ha detto Franchini – e lo sarà ancora di più quando avremo completato la nuova caserma dei Vigili del fuoco i cui lavori cominceranno a breve. Oltre a questo cominceremo e continueremo anche i lavori per l’ampliamento della Grande Lamezia perché questo è l’obiettivo. Cominceremo da settembre con tutte le procedure di gara per la realizzazione della nuova opera”.
Riguardo al collegamento dell’aeroporto con la stazione ferroviaria, “quello – ha spiegato Occhiuto – dipende da Rfi. Non è la Regione la Stazione appaltante, ma proprio qualche settimana fa sono stato a Roma per cercare di velocizzare questa attività. Intanto ho chiesto a Trenitalia di intensificare i collegamenti dagli aeroporti con le stazioni così come si fa in molte altre parti d’Italia aumentando il numero dei bus. Mi piacerebbe che si potesse
collegare velocemente e continuamente l’aeroporto di Lamezia, l’aeroporto di Reggio, l’aeroporto di Crotone rispettivamente con le stazioni di Lamezia, di Reggio, di Villa San Giovanni o di Sibari per potenziare l’intermodalità. C’è tanto da fare Non è facile farlo velocissimamente perché nessuno ha la bacchetta magica ma stiamo dimostrando in Calabria di essere più veloci di quanto è stato in passato”.
“Sul fronte della burocrazia – ha poi detto Occhiuto – abbiamo avuto problematiche però grazie all’impegno di Franchini siamo riusciti a risolvere. Mi raccontava Franchini l’altro giorno che un fornitore che doveva dare materiali utili a fare dei lavori in aeroporto ha detto vabbè ma tanto se validiamo dopo tre mesi…. Cioè in Calabria non ha mai protestato nessuno e noi invece protestiamo. Ho avuto la sensazione che la Calabria sia sempre stata vista dal resto della comunità nazionale come una regione dove tutto poteva essere fatto perché tanto nessuno nella pubblica amministrazione si lamentava”.
“Questi – ha detto Franchini sulla nuova area imbarchi – sono 1900 metri quadrati, la cosa importante di quest’opera è che c’è una luce di 60 metri per 30, quindi è stata progettata perché possa funzionalmente essere riutilizzata, perché sarà la zona arrivi. Quindi il concetto architettonico è quello di lasciare la libertà ai percorsi vettoriali, di poterli gestire nella maniera più opportuna per i controlli passaporti, quando appunto questo sarà il biglietto da visita di chi arriva”.
“Gli altri lavori – ha proseguito – riguarderanno 19 mila metri quadrati, quindi dieci volte di più. Questo è solo l’inizio, è un avancorpo, ma il progetto definitivo lo abbiamo già, l’avete visto come rendering realizzato e pubblicato, quindi è qualcosa che sicuramente cambierà completamente i connotati della aerostazione, nel senso che ci sarà una nuova area partenze e quindi la vecchia aerostazione diventerà completamente dedicata agli arrivi. Abbiamo anche un’attività che è imminente di realizzazione della nuova viabilità all’esterno perché anche l’ordine all’esterno dei parcheggi deve essere assolutamente ristabilito e insieme con questo, qualcosa che mi piace rappresentare, una pista ciclabile che originerà dall’aeroporto e raggiungerà il lago La Vota, quindi valorizzando questo pezzo di costa che va da Lamezia a Gizzeria uno dei più belli e i più naturalistici”.
Sul fronte della ricapitalizzazione, Franchini ha spiegato che “a settembre ci sarà un’assemblea degli azionisti che sarà fondamentale. Quindi sicuramente avremo una dotazione finanziaria che ci consentirà la realizzazione della parte che Sacal dovrà corrispondere per la realizzazione di tutto il grande progetto e il grande programma Cis che il presidente Occhiuto ha portato a casa. Sono 225 milioni di euro di finanziamenti ai quali si aggiungeranno 75 milioni di Sacal. Quindi è qualcosa che va naturalmente a rafforzare quella che è la porta d’ingresso della Calabria, è l’imprinting che uno può cogliere immediatamente appena arriva e quindi per me è
fondamentale non solo l’impegno ma anche la passione e l’entusiasmo per realizzare qualcosa di bello,che sia qualcosa di cui la Calabria va orgogliosa. Questo è l’unico mio obiettivo”.
Infine sulla permanenza a Lamezia della base dei Canadair, Franchini ha sostenuto che si tratta di “un tema così specifico che ha la necessità di operare in un aeroporto dedicato. L’attività Canadair blocca completamente, in emergenza, tutte le attività commerciali volative, quindi abbiamo tre aeroporti. Dedicarne uno che ha un’attività, diciamo così, limitata a queste attività emergenziali significa differenziare, specializzare gli aeroporti con dei criteri di razionalità”.
Dalla Calabria ad Abu Dhabi e ritorno: il mago dei droni arriva all’Università della Calabria dove si è laureato.
Si tratta di Enrico Natalizio, direttore del Centro di ricerca sulla robotica autonoma del Technology Innovation Institute (TII), con sede ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, con il quale continuerà a mantenere un incarico in modo da favorire la rete di collaborazione di ricerca con l’Unical.
Natalizio, dopo aver conseguito la laurea magistrale e il dottorato di ricerca in Ingegneria Informatica all’Unical, è stato ricercatore ad Atlanta (Usa), all’Inria Lille – Nord Europe (Francia), professore associato all’Université de technologie de Compiègne (Francia), poi professore ordinario all’Université de Lorraine in Francia per andare poi a dirigere il centro di ricerca robotica di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti.
Il suo nome, riferisce l’Unical, “appare nella prestigiosa Top 2% dei ricercatori con maggiore impatto, a livello mondiale, nella classifica stilata da Stanford per l’anno 2021. Negli anni trascorsi ad Abu Dhabi, il docente ha perfezionato un sistema di osservazione e di prevenzione dei rischi ambientali con l’impiego di squadre di droni che, in una regione come la Calabria dove il dissesto idrogeologico è diffuso in modo capillare, rappresenta un problema notevole”.
“Siamo lieti di accogliere nella nostra comunità accademica il professor Enrico Natalizio – ha dichiarato il rettore Nicola Leone. – Le sue competenze all’avanguardia nella robotica e nell’osservazione ambientale, settori cruciali per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, arricchiranno ulteriormente la ricerca e la didattica del nostro ateneo. La sua scelta di tornare in Calabria sarà un vantaggio per i nostri studenti che potranno beneficiare dei suoi insegnamenti, e per il nostro territorio dove potrà applicare le sue esperienze sullo sviluppo di grandi progetti per la difesa ambientale”.
Uno degli scafisti del caicco Summer Love che il 26 febbraio 2023 naufragò davanti le cose di Steccato di Cutro provocando 94 morti e una decina di dispersi, sarebbe riuscito a fuggire. A dirlo è stato ieri Khalid Arslan, di 26 anni, pachistano, nel corso del processo in corso a Crotone, nel quale è imputato perché ritenuto uno degli scafisti.
Nel corso del suo esame, Khalid ha indicato il presunto scafista che si sarebbe allontanato mostrando una fotografia tratta da un video.
“Dopo che si è rotta la prima barca sulla quale c’erano due siriani – ha detto – è arrivata la seconda sulla quale siamo saliti. L’equipaggio era di due siriani e tre turchi. Avete arrestato me che ho pagato il viaggio ed ho viaggiato come passeggero, ma avete lasciato libero questo siriano che ho visto andare a riparare il motore più volte, era lui che stava sulla prima barca e che contava le persone e comunicava con gli altri scafisti Guler Bayram (deceduto nel naufragio ndr), Gun Ufuk” (già condannato in abbreviato a 20 anni, ndr). Lui è scappato”.
L’uomo ha anche rivelato di aver sentito uno dei siriani, nel corso della navigazione, dire che ci sarebbe stata una macchina sulla spiaggia per prelevarli: “Bayram e Ufuk volevano riportare la barca in Turchia, ma questo siriano e l’altro arrestato a Lecce (Mohamed Abdessalem, anche lui condannato a 20 anni in abbreviato, ndr) hanno telefonato in Turchia per fare arrivare una macchina per la fuga”.
Khalid Arslan, poi, si è messo a piangere quando ha visto il video del naufragio girato dai pescatori crotonesi che si trovavano sulla spiaggia. In quelle immagini c’è anche lui che va in acqua a salvare una persona: “Il pescatore mi diceva di tornare indietro, ma io sono andato a prendere persone. Ho tolto tante persone, ma anche molti cadaveri dal mare. Se io fossi stato lo scafista sarei scappato”.
Riguardo alle accuse di aver collaborato con gli scafisti il difensore di Khalid, l’avvocato Salvatore Perri, ha mostrato la ricevuta del pagamento ed anche il prestito che uno zio aveva fatto al padre dell’uomo per pagare il viaggio, ed anche dei video. “Ho pagato la quota del viaggio come tutti – ha detto Khalid -. Siccome io parlo il turco gli afgani che erano nella barca mi hanno chiesto di fare da traduttore per chiedere di poter andare in coperta quando qualcuno stava male. Io non ho mai collaborato con loro. C’è un video in cui sono al timone, ma lo hanno fatto tutti come un selfie: il timone, si vede, era bloccato: non guidavo la nave. Era solo per una foto. Nel video sono con gli altri passeggeri, io sono come loro, non sono un trafficante”.
Sono stati posti in comunità i 6 minorenni che il 25 maggio scorso aggredirono un clochard di nazionalità romena a San Costantino Calabro.
Un provvedimento emesso dal Gip del tribunale dei minorenni di Catanzaro – in cui si ipotizza l’aggravante della discriminazione razziale – in considerazione “della necessità di allontanare i predetti dall’ambiente nel quale è maturata la condotta delittuosa” e visto che “il sistema familiare non è apparso funzionale a neutralizzare la spiccata propensione delittuosa degli indagati, apparendo necessario il rigoroso distacco dal territorio e dall’ambiente e circuiti che hanno favorito l’agire”.
Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia. I ragazzi erano già stati identificati e denunciati in stato di libertà nell’immediatezza dei fatti.
Le indagini, coordinate dalla Procura dei Minori di Catanzaro, hanno consentito di ricostruire la brutale aggressione avvenuta all’interno di un edificio abbandonato, usato come alloggio di fortuna dal senzatetto romeno. I presunti responsabili lo avrebbero raggiunto e, senza alcun motivo, percosso, anche con l’uso di un bastone. Dopo averlo insultato, anche con offese razziali, e sbeffeggiato i giovani gli avrebbero infine, in segno di spregio, bruciato indumenti e scarpe.
Nel suo provvedimento, il gip parla di “grave agire illecito degli inquisiti, che si caratterizza in forma altamente intimidatoria e aggressiva, con modalità di ‘branco’ e con tratti di importante allarme sociale. I medesimi possono
tangibilmente reiterare le condotte illecite della stessa specie ed anche in termini di importante progressione, apparendo tutti gli indagati privi di qualsivoglia remora ed avvezzi a muoversi nella logica del ‘branco’ con condotte delittuose in danno di persone fragili o comunque in condizione di vulnerabilità per amplificare il loro agire violento e mortificarle gratuitamente, senza alcun rispetto per la integrità fisica e la dignità della persona ed in evidente carenza di moduli educativi improntati al vivere civile”.
Secondo il giudice i ragazzi “non hanno manifestato alcuna rivisitazione critica del loro agire ma anzi potevano essere forieri di ancor più gravi pregiudizi alla vittima”. Pertanto “i fatti loro ascritti sono segno di personalità incline all’uso indiscriminato della violenza, considerazione cui consegue la concretezza ed attualità di pressanti esigenze di difesa sociale”.
Dagli atti, per il gip, emerge quindi “l’urgente necessità di avviare tutti i minori a un processo di seria rivisitazione critica della scala valoriale e dei codici di comportamento assunti, obiettivi per i quali occorre l’intervento di
professionalità in grado di accompagnarli in un percorso che, soprattutto per il senso di impunità manifestato si prospetta difficoltoso”.
Mediterranea: protocollo d’intesa con l’Anbsc per il riuso dei beni confiscati
“Mentre le indagini sulla strage di Steccato di Cutro si sono concluse e dovrà essere ora la giustizia a stabilire quali responsabilità nella catena di comando dei soccorsi, anche politiche, ci siano dietro la tragedia avvenuta a poche decine di metri dalla costa, non possiamo come Cgil non stigmatizzare il fatto che un altro dramma, quello legato al naufragio di Roccella Ionica dello scorso giugno, sia passato inspiegabilmente sotto traccia. L’ennesimo viaggio della speranza finito in tragedia a più di 110 miglia dalla nostra costa: undici i soli sopravvissuti, 41 morti accertati di cui 26 bambini, 35 i dispersi. Ad oggi la più grave tragedia dell’immigrazione del 2024. Una strage silenziata perché le morti in mare non fanno più clamore e meno se ne parla meglio è”.
Lo afferma la Segretaria Cgil Calabria con delega all’Immigrazione Celeste Logiacco la quale spiega quanto “il susseguirsi in mare di sbarchi e vite inghiottite dalle onde sia la dimostrazione plastica dell’inefficacia del decreto Cutro che sin dall’inizio come sindacato abbiamo ritenuto non idoneo. Varato come risposta alle stragi nel Mediterraneo, il decreto in realtà non affronta in alcun modo le vere cause che in questi anni hanno portato alla morte in mare di migliaia di persone. Al contrario, prevede condizioni giuridiche peggiorative per coloro che arrivano in Italia ed accresce le situazioni di irregolarità ed esclusione anche di chi è già da tempo sul territorio nazionale”.
“Alla pari di altri interventi legislativi, il decreto affronta la questione partendo dall’equazione tra criminalità e fenomeno migratorio. Allo stesso tempo da anni non viene rovesciato il paradigma più importante: gli sbarchi non sono un’emergenza e i flussi migratori sono un elemento sistemico all’interno di una visione globale del mondo. Finché tutto questo non verrà tenuto in considerazione ogni intervento sarà solo un palliativo che non contribuirà né ad arginare il fenomeno, né a ridurre le morti in mare” commenta ancora la Segretaria.
“Pochi giorni fa l’identificazione dei resti del corpicino del piccolo Anas di soli 6 anni, recuperato in mare il 14 aprile scorso nelle acque di Lamezia Terme, annegato nel naufragio tra il 5 e il 6 febbraio insieme al suo papà, ancora oggi disperso, nel vano e disperato tentativo di raggiugere la Sardegna. Donne, uomini e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra le cui storie testimoniano drammaticamente come la mancanza di canali legali e sicuri siano la causa diretta della loro morte. Ancora una volta, mentre nel Mediterraneo si continua a morire, chiediamo politiche eque ed efficaci sull’immigrazione e sul diritto di asilo, canali legali di ingresso e corridoi umanitari. Chiediamo l’abolizione della legge Bossi-Fini e l’abbandono delle politiche di esternalizzazione. Chiediamo chiarezza, verità e giustizia per le centinaia di migranti morti di stenti e di fame, per tutti coloro che si sono affidati alle onde e a traversate su mezzi impropri per cercare un futuro migliore. Ce lo aspettiamo dal processo sulla tragedia di Cutro. Al contrario del ministro Salvini o di chi si schiera senza se e senza ma per ottenere facile consenso, noi, non dimenticando che i militari italiani nel semestre precedente alla strage di Cutro hanno salvato 36.500 migranti, pretendiamo solo chiarezza e un processo giusto ed equo che dica se quella strage poteva essere evitata e in cui, se possibile, si evitino affermazioni eclatanti decisamente disumane nel rispetto del dolore di tutti. Stiamo parlando di vite umane ed è nostro dovere lottare anche – conclude – quando un cambiamento sembra lontano: non si può restare indifferenti, non può diventare normalità”.