Sono giorni straordinari quelli che sta vivendo lo chef Filippo Cogliandro. Accolto da un’auto presidenziale all’Aeroporto Internazionale di Banjul Yundum, lo scorso 4 novembre e accompagnato dai suoi chef Salihu Barrow e Abdou Dibbasey sta finalmente attraversando il territorio Gambiano alla ricerca delle radici dei due ragazzi che incontrò 9 anni fa e dei quali si prende cura da allora formandoli e trasformandoli in due validi chef ma anche spinto da un fortissimo sogno: costruire un ponte economico, culturale e produttivo tra due territori, quello gambiano e quello della Città Metropolitana di Reggio Calabria che hanno più cose in comune di quanto non sembri. Giorni immersi nella vita del villaggio, nei giochi dei bambini che curiosi sorridono, si avvicinano e dopo qualche minuto ti prendono per mano fiduciosi. Giorni di conoscenza delle abitudini, delle tradizioni, del mangiare comune, dello stare seduti in cortile stretti dal calore familiare. Giorni non solo di forti emozioni umane, ma anche di incontri istituzionali, di discorsi concreti, di sogni da realizzare portati in valigia. “Una sorpresa vedere al nostro arrivo in aeroporto una macchina dello Stato – confida lo chef Cogliandro – siamo stati accompagnati in una casa gambiana e lì abbiamo trascorso la prima notte immersi subito nelle atmosfere e nei suoni della natura africana. Il primo giorno, poi è trascorso a Farato e lì abbiamo non solo incontrato, ma vissuta una giornata intera con la famiglia di Salihu avvolti nei profumi del loro cibo e del thè che immancabilmente accompagna l’intera giornata insieme alle preghiere.” “Non sono mancate le fotografie delle bellissime donne – continua lo chef – avvolte nei loro abiti colorati, gli splendidi visi sempre sorridenti. Ho giocato con i bambini che felici di incontrare un volto dalla pelle chiara mi hanno accolto e subito reso partecipe dei loro giochi. Nel tragitto verso l’hotel ho potuto vedere la grande evoluzione che ha avuto il paese negli ultimi 6 anni da quando, con libere elezioni, il popolo ha scelto Adama Barrow ed è tornata la democrazia. Strade e autostrade in costruzione, case residenziali, palazzi a più piani e centri commerciali senza dimenticare le moderne e accoglienti strutture turistico ricettive situate lungo la costa oceanica dove siamo stati ospitati.” Forte emozione negli occhi dello chef mentre racconta queste cose che finalmente riesce a vivere personalmente e promette ci tenerci aggiornati sugli sviluppi dei prossimi giorni.
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L’associazione culturale “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria ha iniziato i suoi classici appuntamenti domenicali, offrendo alla città un importante evento, con una ripresa all’insegna della scrittura e della riflessione condivisa. Con queste parole il presidente Giuseppe Livoti, ha dato inizio alle domeniche Muse, rituale lungo 23 anni che prevede di volta in volta, liturgie diverse per presentare personalità della cultura contemporanea ed argomenti di grande attualità.
Una serata questa che ha visto, la partecipazione dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Pascoli – Galilei” che, in questo nuovo anno scolastico, apprendono i vari saperi anche con eventi come questo, con nuovi stimoli e didattica, promossi con passione dalla nuova dirigente avv. Lucia Zavettieri, per una Scuola proiettata in vari itinerari culturali nel territorio reggino. Il saluto della dirigente lo ha portato il vice preside prof. Nino Polimeni il quale, ha ribadito il lavoro di squadra dell’Istituto in sinergia ed in collaborazione continua con i docenti presenti in sala: le professoresse Ilenia Iaria, Monica Cristiano, Dolores Macrì, Tania Schipani, Claudia Romolo colleghe, che per questa occasione hanno sviluppato con una attenta unità didattica l’autore de “Il Popolo di Mezzo”.
Il libro è stato così l’elemento conduttore della serata, sia con il racconto del suo autore Mimmo Gangemi ed anche con una attualizzazione sul nostro tempo con Cosimo Sframeli – capitano dei Carabinieri.
L’evento è stato organizzato dalla Sezione Muse “Cultura e Linguaggi Espressivi” guidato dalla prof.ssa Antonella Mariani la quale, introducendo l’argomento ha affermato come è importante parlare oggi di letteratura contemporanea, poiché Gangemi dipinge con le parole, si occupa di letteratura, la conosce utilizzando storie, frasi, parole tenui e forti. Il suo libro indica un popolo, tutti noi, tutti coloro che non si riscontrano e non appartengono a determinate categorie: il suo popolo è raccontato come un grande affresco. Storie di un tempo, di coloro i quali lasciavano le loro terre nei primi anni del novecento con la speranza di trovare un mondo migliore in America, speranza infranta da paure e pregiudizi. Una storia di una famiglia e due fratelli animati dalle emozioni quella della ribellione: uno combatterà con l’anarchia ed uno rifugiandosi nella musica con il jazz.
L’ingegnere – scrittore Gangemi si è soffermato sul senso del vivere in Calabria. Ho scritto tanti romanzi dice, tra cui “Il giudice meschino”, da cui è stata tratta una serie tv interpretata da Luca Zingaretti e “La signora di Ellis Island”, apprezzatissimo da pubblico e critica ma questi testi, appartengono al passato, non mi identificano più, poiché è restrittivo appartenere a dei veri e propri generi. L’ultimo libro “Il popolo di mezzo” ha una narrazione che si tinge di verità pur nella finzione della famiglia siciliana, con vicende realmente accadute e con personaggi, sia di fantasia sia esistiti, che sono riusciti a strattonare, a usare violenza alla volontà fino a liberarsi dalla morsa e a condurre per mano su percorsi inimmaginati, mutando pelle, trasformandosi da figuranti in protagonisti della scena; non è rimasto che assecondarli e lasciarsi guidare. Tutto diventa memoria di ciò che siamo stati e però abbiamo velato d’oblio con troppa facilità, diventa testimonianza di un popolo in cammino, tributo a una comunità che infine ha saputo farsi onore. Fantasia e cronaca del nostro tempo vanno a braccetto e si fondono in un caldo abbraccio agli sventurati che, con oltre un secolo di ritardo, si avventurano nel Canale di Sicilia, percorrendo strade simili, per miseria e bisogno, a quelle dei nostri antenati – generazione eroica, la loro, se si è scossa dal torpore e dall’immutabilità dei secoli e ha forgiato l’idea rivoluzionaria che fosse possibile deviare la rotta di un destino che sembrava già tracciata, immobile e uguale. Cosimo Sframeli capitano dei carabinieri ha attualizzato l’argomento del testo alla sua esperienza, l’esperienza di chi ha toccato con mano sin dall’età di ventidue anni, sulla jonica e non solo, importanti stravolgimenti della nostra Calabria anche per mezzo della mafia. Un “popolo di mezzo” nella mia lunga esperienza conclusa presso la Scuola Allievi Carabinieri, ha detto Sframeli è il popolo di Africo vecchio, paese che negli anni ‘50 ha visto una alluvione che ha costretto per scelte politiche un trasferimento obbligatorio nel territorio di Bianco. Questi sfollati, rappresentano, il, un “popolo diverso” per un futuro certo: furono sfollati a Bova marina, Campo Calabro ed hanno vissuto nel degrado totale. Le regole della montagna diverranno, per loro, regole della ‘ndrangheta facendogli formare ed acquisire una mentalità diversa.
Ogni epoca, ogni periodo dunque ha i suoi momenti di transizione come quella della famiglie protagoniste nel racconto di Gangemi. Nella seconda parte della serata gli alunni delle classi terze della Scuola Media Galilei hanno posto delle domande ai protagonisti della serata, domande che gli attenti giovani protagonisti dell’istituto hanno impostato facendo riferimento al senso del vivere in Calabria, alle menti che non dovrebbero essere costrette ad emigrare o ancora al paragone tra i migranti italiani in terra Americana e gli sbarchi di questi ultimi anni degli africani verso i nostri territori. Vari momenti di lettura interpretativa hanno scandito la conversazione con brani interpretati da Clara Condello, Santina Milardi, Mariolina Priolo, Sonia Impalà.
Il Tribunale di Catanzaro ha assolto l’ex presidente della Giunta regionale della Calabria Mario Oliverio, l’ex parlamentare del Pd Ferdinando Aiello e il promoter e legale rappresentante della Hdrà spa, Mauro Lucchetti, imputati nel processo scaturito da un’inchiesta della Procura di Catanzaro sul presunto utilizzo di soldi pubblici destinati alla promozione turistica della Calabria per la promozione del personaggio politico Mario Oliverio. Il pm Graziella Viscomi, aveva chiesto la condanna di Oliverio a quattro anni di reclusione, e di Aiello e Lucchetti a 2 anni e 8 mesi. L’accusa per tutti e tre è di peculato per l’utilizzo di oltre 95mila euro di fondi pubblici, destinati alla promozione turistica della Regione Calabria, impiegati invece per finanziare un evento giornalistico, svoltosi nel luglio 2018 a Spoleto, “con finalità – l’accusa della Procura – privatistiche di promozione politica”. L’evento finanziato dalla Regione Calabria – costato 95.475,02 euro – “era un format giornalistico – secondo l’accusa – svoltosi a margine del Festival spoletino, nel cui contesto non venivano promosse le attività turistiche regionali, bensì si realizzavano le interviste tipiche di un talk show”. La promozione sarebbe stata fatta a favore di Oliverio, protagonista del talk show del giornalista Paolo Mieli. Per il resto i fondi pubblici avrebbero pagato alberghi e cene di gala per l’ospitalità di personalità del giornalismo e dello spettacolo, intervistate nel corso della manifestazione.
Le associazioni sono state disposte “perché il fatto non sussiste”. “Pur dispiaciuto per i danni collaterali che il coinvolgimento processuale ha arrecato al nostro gruppo in termini economici e di immagine, ho sempre avuto fiducia nella giustizia e nell’esito positivo del processo” ha commentato il fondatore della società HDRÀ Mauro Luchetti. (ANSA).
Reggio Calabria: Antonio Lo Schiavo visita i migranti della Rise Above
Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, accompagnato dal consigliere comunale di Reggio Calabria Saverio Pazzano, si è recato in visita questa mattina al centro di prima accoglienza allestito nella palestra della scuola media Boccioni a Gallico dove sono stati accolti gli 89 migranti fatti sbarcare nel porto reggino dalla nave Rise Above. Tra loro 39 minori (alcuni dei quali non accompagnati) e otto bambini in tenera età. “Non bisogna mai dimenticare – ha affermato Lo Schiavo -, anche quando nel nuovo e cinico lessico della destra al potere si parla ‘sbarchi selettivi’ e ‘carico residuale’, che si fa pur sempre riferimento a donne e uomini, e molto spesso a bambini, cui uno Stato democratico dovrebbe garantire l’incolumità e la salvaguardia dei diritti umani. Ringrazio pubblicamente le organizzazioni di volontariato e le forze dell’ordine, coordinate dalla Prefettura di Reggio Calabria, che si fanno carico della gestione dell’emergenza e si prodigano per offrire conforto ai migranti pur nelle complicate circostanze in cui sono costretti ad operare. Mi auguro che il Governo nazionale, nella gestione delle politiche migratorie, possa presto abbandonare i toni propagandistici e si risolva ad approcciare la questione non da un punto di vista ideologico ma umanitario: dimostrano maggiore responsabilità e solidarietà. Il nostro Paese, certamente non può e non deve essere lasciato solo a farsi carico dell’accoglienza. L’Europa deve a mio avviso dimostrarsi partecipe e altrettanto responsabilmente sostenerne gli sforzi. Il faro sia sempre però puntato sui diritti umani, garantendo un porto sicuro ai migranti e l’accesso alle procedure di asilo a chi ne ha diritto“. (ANSA).
Personale della Squadra mobile di Cosenza ha eseguito un decreto di fermo emesso il primo ottobre scorso dalla Procura della Repubblica di Agrigento, nei confronti di un cittadino egiziano di 20 anni. L’uomo si è presentato normalmente all’Ufficio Immigrazione della Questura di Cosenza per richiedere protezione internazionale, declinando però generalità diverse rispetto a quelle per cui era stato emesso il provvedimento. Dalle verifiche effettuate dai poliziotti dell’Ufficio Immigrazione e della Squadra mobile, che si sono avvalsi del contributo degli esperti della Polizia scientifica, è emerso che in realtà il cittadino straniero era già stato identificato con altro nominativo in occasione dello sbarco avvenuto a Lampedusa il 17 agosto scorso. In quell’occasione sbarcarono 73 migranti provenienti perlopiù dal Bangladesh. Le indagini effettuate nella circostanza fecero emergere responsabilità, in relazione al reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, nei confronti del cittadino egiziano e di altri sette soggetti. Per tali motivi, quindi, nei loro confronti era stato emesso un provvedimento di fermo al quale il cittadino straniero si era sottratto rendendosi irreperibile. (ANSA).
Finanziata con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà avviata la formazione professionale per gli iscritti nell’elenco dell’Agenzia portuale di Gioia Tauro. È quanto prevede l’accordo raggiunto nel corso di una riunione che si è tenuta nei locali dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, guidata dal presidente Andrea Agostinelli. Alla presenza dei dirigenti della Regione, Cosimo Cuomo e Giampiero Elia, dei responsabili del Centro per l’Impiego Area Sud della Calabria, Consolata Loddo, Francesca Laganà e Carmela Ornella Mazzù, impegnati nella realizzazione del progetto denominato “Programma Goal”, la riunione ha registrato anche la presenza dell’amministratore unico della Port Agency, Cinzia Nava, del segretario generale dell‘Ente, Pietro Preziosi, e del responsabile del Settore legale, Simona Scarcella. “L’obiettivo del ‘Programma Goal’ è quello – è detto in un comunicato – di individuare un mirato percorso formativo da rivolgere a soggetti disoccupati, o comunque che vivono in condizioni di svantaggio sociale, attingendo a finanziamenti appositamente destinati dal Pnrr. Si tratta di misure finanziarie, particolarmente importanti, che coinvolgono tutte le regioni d’Italia e, in particolare, in Calabria vedranno impegnate circa 27 mila persone a cui sarà offerta adeguata formazione. A tale proposito, i Centri per l’impego hanno elaborato uno studio finalizzato a verificare i punti di incontro tra la domanda e l’offerta di mercato e, quindi, i settori nei quali è più richiesta la necessità di un percorso formativo di apprendimento specialistico da parte di soggetti inoccupati”. (ANSA).
“Considerato il caso specifico, legato alla possibilità di formazione e, così, di successiva occupazione nel porto di Gioia Tauro – riporta ancora il comunicato – verranno coinvolti tutti gli iscritti alla Gioia Tauro Port Agency. A tale proposito, nel corso della riunione, i rappresentanti dei due terminalisti del porto di Gioia Tauro, il direttore del personale Alberto Casali e Gabriella Avenoso di MCT, e il responsabile risorse umane Automar, Andrea Maria Romano, accompagnato dai consulenti Vincenzo Barbaro e Daniela Majorana, hanno dato specifiche indicazioni rispetto alle esigenze formative più confacenti alla domanda di lavoro. A fine riunione, l’Ente, guidato dal presidente Andrea Agostinelli, ha formalmente inviato richiesta di formazione per tutte le mansioni portuali più importanti, al fine di creare professionalità polivalenti riconosciute a livello regionale. Nello specifico, sarà, quindi, dato avvio al percorso formativo rivolto agli iscritti all’Agenzia portuale che acquisiranno, così, le competenze idonee a rispondere alle diverse richieste di lavoro che proverranno da ogni ambito del cluster portuale di Gioia Tauro”. (ANSA)
Reggio Calabria: il fascino dei Bronzi di Riace cambia la storia della regione
Hanno rappresentato uno spartiacque in materia di studio e conoscenza dell’arte ellenistica ma anche un decisivo punto di svolta nella dimensione e nell’appeal turistico-culturale di un territorio. Anche per questo, in Calabria nella città che li ospita, Reggio, non si può che parlare di un prima e un dopo Bronzi di Riace. A distanza di 50 anni dal ritrovamento nelle acque della Locride, i due guerrieri riaffiorati dal mare, continuano ad attirare interesse e attenzione non solo da parte di studiosi ed esperti ma anche di migliaia di turisti che ogni anno si recano al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. A fine agosto scorso sono stati più di 44 mila i visitatori che hanno varcato la soglia della “casa” dei Bronzi. Numeri non da poco: nel periodo 2013-2016, dopo un nuovo restauro effettuato nei saloni del Consiglio regionale ed il ritorno in una sala completamente ristrutturata del Museo archeologico, gli ospiti sono lievitati – dati dossier Mibact- da 11.522 a 210.598, con un incremento monstre del 1.727%.
Un fenomeno popolare irrobustitosi ulteriormente fino al periodo pre pandemia quando sono stati censiti ben 227 mila ingressi. Mezzo secolo è passato da quel 16 di agosto del 1972 quando un sub dilettante, Stefano Mariottini, in vacanza sulla costa ionica reggina, durante un’immersione, s’imbatté , tra i fondali di Riace Marina, a circa 200 metri dalla spiaggia di Porto Forticchio, in qualcosa che somigliava sorprendentemente ad un braccio umano. La più straordinaria scoperta archeologica di matrice ellenistica si materializzò così, lontano dalle luci della ribalta mediatica dell’epoca. Dalla scoperta, quasi in sordina, al restauro e alla prima esposizione in quel di Firenze il passo non fu proprio brevissimo per i due guerrieri, la statua “A”, alta 1,98 metri e la statua “B” (1,97 m.), la cui fattura risalente con tutta probabilità, alla metà del V secolo a.C., ad Argo nel Peloponneso, venne confermata dai risultati delle analisi compiute sulle terre di fusione. Un futuro da autentiche celebrità quello che si stagliava davanti a loro: approdate a Firenze per il restauro, durato cinque anni, esposte nel Salone del Nicchio, in sei mesi vennero viste da quattrocentomila visitatori. Si racconta di folla e file interminabili: uno scenario che, dalla città toscana, culla dell’arte, si ripropose anche nella Capitale, al Palazzo del Quirinale, dove le statue dei due guerrieri vennero messe in mostra per volere del presidente della Repubblica del tempo Sandro Pertini e dove, in sole due settimane, richiamarono trecentomila visitatori. (ANSA).
Amalia Bruni annuncia notizie positive per la riapertura del Centro regionale di farmacovigilanza
“E’ da tempo che stiamo portando avanti una battaglia per Il Centro regionale di farmacovigilanza che è chiuso da circa un anno per una burocrazia opprimente e per una mancanza evidente (fino ad oggi) di volontà politica di riaprirlo. Forse non tutti sanno che il Centro regionale in questione è una struttura che opera all’interno del Dipartimento Tutela della salute della Regione e si occupa di farmacovigilanza a livello territoriale partecipando in modo stabile e continuativo alle attività del Sistema Nazionale di Farmacovigilanza che fa capo all’Agenzia Italiana del Farmaco”. Lo afferma, in una nota, Amalia Bruni, leader dell’opposizione in Consiglio regionale. (ANSA).
“Sin dalla sua attivazione, dicembre 2015, il Crfv – aggiunge Bruni – ha operato come supporto per gli operatori sanitari ed i cittadini allo scopo di approfondire e diffondere le conoscenze sul profilo di sicurezza di farmaci, vaccini e dispositivi medici, nonché il loro impatto in termini di salute pubblica, argomento attualmente di grande interesse scientifico, alla luce dell’immissione in commercio di farmaci sempre più innovativi. Inoltre, svolge attività di monitoraggio dell’appropriatezza prescrittiva, spesa farmaceutica convenzionata, strumento necessario a garantire sicurezza ed efficacia terapeutica, nonché la razionalizzazione della spesa farmaceutica. Una lunga sequela di decreti, nomine, dimissioni, spostamenti e provvedimenti amministrativi ne hanno di fatto allontanano ogni volta la riapertura. Finalmente, dopo interminabili pastoie burocratiche la Commissione al completo si è riunita e ha deciso di dare il via libera ai colloqui che cominceranno il 29 novembre per terminare il 12 dicembre. Sin dall’inizio della consiliatura sono intervenuta tantissime volte, anche con una interrogazione, su questo argomento però mi sono trovata di fronte a un muro di gomma, insensibile e per niente ricettivo”. (ANSA).
“Adesso la soluzione sembra a portata di mano – sostiene ancora Bruni – ma non possiamo dimenticare che una Regione capace e efficiente avrebbe potuto e dovuto risolvere questo problema in tre mesi e non in oltre un anno di palleggiamento burocratico indecente sulle spalle dei cittadini, che sono stati privati di un servizio essenziale, e sui dipendenti. Ora, cerchiamo di dimostrare a tutti che anche in Calabria siamo in grado di fare le cose perbene e soprattutto velocemente. A mio avviso ci sono tutte le condizioni per riaprire il Centro, magari già nel mese di gennaio del 2023, basta andare fino in fondo, facciamo in modo che non ci siano ostacoli dell’ultimo minuto”. (ANSA)
Rinascita Scott: Marco Petrini si avvale della facoltà di non rispondere
L’ex giudice della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini si è presentato oggi davanti ai giudici del maxi processo Rinascita Scott per deporre in qualità di teste ma si è trincerato dietro al silenzio, tra “non ricordo” e “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Il pm Antonio De Bernardo gli ha sottoposto i verbali di dichiarazioni rese e poi smentite dallo stesso giudice in qualità di indagato dalla Procura di Salerno per varie accuse di corruzione in atti giudiziari. Petrini ha giustificato le proprie ritrattazioni affermando che la causa era dovuto a “condizioni di estrema prostrazione psicologica” a causa delle quali “ho reso dichiarazioni nelle quali non mi riconosco”. Stato di prostrazione che sarebbe stato dovuto agli strascichi di un mese di carcere a Salerno e all’isolamento successivamente vissuto nel convento di Giffoni nel quale “per 15 giorni sono stato chiuso nella mia cella senza avere contatto con nessuno”. “La paura – ha aggiunto il teste – il terrore che mi ha preso perché ero molto provato, ha fatto sì che rendessi dichiarazioni che non rispondono al vero. Stavo talmente male che non ricordo niente. Non mi riconosco in quelle dichiarazioni. Tutta la storia della Massoneria ho cercato di rimuoverla completamente”. (ANSA).
Pedinava la sua ex compagna: il Gip di Crotone emana il divieto di avvicinamento ad un uomo
Avrebbe pedinato l’ex compagna fino all’abitazione della donna per poi ingiuriarla anche in presenza di altre persone. La Squadra mobile ha notificato ad un trentatreenne, già destinatario di un provvedimento di ammonimento emesso dal Questore, un’ordinanza di applicazione del divieto di avvicinamento per i reati di atti persecutori e violenza privata. Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Crotone su richiesta della Procura. Le attività investigative, avviate a seguito della denuncia della donna, hanno permesso di ricostruire diversi episodi e di delineare un perdurante stato di ansia e timore in cui la donna era sprofondata dopo essere divenuta oggetto di pedinamenti, minacce e offese continue a seguito della fine della relazione con l’ex compagno. (ANSA)