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E’ stato arrestato il quarto presunto scafista dell’imbarcazione carica di migranti il cui naufragio a Cutro, all’alba del 26 febbraio scorso, ha provocato la morte accertata di 72 persone e un numero ancora imprecisato di dispersi. Si tratta di un cittadino turco, Gun Ufuk, di 28 anni, che dopo il naufragio era riuscito ad allontanarsi e a rendersi irreperibile. Ufuk, secondo quanto si é appreso, é stato rintracciato in Austria. Sul conto di Gun Ufuk pendeva l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Crotone, Michele Ciociola, dopo la convalida dei fermi dei presunti scafisti. Gli altri tre arrestati sono un turco e due pakistani, uno dei quali minorenne. Ufuk sarebbe stata la persona cui era affidato il compito di condurre il caicco che a poche decine di metri dalla riva, davanti la costa di ‘Steccato’ di Cutro, ha urtato contro una secca scaraventando in mare il suo carico umano. Il cittadino turco, inoltre, avrebbe svolto anche le funzioni di meccanico, intervenendo più volte quando il motore dell’imbarcazione ha manifestato qualche problema. Al momento non si hanno particolari sugli elementi che hanno consentito agli investigatori di rintracciare in Austria e di arrestare lo scafista.
Morto, inoltre, uno dei presunti scafisti del caicco carico di circa 180 migranti naufragato a un centinaio di metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro. Lo hanno accertato gli investigatori della Polizia e i militari della Sezione operativa Navale di Crotone della Guardia di finanza. L’uomo, un 30enne di nazionalità turca, è stato identificato grazie alle dichiarazioni dei superstiti ed individuato tra le vittime del naufragio grazie al riconoscimento degli stessi naufraghi.
Nel corso dei sopralluoghi effettuati sul luogo del naufragio, una pattuglia della Guardia di finanza, nei pressi di una strada interpoderale adiacente alla spiaggia di Steccato di Cutro, ha trovato alcuni stralci di un documento riconducibile ad un cittadino di origini turche nato nel 1995. In sede di sommarie informazioni rese dai superstiti, diversi testimoni hanno riconosciuto l’uomo raffigurato sul documento come lo scafista che si alternava con gli altri alla guida dell’imbarcazione, riparando in alcuni casi i guasti meccanici verificatisi ai motori del natante durante la navigazione. Personale della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo, congiuntamente con i militari della Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone, nel corso delle indagini, hanno pertanto attivato le ricerche in ambito nazionale ed internazionale, attraverso l’inserimento dei dati del fuggitivo nelle banche dati in uso alle forze di polizia. Il 3 marzo scorso, la polizia austriaca, nel corso di un controllo di polizia, ha fermato il cittadino turco in quanto sprovvisto di documenti d’identità. Una volta identificato, dal controllo del nominativo nella banca dati Sis II, è emerso l’inserimento fatto dalle forze dell’ordine. Sulla base delle informazioni ricevute dall’Austria, l’Unità italiana della Rete europea di ricerca latitanti Enfast (European Network Fugitive Active Search Teams) attiva presso il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della Polizia criminale, ha cresto un immediato scambio informativo con l’omologa Unità Fast austriaca, coordinandone le attività di ricerca sul campo fino a giungere all’arresto del latitante a Graz. Sono già state avviate le procedure per la consegna alle autorità italiane. L’indagato è stato fermato in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale su richiesta della Procura di Crotone, e si trova attualmente in un centro di detenzione in Austria, in attesa del completamento dell’iter per la consegna all’Italia.
Saranno tutte trasferite entro oggi al cimitero musulmano di Bologna le salme delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro. La decisione è stata presa dal ministero degli Interni ed ha colto di sorpresa le famiglie che si trovano a Crotone e che hanno inscenato una protesta con un sit-in davanti al Palamilone. Chiedono di attendere qualche giorno per avere la possibilità di avviare le pratiche per il trasferimento nei Paesi di origine. Il comune di Crotone, che ha raccolto le loro istanze, aveva già deliberato delle somme per i costi del trasferimento prelevandole dal Fondo migranti che poi sarebbe stato rimborsato dal Ministero
Una donna di nazionalità ucraina di 35 anni, della quale non è ancora stata resa nota l’identità, è stata uccisa a Rosarno, nell’appartamento in cui viveva con il compagno, anche lui ucraino. L’uomo è stato fermato nella notte dalla polizia, dopo alcune ore di ricerche, ed è sospettato di essere l’autore dell’omicidio. Il corpo è stato trovato nella tarda serata di ieri, alla vigilia del giorno della festa della donna, dal proprietario dell’appartamento in cui la vittima viveva. Sul corpo della donna, da un primo esame del medico legale, sono stati riscontrati molti segni di violenza e di colluttazioni, anche pregresse. Sul posto è intervenuta la Polizia. Gli investigatori si sono subito messi alla ricerca del compagno della vittima che nel frattempo aveva fatto perdere le sue tracce. Avviate le ricerche è stato individuato e fermato nelle campagne di Rosarno. La coppia viveva da molti anni a Rosarno, in un appartamento di via Medmea, ed erano immigrati regolari. Il compagno della donna lavorava stabilmente in una ditta del luogo. Secondo le prime ricostruzioni i due sarebbero alcolisti riconosciuti e chi abitava vicino ha raccontato alla Polizia che spesso da quella casa si udivano discussioni accese. Gli investigatori non escludono che proprio durante una di queste liti, l’uomo possa aver colpito la donna fino ad ucciderla. Le indagini sono condotte dagli agenti del Commissariato di Gioia Tauro con il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi.
I Bronzi di Riace e gli altri magnifici reperti del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria continuano ad attrarre visitatori da ogni parte del mondo. Oggi l’Ambasciatore del Messico Carlos García de Alba è stato ospite del MArRC per una visita istituzionale, accompagnato dal Presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria Antonino Tramontana.
L’Ambasciatore, guidato dal direttore Carmelo Malacrino, ha avuto modo di ammirare la struttura museale e le collezioni esposte, rimanendo ammaliato dalla vista dei Bronzi di Riace e di Porticello. «Sono splendidi» ha dichiarato nel suggestivo spazio della Sala Bronzi.
Prima di lasciare il Museo c’è stato uno scambio di regali istituzionali. Il direttore Malacrino ha omaggiato l’Ambasciatore con il volume sui Bronzi di Riace, pubblicato in occasione del Cinquantesimo anniversario della loro scoperta. L’Ambasciatore ha poi firmato il Libro d’onore del MArRC, scrivendo: «Che grande, altissimo onore vedere da vicino e di nuovo i Giganti della storia dell’arte, i monumenti alla estetica. Grazie caro Direttore per tenerli così bene, curati con passione. Viva il Messico, evviva l’Italia».
- «È stato un onore poter accogliere l’Ambasciatore García de Alba nelle sale espositive del MArRC – ha commentato il direttore Malacrino. I Bronzi di Riace, “eroi venuti dal Mare” come sono stati definiti, sono diventati veri e propri simboli di questo territorio e rappresentano una grande opportunità di promozione culturale per tutta la Calabria. Spero che la visita dell’Ambasciatore possa essere l’inizio di un fecondo rapporto di promozione culturale con il Messico, magari con grandi mostre nei due Paesi. Ringrazio la Camera di Commercio e il Presidente Tramontana per il grande lavoro che si sta svolgendo per valorizzare le nostre tradizioni enogastronomiche. Un lavoro che, come dimostra anche la visita dell’Ambasciatore messicano, supera di gran lunga i confini nazionali. La mia gratitudine – conclude il direttore – va anche alla Polizia di Stato per lo straordinario impegno svolto nei servizi di sicurezza».
L’origine e la domesticazione della vite finora avvolta in un mistero di difficile decifrazione risalgono a circa 11 mila anni fa, grazie a due differenti eventi di domesticazione separati geograficamente circa 1.000 km, avvenuti in Asia occidentale e nella regione del Caucaso meridionale. E’ quanto riportato nell’ultimo numero della prestigiosa rivista Science da un gruppo internazionale di ricerca. Gli autori hanno condotto la più vasta analisi genetica mai condotta sulla vite, basata su circa 2.500 vitigni raccolti da ventitrè istituzioni in sedici nazioni del mondo, il cui DNA è stato interamente sequenziato.
La ricerca è stata guidata dall’Università di Yunnan (Cina), con la collaborazione italiana delle Università di Milano, Milano-Bicocca e Università Mediterranea di Reggio Calabria, e dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR di Palermo. Gli autori afferenti all’Università di Reggio Calabria sono il prof. Francesco Sunseri, docente di genetica agraria ed il dottore di ricerca Francesco Mercati, ora ricercatore presso il CNR di Palermo, afferenti al Dipartimento di Agraria della Mediterranea.
Il risultato della ricerca dimostra che gli eventi di domesticazione della vite sono stati due, smentendo i lavori precedenti che indicavano un solo evento nel Caucaso. Secondo i ricercatori i due eventi sono avvenuti contemporaneamente, circa 11 mila anni fa, quindi in concomitanza con l’avvento dell’agricoltura e quattromila anni più tardi rispetto a quanto ritenuto in precedenza. Sebbene l’evento di domesticazione nel Caucaso meridionale sia anche associato alle prime vinificazioni (fonti storiografiche), la nascita del vino in Europa nasce dall’incrocio tra le viti selvatiche di questa Regione e le uve domesticate del Vicino Oriente, inizialmente utilizzate solo per il consumo fresco (uva da tavola).
Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno sequenziato nel dettaglio il DNA del progenitore selvatico, comparandolo con il DNA dei 2.500 vitigni raccolti in tutto il mondo. In questo modo, gli autori hanno anche identificato alcuni geni, relativi a sapore, colore e consistenza dell’uva, che potrebbero aiutare i viticoltori a migliorare i loro prodotti e a rendere le varietà attuali più resistenti ai cambiamenti climatici.
Per fortuna, “il nostro studio ha dimostrato che esiste ancora una riserva di biodiversità nelle popolazioni di vite selvatica, della sottospecie sylvestris, ancora presenti in Italia ed in Calabria, non edibili ma preziose per la società moderna perché contengono geni che offrono resistenza alle malattie e ai cambiamenti climatici”, ha dichiarato Francesco Sunseri, coautore del nuovo studio e genetista agrario presso il Dipartimento di Agraria della Mediterranea.
“Ma il nostro studio ha fornito soprattutto una svolta sorprendente sulla storia della domesticazione della vite, dimostrando che tale evento è avvenuto due volte”, prosegue Francesco Sunseri, “entrambi gli eventi si sono verificati nello stesso periodo, uno nella regione del Caucaso, l’attuale Georgia, ed uno nell’Asia occidentale; l’evento del Caucaso sembra abbia dato origine ai primi vitigni da vino, mentre l’evento dell’Asia occidentale è stato utile a selezionare i primi vitigni da tavola”.
Questi ultimi si sono poi incrociati con viti selvatiche locali per selezionare i vitigni da vino più famosi d’Europa, compresa la Magna Grecia.
Infine, è stato dimostrato che l’aumento degli scambi commerciali hanno favorito il commercio di cultivar superiori tra le regioni euroasiatiche e ciò è risultato particolarmente evidente nelle cultivars italiane che condividono tre o più parentele genetiche con altre cultivars, ponendo le basi per uno studio definitivo della grande biodiversità vitivinicola italiana con la sfida a districare la storia genealogica di molte cultivar, peraltro già ben avviata in precedenti lavori degli stessi autori italiani.
Conclude il Rettore dell’Università Mediterranea, Prof. Giuseppe Zimbalatti “Un altro importante risultato per il nostro Ateneo, sia per la pubblicazione sulla rivista Science, una delle due più importanti al mondo, ma anche e soprattutto per le novità scientifiche ivi riportate che potranno contribuire in particolare alla valorizzazione ed allo sviluppo della viticoltura mediterranea e calabrese”
Il diabete una malattia cronica che richiede cure e attenzioni continue che, purtroppo, cambia, talvolta in modo radicale, la qualità della vita di coloro che ne sono affetti.
È necessario vigilare costantemente sui pazienti, e ogni aiuto al Servizio Sanitario Nazionale in quest’opera di monitoraggio e supporto, non può che essere prezioso.
È sulla scia di queste considerazioni che parte “Salute e benessere senza barriere”, un progetto messo in piedi dall’Accademia del Tempo Libero odv di Reggio Calabria, presidente Silvana Velonà, in partenariato con il “C.I.D., Conoscere il diabete”, grazie alla consulenza scientifica del dottor Celestino Giovannini, diabetologo che da anni opera nella nostra città e all’opera tenace dell’ingegnere Eugenia D’Africa.
Un progetto con una valenza importante, finanziato dalla Regione Calabria con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che vedrà in campo volontari e professionisti.
Oggi sono presenti in Città e provincia circa trentacinquemila diabetici, di cui il 10/15 per cento circa presenta complicanze gravi che non permettono di seguire le cure presso i servizi sociali e gli ambulatori di Diabetologia presenti sul territorio.
Questi pazienti sono fortemente penalizzati quanto a possibilità di condurre una adeguata terapia e hanno bisogno di assistenza domiciliare per recuperare un livello adeguato di qualità della vita.
In questo contesto, grazie alla lungimiranza dell’Accademia, che ha ventennale esperienza di integrazione sociale, inclusione e accoglienza, e col prezioso sostegno scientifico di Cid odv, si dà vita ad un progetto che cercherà di migliore la qualità di vita dei diabetici e il livello di preparazione dei caregiver.
Oggi fortunatamente disponiamo di molti farmaci per la cura del diabete e di numerosi device, glucometri, microinfusori ed altre tecnologie che migliorano i risultati della terapia. I pazienti diabetici seguiti a domicilio sono spesso penalizzati nella gestione delle terapie più complesse. Il progetto del sodalizio reggino con il Cid va proprio in questa direzione, prevedendo l’intervento di personale volontario, e la formazione dei caregiver, con lo scopo di emancipare i pazienti diabetici più svantaggiati, sostenendo con interventi di educazione terapeutica il corretto utilizzo delle risorse già abbondantemente elargite dai nostri servizi pubblici.
Le metodologie prevedono interventi allineati su due canali operativi:
- Il primo “Assistenza e formazione”, prevede di supportare i pazienti domiciliati con corsi di educazione terapeutica abbinata al l’azione di formazione dei loro Caregiver.
- Il secondo canale operativo riguarderà la “Formazione”, con l’organizzazione di “Corsi teorico pratici di ETS del diabete mellito”, sia per gli operatori impegnati negli interventi di assistenza sia per pazienti diabetici ed i loro famigliari o caregiver che hanno voglia di ampliare le loro conoscenze.
L’ 8 marzo quest’anno ricorre a pochi giorni da una grave tragedia che è avvenuta vicino le coste della nostra amata Calabria, una tragedia che mi porta a dedicare il mio pensiero a quelle madri che hanno visto morire i propri figli in mare, a quei figli che hanno visto morire le loro madri ed è a loro che intendo dedicare questa giornata, a loro e a tutte le donne che sono vittime di soprusi e di regimi che ne privano la libertà, alle donne che vivono in situazioni di guerra in uno dei tanti, troppi luoghi di conflitto nel mondo.
L’8 marzo quest’anno ricorre anche a poche settimane dalla costituzione della “Commissione regionale per l’uguaglianza dei diritti e delle pari opportunità tra uomo e donna”, di cui ho l’onore di essere presidente, un ruolo che intendo caratterizzare per l’attenzione e l’impegno a ogni aspetto della vita delle donne, alla ricerca delle strategie efficaci per garantire concretamente diritti e pari opportunità per tutte le donne, in particolare il diritto al lavoro dignitoso con tutto ciò che può favorire una buona conciliazione lavoro-famiglia affinché nessuna donna debba più scegliere tra maternità e lavoro. Gli indici di denatalità ci impongono di individuare politiche adeguate a favorire la maternità costruendo opportunità di lavoro ma anche strutture di supporto come asili nido e scuole dell’infanzia.
Altro aspetto da porre come priorità per il lavoro della Commissione è il diritto alla salute inteso come diritto a una vita sana, non solo in termini di assenza di patologie, ma anche in termini di benessere psicofisico. Bisogna invertire la rotta per ciò che riguarda la prevenzione di tumori femminili e l’assistenza alla maternità sia durante la gravidanza che nella fasi postnatali e anche la tutela della vita, sin dal suo concepimento, deve essere tra le nostre priorità, come lo sarà il contrasto a ogni forma di violenza esercitata dagli uomini sulle donne.
I temi, dunque, di cui la Commissione è chiamata ad occuparsi sono molteplici e complessi, ma non mancherà l’impegno costante di questo organismo che, attraverso il lavoro sinergico di tutte le sue componenti, certamente sarà in grado di dare il giusto rilievo ad ognuno di essi.
Rivolgo, a nome dell’Amministrazione Comunale e della Città di Diamante, i miei sentimenti di profondo cordoglio e di vicinanza alla Diocesi e ai familiari per la scomparsa di S. E. Mons. Augusto Lauro, già Vicario generale e Vescovo ausiliare della Arcidiocesi di Cosenza e VeLscovo Emerito di San Marco Argentano. Una notizia che rende triste tutta la nostra comunità, per l’indelebile e profonda traccia di fede e per l’impegno sociale e umano che Mons. Lauro ha saputo lasciare, da Pastore attento e premuroso, nel corso del suo intenso e fecondo ministero episcopale. A lui mi legano cari ricordi, negli anni indimenticabili della mia militanza in Azione Cattolica , quale responsabile diocesano dei giovani, uno straordinario rapporto di amicizia e di stima reciproche durato nel tempo. Un grande Vescovo verso cui personalmente nutro sentimenti di gratitudine e di affetto per la sua testimonianza autentica di dedizione e di amore per la nostra diocesi e la nostra terra.
“Da La Sicilia e La Calabria delle Donne a L’ Italia delle donne. Una storia da leggere”, Festival arrivato alla sua terza edizione, che racconta il genio delle donne partendo dal Sud e arrivando in Veneto e Piemonte, Martedì 7 Marzo è stato presentato nella Sala stampa della Camera dei Deputati, alla presenza dell’On. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, Angelo Piero Cappello, direttore del CEPELL, Mariangela Preta, direttore del Festival “ La Calabria delle Donne” e Fulvia Toscano, direttore della “ Sicilia delle donne”. Un grande progetto che consiste nella individuazione di percorsi di viaggio diversi, nella narrazione dell’altra metà della Storia, dell’identità plurale del Paese, cancellando l’assenza, colmando le lacune di un ingiusto “vuoto di memoria”, tentando il recupero non solo di nomi, ma di personalità versatili. Il Festival è felicemente giunto quest’anno alla sua III edizione e deve la sua nascita ad un gruppo di donne guidate in Sicilia dalle direttrici artistiche Fulvia Toscano, anima del festival NaxosLegge, e Marinella Fiume, curatrice del Dizionario “Siciliane” . La seconda edizione ha visto l’ingresso in scena de “La Calabria delle donne” la cui direttrice, l’archeologa Mariangela Preta con la Collaborazione delle Professoresse Stefania Mancuso e Maria Teresa Daffinà, è riuscita a coinvolgere moltissime realtà culturali fra cui scuole, associazioni, comuni, enti locali, pubblici e privati. Una molteplicità di voci, di sguardi, di immaginari diversi, che però formano le trame di un tessuto attraverso cui leggere i nostri territori, narrando simbolicamente di queste donne le “storie”, le “imprese”, l’impegno, i percorsi, i risultati raggiunti nei vari campi, in una parola il genio. E così, dopo la I edizione dedicata alle DONNE IN SCENA, la II edizione DONNE DI CARTA dedicata alla riscoperta di scrittrici spesso ingiustamente dimenticate, la III edizione, che si svolgerà durante il mese di Marzo, affronta il tema “DONNE TRA POLITICA E ISTITUZIONI”, dalla storia antica ai nostri giorni, con la sola consueta limitazione che le figure siano donne non più viventi e con la partecipazione di trentadue realtà culturali e la narrazione di 45 quarantacinque storie di donne.
Il Festival del Genio Femminile di Calabria, che vedrà fra qualche giorno anche la pubblicazione di un libro edito da Libritalia, in cui sono raccolte le storie delle donne di carta, anche per la sua seconda edizione ha avuto la concessione del patrocinio Istituzionale della Regione Calabria e della Fondazione Calabria Film Commission, prenderà inizio il 10 Marzo proprio dal Liceo Scientifico “ Alessandro Volta”. A fare gli onori di casa il Dirigente Scolastico Maria Rosa Monterosso che con entusiasmo ha accolto questa iniziativa che permette di rendere onore e dare visibilità a volti e nomi sconosciuti o misconosciuti della nostra terra; a inaugurare la manifestazione i saluti della Vice Presidente del Consiglio Regionale della Calabria Giuseppina Princi e della direttrice Artistica del Festival Dottoressa Mariangela Preta, cui seguiranno i saluti della Dottoressa Lucia Nucera, Assessora All’Istruzione e alle Politiche Educative e della Dottoressa Calabrò Assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria. A raccontare la storia di Giulia figlia di Augusto, fra congiure di famiglia e ragioni di stato la Professoressa Anna Maria Borrello che, attraverso la vicenda di questa donna, discussa e criticata dai suoi contemporanei, musa ispiratrice di poeti e protagonista di bizzarre situazioni dentro la corte, dimostrerà come già da allora , le idee trasgressive e anticonvenzionali possono costare l’esilio, l’isolamento o la vita.