Si terrà venerdì 26 maggio 2023 alle ore 17,30 presso il Salone del DI.GI.ES. (Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze Umane) in Via dei Bianchi, il secondo degli incontri del ciclo “I Venerdì della Bellezza” promossi congiuntamente dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria (Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze Umane (Di.Gi.Es.), dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria, dall’ AIParC – Associazione Italiana Parchi Culturali, dal Club di Territorio di Reggio Calabria del Touring Club Italiano e dall’ Associazione Culturale Anassilaos, frutto di sinergia tra Istituzioni (Università e Deputazione) e associazioni che operano attivamente sul territorio al fine di approfondire aspetti e temi dedicati alla bellezza artistica nonché all’archeologia e alla storia. A portare i saluti saranno Daniele Cananzi, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze Umane (Di.Gi.Es.) Università Mediterranea di Reggio Calabria; Giuseppe Caridi, Presidente Deputazione di Storia Patria per la Calabria; Maria Luisa Neri, Vice Presidente Nazionale AIParC; Domenico Cappellano, Console Club di Territorio di Reggio Calabria del Touring Club Italiano; Stefano Iorfida, Presidente Associazione Culturale Anassilaos. Al centro del secondo evento “Locri Epizefiri, una cultura senza tempo” una conversazione di Rossella Agostino, archeologa, già direttore del Museo di Locri, che prendendo spunto dalle testimonianze archeologiche come da quelle letterarie e storiche tramandateci, documentate a Locri, vuole ricordare quale importanza il mondo antico rivesta ancora, nonostante siano passati tanti secoli dalla fondazione delle poleis coloniali ad opera di Greci venuti dalla madrepatria. Testimonianze che molto spesso seppure con forme diverse, adeguate ai gusti del tempo, riportano a gesti della quotidianità contemporanea, a tradizioni mantenute ancora anche in molti dei piccoli centri del territorio calabrese poiché Le culture del mondo antico sono culture…senza tempo. A introdurre l’incontro Salvatore Timpano, Esperto d’Arte, Vicepresidente del Comitato Scientifico AIparC, Direttore del Dipartimento Arte e Patrimonio Materiale e Immateriale AIparC
Sebastiano Plutino
Torna anche quest’anno il grande pugilato a Reggio Calabria. Al PalacolorCSI, sul lungomare di Pellaro, infatti, grazie all’A.S.D. AMARANTO BOXE, sabato 03 giugno, dalle 18.00, il pugilato olimpico ritorna in città, dopo il successo riscosso il 19 lo scorso novembre. L’evento sportivo prevede ben 14 incontri tra pugili di tutta la Regione Calabria, pugili dei gruppi sportivi Fiamme Oro della Polizia di Stato e della Sicilia. Numerose promesse saliranno sul ring, compreso il vice campione Italiano e Nazionale, Santo Ielo disputerà il match clou della serata che vedrà come sfidante il collega Italo-Cubano Bryan LAI.
Evento si aprire con due incontri giovanissimi in cui esordiranno i nostri pugili di talento Valenti Siria, di 12 anni e Sciacqua Nicholas, di 10 anni. Successivamente sarà il turno di un altro match di alto livello che vedrà sul ring Francesco Pio Milano, battersi contro il forte pugile Calabrese.
Doveroso sottolineare l’impegno e l’apporto dato all’intero staff del PalaColorCSI di Pellaro, coordinato da Paolo CICCIU’, che ha offerto la piena collaborazione alla società Amaranto Boxe Reggio Calabria per organizzazione e realizzazione di questo secondo evento “La Boxe Olimpica a Pellaro”, previsto, ricordiamolo, per sabato 3 giugno, dalle 18.00 all’interno dei locali del PalaColorCSI sul lungomare di Pellaro.
Un apporto importante all’evento è stato dato anche da tutti gli sponsor, i quali hanno nuovamente creduto e voluto offrire il loro contributo nel raccontare e trasmettere ai cittadini della nostra città ed in particolare a Pellaro, passione verso questo sport, facendo parlare di boxe coinvolgendo anche i più giovani
Il 23 maggio 1992, Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, di ritorno da Roma, atterrano a Palermo con un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40.
Tre auto blindate li aspettano. È la scorta di Giovanni, la squadra che ha il compito di sorvegliarlo, dopo il fallito attentato del 1989 dell’Addaura.
Dopo aver imboccato l’autostrada che porta a Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci, una terrificante esplosione disintegra il corteo di auto e uccide Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Quando parliamo di Giovanni Falcone, il rischio di cadere in ricostruzioni epiche sulla sua figura, è abbastanza elevato.
Era un essere umano, come tutti noi, impegnato a svolgere correttamente il suo lavoro, quello di magistrato. Lo svolse talmente bene da inimicarsi molte persone, alcune delle quali provenienti dalle file stesse dello Stato.
Giovanni Falcone va ricordato perché, grazie alla sua sapiente attività investigativa e al suo metodo riuscì a portare i vertici di Cosa Nostra in tribunale, ed a ottenere pesanti condanne nei loro confronti, cosa mai accaduta prima. Già all’inizio degli
anni’ 70, vi erano stato importanti processi per mafia portati avanti dal giudice Terranova (pure lui ucciso da Cosa Nostra il 25 settembre 1979 ). Essi, però, si concludevano con assoluzioni per insufficienze di prove o lievi pene. In quegli anni
– nonostante l’impegno profuso da magistrati come Terranova – mancava ancora una visione globale del fenomeno mafioso.
Giovanni Falcone era un uomo molto intelligente, probo, equilibrato, e, nello stesso tempo, determinato e tenace.
Amava profondamente la sua Sicilia, e vedendola sottomessa, insanguinata, e corrotta dalla mafia, si impegnò, con tutta la sua energia intellettuale e morale, e con tutte le sue capacità professionali, per liberarla dal suo male.
Non fu folgorato all’improvviso sulla via di Damasco: si immerse nel lavoro, e di esso ne fece una missione professionale.
Ascoltava, osservava, indagava e verificava, e poiché lo faceva con scrupolo ed era dotato di un’intelligenza analitica fuori dal comune, sempre attenta ai dettagli e alle connessioni, ogni giorno faceva un passo in avanti.
Giovanni Falcone non si è mai sentito un eroe, ma solo un uomo dello Stato chiamato a fare il proprio dovere. Contro il mito negativo dell’invincibilità di Cosa nostra diceva: “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni
umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà una fine”.
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Tra i primi a comprendere la struttura unitaria e verticistica di Cosa Nostra, ha creato un metodo investigativo diventato modello nel mondo.
Rigorosa ricerca della prova, indagini patrimoniali e bancarie, ostinata caccia alle tracce lasciate dal denaro e lavoro di squadra sono stati i suoi fari, le armi con le quali, insieme al pool antimafia, ha istruito il primo maxiprocesso a Cosa
nostra, il suo capolavoro. L’eccezionale impegno di un manipolo di magistrati guidati da Falcone dopo anni di assoluzioni per insufficienza di prove portò alla sbarra 475 tra boss e gregari di Cosa nostra e si concluse con 19 ergastoli e
condanne a 2665 anni di carcere.
Con questa disciplina, giunse a forgiare un metodo investigativo rigoroso perché fattuale, lontano mille miglia dalle suggestioni di teoremi, nutrito in partenza di un modo di lavorare collegiale, paziente e prudente. Un’attitudine a connettere indagini sino ad allora spezzettate, giungendo alla convergenza del molteplice.
Il suo motto era “specializzazione, coordinamento e collaborazione”.
Creò un patrimonio di conoscenze e relazioni internazionali; con il senno di poi sembra fin troppo ovvio che a una mafia trans atlantica, a una criminalità organizzata e internazionale, si dovesse contrapporre una giustizia altrettanto se non più
organizzata e internazionalizzata. Eppure senza Falcone non ci si sarebbe arrivati, e a Falcone fu rimproverato anche questo: che la troppa confidenza e collaborazione con l’FBI e la DEA lo avessero spinto “a voler fare l’americano”.
Falcone definiva la Mafia non come un anti Stato ma uno stato parallelo: lo Statomafia che non è solo mafia e non è solo Stato.
“Un’organizzazione parallela che vuole approfittare delle storture dello sviluppo economico, agendo nell’illegalità … La mafia si alimenta dello Stato e adatta il proprio comportamento al suo … E quanto più lo Stato si disinteresserà della mafia e
le istituzioni faranno marcia indietro, tanto più aumenterà il potere dell’organizzazione”.
La mafia è la patologia del potere; sa adattarsi, trasformarsi, mimetizzarsi, imparando a sfruttare le nuove opportunità criminali offerte per esempio dalla globalizzazione dei mercati finanziari e dalle innovazioni tecnologiche.
Giovanni Falcone osservando la “straordinaria contiguità economica, ideologica, morale tra mafia e non mafia, e l’inevitabile commistione tra valori siciliani e valori mafiosi” ne trasse una considerazione più generale che fa ancora oggi riflettere:
“ Gli uomini d’onore non sono né diabolici né schizofrenici. La tendenza del mondo occidentale, europeo in particolare, è quello di esorcizzare il male proiettandolo su etnie e comportamenti che ci appaiono diversi dai nostri. Ma se vogliamo combattere
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efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia”.
“La cosa più difficile da combattere è proprio questa contiguità, soprattutto quando diventa rapporto di interesse o di potere”.
L’idea di Falcone sulla Mafia nasce sulla scia della precedente opera di un altro grande Uomo e Magistrato, Rocco Chinnici, Capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo, il quale dichiarò che: “ … la mafia non recluta solo nelle carceri ma ovunque si
ponga ai giovani la scelta tra l’emarginazione e il prestigio, il ruolo sociale, il denaro facile, le carriere e il successo del mafioso. Tagliare le basi sociali del reclutamento significa recidere le radici stesse dell’organizzazione”.
Siamo vicino all’idea che Falcone svilupperà sulla mafia dispensatrice di vantaggi sociali e amministratrice di giustizia che colma le assenze e gli errori dello Stato.
Venerdì 29 luglio 1983, una Fiat 126 parcheggiata sotto la casa di Rocco Chinnici esploderà, con 75 chili di tritolo uccidendo lui, i due carabinieri di scorta e il portiere dello stabile.
E’ il primo magistrato ammazzato col tritolo; dopo di lui ce ne saranno solo altri due, Falcone e Borsellino.
Ricordare oggi Falcone vuol dire: mantenere vivo il suo esempio, il suo senso del dovere, elevato a senso dello Stato; ribadire che “Chi ha coraggio muore una volta sola, chi ha paura muore tutti i giorni”; capire cosa è il coraggio:
“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”.
Falcone vive, continua a vivere tra noi grazie ai risultati della sua opera, per quel che ha fatto, detto, scritto; l’impronta che ha lasciato non si cancella, si trasmette e rinasce.
E’ compito di ciascuno di noi mantenere in vita le sue idee, perché, come Lui ci ha insegnato: “Gli uomini passano, le idee restano. Ma servono nuove gambe per farle camminare”.
Ecco perché è importante ricordare.
E’ previsto intorno alle 15 di oggi l’arrivo nel porto di Reggio Calabria della nave “Diciotti” della guardia costiera con a bordo 671 migranti soccorsi nelle ultime ore in mare. Si tratta di 613 uomini, 6 donne, 41 minori e 11 minori non accompagnati. L’attracco sarà sul molo di ponente. Le procedure saranno coordinate dalla prefettura di Reggio Calabria. Dopo lo sbarco, i migranti saranno condotti al centro di prima accoglienza allestito nella palestra dell’ex scuola “Boccioni”, a Gallico, nella periferia nord della città dove i profughi saranno identificati dalla polizia in attesa di essere trasferiti in altre regioni d’Italia secondo il piano di riparto stabilito dal ministero dell’Interno. (ANSA).
L’ex primaria del reparto di dermatologia del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabriaa Giovanna Malara ha impugnato il licenziamento disposto dall’azienda ospedaliera per avere presentato documenti ritenuti falsi per poter partecipare al concorso per primario. Su questa vicenda la professionista è coinvolta in una inchiesta della Procura di Reggio Calabria in cui è indagata per falso, in relazione alla documentazione presentata, e per abuso d’ufficio, insieme ad altre 4 persone, per presunte irregolarità nel concorso a primario vinto. A dare notizia dell’impugnazione del licenziamento sono i suoi difensori, gli avvocati Aurora Notarianni e Oreste Romeo, i quali, in una nota, scrivono che “a seguito di indagine difensiva, è venuta meno l’incerta e precaria ‘base’ del licenziamento senza preavviso, essendo stata acquisita prova certa ed incontrovertibile della perfetta identità tra le certificazioni rilasciate dall’ospedale messinese ‘Papardo’ e quelle depositate dalla dottoressa Giovanna Malara al Gom di Reggio Calabria per corredare la domanda di partecipazione alla selezione al cui esito le è stato conferito l’incarico quinquennale di primaria di dermatologia”. “Peraltro – scrivono sempre i due legali – a mente del cosiddetto ‘bando’ pubblicato dal Gom di Reggio Calabria il 13 gennaio 2017, i certificati in questione non erano neppure richiesti tra i requisiti generali o specifici di ammissione alla procedura selettiva. Stante il deposito nella procedura selettiva indetta dal Gom degli stessi, veritieri dati forniti e trasmessi alla dottoressa Malara dall’Azienda ospedaliera messinese Papardo, è stata proposta formale impugnazione dell’illegittimo provvedimento disciplinare di massimo rigore, del tutto arbitrario nel merito ed atipico sotto il profilo procedimentale seguito dal collegio di disciplina”.
Presente il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Dai banchi del centrodestra e’ partito un applauso.
Il provvedimento, che era stato approvato alla Camera lo scorso 16 maggio, definisce, tra l’altro, l’assetto della società Stretto di Messina Spa e riavvia le attività di programmazione e progettazione.
“E’ una decisione storica, definitiva, attesa da più di 50 anni”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, in conferenza stampa dopo il voto finale sul Decreto Ponte in Senato ribadendo che sarà un’opera green, che darà 100.000 posti di lavoro. “Non è il ponte di Messina, è il ponte degli italiani”, ha sottolineato il ministro. “Nel Def la cifra” per il Ponte “è intorno ai 14 miliardi, ovviamente sono in corso gli studi aggiornati da parte di società”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, in conferenza stampa dopo il voto finale sul Decreto Ponte in Senato
“Dunque è fatta: il Decreto è stato approvato anche in Senato, quindi il Ponte finalmente è legge! E con esso anche tutti i nostri emendamenti mirati a migliori ricadute sul nostro territorio. Grazie a Forza Italia ed al CentroDestra il Ponte sullo Stretto, fortemente voluto dal Presidente Berlusconi, presto sarà realtà. Voglio ringraziare il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che hanno fatto propria questa battaglia e combattendo insieme a noi per raggiungere questo traguardo importante. È una grande conquista per tutto il Paese, ma soprattutto per Calabria e Sicilia!”
Così in una nota Francesco Cannizzaro, Vicepresidente del Gruppo di Forza Italia alla Camera e Responsabile per il Sud del partito.
“Dopo vent’anni – aggiunge il parlamentare reggino – siamo riusciti a sconfiggere il partito dei no, i veti ideologici, i pregiudizi, la paura, il disfattismo. La costruzione di quest’opera strategica porterà anche investimenti nella rete stradale, autostradale, ferroviaria, portando l’alta velocità e l’alta capacità. Il Ponte porta in dote tanto altro, dunque, con importanti ricadute sul territorio anche in termini di servizi. Con miei due emendamenti al Decreto, infatti, sono state previste iniziative in favore delle realtà locali, giustamente preoccupate dagli impatti di un’opera grandiosa, ma altamente impattante. Anzitutto, la realizzazione del Piano integrato di trasporto, con l’obiettivo di adeguare il sistema del trasporto pubblico locale nell’area dello Stretto (sia terrestre che marittimo) alle esigenze di mobilità delle aree rivierasche, tanto durante la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, quanto successivamente. In secondo luogo, l’adeguamento di porti ed infrastrutture portuali, sia esistenti sia di nuova realizzazione, alla nascente configurazione che deriverà dalla costruzione del Ponte. I porti saranno quindi tutti potenziati, in particolare quello di Villa San Giovanni, con l’approdo a sud, e quello di Tremestieri, che insieme rappresenteranno la svolta per la portualità dello Stretto.”
“Finalmente, il Sud, e di conseguenza l’Italia, saranno dotati di una infrastruttura indispensabile ed efficiente e diventeranno l’hub per eccellenza del Mediterraneo, con Calabria e Sicilia protagoniste di uno sviluppo economico e sociale senza precedenti. È una vittoria soprattutto di Forza Italia e del Presidente Berlusconi – conclude l’Onorevole Cannizzaro – ma anche di tutto il CentroDestra, dei cittadini del Mezzogiorno, di chi ci ha creduto sempre. Avanti tutta!”
Volge al termine il ciclo di dialoghi dedicati al 75mo anniversario della firma della Carta Costituzionale “Cittadini di sana e robusta Costituzione”, promosso dall’Amministrazione comunale di Roccella Jonica come opportunità di riflessione collettiva sui principi e i valori della legge fondamentale dello stato italiano.
“E’ ancora la più bella! La Costituzione della Repubblica a 75 anni dalla sua firma” è il tema scelto per ribadire la bellezza, l’universalità e l’attualità dei principi e dei valori contenuti nella Carta del 1948 per l’ultimo incontro della rassegna, in programma all’ex Convento dei Minimi venerdì 26 maggio, con inizio alle ore 18.
Dopo i saluti del Sindaco di Roccella, dott. Vittorio Zito, e dell’avv. Carmela Neri, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Locri, introdurrà il tema del convegno il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, dott. Gerardo Dominijanni.
Seguirà la relazione del prof. Annibale Marini, Presidente emerito della Corte Costituzionale.
A conclusione del convegno, si terrà il concerto sul tema “Sorelle d’Italia – Storie cantate di donne e Costituzione”, ideato dal prof. Francesco Rosa, che vedrà protagonista il quartetto composto da Manuela Cricelli (voce), Peppe Platani (chitarra), Vincenzo Oppedisano (basso) e Tonino Palamara (batteria).
Per maggiori informazioni è attivo l’indirizzo email: infoeventi@roccella.it
Durante la diretta televisiva sono emerse le motivazioni che hanno condotto al premio destinato alla Città Metropolitana di Reggio Calabria. Nella fattispecie al Consigliere delegato allo Sport Giovanni Latella consegnato il riconoscimento per aver riportato in vita il Giro Ciclistico della Città Metropolitana di Reggio Calabria, grande classica del sud del mondo del ciclismo, risvegliando il grande interesse dell’intero circuito sportivo italiano e valorizzando il territorio attraverso le immagini straordinarie della gara, che ha attraversato l’intera area metropolitana reggina, dal mar Jonio al Tirreno, andate in onda in oltre 78 Paesi in tutto il mondo.
“Nel merito della nomina del presidente Stefano Bonaccini a commissario della ricostruzione in Emilia Romagna dopo gli eventi alluvionali degli ultimi giorni, non ho difficoltà a dire che ha ragione Bonaccini: l’attività di ricostruzione deve essere svolta in sintonia con gli uffici della Regione. Ci sono procedure, adempimenti, nonché l’adeguamento della programmazione, che prevedono in maniera sostanziale un contributo importante da parte dell’amministrazione regionale. Allora, nominare come commissario della ricostruzione il presidente della Regione mi sembra la cosa più logica”. Lo ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, intervenendo ad “Agorá”, su Rai 3. “Peraltro, sarebbe un modello già applicato – ha aggiunto Occhiuto – all’epoca della ricostruzione post-terremoto, che ha funzionato. È vero che gli eventi hanno interessato in maniera più importante l’Emilia Romagna, ma anche altre Regioni come le Marche e la Toscana. Quindi si tratta di capire come si può fare per nominare un commissario che si faccia carico della ricostruzione anche di altre Regioni. Il governo non ha bisogno dei miei consigli perché, anche per ammissione di Bonaccini, è intervenuto con grande tempestività e con un decreto che destina risorse importanti. Io però al posto del governo non avrei esitazioni a ritenere Bonaccini la persona giusta per occuparsi della ricostruzione nella sua Regione”. (ANSA).