Il recentissimo Rapporto Bes 2023 (Benessere Equo e Sostenibile), giunto all’undicesima edizione e diramato dall’Istat, nato con l’obiettivo di valutare il progresso di una società non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale, scatta una preoccupante istantanea sul rischio povertà in Italia maggiore che in altri Stati europei. L’analisi integrata dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali offre dati allarmanti sulle condizioni economiche italiane. Nel 2023, il 22,8% della popolazione è risultata a rischio di povertà o esclusione sociale e il valore più elevato lo conquista il Mezzogiorno dove sono 866mila famiglie in situazione di fragilità economica. Secondo le analisi dell’Istituto, il rischio di povertà rimane alto per coloro che possono contare principalmente sul reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici (31,6%) mentrediminuisce per coloro che vivono in famiglie in cui la fonte principale di reddito è il lavoro dipendente (15,8% rispetto al 17,2% del 2022). Peggiora per coloro che svolgono un lavoro autonomo (22,3% rispetto al 19,9% nel 2022). Il sindaco di Cinquefrondi e consigliere della città metropolitana di Reggio Calabria con delega ai Beni Confiscati, Periferie, Politiche giovanili e Immigrazione e Politiche di pace, Michele Conìainterviene con un’ampia disamina sul tema anche alla luce dei rischi collegati all’Autonomia differenziata: “Se questo inaccettabile progetto dovesse essere approvato la situazione non potrà che peggiorare. I già esistenti divari territoriali si acuirebbero con un ulterioreindebolimento dei servizi fondamentali: dalla Sanità all’Istruzione, ai Trasporti. Seriamente preoccupato il sindaco continua a mettere in fila i dati:“Ladeprivazione sociale e materiale cresce in Calabria più che in altre regioni. Se nella nostra regione, nel 2022, le persone povere si assestavano all’11, 8%, nel 2023 il numero è balzato al 20,7% . Mentre nel 2022 il 42% dei residenti era a forte rischio povertà o esclusione sociale, nel 2023 questo dato si è ulteriormente aggravato toccando punte del 48%. Un primo aspetto da non tralasciare, continua Conìa, è quello relativo alle condizioni delle famiglie: l’inflazione erode sempre più i redditi con una progressiva perdita di potere d’acquisto, spingendo verso la soglia della povertà un numero enorme di cittadini e cittadine che non riescono più ad affrontare le spese quotidiane, a pagare l’affitto, rinunciando persino a curarsi. A tal riguardo, il rapporto Bes, relativamente all’ambito sanitario,documenta che nel 2023 il 4,2% degli italiani hanno dovuto rinunciare a visite mediche o accertamenti diagnostici per problemi economici: l’1,3% in più rispetto al 2022. Quello che maggiormente colpisce è che neanche chi lavora può considerarsi al riparo dal rischio di povertà assoluta. Il cosiddetto “working poor” è un altro fenomeno dilagante e allarmante. La fragilità economica è stata causata anche dall’aumento generalizzato dei prezzi arrivando all’assurdo paradosso, spiega il primo cittadino, per cui le famiglie, nel 2023, pur riducendo i consumi, si sono ritrovate a spendere un + 9% rispetto all’anno precedente. Inoltre l’incidenza di povertà assoluta si conferma più marcata per le famiglie con almeno un figlio minore (12%). La fragilità economica continua a colpire duramente anche le famiglie straniere e i minori. Drammatico, infatti, anche il dato su questi ultimi con un’incidenza pari al 14%. Conìa conclude assicurando: “Noi non abbassiamo la guardia e continueremo a rigettare il disegno di autonomia differenziata le cui decisioni negheranno il principio di eguaglianza formale e sostanziale, in contrasto con la pari dignità dei cittadini prevista dall’articolo 3 della Costituzione, che incideranno profondamente sulla vita delle persone frammentando l’assetto istituzionale del Paese, che aumenteranno le distanze tra il Nord e il Sud, approfondiranno le disuguaglianze sociali, la disparità dei diritti. Continueremo a scendere in piazza a incrociare lo sguardo e le mani di lavoratori e lavoratrici, pensionati, giovani e non smetteremo di lavorare nelle istituzioni per incontrare bisogni e necessità dei più fragili, dei più deboli, degli ultimi”.
autonomia differenziata
Cosenza: il Consigliere Alecci soddisfatto per la visita del Capo dello Stato
La visita in Calabria del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla vigilia della Festa del Lavoro rappresenta un segnale di grande vicinanza dello Stato. Ed è simbolico che il Presidente abbia scelto di venire proprio nella nostra regione, una di quelle con il più alto tasso di disoccupazione in Europa, per visitare due importanti aziende del Distretto Agro-Alimentare dell’alto Cosentino e incontrare gli imprenditori del territorio. Come è altrettanto importante che questo viaggio avvenga proprio nei giorni in cui è all’esame della Camera il testo dell’Autonomia Differenziata.
Una scelta che testimonia, ancora una volta, la sensibilità di Mattarella che più volte, durante le sue visite nella nostra regione, ha esortato, attraverso i suoi preziosi messaggi, i calabresi e gli abitanti delle regioni del Sud ad essere i veri fautori del cambiamento e della ripartenza, puntando sulle capacità e sull’entusiasmo dei più giovani. Come fece nel gennaio del 2016 quando tenne a battesimo la sede della Regione Calabria, allora sotto la guida di Mario Oliverio. In quell’occasione il Presidente si rivolse ai calabresi con parole piene di coraggio e di speranza per uno sviluppo futuro, ma a patto che la Calabria, così come le altre regioni meridionali, avesse avuto la forza di “fare la propria parte…”. Durante il suo discorso Mattarella fece anche riferimento alla necessità di avere un Sud forte per un’Italia forte: “Non ci sarà crescita piena, neppure nelle Regioni più forti, senza una crescita del Meridione, l’unità del Paese è indispensabile per superare le nostre fragilità. Dare un futuro ai giovani, in Calabria come in Italia, è condizione della tenuta stessa della nostra Nazione”.
Ho avuto il privilegio di ascoltare in presa diretta quelle parole, da giovane Sindaco di Soverato, insieme a tanti sindaci calabresi, e farle mie. Parole dense di significati che oggi, con la tagliola dell’Autonomia Differenziata sulle nostre teste, fanno ancora più rumore di fronte ad una riforma che creerà un solco ancora più grande tra il Nord e il Sud, dividendo, forse per sempre, l’Italia. Attraverso l’autonomia Differenziata, questo Governo sta perpetrando un oltraggio alla storia del nostro Paese, condannando ad un futuro sempre più incerto intere generazioni di meridionali. Sono certo che il Presidente Mattarella, emblema e Garante dell’unità nazionale saprà far prevalere nelle sedi opportune quello spirito di leale collaborazione, quel “regionalismo solidale”, che è alla base del concetto di Autonomia regionale previsto dalla nostra Costituzione.
Autonomia differenziata, il consigliere Lo Schiavo: «Netta contrarietà ad una legge truffa che condanna la Calabria»
«Dal dibattito di oggi sull’Autonomia differenziata, in Consiglio regionale, sono emerse quelle contraddizioni tutte interne ad una maggioranza nella quale sono in molti a vivere con disagio il processo di approvazione del Disegno di legge Calderoli. A cominciare dallo stesso presidente Occhiuto che si è sforzato, in questi mesi, di assumere una terza posizione tra chi, come gli alleati del partito di cui è vice coordinatore nazionale, è assolutamente favorevole e chi invece è nettamente contrario. Ma una posizione terza è difficilmente sostenibile in questo caso: l’Autonomia differenziata è un danno, è una legge truffa, è una partita truccata in partenza dalla quale non può derivare nulla di buono per i territori che sono rimasti indietro in questo Paese. E in molti l’hanno ormai capito anche nel centrodestra. Qui c’è solo una posizione da sostenere: quella di netta contrarietà rispetto ad un disegno che cristallizzerà le disuguaglianze tra le regioni ricche e quelle più svantaggiate del Paese. È ovvio che in ballo c’è il sistema istituzionale del Paese e i diritti stessi dei cittadini. Commercio estero, fiscalità sulle attività produttive, sistemi scolastici differenti: sono solo alcune delle 33 funzioni che si pensa di poter assegnare alle Regioni e di finanziarle con i gettiti fiscali che ciascuna di esse produce. Ancora più grave è però pensare di minare alle basi il principio che questa non sia più una Nazione solidale ma bensì un Paese in cui ciascuno utilizza i gettiti fiscali che produce. Rompere l’unità nazionale, in una fase in cui gli Stati nazionali sono minacciati dal capitalismo delle big company, è assolutamente pericoloso e rende ancor più debole lo Stato unitario. Quando ci sono gravi emergenze, com’è accaduto con la pandemia, lo Stato è più forte se è unito, compatto e solidale. Ho quindi chiesto al presidente Occhiuto di volare alto, di prescindere dall’indirizzo dei partiti nazionali e di difendere gli interessi dei cittadini della nostra regione. Interessi che vanno in solo senso: quello di dire “No” alla secessione delle regioni ricche; di dire “No” ad una riforma che porterà a 20 sistemi scolastici, a 20 sistemi sanitari e ad un sistema in cui le Regioni più povere, come la nostra, non potranno competere e soccomberanno».
Lo ha detto il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, presidente del Gruppo misto – Liberamente progressisti, intervenendo oggi in Consiglio regionale nel corso del dibattito sull’Autonomia regionale differenziata.
Autonomia: approvato in Consiglio Regionale dalla Maggioranza di Centrodestra il documento
“Serve una preventiva analisi d’impatto anche sulle materie escluse dalla determinazione dei Lep. Senza questo indispensabile approfondimento nessuna intesa Stato-Regioni potrà essere formalizzata sull’Autonomia differenziata”.
È quanto afferma il Consiglio regionale della Calabria in un documento proposto dalla maggioranza di centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Azzurri, insieme ad Azione) ed approvato con i voti di quest’ultima a conclusione del dibattito sull’autonomia differenziata. La minoranza di centrosinistra ha votato contro.
“Il Consiglio regionale della Calabria – si afferma nel documento – ritiene che sia necessario attivarsi, per quanto di competenza, e a vigilare con estrema attenzione, affinché i diritti sociali e civili siano garantiti a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale, assicurando la possibilità di fare intese, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, solo a seguito del preventivo finanziamento integrale di tutti i livelli essenziali delle prestazioni in tutte le regioni”.
“É necessario, inoltre – si aggiunge – impegnarsi per proporre i passaggi necessari con governo e Parlamento affinché l’attribuzione di funzioni relative alle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia sulle materie escluse dalla determinazione dei Lep sia consentita solo a seguito della discussione e dell’approvazione di un’analisi d’impatto delle ipotesi di intervento normativo e regolamentare regionale ricadenti sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, per assicurare, anche in questi ulteriori ambiti, il corretto funzionamento concorrenziale del mercato, la tutela delle libertà individuali e la tenuta dei principi generali dell’ordinamento”.
Autonomia, Mancuso: “Condivisibile l’obiettivo di rafforzare le prerogative delle autonomie, ampliandone i poteri e le competenze”
Avverto il dovere di ringraziare tutti voi, sia per la qualità degli interventi che per il senso di responsabilità con cui quest’Aula si sta misurando con una questione di grande importanza.
Quest’Aula si è sempre approcciata alla riforma, anche nella discussione tenuta a marzo 2023, con una chiara visione unitaria e il dovere imprescindibile di tutela degli interessi della Calabria e del Sud.
La mia opinione è che dell’autonomia differenziata è condivisibile l’obiettivo di rafforzare le prerogative delle autonomie, ampliandone i poteri e le competenze, per ridare nuovo protagonismo alle Regioni che debbono assumersi il compito di governare efficientemente la spesa pubblica.
Così come sono condivisibili il superamento dell’iniquo metodo della ‘spesa storica’ che penalizza il Mezzogiorno, l’individuazione dei ‘Lep’e il loro contestuale finanziamento, nonché gli altri accorgimenti per garantire ai cittadini, ovunque risiedano, pari diritti civili e sociali e analoghi servizi.
In questo senso, la riforma può essere un’opportunità per il Paese e per il Sud, che registra da decenni gravi divari di cittadinanza col resto del Paese.
Un’opportunità, purché si diano al Mezzogiorno le rassicurazioni richieste, inclusa l’attenzione da riservare alle materie non rientranti nei Lep che, se fossero devolute alle Regioni prim’ancora che la riforma sia attuata nella sua complessità, penalizzerebbero le Regioni meridionali.
Avverto anch’io, come tutti voi, la responsabilità che tocca assumersi rispetto a una scelta che deve consolidare l’unità nazionale.
Da Presidente del Consiglio ho sempre auspicato, e mi pare che così sia stato, che il dibattito puntasse al confronto nel merito delle questioni.
Ognuno di noi ha legami politici che lo indurrebbero a ribadire in quest’Aula le posizioni dei rispettivi leader nazionali, ma al contempo ognuno di noi è anche parte di una regione che ha accumulato problemi e ritardi di sviluppo che ci impongono di anteporre a tutto il resto gli interessi delle nostre comunità.
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Autonomia, Consiglieri Regionali Pd Calabria: “Minoranza ha fatto di tutto per fermare il Ddl”.
E’ questo il giudizio espresso dai consiglieri del gruppo del Pd alla Regione Calabria al termine del dibattito sull’autonomia differenziata in Consiglio regionale.
Dibattito concluso con un documento votato dalla sola maggioranza di centrodestra.
“La seduta del Consiglio regionale di oggi – affermano gli esponenti dem – è servita a fare chiarezza sulle posizioni dei partiti in ordine al Ddl di Calderoli e della Lega sull’autonomia differenziata. Il centrodestra, obbedendo al suo governatore, ha votato un documento miope in pieno sostegno al percorso già avviato in Parlamento per l’approvazione della ‘secessione dei ricchi’, così come è stata definita dai Vescovi della Calabria. Le opposizioni hanno provato, invano, a chiedere una presa di posizione chiara e contraria alla riforma, ma il loro documento unitario è stato bocciato. Un documento che invitava a esprimere biasimo per le parole espresse dal ministro Calderoli nei confronti dei meridionali, a dare impulso a un’iniziativa legislativa volta a un regionalismo solidale e a diffidare il governo nazionale dall’approvare l’autonomia differenziata”.
“Non abbiamo mai visto così in difficoltà il presidente Occhiuto – affermano i consiglieri dem – che si è limitato a dire ‘non sono un Masaniello’ per difendere la sua posizione di ambiguità totale su una riforma che cancella il futuro della Calabria. Dietro al solito slogan ‘no money no party’ Occhiuto, con la sponda della sua maggioranza, ha provato a tenersi in bilico con la speranza che la riforma non venga mai applicata proprio per l’impossibilità di finanziare i Lep. Si tratta evidentemente di irresponsabilità pura. La Calabria non può permettersi di correre un rischio simile soltanto per interessi elettorali e per l’accordo raggiunto a Roma per tenere insieme la riforma del premierato, dell’autonomia e della giustizia, così come ha evidenziato Ernesto Alecci nel corso del suo intervento”.
“Il Consiglio regionale – concludono i dem – ha perso un’occasione importante sacrificando la possibilità di difendere i diritti fondamentali dei calabresi, dalla sanità all’istruzione, soltanto per regalare uno spot elettorale a Salvini. E Occhiuto ha dimostrato in pieno il suo atteggiamento pilatesco convinto che i calabresi abbiano l’anello al naso e non capiscano quanto stia succedendo, così come aveva preannunciato nel corso del suo intervento il vicepresidente Iacucci”.
Bruzzese (Pres. Pd Metrocity), “Ministro Valditara ammette l’esistenza di una questione meridionale nella scuola”
La risposta del Ministro Valditara durante la sua visita in Calabria di pochi giorni fa in occasione della presentazione del progetto “ReCapp.Cal” è che nascere o vivere nella nostra regione, o nel meridione in generale, piuttosto che in Veneto, d’ora in poi assumerà il valore di un privilegio etnico[1]territoriale non convertibile, sottoponendoci tutti allo ius soli regionalizzato, a discapito delle politiche di inclusione e di europeizzazione. E’ bene precisare che “ReCapp.Cal” è un progetto rivolto agli studenti calabresi per il potenziamento delle competenze soprattutto in italiano e matematica. Di fatto l’attenzione va focalizzata sul piano di dimensionamento scolastico approvato pochi mesi fa che prevede la soppressione di oltre la metà degli istituti comprensivi calabresi e il conseguente accorpamento: già a partire dall’a.s. 2024/25 verranno ridotte ben 79 unità scolastiche per completarsi con una soppressione definitiva nell’a.s. 2026/27 di 84 istituzioni scolastiche, pari al 23,3% in meno, immaginando quindi numerosi accorpamenti in particolare per le istituzioni del primo ciclo. I numeri ci dicono, quindi, che un dirigente scolastico in Calabria arriverà a gestire finanche 30 sedi scolastiche chilometricamente distanti tra di loro. Nel territorio della provincia di Reggio Calabria, ad esempio, fra le altre vi sarà un’istituzione scolastica che dovrà amministrare ben 23 scuole causando inevitabilmente ulteriori inefficienze nella gestione e nel controllo. Al dimensionamento scolastico si aggiunge poi uno scellerato disegno di legge quale è l’Autonomia Differenziata che, in materia di istruzione, prevede necessariamente la regionalizzazione del sistema educativo a partire dai programmi scolastici, passando per i finanziamenti all’istruzione, finendo al personale ed ai contratti. In tale contesto restano al di fuori questioni più pratiche ai fini del miglioramento dell’offerta qualitativa degli studenti calabresi, come ad esempio il tema delle pluriclassi che andrebbe certamente affrontato in maniera seria. Il fatto che il Ministro Valditara venga in Calabria a presentare proprio questa tipologia di progetto asserendo di voler affrontare una grande sfida formativa al fine di garantire le stesse opportunità a tutti gli studenti, sottolineando peraltro di trovarsi in un territorio dove si avvertono la voglia ed il desiderio di riscatto, ci dice in realtà che lo stesso Ministro ammetta l’esistenza di una questione meridionale ben delineata da precisi tratti distintivi, motivo per cui la povertà educativa non è solo una briga concettuale, ma una realtà inquadrata nel fenomeno della dispersione scolastica. Il principio cardine su cui si fonda l’istituzione scolastica è l’uguaglianza che è un concetto universalistico e non pregiudicabile, mentre la “secessione dei ricchi” – attraverso la cristallizzazione delle diseguaglianze – porterà il Paese a marcare ulteriormente i divari già esistenti tra i territori per la mancanza di attuazione di politiche pubbliche in grado di recuperare i gap: quanto più si investirà su una scuola pubblica, efficiente, uguale, tanto più saremo capaci di affrontare le sfide ad un’unica velocità, quali vettori trainanti nel sistema politico-economico di tutto il Paese, favorendo altresì una maggiore competitività quale ricaduta anche in termini di sviluppo territoriale. La scuola italiana non deve essere messa a repentaglio da una classe politica impegnata nella lotta ai poveri e non alla povertà, alle uguaglianze e non alle diseguaglianze: un governo ha il dovere di difendere tutti i cittadini ognuno nei propri territori garantendo gli stessi diritti, anziché imponendo le spietate regole dettate dalla geografia socio-economica – disunendo una nazione, calpestandone la storia e le lotte di chi questo Paese lo ha unito e difeso – ma continui ad essere la scuola garante dei diritti nell’interesse di gli studenti, come iscritto nella nostra Costituzione, motivo per cui facciamo appello al garante per eccellenza, quale è il Presidente Mattarella, affinché sia custode delle generazioni future del nostro Paese, nella sua interezza
Un migliaio di persone sono scese in piazza stamani a Cosenza per manifestare contro l’autonomia differenziata.
Tra i partecipanti anche sindaci di Comuni del cosentino, movimenti appartenenti alla sinistra e associazioni cittadine.
Il corteo è partito da piazza Loreto e si è concluso nei pressi della Prefettura.
“Abbiamo detto – ha affermato Angelo Sposato, segretario generale della Cgil Calabria che ha coordinato la manifestazione – che l’autonomia differenziata è un problema che riguarda il Paese, non solo il Mezzogiorno. Non è sufficiente parlare di Lep, il problema è di principio, è come è stato proposto questa progetto di riforma che continua ad aumentare le divergenze, le disuguaglianze del Paese, soprattutto su temi sensibili come la sanità, il lavoro, le infrastrutture”.
“Il governo dovrebbe ritirarlo e soprattutto il presidente della Regione dovrebbe cambiare idea. Oggi – ha aggiunto in merito all’assenza di Cisl e Uil – è una manifestazione che in qualche modo aggrega un cartello di associazioni, ma ci sono anche altre sigle sindacali contrarie a questo progetto di riforma di autonomia differenziata, stiamo andando avanti insieme e abbiamo detto che qualora dovesse approdare in Parlamento la legge siamo anche pronti a iniziare a mobilitarci per la campagna referendaria. Siamo insieme su questi temi. Ieri abbiamo fatto una bellissima iniziativa sulla sicurezza sul lavoro a Firenze e a maggio ci sarà una grande mobilitazione nazionale a Napoli sull’autonomia che faremo insieme anche alla Uil”.
Per il sindaco di Cosenza Franz Caruso, l’autonomia “creerà una frattura, una lacerazione del Paese. Sorgeranno venti piccoli staterelli e segnerà in maniera decisa materie importanti come la sanità, i trasporti, l’energia, l’ambiente e le infrastrutture”.
Per il segretario della Cgil Cosenza Massimiliano Ianni, la legge è “eversiva, creerà maggiori divari tra Nord e Sud e ulteriori disagi e problemi a questa regione che è già indietro in confronto a quelle del Mezzogiorno ed è molto indietro in confronto a quelle del Nord. Rischia di scomparire la sanità pubblica a favore di una privatizzazione selvaggia. Alcuni dati delle ultime ore attestano che in Calabria c’è un tasso di mortalità del 20% superiore al nord. Con l’autonomia differenziata sicuramente tutto peggiorerà. Si continuerà a curare chi ha la possibilità di curarsi. Quindi i ricchi sicuramente potranno curarsi, i poveri rischiano di morire per questa cattiva sanità”.
Arcivescovo Cosenza a corteo contro autonomia”Serve solidarietà”
a Chiesa é per la solidarietà e la sussidiarietà”.
Lo ha detto l’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato, parlando con i giornalisti a margine del corteo, cui il presule ha partecipato, promosso dalla Cgil contro l’autonomia differenziata.
“Sono sicuro che col presidente Occhiuto su queste tematiche ci sentiremo”, ha aggiunto monsignor Checchinato rispondendo ad una domanda sulla posizione assunta, in merito al ddl Calderoli, dal governatore della Calabria
“Le interlocuzioni e il dialogo – ha detto ancora l’arcivescovo – sono sempre importanti”.
Autonomia Differenziata, Capigruppo Regione Centrodestra: “Sarà fatta andare a buon fine”
“Siamo certi che i nostri riferimenti politici nazionali, a partire dai parlamentari, ora che del progetto di legge sull’autonomia regionale differenziata se ne occuperà Montecitorio, si adopereranno affinché l’impegno di approvare una riforma che potrà consentire il superamento dell’Italia a doppia velocità anche per i diritti civili e sociali, vada a buon fine”.
Lo hanno detto i capigruppo del centrodestra del Consiglio regionale della Calabria Michele Comito, Giuseppe Neri, Giuseppe Gelardi, Giacomo Crinò, Giuseppe Graziano, Giuseppe De Nisi, nel corso di un incontro con il presidente Filippo Mancuso.
Hanno aggiunto: “Assodato, nel disegno di legge votato dal Senato, il superamento dell’iniquo metodo della ‘spesa storica’ e l’individuazione e contestuale finanziamento dei ‘Lep’, auspichiamo che si presti attenzione anche alle materie non rientranti nei ‘Lep’, che potrebbero essere subito devolute alle Regioni con le relative risorse strumentali e finanziarie. Riteniamo che se per le materie (non ‘Lep’) – come la parte della sanità concernente gli stipendi del personale, le infrastrutture, l’energia, le zone speciali, la portualità e il commercio estero – si agisse con immediatezza, mentre si darebbero ulteriori chance di crescita alle regioni del Centro e del Nord, si rischierebbe di frustrare le aspettative delle regioni del Sud”.
Strada Bovalino-Bagnara: l’impegno senza sosta di ‘Azione’ per una soluzione concreta
Come Segretario Provinciale di “Azione” per la provincia di Reggio Calabria, sono rimasto sorpreso dalle recenti dichiarazioni della Senatrice Tilde Minasi, che apprendo tramite diversi organi di stampa riguardo il riavvio dell’iter per la riapertura della strada Bovalino-Bagnara.
Riconosco senza dubbio l’importanza degli sforzi volti a migliorare le infrastrutture della nostra amata regione. Tuttavia, non posso ignorare il tono adottato dall’esponente leghista che sembrerebbe più interessato a rivendicare la paternità delle iniziative piuttosto che a concentrarsi sull’essenza dei problemi che affliggono la Calabria. Riterrei essenziale che noi, come rappresentanti politici a tutti i livelli, mettessimo le vere priorità dei nostri cittadini al primo posto, evitando di cadere in inutili dispute di attribuzione.
Mi aspetto che i nostri rappresentanti nelle istituzioni governative nazionali affrontino con maggiore determinazione temi cruciali per il Sud, come l’autonomia differenziata, che rischia di aggravare ulteriormente il divario tra le regioni meridionali e quelle settentrionali. Risulta inaccettabile che i fondi strutturali destinati al Sud siano stati ridotti drasticamente da 4.5 miliardi a soli 900 milioni, come evidenziato dalle dichiarazioni del Ministro Salvini.
Altrettanto critica è la necessità di finanziamenti adeguati per il tratto della Strada Statale 106 che riguarda la Città Metropolitana di Reggio Calabria, ancora in attesa nonostante l’approvazione di finanziamenti per altri tratti calabresi. Questa negligenza solleva serie preoccupazioni riguardo all’influenza dei nostri rappresentanti nazionali, in netto contrasto con l’impegno e i risultati conseguiti sul campo dal Vice Sindaco Metropolitano Carmelo Versace. Nonostante le risorse limitate a sua disposizione, sta facendo enormi sforzi per garantire la sicurezza di strade abbandonate da oltre due decenni.
Voglio inoltre ricordare che il Vice Sindaco Metropolitano Carmelo Versace, con delega alla viabilità, ha più volte sollecitato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MiT), inviando diverse richieste di incontro per discutere la problematica della Bovalino-Bagnara e della viabilità generale. Anche se la Senatrice Minasi ha avuto un ruolo in alcuni di questi incontri, l’impegno mostrato è arrivato tardivamente, considerando che la situazione della viabilità metropolitana è critica da oltre vent’anni.
Ritengo fondamentale unire le forze, al di là delle appartenenze politiche, per affrontare e risolvere le pressanti questioni infrastrutturali e di sviluppo che la Calabria merita. È tempo di agire con determinazione e visione per il benessere dei nostri cittadini e per il progresso della nostra terra.
“In poche ore abbiamo raccolto oltre 500 firme per la nostra iniziativa per dire No all’Autonomia Differenziata!
Ancora una volta abbiamo dimostrato che la nostra comunità è un presidio per la difesa dei diritti. Ringrazio i ragazzi e le ragazze che hanno accolto i cittadini in una bella giornata di democrazia”.
È quanto rende noto Graziano Di Natale, già consigliere regionale, al termine della iniziativa contro l’autonomia differenziata tenutasi in piazza IV novembre a Paola. Entusiasmo, partecipazione, unione questi i sentimenti della giornata di ieri, domenica, per la raccolta firme per dire no all’autonomia differenziata. Tanti i cittadini che ne hanno preso parte, accomunati dal sentimento di difesa per un territorio già di per se in forte deficit finanziario in tutti i settori.
L’approvazione di questo disegno legislativo afferma Di Natale, promotore dell’iniziativa, “Porterebbe nel baratro una regione che sta lottando per vedersi riconosciuta i diritti fondamentali di un cittadino quale ad esempio quello alle cure. Ecco, –conclude – difronte a tale decisione non possiamo rimanere inerti e lasciare nelle mani degli sciacalli il destino della nostra terra”.
La domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: nei molti divari che sono tornati a separare la società meridionale dai livelli economici ,sociali, culturali raggiunti in questi anni dall’Italia del Nord la scuola c’entra qualcosa? Esiste una questione meridionale e se sì, quali sono i suoi tratti distintivi? E in quali termini si presenta la questione scolastica nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia? Se il grande analfabetismo di massa, il mero saper leggere scrivere e far di conto è stato sconfitto si può ignorare il fatto che da Napoli in giù i tassi di abbandono scolastico, di evasione dell’obbligo sono tra i più elevati? Si può ignorare che in Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna più della metà degli studenti sono ad un livello inferiore a quello richiesto dalle indicazioni nazionali e si registrano, cosa ancora più inquietante, differenze fortissime fra scuola e scuola? Si può ignorare che da queste parti il 40% per cento degli studenti è al di sotto della sufficienza, in italiano e in matematica .
Campania, Calabria, Sicilia, Puglia occupano i primi posti della triste classifica della povertà educativa in Italia. Regioni in cui bambini e ragazzi sono maggiormente privati delle opportunità necessarie per superare ostacoli e condizioni di svantaggio iniziali. L’abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni del sud va ben oltre la media nazionale (12,7%), con le punte di Sicilia (21,1%) e Puglia (17,6%), e valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord anche in Campania (16,4%) e Calabria (14%). Non sembrano esserci soluzioni a portata di mano per pareggiare i conti col Nord e dunque per arrivare ad una equa spartizione di risultati; ma questi numeri avrebbero dovuto mettere da tempo in allarme, serio , innanzitutto i governatori e le loro giunte regionali, subito dopo il Ministero dell’Istruzione e quindi i Governi che in questi anni si sono avvicendati.
E invece lo smantellamento progressivo dell’istruzione pubblica rischia di farle perdere il suo carattere nazionale. La regionalizzazione sta compiendo il suo percorso che porterà cambiamenti sostanziali. Per capire la posta in gioco basta considerare uno tra gli effetti più importanti di una simile manovra sulla scuola. Non avremmo più un unico sistema nazionale di istruzione, ma tanti sistemi regionali. L’autonomia differenziata sancirà gli squilibri che già esistono e li renderà definiti e insuperabili. Il gap di servizi, nella scuola, nella sanità, negli asili diventerà ‘ legittimo, un privilegio etnico- territoriale immodificabile. Insomma chi all’interno della stessa nazione abita in territori particolari e benestanti ha più diritti di chi invece ha avuto la ventura di abitare in territori disgraziati.
L’istruzione deve rimanere statale e nazionale con pari livelli delle prestazioni, senza condizionamenti di natura politica e quindi fuori da qualunque percorso di autonomia differenziata. C’era una volta un Paese dove la scuola era pubblica e le finalità e gli obiettivi li decideva lo Stato nell’interesse di tutti. Quella scuola rischia di non esserci mai più. Certa politica non ha cambiato verso alla scuola pubblica. L’ha semplicemente piegata, immiserita. Il Mezzogiorno ha bisogno sul piano sociale, oltre che economico, di eserciti di maestri e professori. Di buone scuole e buone università. Di baluardi della conoscenza che siano, al di là di tutto il resto, il simbolo della presenza dello Stato unitario sul territorio. Questo in una nota scritta dal professore Guido Leone, Dirigente tecnico U.S.R. Calabria.
