Un altro duro colpo alla produzione di marijuana nella piana di Gioia Tauro è stato dato dai Carabinieri della provincia di Reggio Calabria che, nel corso dei specifici servizi volti alla prevenzione e repressione della produzione e smercio di sostanze stupefacente nel territorio, in un capannone apparentemente dismesso nella zona industriale di San Ferdinando, i Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro hanno rinvenuto oltre 300 sacchi in plastica dal peso di circa 10 kg ciascuno contenenti cannabis.
L’immobile, anch’esso oggetto del sequestro, è stato utilizzato per il trattamento delle piante di canapa mediante un articolato sistema di conservazione ed essicazione effettuato tramite l’utilizzo di luci artificiali, ventilatori di grosse dimensioni e reti in nylon grazie alle quali venivano appese le piante prima della lavorazione.
All’esito delle successive verifiche chimiche di laboratorio, la sostanza sequestrata, pur essendo riconducibile a tipologie di piante per le quali è consentita la coltivazione, è risultata avere un valore di tetraidrocannabinolo (THC) superiore al massimo consentito dalla legge per la commercializzazione legale della cannabis e dunque, su disposizione della Procura della Repubblica di Palmi, è stata confiscata per la successiva distruzione.
La sostanza sequestrata, una volta suddivida in circa 600 mila dosi e immessa nel mercato illegale della droga avrebbe fruttato circa 3 milioni di euro.
Sono ancora in corso ulteriori accertamenti finalizzati ad individuarne la provenienza.
Questo è solo l’ultimo sequestro, in ordine temporale, effettuato nelle scorse settimane dai Carabinieri di Gioia Tauro che, solo qualche giorno fa, avevano rinvenuto sequestrato migliaia di piante di marijuana in alcuni Comuni della Piana.
approfondito le tematiche relative al raggiungimento dell’Indipendenza non solo personale di una persona disabile, ma anche economica perchè Inclusione significa anche inserimento nel mondo lavorativo. Cambiare il modo di vedere la Disabilità, pensandola non solo più come un costo, ma come un’opportunità. Non solo un soggetto da proteggere, curare, ma quel soggetto considerato fragile può essere utile agli altri, produrre benessere, contribuire alla natalità, farcela da solo nelle azioni quotidiane della vita. Importante è stata la parentesi sulle metodologie, gli strumenti che le istituzioni dovrebbero mettere in campo per permettere l’autonomia delle persone disabili affichè anche loro seguano il percorso naturale del ciclo della vita: vivere in un secondo ambiente, la loro seconda casa, successiva a quella di origine. Non è solo un problema che riguarda le istituzioni, a cui va addossata la completa risoluzione del problema. In causa, a collaborare, vanno chiamate anche le famiglie delle persone con disabilità: comprensibile e naturale che vivano doppiamente il doppio delle difficoltà degli altri genitori, che nessuno gli ha insegnato il ruolo, che spesso si trovino a scontrarsi con uno Stato assente.