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Paola: crescono le adesioni del Comitato Popolare per la Difesa del Diritto alla Salute
“Crescono le adesioni all’iniziativa #iopartecipo promossa dal Comitato Popolare per la Difesa del Diritto alla Salute. La partecipazione del sindacato UIL-FPL è una notizia importante non fosse altro perché lo stesso rappresenta, grazie all’impegno di Luigi Adele e Robertino Serpa, un punto di riferimento nelle battaglie a difesa del personale e dei servizi sanitari in generale”. Lo afferma Graziano Di Natale, già consigliere regionale della Calabria, tra i promotori della battaglia civica per l’apertura del reparto di Emodinamica dell’Ospedale San Francesco di Paola. “Sabato 11 Marzo – prosegue l’esponente politico – sarà una tappa fondamentale per ripristinare un diritto – fondamentale – come quello alla salute sul Tirreno Cosentino. Non è da sottovalutare l’adesione al comitato di stimate figure professionali in ambito sanitario. Tutto ciò – sottolinea – testimonia la richiesta di aprire il servizio pubblico, non a discapito di qualcun’altra realtà sanitaria, ma a favore dei cittadini“. Di Natale conclude con un chiaro appello: “Partecipiamo in massa Sabato 11. Diamo un segnale di riscatto sociale e facciamoci sentire da chi finora ha ignorato le istanze di un territorio da tutelare e sul quale investire”.
Calabria, Straface dichiara: “Iniziamo a colmare il deficit di personale”
“Esprimo vivo apprezzamento per il reclutamento di personale sanitario pianificato dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, in un momento delicato per il servizio sanitario, penalizzato fortemente dalla carenza di personale”. Lo dichiara il consigliere regionale di Forza Italia e presidente della terza commissione regionale Sanità, Pasqualina Straface.
“Nel complimentarmi con il management dell’Asp di Cosenza, non posso non sottolineare come l’assunzione a tempo indeterminato di personale sanitario impiegato nella fase pandemica, sia stato più volte incoraggiato come misura per tamponare l’emergenza e colmare il deficit di personale. Possiamo certamente affermare – spiega Pasqualina Straface – di essere solo all’inizio del reclutamento di medici, infermieri e operatori socio sanitari sul mercato del lavoro. La struttura commissariale diretta dal presidente Roberto Occhiuto, tramite le Asp, ha programmato tutta una serie di concorsi che a breve saranno centralizzati in Azienda Zero. In questa fase propedeutica l’Asp di Catanzaro, ad esempio, sta procedendo con l’espletamento del concorso centralizzato per tutte le altre aziende relative al personale dell’emergenza-urgenza. Nello specifico dello spoke di Corigliano Rossano che ha beneficiato di circa cento assunzioni tra tempo determinato e indeterminato negli ultimi due anni – sottolinea la presidente della commissione Sanità – l’Asp diretta dal commissario Antonello Graziano ha indetto i concorsi per il direttore sanitario e più in generale per il reclutamento di medici nei reparti più carenti quali Cardiologia, Pronto soccorso, Pediatria, Psichiatria, Ginecologia, Laboratorio Analisi. Obiettivi centrati, e si tratta solo dei primi concorsi, grazie alla programmazione della struttura commissariale”. “Il “Compagna” ed il “Giannettasio” – conclude Pasqualina Straface – già integrati nella rete formativa nell’ambito dell’istituzione del corso di laurea in Medicina all’Unical, beneficeranno degli specializzandi in medicina e dei tirocinanti in Scienze infermieristiche che verranno a formarsi anche nello spoke di Corigliano Rossano”.
“Sulla mia Pelle”, significativa campagna della regione Calabria per il riscatto delle donne vittime di violenza. Di seguito la dichiarazione del Consigliere regionale Domenico Giannetta, in sostituzione del Presidente del Consiglio Filippo Mancuso, per la presentazione della campagna “Sulla mia pelle” nell’aula consiliare di Palazzo Campanella: “Ringrazio tutti voi che oggi avete accolto l’invito di partecipare a questo dibattito dal titolo emblematico, che lascia intendere non solo l’ingiustizia che si consuma quando si commettono violenze sulle donne, ma anche il dolore psichico che si provoca alla donna, ai suoi affetti e alla comunità. Porto i saluti del presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso che non è con noi perché impegnato a Roma oggi e domani con i lavori della plenaria della Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative regionali. Anzitutto consentitemi di rivolgere gli auguri più sinceri a tutte le donne. E’ mia opinione che la Calabria e l’Italia avrebbero meno squilibri e diseguaglianze sociali e tutto, in ogni settore, potrebbe funzionare molto meglio, se ci si avvalesse di più, e con i giusti riconoscimenti economici e sociali, delle abilità, dell’intelligenza e del punto di vista femminile. Voglio inoltre rivolgere, a nome mio e del Consiglio regionale i sentimenti di solidarietà incondizionata – associati alla speranza che la pace abbia il sopravvento sulla guerra – alle donne ucraine che vivono in Calabria e in Italia e a tutte le donne del popolo ucraino che sta coraggiosamente resistendo all’aggressione violenta dell’esercito russo. E sentimenti di solidarietà rivolgo alle donne private dei diritti civili che subiscono sulla loro pelle le prevaricazioni delle autorità iraniane. In questo 8 marzo, vale la pena ricordare e sostenere la coraggiosa domanda di libertà delle donne iraniane. E di tutte quelle donne che vivono nei Paesi in cui sono mortificate da norme oppressive che collidono con ogni umanità, prima ancora che con i valori delle società occidentali. Quella in Ucraina è una guerra terribile, non solo per le vittime che provoca, ma perché a un anno dall’inizio non si intravedono prospettive realistiche di pace. Il che genera frustrazione e disorientamento, mentre chiede alle democrazia occidentali di insistere con ogni mezzo per giungere in fretta alla cessazione delle ostilità. L’anno scorso è stata festeggiata la Giornata Internazionale della Donna, approvando in quest’Aula la legge recante “Misure per il superamento della discriminazione di genere e incentivi per l’occupazione femminile”, proposta dalla Giunta regionale. Col proposito di festeggiare l’8 marzo, traducendo i buoni propositi delle ricorrenze, in provvedimenti legislativi di contrasto al marcato divario di genere nel mondo del lavoro che colloca le regioni meridionali agli ultimi posti dell’Unione europea.
“Quest’anno, che per tutti noi è un anno di guerra, si è voluto focalizzare l’attenzione sulla violenza in sé, che genera dolore e sofferenza sul corpo umano, in questo caso il corpo delle donne, di tutte le donne, intitolando appunto questa iniziativa “Sulla mia pelle”. Con l’auspicio che la violenza contro le donne, ovunque avvenga, sia adeguatamente contrastata. Irrobustendo i centri antiviolenza e finanziandoli adeguatamente, ma anche responsabilizzando i maschi non violenti a farsi carico di questa intollerabile emergenza e, soprattutto, esortando coloro che hanno il dovere di prevenire le violenze ad agire con più incisività, per neutralizzare la rabbia di uomini frustrati e mettere in sicurezza l’integrità psicofisica delle donne. Perché se una donna chiede aiuto oggi, non si può intervenire mesi dopo, quando frattanto si è consumato un dramma. Ringrazio la vicepresidente Princi e la Giunta regionale, per avere voluto condividere con il Consiglio regionale l’odierna manifestazione, sintetizzando tutta la nostra disapprovazione verso la violenza alle donne e i danni umani e civili che essa produce, in un titolo efficace com’è “Sulla mia pelle”. Un pensiero particolare va – nello scenario internazionale messo a soqquadro da una guerra ingiusta, che coinvolge tutti noi perché è anche una guerra alla democrazia, all’autodeterminazione dei popoli e ai diritti insopprimibili delle persone – alle donne che in questo 8 marzo, sono costrette a vivere gli orrori della guerra sulla propria pelle. E naturalmente, a tutte le vittime, a tutte quelle donne che resistono agli orrori delle tirannie, a chi fugge in cerca di un posto sicuro, in particolare alle donne della tragedia di Cutro, a chi vive nella costante preoccupazione per i propri cari. E a tutte le donne che ogni giorno, in tutto il mondo, lottano per la pace e per i diritti. Grazie”.
«L’Asp di Cosenza ha dato il via al piano di consolidamento della pianta organica con una delibera dello scorso 6 marzo, firmata dal commissario Antonello Graziano. Una ottima notizia perché questo è il frutto del lavoro del Governo e di Fratelli d’Italia. Insieme ai colleghi senatori siciliani del partito abbiamo presentato un emendamento apposito nel decreto Milleproroghe che ha autorizzato la stabilizzazione del personale sanitario assunto a tempo determinato nel periodo Covid. Medici, infermieri ed oss impiegati in prima linea e fondamentali nella gestione della pandemia che hanno sorretto il sistema sanitario regionale e nazionale in una fase di estrema emergenza. Con il piano di stabilizzazione l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza ha potuto assumere, così, sei medici, uno psicologo, novantatré infermieri, sei tecnici di laboratorio, due tecnici di radiologia, un logopedista, un ostetrica, tre operatori socio-sanitari. Esprimo, infine, grande apprezzamento per il lavoro svolto dal commissario Graziano, tempestivo nel recepire l’iniziativa di Fratelli d’Italia, che consente a medici, infermieri e oss di essere contrattualizzati a tempo indeterminato, e quindi di essere una preziosa risorsa per l’azienda sanitaria provinciale». È quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Ernesto Rapani.
Il naufragio di Steccato di Cutro, l’ultima di una serie di tragedie che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero sommerso, trova la sua origine profonda e lontana nella pulsione securitaria che respinge vite in fuga dalla disperazione, donne, uomini, bambini in cerca di soccorso, accoglienza, rifugio e riparo.
Come ci ha ricordato, con terribile evidenza, la sciagura di Cutro, le vite respinte diventano spesso, disgraziatamente, vite sommerse.
Quando le vite sommerse riaffiorano, i cadaveri straziati dai flutti chiedono giustizia in nome di un gigantesco dolore, così grande che nessuna coscienza che voglia proclamarsi umana può permettersi di eluderlo, di fare spallucce, di mettere da parte la responsabilità, di non riconoscere la colpa.
Perché, eticamente, siamo colpevoli. Noi, al di qua delle mura della “Fortezza Europa”, di cui l’Italia è propaggine e avamposto.
Colpevoli le autorità italiane ed europee quando hanno finanziato la “guardia costiera libica”, quando hanno chiesto alla Turchia di “gestire i flussi” di rifugiati al confine con la Grecia. Intese scellerate, nate per nascondere la polvere della disumanità sotto il tappeto di accordi cinici e ipocriti.
Colpevole chi ha smantellato Mare Nostrum, chi ha criminalizzato le ONG, secondo la teoria infondata del pull factor, come se i soccorsi in mare fossero un fattore in grado di incentivare le partenze. Chi fa propaganda anti-ONG utilizzando un tale sofisma, smentito dalla ricerca scientifica in merito, offende l’intelligenza dell’opinione pubblica ipotizzando relazioni inesistenti tra cause ed effetti.
La realtà è che esiste un push factor enorme: la disperazione generata da guerre, violenze, persecuzioni, discriminazioni, povertà, carestie. Checché ne pensi il ministro Piantedosi, che i disperati cerchino e chiedano salvezza e speranza è quanto di più umano possa accadere, ed è nostro dovere etico dare salvezza. È nostra cifra morale andare in cerca di e salvare chi rischia di essere sommerso: search and rescue, “cerca e porta in salvo”, è l’imperativo morale dentro di noi, scritto idealmente sul cielo stellato della bandiera europea, se ancora quella vuol essere una “bella bandiera”.
Sabato 3 marzo siamo stati al Cimitero dei migranti di Armo. La cosa che più ci ha colpito, nel corso di quella visita così toccante, è stata leggere la targa “ignoto” apposta sulle tombe senza nome.
Il nome è la cifra della dignità inalienabile che attribuiamo alla persona umana, all’unicità di un’esistenza. Che un nome, il segno di un’esistenza e di un destino, sia confuso e perso tra i flutti di un naufragio, aggiunge un orrore muto al trauma cieco della morte. Abbiamo lasciato sulle tombe l’omaggio simbolico di un fiore: perché dove è venuto a mancare il nome, deve accorrere tutta la pietas di cui siamo capaci, verso l’Altro che bussa alle nostre porte, non solo da fuori, ma da dentro.
L’accoglienza è un’istanza dell’anima. Il modo in cui trattiamo lo straniero ci dice chi siamo diventati, che tipo di comunità abbiamo fondato.
Perché, con le parole di Donatella Di Cesare, lo straniero è “fondamento e criterio della comunità”. Se respinge lo straniero, una comunità muore. Rifiutare chi viene da “fuori” è un modo per morire dentro.
Il presente comunicato è basato su una sintesi dell’intervento di Fabio Domenico Palumbo, attivista del movimento La Strada, al presidio di sabato 4 marzo davanti alla Prefettura di Reggio Calabria.
Nel 2022 in Calabria sono 44.379 le imprese registrate gestite da donne, si tratta di un’impresa su quattro (23,6%) che opera sul nostro territorio. Di queste imprese il 13,1%, pari a 5.802 unità sono artigiane, il 17,8% del totale artigianato. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati Istat riferiti ad alcuni indicatori del BES (Benessere equo e sostenibile), aggiornati al 2021, effettuati dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria in occasione della Giornata internazionale delle Donne.
“Dall’esame si osservano disparità di genere per lo più a favore delle donne sul fronte istruzione-formazione (persone con almeno un diploma, laureati, passaggio all’università, uscita precoce dal sistema istruzione/formazione) ma a sfavore delle donne sul fronte lavoro (mancata partecipazione al lavoro, stabilità contrattuale, bassa paga, occupati sovra istruiti, soddisfazione per il lavoro svolto) – spiega la vice presidente regionale di Confartigianato Calabria, Liberata Soriano -. Per quel che riguarda l’ambito formazione-istruzione, le donne, che su 7 indicatori ne hanno 4 in cui presentano risultati migliori degli uomini, sono ‘deboli’ e presentano quote inferiori a quelle maschili relativamente alle competenze digitali elevate (12,3% < 21,2%) e alla formazione STEM la cui quota di donne con titolo si attesta all’1,49%, inferiore, seppur di poco, a quella registrata dai colleghi uomini per cui è pari all’1,68%. Evidenza, quest’ultima, da non sottovalutare e su cui è necessario volgere l’attenzione con lo scopo di migliorare i risultati oltre a recuperare il gap, partendo da un adeguato orientamento delle giovani leve, poiché è proprio su digitale e tecnologie che si giocano le più accattivanti sfide del prossimo futuro”.
Secondo l’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese, le lavoratrici indipendenti calabresi – imprenditrici, libere professioniste, lavoratrici autonome, etc. – nel 2022 (media ultimi quattro trimestri IV trimestre 2021-III trimestre 2022) sono 35 mila pari al 19% delle occupate, al 28% dei lavoratori indipendenti e al 7% del numero complessivo di occupati. Rispetto al 2019, anno pre crisi Covid-19, ne contiamo 2 mila in meno (-4,1%), dinamica peggiore rispetto a quella rilevata per il totale dell’occupazione femminile (-0,8%).
A livello territoriale si osserva un maggior peso delle imprese gestite da donne sul totale imprese in provincia di Reggio Calabria (24%). Mentre, per l’artigianato, l’incidenza delle imprese femminili sul totale artigianato è più elevata a Catanzaro (18,7%), territorio in cui l’artigianato gestito da donne rappresenta anche quote maggiori dell’imprenditoria femminile (14,5%). Nello specifico, in Calabria delle cinquemila imprese femminili artigiane quelle gestite da giovani donne con meno di 35 anni sono 952, pari al 16,4% dell’artigianato femminile e al 16,6% del totale imprese femminili gestite da giovani donne; mentre quelle gestite da donne straniere sono 480, pari all’8,3% dell’artigianato femminile e al 12,3% del totale imprese ‘capitanate’ da imprenditrici di nazionalità non italiana.
Il numero di imprese gestite da imprenditrici registra a fine 2022 una dinamica tendenziale del -0,9% rispetto all’anno precedente, con 412 imprese in meno; e pari al +0,6% rispetto all’anno pre-crisi Covid (2019), con 256 unità in più. Per le sole realtà artigiane guidate da donne si osserva una variazione tendenziale pari al -0,4% rispetto al 2021 e anche all’anno 2019, in entrambi i casi sono 26 le unità perse.
È incomprensibile ed inconcepibile che la sinistra continui ad accusare il Governo, la Meloni, Salvini e Piantedosi per le morti dei migranti a Cutro, facendo finta di ignorare cosa sia successo effettivamente. Una condotta vergognosa! È a conoscenza di tutti che l’imbarcazione era giunta a 200 metri dalla costa sabbiosa e che, molto probabilmente, vedendo dei lampeggianti sulla terra ferma, ha cercato di spostarsi per trovare un posto più sicuro. In questa manovra, ha urtato con qualcosa, forse una secca, e la barca ha iniziato ad imbarcare acqua. E poi il disastro. Questi i fatti non smentibili o contestati. Ci chiediamo allora, senza alcuna polemica, cosa poteva o doveva, seriamente, fare lo Stato italiano? Che la sinistra e chi accusa ingiustamente i rappresentanti del Governo ci dica, con responsabilità, ove si possa ravvisare una pur minima condotta negligente. In un momento così triste e grave per i tanti morti la politica dovrebbe essere più che responsabile, ma, molto probabilmente, la mediocrità dei personaggi porta ad uscite inconsulte solo per prendersi qualche pagina di giornale. La verità è una sola: l’evento è avvenuto per una manovra errata e, comunque, la magistratura sta facendo le dovute indagini. Lasciamola lavorare in pace ed evitiamo anche di lanciare ombre sul Procuratore di Crotone, persona preparata, degna, trasparente e oggettiva. Anche qui fango che dimostra di come la sinistra sia oramai alla disperazione. Mi chiedo se tale atteggiamento possa rientrare in uno dei tanti articoli del Codice penale sia per un inesistente allarme sociale e sia per la evidente e possibile diffamazione-calunnia nei confronti dei rappresentanti del Governo e delle Forze dell’Ordine. Forse anche su questo appare necessario che ci sia una profonda riflessione, non essendo quantomeno opportuno mandare in giro notizia non vere e che minano ancor più la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
“Le condotte illecite vanno condannate, senza alcun dubbio, sempre. L’accortezza dell’Informazione sta nel non fare di tutta l’erba un fascio, rischiando di strumentalizzare vicende che hanno tutt’altra sostanza. Mi riferisco nello specifico al caso di Ortì, ridente frazione collinare di Reggio Calabria, la mia città, balzata agli “onori” delle cronache soltanto per l’erronea interpretazione di un comunicato dei Carabinieri da parte dei media nazionali che ne hanno tratto delle considerazioni sbagliate. Un fraintendimento che spero possa chiarirsi aggiustando il tiro di alcuni servizi andati in onda. Come del resto hanno fatto gli stessi Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, pubblicando una rettifica rispetto al comunicato originale.”
Così in una nota l’Onorevole Francesco Cannizzaro, Deputato reggino e Responsabile per il Sud di Forza Italia, intervenendo rispetto al caso di cronaca che ha visto teatro Ortì, scatenando un polverone su tutta la comunità, erroneamente tirata in ballo nella sua interezza, rispetto ad alcuni illeciti legati al reddito di cittadinanza e perpetrati solo da alcuni cittadini del posto.
“Oggi una nota trasmissione televisiva ha addirittura realizzato una diretta con tanto di troupe sul posto… costruendo un servizio su una notizia che in realtà non c’è. Credo sia stata solo una cattiva interpretazione, ritengo assolutamente non in mala fede, rispetto alla verità dei fatti. Condannare i reati si, non c’è neanche da discutere. Ma non è corretto infangare un’intera comunità per colpa di pochi. È tutto un qui pro quo, ne sono certo. Tuttavia, intervengo – spiega il parlamentare – perché la frazione Ortì di Reggio Calabria è composta da persone laboriose e mai sopra le righe, con delle eccezioni certo, come in tutto il mondo del resto! È giusto precisarlo. Come è giusto ringraziare l’Arma per il fondamentale lavoro di controllo del territorio e repressione dei reati che svolge quotidianamente, senza sosta e senza risparmiarsi mai. Per quanto mi riguarda – conclude Cannizzaro – mi schiererò sempre a difesa della nostra Reggio, della verità e della correttezza.”
Il sindaco Franz Caruso nel corso della presentazione al Comune di Cosenza ha definito il Villaggio Coldiretti un grande evento che fino ad oggi ha visto protagoniste grandi e importanti città metropolitane e che ora è approdato nella città di Cosenza. “È un grande orgoglio – ha affermato – per la nostra comunità ed è sicuramente motivo di crescita per la nostra città, ma consolida ovviamente un rapporto proficuo e di collaborazione con Coldiretti”.
Numeri da record:
I numeri sono impressionanti e da record: circa 40mila mq (4 ettari),200mila visitatori attesi, Tensostruttura, 158 Gazebo, 31 punti degustazione cibo contadino 74 aziende agricole con vendita diretta, oleoteca, fattoria degli animali con vacche frisona e podolica, pecore, capre, suini nero calabrese, conigli. Ed ancora, ben 6 fattorie didattiche: dal latte al formaggio, la pagliuzza la terra, il fagiolo, dell’apesana (miele) , le farine…manine in(m)pasta, il profumo della loricanda, dieta mediterranea con una scorpacciata di sapori, i rimedi della ginestra e il bergamotto prende forma. E tanto altro…
Ma saranno innumerevoli e curiose le novità che nei giorni saranno proposte e indirizzate alla valorizzazione del cibo e delle produzioni Made in Calabria e alle realizzazioni dei giovani imprenditori agricoli che fanno innovazione nel Paese. C’è ovviamente grande attesa per questo vero e proprio villaggio contadino, tutto da vivere e assaporare. Si toccherà con mano la centralità e i primati dell’agricoltura italiana e vivere un giorno tra le aziende agricole ed i loro prodotti, a tavola con gli agrichef, nelle fattorie didattiche e nell’ agriasilo dove i bambini possono imparare a impastare il pane o a fare l’orto. Non mancheranno gesti di solidarietà verso le persone in stato di disagio economico. L’appuntamento è nel cuore pulsante di Cosenza, in piazza dei Bruzi e lungo corso Mazzini, dove accorreranno migliaia di agricoltori da tutta la Calabria e da diverse regioni, assieme al presidente di Coldiretti Ettore Prandini, a partire dalle ore 9,00 di venerdì 10 febbraio fino a domenica 12 marzo, per far conoscere la biodiversità e la sostenibilità dell’agricoltura italiana, il modello basato sulla distintività e la qualità del made in Italy agroalimentare. Interverranno il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, l’assessore all’agricoltura Gianluca Gallo, il sindaco di Cosenza Franz Caruso e molte altre autorità istituzionali nazionali e locali. Un grandissimo evento che nei tre giorni di manifestazione vedrà alternarsi esponenti istituzionali e rappresentanti della società civile per discutere sui temi della crisi energetica, del cambiamento climatico, dell’alimentazione e dei rischi connessi all’affermarsi di modelli di consumo omologanti, a partire dall’arrivo sulle tavole del cibo sintetico a minacciare la salute dei cittadini e la sopravvivenza stessa del Made in Italy agroalimentare. Un luogo di dibattito politico-economico sul presente e sul futuro realizzato in un contesto di offerta gastronomica di comunità e di festa con i cittadini e le famiglie, rappresentato dal mercato del cibo a km 0 e dallo street food, unite ad aree dedicate al mondo dell’imprese e ai nuovi servizi. Il Villaggio Coldiretti di Cosenza è l’unico posto al mondo dove per l’intero week end tutti potranno vivere per una volta l’esperienza da gourmet con il miglior cibo italiano al 100% a soli 8 euro per tutti i menu preparati dai cuochi contadini che hanno conservato i sapori antichi del passato. Al Villaggio si potranno anche scoprire le opportunità e i pacchetti vacanze offerti dagli agriturismi di Campagna Amica, promossi da Terranostra, con percorsi e consigli per fermarsi a mangiare e a dormire nel rispetto dell’ambiente e della tradizione culinaria delle nostre campagne. Una Calabria che sempre di più è protagonista nel panorama nazionale.